CANNETO PAVESE – LA CANTINA HA RICEVUTO 30MILA QUINTALI DI UVE

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Inutile dirlo: il 2020 è stato un anno difficile per tutti quanti. Per la Cantina di Canneto era iniziato male ancor prima che scoppiasse la pandemia, con lo scandalo che l’ha travolta il 22 gennaio scorso. Nel mese di marzo avevamo intervistato Antonella Papalia, che coraggiosamente aveva appena assunto la presidenza della cooperativa, trovandosi di fronte ad una situazione drammatica e surreale. A distanza di mesi abbiamo voluto conoscere quali sono state le principali operazioni svolte dal nuovo consiglio, quali sono i progetti per il futuro della cooperativa, ma soprattutto quali saranno le modalità previste per il saldo delle vendemmie passate.

Presidente, cos’è cambiato da allora? «In questi mesi il nostro obbiettivo è stato quello di mettere la Cantina nelle condizioni di poter andare avanti. La situazione era caotica, sia a livello amministrativo, produttivo e societario. Abbiamo sistemato le posizioni dei “soci speciali”, alcuni dei quali sono passati ad “ordinari” perché credono nel rilancio della nostra Cantina. Vorrei precisare che la scrematura dei “soci ordinari” è stata una decisione ponderata, dettata dal fatto che a breve saremmo stati sottoposti alla revisione delle cooperative: data la situazione in cui si trovava la Cantina nel mese di marzo, siamo stati legalmente obbligati ad dover sistemare le posizioni di questi soggetti».

Vale a dire? «Questi erano entrati in cooperativa come “soci speciali”, previsti dal nostro statuto, ma per un periodo che varia dai tre ai cinque anni. In una cooperativa, per essere tale, la quota dei “soci ordinari” deve essere superiore a quella degli “speciali”. Queste posizioni sono state precedentemente strumentalizzate e nel 2019 la Cantina aveva ricevuto 52.000 quintali di uve da “soci speciali” e 41.000 quintali da “soci straordinari”. Quindi, per poter essere in regola e poter proseguire con la ragione sociale di cooperativa, la Cantina doveva tornare nei parametri previsti dalla legge».

Quante posizioni sono state regolarizzate? «Ad oggi, venticinque “speciali” sono passati ad “ordinari”. Certo, noi saremmo stati ancor più felici se il numero fosse stato maggiore, ma anche questo è un buon un segnale… Fattore positivo è che, nonostante tutte le problematiche, abbiamo avuto qualche nuovo associato che non aveva mai conferito prima qui da noi».

Un’altra operazione effettuata dal nuovo consiglio è stata l’aumento del capitale. Come si sono comportati i soci? «La risposta è stata positiva. Siamo riusciti ad effettuare un aumento di capitale di 310mila euro. Avendo fatto l’aumento di capitale entro il 31 dicembre potremo usufruire del Decreto Rilancio che ci permetterà, tramite Invitalia, di avere a disposizione un prestito pari a tre volte la cifra dell’aumento stesso, da restituire in sei anni con interessi vantaggiosi. Tale liquidità dovrà essere impegnata in investimenti per lo sviluppo dell’attività».

Vendemmia 2020: com’è andata? Avete raggiunto gli scopi prefissati? «Io, ad essere sincera, mi aspettavo qualcosa di più, ma quest’anno la Cantina ha ricevuto 30.000 quintali di uve dai soci e ci possiamo ritenere soddisfatti. Il nostro obbiettivo, per il futuro, è arrivare a circa 60.000 quintali».

Pensate in un futuro di avviare un “progetto qualità”, come già accaduto in altre realtà? «Questo per noi è stato l’anno “zero” e già il fatto di selezionare le uve e le qualità prima della pigiatura è stato un passo enorme in confronto alle annate precedenti. Avendo pigiato un quantitativo ridotto rispetto le ultime vendemmie, i nostri tecnici hanno avuto la possibilità di poter selezionare i mosti ottenuti in base alla gradazione e alla qualità. In pesa sono stati anche rifiutati alcuni carichi non conformi: per questa scelta siamo stati criticati da alcuni conferitori che pretendevano che la Cantina, date le ovvie difficoltà, fosse obbligata ad accettare tutto. Ma proprio perché la cooperativa deve uscire da questa situazione deve dimostrare di non voler proseguire con la politica che l’ha portata in questo oblio».

Invece, per quanto riguarda l’area commerciale come avete agito? E quali sono i piani per il futuro? «Stiamo ancora rivedendo la nostra situazione con una catena di supermercati che, dopo lo scandalo della scorsa gestione, aveva ritirato i prodotti dai suoi scaffali. Ma i vini contestati, analisi alla mano, sono risultati conformi: quindi non c’era alcuna motivazione valida per ritirarli dal mercato. Invece, un’altra catena di cui eravamo già fornitori ci permetterà di poter tornare sugli scaffali dei suoi supermercati dal mese di gennaio, con una nuova veste grafica. Certo, si è perso il periodo natalizio, ma come sappiamo questo è stato un Natale un po’ diverso… Quindi a partire da quest’anno provvederemo a ristrutturare la rete commerciale. In questi mesi abbiamo dovuto concentrarci sulla situazione interna della cantina, sistemando le questioni burocratiche, i macchinari e i rapporti con i fornitori. Dobbiamo innanzitutto riposizionare il nostro prodotto sul mercato, aumentando la commercializzazione del vino imbottigliato. Da questa vendemmia abbiamo ottenuto dei buoni vini, che presto saranno disponibili sul mercato e che speriamo possano essere apprezzati dal consumatore».

Veniamo all’argomento che più interessa i soci e i conferitori: il pagamento delle uve. Com’è la situazione attuale? «Il saldo del 2018 è stato pagato interamente nelle settimane scorse. Io penso che riusciremo a pagare un acconto del 2020 nei primi mesi di quest’ anno».

E per quanto riguarda il 2019? «Abbiamo anche messo a disposizione dei soci un consulente finanziario che possa aiutare i soci nelle varie operazioni di gestione della propria azienda. Allo stesso tempo abbiamo avviato un‘operazione con Credit Agricole, completamente diversa da quella che i soci avevano precedentemente siglato con un altro istituto bancario: a differenza della precedente, il prestito per il pagamento delle uve 2019 non viene garantito dal capitale del socio, ma dallo Stato grazie al Decreto Rilancio e al prestito Invitalia. Quindi i soci che hanno accettato questa operazione riceveranno il saldo 2019 nelle prossime settimane, mentre la cooperativa provvederà a saldare l’importo alla banca in cinque anni, con uno di preammortamento. Come detto in precedenza, l’operazione viene effettuata sul socio, ma il garante è lo Stato attraverso il prestito Covid di Invitalia. La proposta di Credit Agricole è ancora valida, quindi coloro che non hanno aderito in precedenza possono ancora sottoscriverla».

Si è tenuta l’assemblea soci e alcune voci davano Riccardo Fiamberti come nuovo membro del consiglio d’amministrazione… «L’assemblea si è svolta in base alle normative sanitarie vigenti, con la presenza del delegato dei soci, il Notaio Rossi, e i soci uno alla volta hanno votato una serie di punti. Hanno partecipato anche alcuni “soci speciali” perché hanno diritto di voto, in quanto il loro impegno con la cantina terminerà il 30 giugno prossimo. Fiamberti non poteva essere nominato consigliere di una cooperativa a causa della carica che tutt’ora ancora riveste. In consiglio è stato cooptato un nuovo socio da poco ordinario, Giuseppe Papavero di Borgo Priolo».

Pensate di riassociarvi al Consorzio Tutela Vini o al Distretto del Vino di Qualità, da cui precedentemente la cooperativa era uscita? «In questi mesi abbiamo avuto tantissime altre priorità per far ripartire la nostra Cantina. Per il momento non abbiamo ancora preso una decisione in merito. Ce ne occuperemo più avanti, appena la situazione si sarà più stabilizzata».

di Manuele Riccardi

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