A CIGOGNOLA È ARRIVATO IL PAINTBALL

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Il paintball è un gioco nato negli USA intorno agli anni ‘80 che ha lo scopo di conquistare la base avversaria oppure di eliminare l’avversario colpendolo con delle palline di gelatina (animale o vegetale), riempite di vernice e sparate mediante apposite attrezzature ad aria compressa. Contrassegnato una volta da una “paintball”, un giocatore è eliminato. Questo sport viene regolarmente praticato anche a livello agonistico in competizioni, tornei e campionati in tutto il mondo. Le paintball per legge devono essere totalmente biodegradabili, atossiche ed ecocompatibili. A Cigognola la società “Il Boscaccio” grazie ad una convenzione con il Comune, ha messo le radici in un campo nella zona di Vallescuropasso. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con il presidente della società, Simone Turrin.

Come è nata l’idea di portare qui il paintball? «Prima di tutto, per riuscire ad “aprire” un campo ci vuole qualcuno che creda veramente nel progetto e l’amministrazione di Cigognola ha fatto così con noi. In Italia se non fai calcio è difficile che qualcuno ti consideri. Siamo stati fortunati”.

Quando siete partiti con l’attività? «Dovevamo partire a marzo, ma con il covid è stato bloccato tutto: abbiamo iniziato, quindi, a luglio e devo ammettere che in questi mesi è stato un successo. Abbiamo sempre avuto tantissime prenotazioni, sia dal territorio, che dalla provincia di Pavia, che da fuori».

Com’è nata la vostra società? «Abbiamo iniziato a Milano, nel parco di un ristorante. Lì però era naturalmente un locale privato e dovevamo stare ai loro orari e ai loro ordini. Per noi questo è un problema perché è uno sport che porta giovani e bambini, feste di compleanno, addii al celibato… e avere vincoli è spiacevole. Poi mi hanno contattato qui e ho accettato. Sono milanese di nascita ma ho la nonna di Castana e da qualche tempo mi sono trasferito qui in Oltrepó. Quindi per me questo campo di Cigognola è  anche comodissimo! Oltre a questo c’è il fatto che il Comune è disponibilissimo e insieme risolviamo tutte le criticità che si presentano».

In questi mesi di apertura il bilancio è stato positivo? «Abbiamo aperto ufficialmente a luglio e posso dire che è andata benissimo, abbiamo sempre avuto pieno. Tutto questo nonostante ci dicano in tanti che non siamo conosciuti. Nella provincia di Pavia siamo gli unici a fare questo sport. Gli altri più vicini sono alla diga del Molato ma è già Emilia Romagna. Da noi è arrivata gente anche da Ivrea, che ci ha detto che siamo in un punto strategico e molto comodo con l’uscita dell’autostrada a pochi chilometri. Per il momento non stiamo facendo pubblicità e non stiamo neanche andando nelle scuole per farci conoscere… cosa che gli altri anni facevamo. Quest’anno però dato il periodo è impossibile farlo».

A proposito di periodo difficile, con i DPCM che essendo la Lombardia “zona rossa” vi ha imposto di chiudere. Ve lo aspettavate? «Speravamo che non accadesse, ma era nell’aria. Quindi essendo un Campo Sportivo della Lombardia, ed essendo sempre stati ligi e attenti a tutte le disposizioni che ci vengono fornite dall’alto, il Campo Paintball Boscaccio ha chiuso e va in Lockdown finchè la situazione non migliorerà. Quello che posso dire è che aspetteremo tutti a braccia aperte appena ce ne sarà occasione. Vi aspetteremo con l’attrezzatura rimessa a nuovo, a divertirvi con noi come abbiamo fatto fino ad ora!».

Nel frattempo approfitterete di questa chiusura forzate per apportare migliorie al campo? «Fino a marzo del prossimo anno l’idea sarebbe quella di sistemare il nostro progetto. Il campo è appena nato, abbiamo appena sistemato anche “l’area accoglienza” e messo le protezioni più alte. Vogliamo sistemare ancora un po’ di cose e poi iniziare ad andare nelle scuole, se si potrà. Io l’avevo fatto con i licei di Settimo Milanese e ha funzionato: facevo conoscere ai ragazzi il nostro sport, li invitavo a provare. Vorrei iniziare una sorta di collaborazione con gli istituti e vorrei che i ragazzi si appassionassero a questo mondo. Io ho iniziato così, giocando e dando una mano in un campo di Milano».

Veniamo al gioco: quali sono le regole fondamentali? «Il gioco in sè è molto facile. Abbiamo l’attrezzatura che consiste nei marcatori e nelle palline da sparare, che sono fatte di gelatina alimentare, quindi tutto materiale biodegradabile. Semplicemente si caricano i marcatori con le palline e ce le si spara addosso. Si può giocare in tutta l’area prestabilita, che prevede vari ‘percorsi’, che io spesso cambio, per dare la possibilità a chi torna di trovare qualcosa di nuovo. Il numero perfetto di giocatori sarebbe 10 in modo da giocare 5 contro 5. Noi riusciamo a fare spesso 3 contro 3 che non è comunque male…E in giornate piene riusciamo a far stare dentro 20 giocatori complessivamente. Possiamo dare il campo alle squadre per un massimo di due ore. Io e il mio socio siamo comunque sempre presenti sul campo per qualsiasi necessità, siamo gli arbitri e li aiutiamo. Spieghiamo anche i trucchetti per sparare meglio o posizionarsi in modo più corretto».

Quanto durano in genere le partite? «Bisogna colpire e quando la pallina esplode è finita la partita. Le partite solitamente durano due minuti e mezzo o tre… e se ne continuano a fare per due ore! I giocatori escono sempre molto soddisfatti. C’è la goduria nello sparare e si esce rilassati perché si scarica tutta l’adrenalina. E il bello è che non si litiga, a differenza di altri sport. Chiaramente durante la partita può capitare di discutere ma alla fine è tutto tranquillo. Ho fatto molti sport nella mia vita e posso assicurare che questo è l’unico in cui non si esce arrabbiati».

Quali sono le attrezzature da usare? «Forniamo tutto noi. I marcatori, le palline, le maschere protettive per la faccia, le pettorine e il paracollo. Poi i giocatori si possono vestire come vogliono. C’è chi viene a petto nudo e chi tutto bardato. L’unico rischio è che se qualcuno si toglie la maschera, naturalmente. E questo è assolutamente vietato, almeno sino a quando sarà obbligatoria».

È uno sport per tutti? «è uno sport che possono imparare tutti, dai 90enni ai bambini di 10 anni. Il limite sarebbe 14 anni, ma ci sono anche attrezzature per i più piccoli, dai 6 anni in su».

Le attrezzature sono particolarmente costose? «Abbastanza, il marcatore costa circa 250 euro e bisogna acquistarne almeno una trentina, per poter permettere a tutti di giocare. Quindi sicuramente è un investimento iniziale importante, poi piano piano negli anni accantonando qualche risparmio si potranno acquistare sempre più attrezzi».

Progetti per il futuro? «Vogliamo creare una squadra. È logico che qui siamo nuovi e quindi è tutto in divenire. Ma siamo stati accolti molto bene e non mi posso lamentare. È stato bello vedere la risposta delle persone. Al momento causa Covid è tutto fermo, ma torneremo presto con tante novità e tanta voglia di fare e di farci conoscere».

di Elisa Ajelli

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