VOGHERA- GHEZZI E MARFI HANNO PERSO, MA CON ONORE

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Per i candidati che non sono arrivati al ballottaggio la campagna elettorale è, almeno ufficialmente, finita. I quattro candidati alla carica di sindaco esclusi dalle prime due posizioni, tuttavia, presumibilmente parteciperanno (dall’interno o dall’esterno del Consiglio Comunale) alla vita politica cittadina del prossimo quinquennio. Almeno se vorranno riprovarci, nel 2025, quando si tornerà alle urne. Abbiamo chiesto un commento ai quattro candidati sindaco sconfitti al primo turno. Ed è sintomatico come alla nostra proposta abbiano risposto soltanto due dei quattro ex aspiranti allo scranno più importante di Palazzo Gounela: Pier Ezio Ghezzi e Antonio Marfi. Gli altri due, Giusy Insalaco e Carmelo Pagnotta, hanno preferito non rilasciare interviste, le nostre pagine restano comunque a loro disposizione, se lo riterranno, in prossime occasioni.

GHEZZI, a dire di tutti, è stato la grande sorpresa del primo turno. Ha convogliato intorno a sé 3.364 voti, il 17,66% dell’elettorato, mancando di poco l’approdo al ballottaggio. La sua lista civica “Ghezzi Sindaco” sale dai 1.747 voti del 2015 a i 2.217 di quest’anno, affermandosi di fatto come la seconda forza politica cittadina dopo la Lega.

Ghezzi alla luce del risultato elettorale, soddisfazione o delusione? Si aspettava di più o di meno? «Ho perso. Quando competi lo fai per il premio più ambito, in questo caso il ballottaggio. L’affermazione elettorale non c’è stata. Il cambiamento civico e riformista che avevamo posto come obiettivo non è avvenuto. Ne prendiamo atto. È una città che lamenta sempre chi li governa, ma poi li riconferma. Anche nel 2015 successe la stessa cosa. Non nego limiti alla nostra capacità di comunicare le necessità di una nuova classe dirigente, ma devo purtroppo registrare la “rocciosità” dell’elettorato. Voghera segue i simboli di partito e non le competenze delle persone, anche nelle elezioni comunali. Devo prenderne atto. C’è stata comunque la vittoria politica con il 18% dei suffragi ad Alleanza Civica, quasi un raddoppio verso il 10% del 2015. Siamo il secondo partito in città. Se vince Paola Garlaschelli avremo tre consiglieri comunali contro uno solo del 2015. La città sentirà ancora parlare di noi».

Ritiene di aver commesso errori che oggi non rifarebbe più? «Errori ne commetti sempre ovviamente, ma non così gravi da avere rimorsi. Ho cercato per mesi di convincere il PD alle Primarie, ho allargato l’alleanza a tre liste, ho ottenuto profili di candidati di livello. La mia è stata una strategia di difesa della partecipazione della gente contro gli accordi di segreteria, di rapporto diretto con i cittadini». 

Nel programma politico dei due candidati sindaci al ballottaggio qual è l’elemento più affine a lei e al suo schieramento politico che a livello programmatico sente di condividere? « programmi elencano i problemi della città e le soluzioni: in parte si sovrappongono, in parte no. Non noto differenza tra i due programmi al ballottaggio: sono simili e generici. Noi, per esempio, abbiamo scritto 25 pagine sul rilancio del Centro Storico e dell’Oltrepò. Gli altri qualche riga. Li misureremo dai fatti, a partire dal rinnovo dell’ASM».

Di contro cosa non condivide nel modo più assoluto sia dell’uno che dell’altro dei due aspiranti sindaci? «Sono due alleanze praticamente identiche, entrambe si reggono sul passato e sugli assessori della Giunta Barbieri. Non condivido la loro storia, la loro gestione della cosa pubblica. Temo un governo della città fotocopia. Se poi analizzo i candidati più votati, mi aspetto una Giunta senza competenze, con lo sguardo corto e nessuna capacità alta, tale da dare la svolta a Voghera».

A suo giudizio il suo elettorato andrà a votare? «Sì, credo di sì. Io andrò a votare e così gli elettori civici che hanno alto il senso delle istituzioni e la responsabilità del diritto di voto».

Il suo elettorato è più affine alla coalizione di Affronti o a quella della Garlaschelli? «A nessuna delle due, visto che hanno scelto noi e non loro. L’assemblea dei candidati, praticamente alla unanimità (44 su 45 partecipanti), ha dato indicazione di libertà di voto. Sceglieranno gli elettori».

E lei, andrà alle urne per il ballottaggio? «Sì, certo».

Assolutamente prematuro, ma alla luce di questa esperienza al di là dei risultati, tra 5 anni ci riproverà? «Due volte sono sufficienti…».

Ci si aspettava di più, a detta di tutti, dalla candidatura di Antonio MARFI, che si è fermato a 1.316 voti (6,91%). Il candidato dei 5 Stelle, che era stato molto apprezzato durante la prima amministrazione Barbieri per il lavoro svolto dai banchi dell’opposizione, ha probabilmente pagato l’assenza, all’interno della sua lista, di nomi “noti”, capaci di spostare qualche equilibrio in più.

Marfi alla luce del risultato elettorale, soddisfazione o delusione? Si aspettava di più o di meno? «Il risultato non mi premia e non premia il Movimento 5 stelle, mi aspettavo un risultato migliore, soprattutto perché sono stati tanti gli attestati di stima che ho ricevuto in campagna elettorale. Si vede che la città ad oggi non è pronta per un grande cambiamento. Non sono una persona che si fa abbattere e cerco sempre di trovare il lato positivo in ogni esperienza, quindi non sono deluso. Accetto la realtà e guardo già avanti».

Ritiene di aver commesso errori che oggi non rifarebbe più? «Gli errori si commettono sempre, ma ci vuole un pò di tempo per analizzarli e trarne le corrette riflessioni. Probabilmente c’è una mancanza del movimento locale nel non essere stato molto presente sul territorio in questi anni, serve maggiore continuità e confronto con la cittadinanza. Il Movimento pur essendo al Governo sta vivendo una crisi nazionale che sicuramente ha influito anche sul risultato locale. Io personalmente ho concentrato la campagna elettorale sui contenuti e non sugli attacchi personali, come hanno fatto i miei più importanti avversari. Ho parlato di temi importanti per far crescere il territorio e ho parlato di legalità e trasparenza in una città che soffre di troppa opacità nei ruoli di Governo. Parlare alla testa non ha portato i consensi sperati, forse dovevo parlare alla pancia dell’elettorato».

Nel programma politico dei due candidati sindaci al ballottaggio qual è l’elemento più affine a lei e al suo schieramento politico che a livello programmatico sente di condividere? «Praticamente nei programmi elettorali dei candidati al ballottaggio ci sono molti punti programmatici che sono stati copiati dai nostri precedenti programmi elettorali, come il bilancio partecipativo, il co-working in caserma o l’utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo del territorio. Ma mi preoccupano più le cose che non ci sono, soprattutto la lotta al clientelismo e la trasparenza dell’azione amministrativa in comune e in Asm».

Di contro cosa non condivide nel modo più assoluto sia dell’uno che dell’altro dei due aspiranti sindaci? «I due candidati al ballottaggio sono in continuità con le amministrazioni precedenti e questo dice tutto. Poi non mi é piaciuta la campagna elettorale fatta di colpi bassi, non è il mio stile».

A suo giudizio il suo elettorato andrà a votare? «L’elettorato che mi ha votato, non è mio, quindi è libero di andare a votare. Anche al ballottaggio del 2015 il movimento ha lasciato libertà di scelta senza dare indicazioni. L’importante è andare a votare».

Il suo elettorato è più affine alla coalizione di Affronti o a quella della Garlaschelli? «Credo che l’elettorato sia equidistante e se dovesse scegliere di andare a votare al ballottaggio, sceglierà in modo consapevole».

E lei, andrà alle urne per il ballottaggio? «Non ho ancora deciso, ma molto probabilmente andrò a votare».

Assolutamente prematuro, ma alla luce di questa esperienza al di là dei risultati, tra 5 anni ci riproverà? «È stata un’esperienza unica e ricca di emozioni. È bello essere responsabile di un progetto concreto e ricco di idee per la crescita della città. Sono orgoglioso di aver condotto questa sfida e le esperienze belle sarebbero sempre da ripetere. Però ora guardiamo al futuro più vicino, al lavoro in consiglio comunale, all’opposizione che bisognerà fare, e solo se si riuscirà a costruire un’alternativa credibile e seria, ci penserò».

di Silvia Colombini

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