BRONI – SAN CIPRIANO PO – BIODIGESTORE : SE VERRÀ APPROVATO LA SPERANZA È CHE LA REALIZZAZIONE AVVENGA A REGOLA D’ARTE

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Tiene banco a Broni il tema del nuovo biodigestore che dovrebbe sorgere ai confini con i Comuni di Stradella e di San Cipriano, in località Campo Viola. L’iter è in corso da diversi mesi e sembrava concluso, ma l’ultima Conferenza dei Servizi ha visto l’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) effettuare ulteriori richieste di chiarimento alla società proponente, “Ambiente e risorse SRL”. Un soggetto che è presente sul territorio dal 1999 e che fino a questo momento aveva concentrato il suo business sul trattamento di terreni di risulta da bonifiche ambientali. L’autorizzazione di questo biodigestore in ipotesi spetta alla Provincia di Pavia, che quindi sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente in un futuro ormai prossimo. Ma c’è chi non si arrende alla realizzazione, ed in particolare a portare avanti una battaglia contro l’impianto è il gruppo consiliare “Broni in testa”, con la consigliera Giusy Vinzoni che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Oltre 400 firme in pochi giorni. Come commenta questo dato? «Tenga presente che questa raccolta firme è stata organizzata in un momento nel quale bisogna fare i conti anche con il Covid. Un momento nel quale quindi non è stato possibile organizzare dei gazebo, perché si sarebbero potuti creare assembramenti. Di conseguenza, le cose sono state fatte in una maniera molto semplice: chiedendo la semplice firma, anche in assenza dei dati del documento d’identità. A livello legale forse non è una petizione realizzata nei modi dovuti, ne sono consapevole; del resto non potevo nemmeno pretendere che i negozianti, che mi hanno dato una mano a raccogliere le adesioni, tenessero lì le persone per la raccolta di tutti i dati. Non mi sembrava corretto. Ma con questa petizione vogliamo più che altro lanciare un segnale, e in questo direi che abbiamo raggiunto l’obiettivo: più di 400 adesioni in 20 giorni.»

Si aspettava un tale coinvolgimento? «Assolutamente no. Anche perché, ed è il dato più grave che è emerso, nessuno era a conoscenza di questo progetto. Alcune persone hanno lasciato anche un messaggio sotto la firma. Chiedono: “Di che cosa si tratta? Non ne sappiamo niente”. Del resto noi consiglieri comunali siamo venuti a conoscenza della cosa guardando l’Albo Pretorio e trovando una Delibera di Giunta nella quale si accettava una compensazione (la manutenzione di piste ciclabili che a Broni nemmeno abbiamo!) in cambio della realizzazione di questo impianto. Tenga presente che noi a Broni abbiamo una Commissione Ambiente, della quale io faccio parte, che non è mai stata convocata su questo tema. Di biometano non se ne parla, zero. Nemmeno sui social del sindaco e del Comune.»

Però da qualche settimana si è iniziato a parlarne, eccome. E avete lanciato una petizione. Qual è la vostra richiesta? «La richiesta che lanciamo con questa petizione è molto semplice: “No biometano a Broni”.»

Fra gli aspetti controversi c’è la qualifica dell’intervento come “nuovo impianto” o come “ampliamento” di quello esistente dal 1999. Chi ha ragione? «È un nuovo impianto, lo ha confermato anche Walter Gaullio, che presiedeva l’ultima Conferenza dei Servizi; questo perché si tratta di produrre cose che adesso non venivano prodotte. Di conseguenza non si può definire “ampliamento” questa operazione. Detto banalmente: chi produce ciambelle non deve necessariamente produrre torte. In questo caso sta succedendo questo: l’azienda proponente, oltre ad avere negli anni chiesto una serie di modifiche (poi mai realizzate), adesso si lancia sul biometano; ma è totalmente un nuovo impianto. Per noi questo è sempre stato chiaro.»

Lei ha partecipato alle ultime tre Conferenze dei Servizi… con quale spirito? «Come consiglieri comunali abbiamo partecipato come uditori; per avvalerci di questa possibilità è stato fondamentale il supporto di un’associazione (l’associazione “Iolanda Nanni”) che ci ha supportati in questo percorso. Peraltro, io faccio parte di una lista civica; ma deve essere chiaro che questa lotta non ha nessun tipo di connotazione politica. Non è fatta da destra contro sinistra, a favore di qualcuno o contro qualcun altro: è una lotta per l’ambiente, visto anche il passato che ha Broni in tema di amianto.»

Lei tocca un argomento molto sentito nel Bronese. «È stata tentata anche la mossa, secondo me scorretta, di dire che noi confondiamo l’amianto con il biometano. Assolutamente no, sappiamo benissimo che amianto e biometano sono cose diversissime. Ma proprio perché abbiamo già dato, con l’amianto, ogni tema che riguarda l’ambiente diventa una questione di sicurezza e di rispetto per tutti noi che qui ci viviamo, ci lavoriamo.»

Durante l’ultima Conferenza dei Servizi il clima non è stato dei migliori… «Nell’ultima Conferenza dei Servizi c’è stato un clima abbastanza teso, forse perché sono emerse da parte di Arpa delle richieste che, secondo me, hanno preso spunto anche dalla nostra relazione, che avevamo consegnato. Perché sono emerse alcune problematiche che noi in effetti avevamo messo in evidenza. Dall’emissione in atmosfera della CO2, all’accumulo di rifiuti in alcune aree che si rinviene sulle planimetrie. La sensazione che ho avuto è che Arpa questa relazione l’abbia letta e capita. Poi secondo me la Provincia probabilmente darà la sua approvazione, anche perché qui non c’è stato un sindaco che si sia opposto fermamente. Il terreno per un impianto come questo è molto più fertile qui che in altri posti. Motivi per attaccarsi ce ne sarebbero stati. Oltre tutto, la ditta che propone l’impianto è inadempiente nei confronti del Comune: quando era stato approvato l’impianto originale nel 1999, si era impegnata a realizzare e cedere al Comune una strada, e non è mai stato fatto. Mi sarei aspettata da parte del Comune almeno un temporeggiamento. Un dire: iniziate a sistemare le cose che avete in sospeso, poi vedremo.»

In questo ultimo periodo ha trovato qualche sponda da parte delle logistiche presenti in zona o da parte dei residenti? «Sono stata contattata da quasi tutti gli abitanti della zona, che già lamentavano problemi con l’attuale impianto. Dei quali onestamente non ero a conoscenza e ne ho preso atto. Odori, per esempio. Poi anche alcuni lavoratori delle logistiche ci hanno manifestato preoccupazione. Anche perché questi impianti hanno un alto rischio di esplosione, oltre alla probabile emissione di odori nell’aria. Ora: è evidente che se questo impianto verrà approvato – e sicuramente sarà così, dato che c’è l’ok anche dei vigili del fuoco in relazione ai rischi di cui sopra – non ci resterà la speranza che la realizzazione avvenga a regola d’arte. Se l’impianto è realizzato bene, non esplode. Se l’impianto è realizzato bene, non ci sono emissioni di odori. Purtroppo, però, la storia ci insegna che non sempre succede così.»

Nei giorni scorsi il sindaco Riviezzi ha ricevuto una lettera di critiche ritenute offensive. Lei ne ha preso le distanze e anzi, il sindaco ha scritto su FB che lei si è premurata di avvisarlo che questa missiva era in circolazione. Nonostante politicamente vi divida tutto o quasi, pensa che in questo momento sia necessario abbassare i toni da parte di tutti?«Prima di tutto, c’è da uscire da questa situazione del Covid, rimboccandosi le maniche. Poi, per quanto riguarda queste questioni, bisogna anche essere onesti, non cavalcarle troppo. Se si mette un post su Facebook per commentare questa lettera, perché non pubblicarne anche il testo? Anche io ho ricevuto una copia di questa lettera. Posso dire che ci sono scritte delle cose che si possono condividere, altre che non si possono condividere. E ci sono delle proposte che magari sono anche irrealizzabili, se questo è già un programma elettorale. Il dato di fatto è che questa lettera è stata scritta da una persona che si è firmata, e quindi si è assunta la responsabilità delle cose che ha scritto. Bisogna essere chiari e onesti: se si ritiene di aver ricevuto delle offese, la cosa da fare è denunciare. Altrimenti si crea della confusione.»

Interviene sul tema anche il sindaco di San Cipriano Po, Marco Paravella. Il sito del biodigestore si trova nei pressi del confine comunale e diversi residenti del paese sono preoccupati dalla situazione.

Qual è la posizione della sua Amministrazione? «Noi non siamo convinti da questo intervento, anche perché ci sono una sessantina di persone che vivono intorno all’area. Restano diversi dubbi, relativamente a quelli che saranno gli scarti di lavorazione, e a dove verranno scaricate le acque reflue. Dubbi sui quali enti come Arpa dovranno dare delle risposte.»

Lei è sindaco da anni; ha notizie del fatto che i residenti già con l’impianto attuale avessero problemi? «Sì. E fra le altre cose, c’era già stata negli anni ‘90 una ditta addetta al biogas, che era stata chiusa anche perché gli odori, purtroppo, erano insopportabili.»

Avete partecipato ai vari ultimi passaggi dell’iter procedurale? «Abbiamo partecipato alle Conferenze dei Servizi, rappresentati dal dipendente comunale competente in materia, il nostro responsabile dell’Ufficio Tecnico. Al momento la pratica è stata rimandata e aspettiamo di vedere quali saranno le risposte ai rilievi sollevati dall’Arpa. Seguiremo attentamente tutti i prossimi passaggi.»

di Pier Luigi Feltri