Broni – Avis: «Il nostro ambizioso progetto è di arrivare a 1000 sacche all’anno»

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Le donazioni di sangue, nonostante questo 2020, anno particolare a causa della pandemia, non si sono mai fermate. A parlare sono i dati positivi e incoraggianti trasmessi dalla sezione Avis di Broni che ha chiuso il 2020 con 850 donazioni (solo 12 in meno del 2019), con 401 donatori attivi, di cui circa il 20% giovani della fascia d’età 26-35 anni e un importante apporto di donatori stranieri (35 contro i 28 dell’anno precedente). Nel frattempo durante l’ultima assemblea dei soci, è stato nominato nuovo presidente dell’Avis bronese Davide Giorgi, 38 anni, donatore da 8 anni e consigliere negli ultimi due mandati.

Davide, ci racconti la sua esperienza in Avis. Come si è avvicinato a questo settore del volontariato? «Mi sono avvicinato al mondo AVIS per curiosità: volevo capire come funzionasse un’associazione di volontariato e come venisse gestita sia a livello finanziario che organizzativo. Sono rimasto affascinato dal terzo settore e ovviamente da AVIS».

Cos’è per lei Avis Broni e cosa “le dà”? «AVIS Broni in questi anni mi ha dato molto, mi ha dato l’opportunità di formarmi con corsi specifici, mettendo a disposizione nuovi strumenti mirati a gestire ed organizzare al meglio la sede comunale e a permettermi una crescita personale».

Come mai è stato scelto come presidente? «Credo di essere stato scelto per la mia predisposizione che in otto anni ho mostrato, di sapermi adattare alle varie necessità dell’organizzazione, rivestendo ruoli diversi, come richiedeva la situazione. Ho inoltre seguito due anni di corsi AVIS Academy dove ho appreso l’utilizzo di strumenti utilissimi per poter affrontare le sfide di ogni giorno e competenze di alto livello».

Cosa significa per lei questo ruolo? «Quello del presidente è un ruolo cruciale in quanto detta le direttive da seguire per raggiungere gli obiettivi prefissati a livello di Consiglio. Inoltre permette di avere contatti diretti con le varie istituzioni del territorio e così diffondere a vari livelli la conoscenza del mondo AVIS. In particolare l’Amministrazione Comunale di Broni si è resa sempre disponibile alla realizzazione delle varie iniziative da noi promosse proprio perché particolarmente attenta alle problematiche ad esso attinenti, creando un particolare legame tra le varie associazioni di volontariato».

Durante l’emergenza sanitaria come si è dovuta adeguare la vostra associazione? «Abbiamo sempre lavorato insieme con tutte le nostre forze per dare supporto al sistema trasfusionale nazionale in quanto durante la pandemia c’è stata molta richiesta ma purtroppo anche una rilevante carenza. Tuttavia, i nostri donatori sono stati molto sensibili alla problematica e non si sono sottratti al loro impegno nei confronti della comunità e del territorio».

Cosa si aspetta da questo 2021 dove la pandemia è ancora un ricordo recente? «Nonostante il 2020 sia stato molto difficile, posso ribadire che abbiamo confermato i risultati dell’anno precedente. Pertanto ringrazio il lavoro di tutta la squadra AVIS Broni e la sensibilità di tutti i donatori che non sono venuti meno al senso civico che caratterizza chi fa parte della nostra grande famiglia».

“Reclutare” donatori è senza dubbio una delle finalità dell’Avis. Ha in mente qualche campagna o strategia specifica? «AVIS Broni può contare su una squadra affiatata che ha come fine la sensibilizzazione alla donazione del sangue, con un una particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani attraverso attività anche non prettamente attinenti alla donazione, in modo da creare coesione e sinergia anche tra chi non ha ancora deciso, anche per motivi di età, di diventare donatore ma vorrebbe portare il proprio contributo nell’associazione. A questo proposito rendo nota la campagna “I giovani chiamano i giovani”. Siamo a disposizione per raccogliere idee e iniziative proposte direttamente dagli interessati. Anche perché contiamo di poter preparare dei giovani che possano rivestire ruoli anche significativi in AVIS Broni, proprio come è accaduto a me».

Carenza di donatori e di conseguenza di sangue raccolto «Purtroppo il problema della carenza di sangue, soprattutto in alcuni momenti dell’anno come l’estate, è un’emergenza. Pertanto cerchiamo di sensibilizzare al massimo per risolvere questa problematica. Lo scopo è quello di arrivare all’autosufficienza ma non è così semplice in quanto il sangue viene impiegato in una moltitudine di interventi, per la preparazione di farmaci, per malati terminali tra cui anche bambini e neonati. Da AVIS Nazionale è stata lanciata da qualche anno una campagna di sensibilizzazione “tutti dovremmo farlo”: il gesto della donazione dovrebbe diventare qualcosa di “normale”, che porta vantaggi per la collettività e a livello personale. La donazione di sangue aiuta a livello psicologico perché legata alla consapevolezza che si sta offrendo al prossimo qualcosa di prezioso. E il principio della solidarietà arricchisce la vita di ciascuno di noi. È un investimento in salute in quanto il donatore, per legge, è periodicamente controllato con analisi e visite mediche ed educato alla prevenzione delle malattie, riducendo in maniera significativa quelle cardiovascolari che, non dimentichiamolo, sono una delle principali cause di morte. Numerose ricerche hanno evidenziato come il numero di episodi (infarto, ictus, angina, etc.) si riducono in chi dona periodicamente il sangue, fino a 17 volte rispetto alla media».

Quali sono gli obiettivi di Avis Broni per il prossimo futuro? E i suoi come presidente? «Gli obiettivi di AVIS Broni sono sicuramente di incrementare il numero di donatori e di riflesso quello di aumentare il numero di sacche raccolte, cercando come sempre di superare i risultati dell’anno precedente. Il nostro ambizioso progetto è di arrivare a 1000 sacche all’anno. I miei obiettivi come presidente sono altrettanto ambiziosi: portare l’associazione ad essere una realtà rilevante nell’Oltrepò orientale e perché no anche della stessa Provincia di Pavia».

di Elisa Ajelli

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