CANNETO PAVESE – “SIAMO UN “CINEMA DI COMUNITÀ”

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Nella Casa della Cultura di Canneto Pavese, Emanuela Rossi e Denise Tantucci hanno ricevuto il “Cirro d’Oro 2020”, riconoscimento consegnato dal circolo cinematografico “Il Cirro Capriccioso”. La regista e l’attrice di “Buio”, film premiato con il “Nastro d’argento” sono solo gli ultimi artisti premiati dall’associazione: negli anni precedenti hanno ricevuto tale riconoscimento John Turturro (2007), Marco Paolini (2011), Paolo Poli (2012), Toni Servillo (2014), Ermanno Olmi (2017) e Flavio Bucci (2018). Conosciamo meglio questa associazione culturale di Canneto Pavese attraverso l’intervista al presidente Paolo Losio.

Losio, com’è nata l’idea di costituire un circolo cinematografico a Canneto Pavese? «Il Cirro Capriccioso nasce nel 2007, come associazione culturale “costola” della biblioteca comunale, vocata specificatamente alla diffusione del cinema. Nel 2011 aderisce all’UICC – Unione italiana Circoli del Cinema, un’associazione prestigiosa fondata da Roberto Rossellini».

Quali sono le vostre attività principali? «Manteniamo comunque la denominazione di associazione culturale, in quanto tra una proiezione e l’altra organizziamo anche eventi non strettamente cinematografici, come spettacoli teatrali, concerti e, in collaborazione con la biblioteca, presentazione di libri, anche se il nostro scopo principale rimane la diffusione del cinema».

Quanti iscritti avete? «I nostri soci sono suddivisi in tre categorie: “ordinari”, “junior” dai 11 ai 18 anni e “Baby” sotto gli 11 anni. Complessivamente, in un anno senza pandemia, arriviamo a complessivamente 160 soci». 

Dove proiettate? «Proiettiamo a Canneto, nella “Casa della Cultura”, una sala recentemente restaurata all’interno del Centro Polifunzionale “Cesare Chiesa”. Utilizziamo macchinari digitali di ultima generazione in alta definizione, adeguandoci costantemente alle nuove tecnologie. Cosa curiosa è che la sala in cui proiettiamo ora si trova, proprio dove si trovava il vecchio cinema di Canneto negli anni ’50».

Come sono organizzate le vostre attività? «Le nostre proiezioni sono spesso, ma non necessariamente, suddivise in cicli di genere o legati ad un tema specifico. Si cerca sempre di dare un’impronta, cercando di utilizzare il cinema per parlare di temi che possono avere una certa sensibilità, come ad esempio l’ambiente o la società».

Quindi non siete strettamente legati al cinema indipendente… «Il “circolo del cinema” è inteso spesso come un circolo che proietta film di nicchia: noi invece ci intendiamo come un “cinema di comunità”, cioè un circolo che sostituisce quei cinema di paese ormai scomparsi da decine di anni. Quindi la nostra programmazione comprende certamente film indipendenti, ma anche opere per il grande pubblico che si possono vedere anche nei cinema commerciali. Certamente non proietteremo mai cinepanettoni o film di bassa lega… Andiamo anche a recuperare quei film non espressamente impegnati ma che sono comunque dei piccoli gioielli, magari trascurati dal grande cinema o che sono rimasti nelle sale per poco tempo. Noi operiamo a Canneto, che è un piccolo paese, e per questo viviamo il cinema soprattutto come intrattenimento, come evasione, come relax, come occasione per la comunità per restare insieme».

Durante il lockdown avete sospeso le attività del circolo? Di cosa vi siete occupati? «Abbiamo sospeso tutte le attività previste, ma abbiamo portato avanti alcune iniziative che si sono venute a creare in quel periodo. Innanzitutto, insieme alla Pro Loco di Canneto Pacese, alla Sezione Stradella Oltrepò dell’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia, al Circolo di Monteveneroso e alla Biblioteca Unione di Comuni Lombarda di Prima Collina, abbiamo promosso una colletta alimentare per aiutare le famiglie bisognose durante la chiusura forzata: è stata un’iniziativa lodevole che ci ha gratificato parecchio. Parlando invece strettamente di cinema, l’UICC (Unione Italiana Circoli Cinematografici) nel periodo di chiusura delle sale ha raggiunto diversi accordi con le case distributrici affinché si potessero vedere film gratuitamente in streaming, attraverso l’iscrizione a diversi siti: questa iniziativa è stata soprannominata “Cineforum d’emergenza”. Si trattava sia di film nati nell’ambito di festival particolari, che erano a disposizione delle case di distribuzione, sia di pellicole che dovevano essere proiettate nei cinema».

Quali sono i riconoscimenti che il vostro circolo consegna? In base a che caratteristiche? «Dal 2010 abbiamo istituito due premi, non necessariamente annuali: il “Cirro d’Oro” e il “Gran Premio del Cirro”. Il primo viene consegnato a quelle personalità che hanno costituito percorsi artistici originali ed innovativi, per cui quando nelle nostre attività individuiamo un soggetto meritevole del nostro riconoscimento: tra i tanti abbiamo premiato John Turturro, Toni Servillo ed Ermanno Olmi. I riconoscimenti sono stati consegnati sempre di persona, talvolta a teatro o a Canneto Pavese. Il “Gran Premio del Cirro”, invece, è un riconoscimento destinato a quanti si dedicano alla valorizzazione culturale ed artistica del nostro territorio, attraverso percorsi, strumenti e modalità di approccio ricchi di qualità ed originalità. Quest’anno il “Cirro d’Oro” è stato per l’appunto consegnato a Emanuela Rossi e Denise Tantucci, la registra e l’attrice di “Buio”. Quest’edizione si tratta di un’eccezionalità rispetto alle precedenti, in quanto non si è deciso di riconoscere un percorso artistico già avviato, ma di incoraggiamento a due carriere emergenti. È cosa bella sapere che già a maggio, dopo la visione in streaming, avevamo comunicato alla regista la volontà di consegnarle il riconoscimento per la regia e la sceneggiatura e, poco dopo, le è stato conferito il “Nastro d’Argento”, il più antico premio cinematografico italiano: questo ci rende particolarmente orgogliosi della scelta fatta».

Un’altra iniziativa che avete promosso in questi giorni è la proiezione di filmati in realtà virtuale: come nasce questa idea? «Questo è un progetto assolutamente innovativo, realizzato dall’UICC, con lo scopo di sviluppare questa tecnologia soprattutto in ambito scolastico e universitario. A proposito, una delle cose belle che abbiamo fatto con la UICC è stata proprio di lavorare con i ragazzi: fin da subito l’unione ha avviato questo progetto, dapprima intitolato “Formazione”, di organizzare proiezioni nelle scuole. Successivamente si è evoluto nel “Pia Soncini film campus”, dedicato a Pia Soncini giovane tesoriere UICC prematuramente scomparsa: uno degli aspetti su cui si basa questa iniziativa è proprio quello di mettere i ragazzi a contatto con le nuove tecnologie in realtà virtuale. L’ esperienza in realtà virtuale messa in scena qui a Canneto è una delle prime occasioni in cui questa tecnologia viene portata al di fuori dalle scuole e messa a disposizione dei circoli. La più importante, se non l’unica, esperienza di cinema in realtà virtuale, in Italia, è alla Mostra del Cinema di Venezia. Va ricordato che il Cirro Capriccioso è l’unico circolo cinematografico oltrepadano riconosciuto dall’Unione Italiana Circoli Cinematografici e, soprattutto, l’unico inserito nel progetto per la diffusione della realtà virtuale nei territori locali.

Quali film sono stati proiettati con questa tecnologia? «La proiezione si basava su due brevi cortometraggi: uno in collaborazione con il Cirque du Soleil, l’altro ambientato nel mondo dei dinosauri, pensati e girati appositamente per questa tecnologia. La visione è individuale, su singole postazioni: quindi in questi tempi di emergenza sanitaria bisogna igienizzare e sanificare il tutto al termine di ogni sessione, impegnando diverso tempo. Per questo avevamo previsto solo due turni, i quali sono andati tutti esauriti».

Parlando di territorio, avete promosso, o avete in programma iniziative per la promozione locale? «Da statuto noi abbiamo come input quello di fare rete con le associazioni del territorio, di promuovere l’Oltrepò come luogo di incontro, di condivisioni e di esperienze. Il nostro territorio può fornire anche spunti culturali di un certo rilievo, tant’è vero che nella nostra storia abbiamo organizzato eventi che dessero lustro alla nostra zona. Sebbene sia ricco di scorci e panorami mozzafiato, l’Oltrepò non è mai stato preso in considerazione come “set” cinematografico, se non per piccole e sporadiche produzioni indipendenti. Negli ultimi 15 anni molte produzioni Rai e cinematografiche si sono spostate in Piemonte, merito soprattutto della Regione che investe particolarmente con bandi e finanziamenti».

Potrebbe essere questa una soluzione per il rilancio del territorio? «Forse è una questione di priorità: evidentemente sul nostro territorio, ma anche su area più vasta, si pensa ad altro. Ed è strano perché soprattutto nel periodo di Expo il vino e le zone di produzione sono state al centro dell’attenzione: probabilmente noi come Oltrepò siamo e rimaniamo legati a vecchie logiche, a vecchi schemi e all’incapacità di presentare il nostro territorio come accogliente, come ricco di cultura e di eventi. Questa limitazione fa si che il grande pubblico percepisca che queste attività vengono svolte solo in Monferrato, Franciacorta o Toscana, ma non da noi».

di Manuele Riccardi