Casteggio – Due giovani soci e amici riaprono la storica panetteria Vai

577

Dante Vai, quante volte nei lunghi giorni di prigionia in Egitto, in mano inglesi, ebbe a pensare alla sua bella Italia, a Trovo (Trövi in dialetto locale) dove era nato, alla sua Chiesa parrocchiale dei SS Biagio, Filippo e Giacomo, all’oratorio dove aveva giocato bambino, al Ticino, non lontano dalle cui rive si adagia il piccolo Comune lomellino. Ai pomeriggi estivi di giochi sfrenati sulle rive ghiaiose, qualche pesciolino “catturato” con le nude mani tra i sassi del fiume Ticino allora azzurro di nome e di fatto, attenti a non farsi sorprendere dalla guardia campestre comunale (al campagnô) che li avrebbe sgridati e “denunciati” ai genitori. Sette anni era durata la tortura egizia: fame, sete, umiliazioni da parte dei sudditi di Albione, gli inglesi, signori nelle iconografie ma tristi e vendicativi nelle vesti di militari vincitori. Quante notti a sognare la sua terra lontana, la sua gente. Quanti giorni interminabili sotto un sole che bruciava la pelle e il sentire buono. Finalmente liberi, si torna in Italia, la vita riprende con i ritmi grami del dopoguerra ma, per i reduci da tanta prigionia, con il profumo della libertà e la voglia di ricominciare. Ricominciare o meglio, cominciare. Dante prima del militare, aveva svolto lavoretti tra cui il fornaio, ma la guerra prima e la prigionia poi avevano bruscamente interrotto un’attività che lo intrigava molto. Con il fratello Giovanni cercava negozi di alimentari o panetterie vicino al paesello ma non trovava nulla di confacente alle loro esigenze o alle loro modeste disponibilità. Finalmente a Redavalle, piccolo paesino oltrepadano sulla direttrice Casteggio-Broni, i fratelli acquistarono un negozietto che rispondeva ai requisiti di cui sopra. Purtroppo, nel 1951, Giovanni Vai viene a mancare ed il fratello con un gesto di generosità, lascia negozio e licenze alla cognata e si trasferisce a Casteggio. Non da solo però, nel breve soggiorno a Redavalle aveva conosciuto la donna della sua vita, Angela, che viveva a Redavalle ma lavorava a Milano. Si sposarono a fine agosto e, ai primi di settembre, aprirono la panetteria a pochi metri dall’attuale localizzazione. La signora Angela o per meglio dire la Ragioniera Angela, lascia il lavoro a Milano, inizia ad affiancare il marito nella rivendita convinta ed entusiasta della nuova attività. Nel 1959 una drogheria, che occupava locali più adatti all’espandersi dell’attività del panettiere Vai, trovò una diversa allocazione e il “Nanu” al vénda i mur a Dante Vai e Signora al n.7 di P.zza Cavour con du ëgg äd vedrëna in slä rumera, con due vetrine sulla via Emilia. Pochi anni prima, nel 1955, erano nate le gemelle Rossana e Giovanna che, nel 1983, data della Prematura morte di Dante, pur laureate in lettere moderne ed insegnanti, decisero di coadiuvare mamma Angela nella gestione della panetteria almeno sino alla sua pensione. Dante Vai ha segnato una storia breve ma intensa nel campo dei panificatori della provincia di Pavia di cui è stato consigliere, capogruppo dei panettieri di Casteggio e stimatissimo dai colleghi che, allora in paese, erano una decina. Era un uomo attaccatissimo al suo lavoro, non particolarmente espansivo ma molto lungimirante e moderno. Nel 1985 Rossana Vai sposa Aldino Valverde, per tutti Aldo, perito elettrotecnico lontano anni luce dal mondo del pane e dei dolci. Viene coinvolto dalla moglie e dalla cognata a collaborare nella panetteria per permettere all’anziana madre, di staccarsi dall’attività e godersi qualche viaggio sognato per tutta la vita ma mai effettuato per l’impegno costante nel negozio. Aldo, a poco a poco, si innamora dell’attività, apporta delle varianti al confezionamento delle mitiche pizzette Vai, delle focacce di diversi formati e dei biscotti e crostate. Purtroppo, sia Aldo che la cognata Giovanna vengono prematuramente a mancare e Rossana dopo aver proseguito per un anno da sola, nel 2018 decide di sospendere, non chiudere, un’attività storica a cui si sentiva molto legata per i ricordi e per l’attività sua e dei suoi cari. Incontro Rossana Vai un pomeriggio in un bar di Casteggio, rigidamente fuori dai locali, per un caffè dati i tempi grami. Sono stato cliente di suo padre e di sua madre oltre che suo, ci conosciamo molto bene. Le Chiedo:

Settant’anni di attività della Panetteria Vai, per venticinque anni lei e sua sorella Giovanna avete dato seguito ad un’antica tradizione. Dal 2018 chiusura temporanea; dopo tre anni cosa l’ha convinta ad affidare il suo mitico negozio a due giovanotti di belle speranze ma scarsa esperienza nel settore? «Dico la verità, in questi anni ho avuto moltissime proposte d’affitto o di acquisto dei locali da persone che non conoscevo o da enti e banche, che intendevano cambiare totalmente l’uso dei locali e spesso, persino l’attività. Mi spiaceva veder andare in fumo i sacrifici di tanti anni della mia famiglia o disperdere un’attività che, a mio parere, aveva ancora motivo di esistere nei modi e nelle forme in cui s’era sviluppata. Ho rinunciato ad offerte più vantaggiose pur di non veder stravolta l’immagine della panetteria che con i miei genitori e Giovanna, avevamo affermato nel tempo. Smobilitare mi sembrava una sconfitta, un arrendersi al destino avverso».

Cosa ha trovato in Davide e Nicholas che li differenziava dagli altri postulanti? «Mi sono piaciuti subito per una serie di motivi legati alla freschezza della loro età e della voglia di lavorare che mi hanno dimostrato, per il fatto che loro stessi, ebbero a chiedermi di poter conservare il nome della storica panetteria Vai, di mantenere inalterato il negozio, l’attrezzatura, il vecchio forno e di poter confezionare e vendere gli stessi prodotti che hanno caratterizzato negli anni, il mio negozio. Persone pulite, giovani, volonterose, conosciute e affidabili».

Ricordare suo marito Aldo e la gemella Giovanna è forse troppo triste per lei, mi parli invece dei suoi genitori? «Due persone splendide, diversi tra di loro ma unitissimi nelle decisioni e, contrariamente alle apparenze, erano quasi sempre le tesi di babbo a prevalere. Moderno, intelligente e lungimirante era un uomo con lo sguardo al 2000 mentre mamma, era una donna di stampo antico, dell’800, che nulla voleva rischiare. Due persone per bene, due lavoratori, semplici ma eccezionali. Hanno coccolato le uniche figlie seguendone gli studi, accontentando, per quanto possibile, i loro desideri e le richieste quali l’estate al mare, allora non così scontato come ai tempi d’oggi. A proposito della modernità di babbo Vai: finì sulle pagine dei giornali locali, come primo panificatore a chiudere per ferie estive il negozio di Casteggio, allora ed oggi molto frequentato per il mercato domenicale».

Scusi l’impertinenza, ma tra lei e Giovanna chi decideva? «Sembra strano ma ripetevamo i genitori: in apparenza sembravo io la più sicura, ma mai una decisione è stata presa unilateralmente ed anzi, spesso era la tesi di Giovanna a prevalere. Negli anni ho constatato che le decisioni di mio padre e di Giovanna, si sono sempre rivelate le migliori, le più opportune».

Chiacchierando avviciniamo l’entrata posteriore del negozio dove i due giovani stanno lavorando. La signora mi guida all’interno, mi presenta e mi lascia con loro per lo scambio di due considerazioni. Cliente del negozio da cinquant’anni, non avevo mai visto il retro. Spazioso e pulito nel quale troneggia un gigantesco forno d’epoca. Rimirando la gigantesca attrezzatura comprendo Rossana che considerava una sconfitta lo smantellamento del monumento. Monumento si, altero e scolpito come un antico minareto, come una stele innalzata a ricordo degli uomini e delle loro fatiche. Splendido. Due giovani quasi trentenni, mi guardano, mi illustrano biscotti e focaccine che stanno confezionando seguendo le direttive di Rossana, me ne offrono. Sembrano fratelli: Davide più vivace, estroverso, Nicholas più tranquillo ma, entrambi determinatissimi. La voglia di lavorare, la voglia di iniziare l’avventura della loro vita, d’essere indipendenti e produttivi.

Davide Massone è figlio del proprietario della rivendita di frutta e verdura all’angolo di Piazza Dante di Casteggio. Per qualche tempo ha collaborato nell’attività di famiglia ma ora vuol provare ad essere indipendente.

Davide cosa l’ ha spinta ad affrontare questa avventura commerciale in un momento di pandemia tanto tormentato e difficile? «Con il mio amico Nicholas, ho deciso di provarci. Abbiamo avvicinato la signora Vai e le abbiamo chiesto il negozio chiedendole altresì, l’autorizzazione a mantenere il nome della storica panetteria, la rivendita degli stessi prodotti e una sua collaborazione – consulenza per la produzione di pizzette, torte, biscotti e focacce. La signora è stata favorevolmente impressionata dal nostro entusiasmo e dalla nostra decisione di continuare la storica attività del negozio. Ci siamo accordati e dal primo marzo abbiamo iniziato quella che sarà certamente una grande avventura di lavoro e di sacrificio in cui crediamo fermamente».

Diceva del suo socio – amico, andrete d’accordo anche in futuro? «Non ho dubbi, lo conosco da sempre, so chi è e lui conosce bene me. Sono certo che il nostro sarà un buon sodalizio di lavoro, nel massimo rispetto reciproco e valorizzando le nostre diverse peculiarità di lavoro e di vita».

Nicholas Vittori, l’altro socio, lavorava come carpentiere in una ditta di Robecco Pavese e non ha mai provato a fare il panettiere.

Nicholas come pensa di inventarsi questa nuova attività così diversa dal suo passato? «Mi è capitata l’occasione di lavorare in proprio con un amico, di gestire un’attività di rivendita e di realizzo di prodotti che, vuoi le attrezzature della panetteria, vuoi la costanza nel voler apprendere un’attività che mi piace, vuoi infine l’abilità e i segreti della signora Vai che, pazientemente ci insegna, mi hanno convinto a perseguire una strada spero lunga e fruttuosa».

Giusto per fare i maliziosi: mi ha detto “lavorare in proprio con un amico”. è sicuro lo sia? «Posso dubitare di tutto e di tutti, ma che Davide sia un mio amico è una delle certezze della mia vita. Lo conosco da tanto, lo so capace, volonteroso e leale».

Un’ultima domanda ad entrambi: la conservazione del nome della Panetteria è stata una furba trovata per convincere la signora Vai, o no? «Assolutamente no. Credevamo e crediamo che un negozio che compie settanta anni e che è stato riconosciuto come negozio storico di Casteggio dalla Camera di Commercio di Pavia, deve essere rispettato per quello che è stato, conservandone nome, attività e, per quanto possibile, mobili e attrezzature. Che poi questo nostro pensare che, badi bene, abbiamo chiesto non subito, ci abbia favorito è indubbio e si desume dalle parole della proprietaria che teneva molto ad una continuità storica che per noi non è sicuramente un peso ma, un vantaggio».

Esco dal retro del locale di servizio meditando su quanti giovani lamentano la mancanza di lavoro, quanti cercano un posticino fisso che tolga i pensieri e contempli un buon stipendio. Per questi lavorare è un optional se proprio si deve, ma senza intaccare l’invisibile cannula di vetro sulla schiena. Davide e Nicholas mi sembrano di ben altra tempra: in un momento tragico, con una pandemia che avanza ancora minacciosa, iniziano un’attività di sacrifici, presenza e rischio imprenditoriale. Iniziano con lo spirito giusto e con i valori veri della vita: la positività, la voglia di lavorare, l’entusiasmo dei loro pochi anni, la volontà di fare bene anche rischiando e, ultimo ma non secondario, la loro amicizia che traspare da come si muovono, come parlano da come si guardano. Li lascio facendo loro gli auguri che meritano, indispensabili nelle alterne vicende di vita e ripenso alle parole di Rossana: “puliti”, ha definito i due ragazzi. Ecco forse non c’è migliore definizione, “puliti”, come persone, come amici e come futuri commercianti. L’apertura del primo di marzo è stato un successo, con clienti in file ordinate sul marciapiedi antistante la panetteria e, tale augurale principio, si e manifestato anche nei successivi giorni di apertura. Auguri ragazzi, che il buon vento e la salute vi accompagni nei prossimi anni che, come diceva il buon Giacomino di lontane memorie scolastiche, saranno migliori: dopo la tempesta ci sarà la quiete.

di Giuliano Cereghini

Articolo precedenteOltrepò Pavese – Caccia di selezione: «Lo scopo è solo quello di tutelare il lavoro dell’agricoltore»
Articolo successivoL’asilo Pupi Solari di Godiasco ha fatto una bella sorpresa a Voghera Oltrepo Solidale