CANNETO PAVESE – A PIEDI O IN MOUNTAIN BIKE, TRA NATURA, CULTURA E BUON VINO

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In questo mondo, sempre più voltato alla velocità, camminare lentamente è utile per vivere al meglio la giornata e recuperare energie, ammirando ed apprezzando a fondo tutto ciò che ci circonda e riscoprendo il gusto delle piccole cose. Continuiamo la nostra rubrica sui sentieri dell’Oltrepò Pavese spostandoci nel suo cuore ricco di vigneti e di castelli e partiamo da Canneto Pavese che con Castana e Montescano, fa parte dell’Unione che prende il nome proprio dalla loro collocazione dal punto di vista territoriale: l’Unione dei Comuni di Prima Collina. Canneto Pavese sorge in uno dei punti più panoramici dell’Oltrepò ed è anche uno dei Comuni che vantano la maggiore percentuale di superficie coltivata a viti. Da qui si può partire per scoprire la varietà di itinerari naturalistici da percorrere, a piedi o in mountain bike, con possibilità di soffermarsi a visitare monumenti che impreziosiscono il tipico paesaggio collinare. Canneto è diviso in tante piccole frazioni a cavallo tra la Valle Versa e la Valle Scuropasso. Le prime citazioni storiche di un borgo chiamato “Caneto” risalgono al XII secolo, anche se la zona risultava già popolata, sin dall’epoca preistorica, da tribù di stirpe ligure. Il suo territorio ha tra l’altro dato il nome all’Ughetta e si trova al centro della limitata zona di produzione del Sangue di Giuda e del Buttafuoco, che soltanto qui e in altri sei Comuni limitrofi hanno la denominazione Doc. Tra i tanti sentieri che si diramano da questo borgo, si ha l’opportunità di scegliere tra tre sentieri interessanti.

Il primo è denominato “Vallà e Pozzi (Pus di Rusà)” che permette di raggiungere le Fonti di Recoaro, situate nell’omonima Valle, tra Canneto Pavese e Broni. Immerse nel verde di un rigoglioso parco, sono ospitate all’interno di una costruzione in stile liberty, risalente all’inizio del ‘900. Pur essendo note sin dal 1600, le proprietà delle acque utilizzate alle Fonti di Recoaro, di tipo sulfureo e ferruginoso, hanno iniziato ad essere concretamente applicate soltanto verso la prima metà dell’Ottocento.

Il secondo sentiero è denominato “Fornasini” permette invece di visitare i ruderi del Castello di Montuè, edificato nell’XI secolo in posizione strategica tra la rocca di Montalino e il castello di Cigognola. I pochi ruderi rimasti di quel grandioso edificio, tra i quali i sotterranei, si trovano lungo la strada che da Broni porta al centro di Canneto. Si narra che l’antico maniero possedesse 365 finestre, tante quanti i giorni dell’anno. Fu teatro di sanguinosi scontri tra Beccaria, Belcredi e Gabbi. Nel 1818 acquistò inoltre fama per aver ospitato la Regina Carolina Amelia, moglie di Giorgio IV d’ Hannover. Nonostante l’importanza ed il prestigio conquistati, le motivazioni di tipo artistico e i vincoli imposti dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, il Castello di Montuè è stato distrutto: i lavori di demolizione presero il via nel 1925, ad opera dell’ingegner Angelo Pollini di Pavia. Soltanto verso la fine del 1926 il Podestà di Canneto chiese l’intervento della Sovrintendenza, che fece sospendere i lavori.

Il terzo sentiero, denominato “Solinga e Fontana” attraversa proprio la Valle Solinga che, insieme a quella di Recoaro e Praga, ha conservato le caratteristiche naturalistiche di un tempo, in particolare la ricchezza di boschi di robinie, salici, pioppi, roveri e castagni, ma anche di erbe officinali, come la menta. Le vallate sono popolate anche da numerose specie di uccelli, in particolare dai falchi. Il sentiero interseca il proprio percorso con quello della “Costa Mezzana” ed entrambi permettono di arrivare alla Chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Marcellino, Pietro ed Erasmo, edificata nel1742 e definita “piccolo duomo della collina” per via della sua altezza, che le permette di svettare tra le colline dell’Oltrepò.

I percorsi sono facili su strade sterrate e asfaltate con qualche ripida discesa e salita.

di Gabriella Draghi