BRONI – FONDO DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE, «30MILA EURO, CON RISERVA DI INCREMENTO»

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«Oggi al primo posto c’è l’aiuto alla persona: buoni spesa, mascherine, servizi a tutela delle fasce più sensibili. Ma tra non molto tempo in testa alla classifica delle urgenze ci sarà la sussistenza di tutte le attività messe a dura prova dal lockdown, da quelle che hanno visto calare drasticamente il proprio volume di affari a quelle, e purtroppo non sono poche, che si sono trovate costrette a chiudere per un periodo tutt’altro che breve» – Dichiara il sindaco Riviezzi. Da qui, la necessità di pensare a medio lungo termine e accanto al fondo di aiuto per le imprese, l’amministrazione di Broni ha pensato di commissionare (18mila e trecento il costo dello studio)ad un Team di esperti un progetto per il rilancio del territorio. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia si baserà su diversi dati raccolti quali l’analisi del contesto, la redazione di schede progetto e la mappatura delle diverse opportunità economiche, quali bandi e finanziamenti, che spesso il territorio non sa cogliere.

Non sono ancora disponibili informazioni certe a proposito dei tempi e delle modalità con le quali il tessuto economico potrà ripartire. Certo è che moltissime imprese usciranno da questo periodo con le ossa rotte. Si fa molto parlare della “fase 2”, e secondo alcuni sarebbe addirittura ora parlare della “fase 3”, ossia quella del rilancio economico.

Pensiamo alle nostre realtà locali e facciamo qualche esempio. “Il settore dei pubblici esercizi – bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari – con 30 miliardi di euro di perdite è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro. Molti imprenditori stanno maturando l’idea di non riaprire l’attività perché le misure di sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire”. È quanto si legge in una nota di Fipe-Confcommercio. “Infatti – prosegue la nota – gli interventi sin qui messi in campo dal Governo sono solo una risposta parziale: la liquidità non è ancora arrivata, la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25.000 € è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze”.

L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha approfondito il tema della liquidità relativamente alle piccole e medie imprese. Dichiara il coordinatore Paolo Zabeo: “La questione liquidità per le piccole imprese è dirimente. Se anche coloro che hanno lavorato faticano ad incassare le proprie spettanze, è evidente che bisogna cambiare registro. Ovvero, stop a prestiti bancari a tassi comunque non proprio prossimi allo zero, che costringono le attività ad indebitarsi ulteriormente. Sì, invece, a contributi a fondo perduto”. Sempre Zabeo: “Non sono pochi gli artigiani e i piccoli commercianti che hanno deciso di mitigare il forte calo dei flussi di cassa non pagando le bollette di acqua, luce, gas, l’affitto o le spese condominiali. È il caso di tanti calzolai, tappezzieri, orafi, gelatieri, pasticceri, sartorie, fiorerie, barbieri, parrucchieri, estetiste, bar, ristoranti e negozi vari che per legge hanno dovuto tenere chiuso l’esercizio. Anche chi ha potuto tenere aperto – come i fotografi, gli ottici e le pulitintolavanderie – ricavi ne ha fatti molto pochi e sta riflettendo se con la fine del lockdown avrà comunque senso continuare l’attività”.

In questa situazione disastrosa ogni contributo può essere utile, anche il più piccolo, a salvare una parte di quel tessuto economico che, come abbiamo visto, si trova in grandissima difficoltà. 

Sindaco Riviezzi, in questi giorni si parla molto della “fase 2” e delle ripercussioni che l’emergenza sanitaria avrà sul sistema economico. Pur essendo questo un tema che appartiene soprattutto alla politica nazionale, che cosa può essere fatto a livello locale per aiutare le imprese?

«Certamente le modalità della ripartenza dovranno essere definite da una cabina di regia nazionale, ma credo che sia sbagliato sedersi dal lato degli spettatori e aspettare passivamente l’evolversi della situazione. I mesi a venire saranno difficili, forse ancor più di quelli che abbiamo affrontato dall’inizio della pandemia. È quindi fondamentale che ognuno faccia la propria parte, in funzione delle rispettive possibilità e competenze, ovviamente nel rispetto dei ruoli. Come Comune di Broni stiamo seguendo due traiettorie: una guarda all’immediato, l’altra al medio e lungo periodo. La prima andrà a concretizzarsi a breve in un vero e proprio fondo di sostegno alle imprese. La seconda consiste in un progetto di ricerca, affidato ad un team di esperti dell’Università di Pavia. Lo sfondo condiviso dalle due azioni è la volontà di favorire lo sviluppo del territorio, contrastando sia gli effetti collaterali del distanziamento sociale, sia quei fattori di impoverimento demografico ed economico che già esistevano prima del coronavirus». 

Cominciamo allora dal fondo di sostegno alle imprese. A quanto ammonterà?

«Voglio fare una premessa, indispensabile per illustrare le caratteristiche dell’intervento. È evidente come l’emergenza sanitaria abbia disegnato una gerarchia delle priorità inedita, costringendoci a ridefinire l’agenda amministrativa sulla base del quadro che va componendosi di giorno in giorno. Oggi al primo posto c’è l’aiuto alla persona: buoni spesa, mascherine, servizi a tutela delle fasce più sensibili. Ma tra non molto tempo in testa alla classifica delle urgenze ci sarà la sussistenza di tutte le attività messe a dura prova dal lockdown, da quelle che hanno visto calare drasticamente il proprio volume di affari a quelle, e purtroppo non sono poche, che si sono trovate costrette a chiudere per un periodo tutt’altro che breve. L’orizzonte è quindi mutevole, in divenire, e noi dobbiamo comportarci di conseguenza. Per questo abbiamo pensato di procedere per gradi, partendo da una somma di circa 30mila euro. Non si tratta di un importo definitivo. Ci riserviamo infatti di incrementare la dimensione del fondo in corso d’opera, in funzione delle esigenze e delle disponibilità di cassa. Di certo lavoreremo incessantemente per sbloccare risorse e reperirne altre da eventuali sponsor, così da alimentare la dotazione finanziaria in continuo. Per quanto riguarda la difesa degli equilibri sociali della nostra città, noi non vogliamo lasciare nulla di intentato».

Sindaco, in che modo queste risorse saranno distribuite alle aziende? Avete già definito le modalità di accesso al fondo?

«Prima ho accennato a due aspetti importanti, vale a dire il rispetto dei ruoli e la gradualità delle azioni. Al momento seguiamo con attenzione le decisioni dell’Unione Europea, del Governo e della Regione. Non appena il quadro sarà più nitido, andremo ad individuare una strategia per integrare quanto messo in campo dai soggetti istituzionali che ci precedono. Non vogliamo sovrapporci, né tanto meno sostituirci agli organismi che stanno gestendo le fasi dell’emergenza. Quello a cui invece puntiamo è arrivare in quelle zone dello spaccato produttivo eventualmente lasciate scoperte dagli interventi regionali, nazionali e internazionali. In particolare guarderemo agli artigiani e al commercio di vicinato, due dei settori più a rischio, e lo faremo con un approccio il più possibile sburocratizzato. Cercheremo insomma di ridurre al minimo indispensabile il volume delle pratiche da istruire per accedere ai contributi».   

E il progetto di ricerca affidato agli esperti dell’Università di Pavia? Di che cosa si tratta?

«È un programma articolato in tre segmenti e condotto a più livelli, con l’obiettivo di inquadrare criticità e risorse del nostro territorio. Abbiamo scelto di affidarlo a un team di altissimo profilo, guidato dal professor Stefano Denicolai, oggi componente della task force nominata dal Governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus, e da Andrea Zatti. La prima parte consiste in una ricognizione delle dimensioni che compongono il nostro tessuto sociale, non solo in ambito economico: filiera vinicola, logistica, ambiente, cultura, sport, trasformazione digitale, commercio, trasporti, imprenditorialità innovativa. Senza tralasciare i fenomeni di interdipendenza con i Comuni contermini. Una volta ultimato questa fase di studio, saranno realizzate schede progetto dedicate a specifici interventi per lo sviluppo, anche in funzione di bandi e finanziamenti pubblici. Il segmento conclusivo, infatti, riguarda proprio la mappatura di queste opportunità, per le quali è sempre più richiesta la programmazione di progettualità specifiche. Voglio ricordare che da tempo, insieme ad altre amministrazioni locali, siamo impegnati nel contrasto alle cause di impoverimento demografico e produttivo della zona. Il progetto da noi commissionato, dunque, percorre lo stesso solco delle numerose iniziative assunte nei mesi scorsi. Andremo ad ascoltare tutti i soggetti coinvolti nelle dinamiche sociali ed economiche, dalle imprese ai pendolari, dai commercianti agli agricoltori. E anche in questo caso non mancheremo di chiamare in causa i Comuni limitrofi, consapevoli del fatto che per uscire dall’impasse odierna serve una risposta corale. Oggi siamo chiamati a una grande sfida: difficilmente riusciremo a vincerla senza guardare con occhio critico ai nostri limiti e alle nostre risorse».

di Silvia Colombini