CASTEGGIO – “IN UN MOMENTO DI BLOCCO DELL’ATTIVITÀ ABBIAMO AVUTO UN’IMPENNATA DEGLI INVESTIMENTI”

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In questo periodo di pandemia, il Comune di Casteggio è guidato da un sindaco che, al contempo, è anche uno stimato medico: il dottor Lorenzo Vigo. Che dopo aver passato i primi mesi di mandato a dover fare i conti con i danni dell’alluvione, ora si trova, come tutti i suoi colleghi, a gestire una situazione non certo facile, sia sotto il profilo strettamente amministrativo, sia sotto quello sanitario. Siamo tornati a trovarlo dopo qualche mese dal nostro ultimo incontro per farci raccontare come sta cambiando il paese in questi mesi, nonostante le molte difficoltà.

Come state gestendo la seconda ondata? «Da un certo punto di vista possiamo dirci fortunati, perché avevamo messo in piedi una macchina organizzativa molto importante nei mesi primaverili, quindi non abbiamo dovuto far altro che riattivare la macchina. In realtà il COC non è mai stato chiuso, in estate chiaramente non si facevano riunioni di stato emergenziale come in primavera, ma avevo comunque un contatto costante con Protezione Civile, Croce Rossa e i vari soggetti coinvolti. Quindi c’è sempre stato un controllo.»

Però le cose si sono aggravate di parecchi, e in un periodo piuttosto ristretto… «Chiaro che, visto l’andamento della situazione, ci siamo ritrovati per farci trovare pronti a riattivare tutte le misure del caso, tuttigli interventi utili sono riattivati.»

Le difficoltà?«I problemi ci sono. Prima di tutto perché i DPCM non sono chiari: vengono date indicazioni estremamente complicate che richiedono un’interpretazione. Anche le Prefetture hanno dovuto fornire delle interpretazioni. Questo non rende per niente agile il compito delle amministrazioni locali, che su devono prendere decisioni basandosi su di essi. Questo è un problema, anche se personalmente ho sempre interpretato i DPCM nella maniera più restrittiva possibile, perché ritengo sia il modo migliore di procedere. Poi c’è sempre un confronto costante con i sindaci di Broni e Stradella, con cui abbiamo sempre tenuto la stessa linea e andiamo avanti a farlo. Anche perché abbiamo realtà simili, per numero di persone e problemi da gestire.»

Come sta reagendo la cittadinanza? «C’è tanta esasperazione. Sia da parte dei cittadini che dei commercianti. È molto più difficile oggi ottenere risultati dalla restrizioni. Ci sono risultati, perché comunque le persone in giro sono meno, però ci sono tante piccole situazioni che possono sembrare una nullità ma sono quelle che determinano le problematiche. Chi consuma il caffé fuori dal bar in compagnia anche se il bar è chiuso, quindi si toglie la mascherina, magari mentre si trova insieme ad altre persone… sappiamo perfettamente che questi sono i momenti nei quali si rischia di più il contagio. Altre persone escono anche per spese non essenziali. Insomma: c’è meno attenzione, decisamente, rispetto alla primavera scorsa.»

La vita amministrativa però continua. Ha avuto un certo risalto la vostra decisione di occuparvi direttamente delle luminarie natalizie. Perché questa scelta? «Una scelta dettata dal buonsenso: era improbabile richiedere ai commercianti di contribuire alle luminarie. Il Comune normalmente interviene sul 50% del costo, il resto viene raccolto dalla Pro Loco attraverso i commercianti. Ma non aveva senso quest’anno andare a chiedere loro un contributo. È una sorta di segno di riconoscenza nei confronti di questa categoria, che sta tirando veramente la cinghia, sta stringendo i denti. Era fondamentale presentarsi comunque a questa scadenza con una città accogliente, e soprattutto dare un segnale di speranza per tutti. Di fatto abbiamo investito soldi che avremmo comunque dedicato al commercio, perché si era creato un avanzo nei capitolo del bilancio che utilizziamo per gli eventi. I venerdì sera, la Notte bianca, la Fiera del tartufo, che sono saltati. Si tratta di investimenti che, di fatto, aiutavano anche il commercio, richiamando persone a Casteggio. Quindi abbiamo deciso di utilizzare queste disponibilità per le luminarie.»

Lei si trova a fare il sindaco in questo momento molto particolare; d’altra parte, però, lei è anche un medico. Come vive questo doppio ruolo? «È diverso gestire questa situazione come medico e come sindaco insieme, perché si vedono con un occhio diverso entrambi gli aspetti: sia quello sanitario, sia quello amministrativo. Che molto spesso vengono mischiati in maniera molto confusa; e invece sono due aspetti molto ben distinti. Fare la vita normale semplicemente indossando le mascherine non è stato sufficiente; certo aiuta, riduce i contagi, ma vediamo che questa misura, insieme alle altre che erano state prese, non hanno sortito un effetto tale da liberare il sistema sanitario.»

Dall’altra parte c’è la questione amministrativa, l’enorme difficoltà economica…«Queste scelte inevitabilmente rischiano di portare a un’ecatombe economica. Però, a un certo punto, bisogna prendere il toro per le corna e fare delle scelte. Sicuramente si tratta di scelte molto complicate. Non mi sento di dire: qui c’è la ricetta per risolvere tutto. Sentivo alcuni virologi che dicevano la stessa cosa: che non c’è il manuale perfetto della gestione perfetta dell’epidemia. Si va un po’ anche per tentativi, guardando i numeri, gli studi, i dati che si cercano di raccogliere giorno per giorno. È inevitabile che errori, col senno di poi, se ne facciano. Bisogna cercare di imparare da questi e fare le scelte migliori per il futuro di tutti.»

Anche perché la situazione che stiamo vivendo negli ultimi mesi è inedita, e davanti a situazioni inedite bisogna approntare soluzioni inedite. L’attività amministrativa nel frattempo va avanti, pur con tutte le difficoltà del caso. E a Casteggio, di difficoltà, ce ne sono state anche sotto questo profilo. Poco più di un anno il suo Comune ha vissuto l’incubo dell’alluvione; da allora, nonostante la pandemia, qualcosa si è fatto per provare a prevenire nuovi disagi alla popolazione. L’ultimo in ordine di tempo: il ripristino delle sponde del Riazzolo. Prima c’era stato il Coppa, e a breve sono previsti i lavori anche sul Rile… «Diciamo che è stata un’annata un po’ particolare. Di fatto abbiamo perso tutto il primo anno amministrativo (dopo le elezioni del 2019, ndr), perché abbiamo dovuto fare i conti con l’alluvione. E poi è arrivato il Coronavirus. Sicuramente quello dello scorso anno è stato un intervento molto tempestivo. Sia nella prima emergenza, dove abbiamo speso quasi 200mila euro in 5 giorni (e dopo 48 ore dall’alluvione, con tronchi portati dall’acqua fino in piazza Cavour, abbiamo regolarmente consentito lo svolgimento del mercato). In quell’occasione abbiamo fatto un intervento straordinario per cercare di mettere in sicurezza il paese e soprattutto per aiutare le persone che erano state colpite dall’alluvione. Questa è stata la prima fase. Da lì ci siamo mossi per effettuare degli investimenti che Casteggio aspettava da tempo, cioè degli interventi sui corsi d’acqua.»

Vediamo nel dettaglio questi interventi sui corsi d’acqua. «Il Coppa è stato il primo; anche se parliamo di Reticolo Idrico Maggiore, quindi di un intervento in capo alla regione. Tuttavia, possiamo dire che le nostre sollecitazioni siano arrivate a destinazione. Poi, il Riazzolo e il Rile. Anche questi sonno stati effettuati sia con fondi regionali, sia con fondi comunali. I lavori sul Riazzolo sono in fase di conclusione: c’è stata tutta una pulizia, un ripristino delle sponde, un bel lavoro di messa in sicurezza del torrente.»

Il Rile, invece? «Sul Rile il discorso è più ampio. Si prevede di lavorare durante l’inverno, che è il periodo in cui c’è meno acqua all’interno dei corsi, per arrivare poi a primavera con tutti i lavori eseguiti. Purtroppo questa situazione di fatto ha rallentato anche questi interventi. Noi avevamo trovato i soldi per intervenire già a fine 2019, e a inizio 2020 avevamo già i progetti in fase di realizzazione. Poi, però, tutto quello che è successo ha bloccato ogni intervento. Lavori di questo tipo già di loro prevedono un iter burocratico molto lungo. Per riuscire a completare tutto nel tempo rimasto a disposizione abbiamo dovuto affrontare una corsa pazzesca, per cui ci tengo a ringraziare l’Ufficio Tecnico per la disponibilità da questo punto di vista, per l’impegno profuso per arrivare in tempo a mettere sul piatto tutti i progetti e tutte le possibilità di intervento.»

Non dimentichiamo che i lavori pubblici non si fermano qui. In particolare, sono state eseguite – o verranno eseguite nei prossimi mesi – diverse asfaltature, che riqualificheranno un po’ tutto il centro abitato.. «Per assurdo, in un momento di blocco dell’attività abbiamo avuto un’impennata degli investimenti. Soprattutto perché siamo andati a cercarci dei fondi e abbiamo progettato, quindi non è stato semplice, come ho già dichiarato. Più o meno abbiamo messo in campo dall’inizio dell’anno, con interventi che andranno avanti fino alla primavera, 1 milione 300mila euro di investimenti, considerando solo le opere oltre i 10mila euro. Molte asfaltature sono già state realizzate, penso al ripristino di zone ammalorate come via Bernini, via Mombrione, che erano bloccate sempre dalla questione Coronavirus. Siamo arrivati ad un punto, quando le aziende di asfaltatura hanno riaperto, ed erano pronte a lavorare, in cui non c’era l’asfalto, perché non era stato più prodotto.»

Una situazione paradossale. «Abbiamo dovuto aspettare ancora un mese o due prima di avere i materiali a disposizione e vedere i primi lavori. Alcuni comunque, come ho detto, sono stati già realizzati, mentre altri sono comunque in previsione. In particolare c’è un accordo che riguarda i lavori che Pavia Acque ha effettuto con l’acquedotto, ossia il rifacimento di tutta la rete di base che sta passando per la via Emilia. Con il “taglio” che è stato effettuato nella sede stradale ci sono sicuramente stati un po’ di disagi, ma si fatto si tratta di un intervento importante. Questo comporta il rifacimento di tutta l’asfaltatura della via Emilia dove è stato tagliato l’asfalto, noi come comune ci occuperemo dell’altra carreggiata in modo che poi quel tratto di strada sia completamente rinnovato.»

Non poteva mancare anche un intervento tecnologico: l’implementazione di punti wi-fi di libero accesso. «Avevamo già fatto un primo intervento qualche anno fa, con il posizionamento di punti di wi-fi pubblico. Poi c’è stata l’occasione di partecipare al bando europeo Wifi4eu, ed ottenere anche questo finanziamento. Il tema degli investimenti tecnologici però va affrontato in una prospettiva più ampia, che va oltre le capacità del comune. Penso alla disponibilità di banda: un investimento di cui si parla molto in questi mesi, e che deve arrivare dal governo centrale. Ci sono punti a Casteggio dove non prende ancora il cellulare, non possiamo pensare che la settima potenza mondiale sia ridotta dal punto di vista tecnologico nel 2020 in queste condizioni. Abbiamo visto cosa è successo con il bonus biciclette e monopattini: si spendono 250 milioni per questo finanziamento, pensando di erogarlo con un click day su dei server inadeguati, che infatti non hanno tenuto e sono collassati. Non ce lo possiamo permettere come nazione: un investimento tecnologico va fatto. Dopo tutto quello che è successo, poi, anche il discorso del lavorare in rete assumerà un’importanza decisamente più elevata.»

Fra le attività fermate dalla pandemia ci sono anche quelle culturali: il museo attualmente è chiuso. Ciò nonostante, si sta preparando a riaprire, quando si potrà, più bello e fruibile che mai. «Il mondo della cultura è uno di quelli che è andato più in sofferenza. Un mondo che in Italia, ahinoi, non gode sotto il profilo economico di un grande sostegno, nonostante dovrebbe essere il nostro core business. Questa difficoltà è ancora più evidente nei piccoli musei di paese. Noi però abbiamo sempre investito nella cultura e quindi nel museo, negli eventi, nelle attività. Il nostro è un museo molto attivo, e ha continuato a esserlo anche in questi mesi.»

Come? «Nel momento in cui ci siamo trovati in difficoltà ed è arrivata la chiusura, abbiamo trovato altre strade. Sono state create le pagine Instagram e Facebook del museo, cosa che avevamo già in programma di fare ma abbiamo anticipato vista la situazione di emergenza. Questi canali sono diventati una porta per raccontare la cultura. Abbiamo invitato una serie di ospiti, con i quali abbiamo realizzato alcuni video-interventi: professori universitari, archeologi, direttori di altri musei. Stiamo cercando di continuare in questa direzione. Ci sono tante cose che anche da casa si possono vedere e scoprire.  Le pagine social, in attesa della riapertura di quello vero, diventano una sorta di museo virtuale. Queste attività, poi, vengono ad essere collegate alla la cultura del territorio in generale. Stiamo facendo alcuni focus su tanti argomenti, dagli edifici storici di Casteggio, ai personaggi storici. È chiaro che questa situazione si è venuta a creare in relazione alla pandemia, ma non possiamo immaginare il futuro dei musei o comunque delle attività culturali di un comune si fermino a questo. Anche se d’altra parte sono convinto che un percorso parallelo come questo i musei lo debbano continuare a tenere attivo, perché oggi rimanere connessi alla cultura è fondamentale. Sicuramente quindi continueremo su questa strada, ma la speranza è quella  di poter riaccogliere i visitatori in carne ed ossa il prima possibile. Proprio in quest’ottica stiamo lavorando: abbiamo già messo in conto che anche quest’anno sarà un anno di transizione, con forti limitazioni, quindi in questo momento conviene puntare su investimento strutturale: rendiamo più bello il museo.»

In particolare, è giunta una donazione importante: i cimeli dell’illustre concittadino esploratore, Giuseppe Maria Giulietti. «Neanche a farlo apposta abbiamo ricevuto l’importante donazione dei cimeli di Giuseppe Maria Giulietti da parte del dottor Giuliano Giulietti, che è un casteggiano, innamorato di Casteggio. Con questa acquisizione di fatto si rende immortale il nome di Giuseppe Maria Giulietti, perché una volta che i cimeli vengono musealizzati diventano eterne. Stiamo lavorando per creare una sezione dedicata a Giulietti: abbiamo delle idee, stiamo già lavorando su diversi bandi per raccogliere finanziamenti e sicuramente punteremo a dargli la visibilità che merita.»

In che cosa consiste l’intervento programmato su viale Giulietti? «Il viale della stazione passerà dall’avere un “controviale” (che oggi è un parcheggio), ad avere un’ara pedonale su entrambi i lati della strada dove poter passeggiare, incontrarsi. Sicuramente la zona è già un po’ rovinata, per cui sarebbe comunque stato necessario investire in un intervento di manutenzione. Il nostro ragionamento è stato più ampio: abbiamo la piazza Cavour che comunque resta adibita a parcheggio, abbiamo realizzato un intervento in piazza Guarnaschelli dove oggi c’è un parcheggio gigantesco con posti sia a pagamento che liberi, e di fatto è a duecento metri dal viale. In virtù di tutto questo, abbiamo ritenuto che i posti auto in viale Giulietti potessero essere sacrificati per aprire una nuova possibilità. C’è la necessità di riappropriarsi un po’ degli spazi urbani, e quindi abbiamo pensato di dare nuova vita a questo viale – che è uno dei viali più belli dell’Oltrepò, secondo me. In modo tale che diventi un posto dove incontrarsi, e non più soltanto un posto dove parcheggiare le macchine.»

di Pier Luigi Feltri