CASTEGGIO – TERRENI INQUINATI: «NESSUN PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA»

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«Potrebbe non essere stata la ditta Ab Mauri ad aver provocato l’inquinamento del terreno vicino alla ex statale». Il sindaco di Casteggio Lorenzo Vigo interviene sulla delicata vicenda apertasi dopo l’allarme per un possibile danno ambientale lanciato dal capogruppo leghista Stefano Poggi dopo il ritrovamento di pozze con liquami inquinati in un terreno agricolo di proprietà della ditta Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti). Da una parte il primo cittadino rassicura la popolazione invitandola sia a non temere per un disastro ambientale, sia a non colpevolizzare apriori l’azienda di via Milano. Negli stessi giorni è arrivata anche la notizia della chiusura del Centro accoglienza migranti di via Marconi, il secondo a cessare l’attività in paese. Anche in questo caso Vigo interviene per spiegare come non si tratti di altro se non della «naturale prosecuzione dell’iter legislativo seguita all’apertura dello Sprar di via Manzoni».

Sindaco, andiamo per ordine. Iniziamo dai valori riscontrati dalle analisi dei liquami ritrovati nei terreni a lato della ex  statale 35 per i quali il consigliere Poggi ha espresso preoccupazione. Qual è la posizione del Comune in merito?

«Prima di tutto ci tengo a rassicurare i nostri concittadini sul fatto che non ci sono rischi per la salute pubblica e che gli elementi nocivi si trovavano su terreni non coltivati. Dico “trovavano” perché al momento, grazie all’intervento di Ab Mauri che si è resa subito disponibile, le sostanze inquinanti sono state rimosse».

Non c’è pericolo che abbiano raggiunto le falde acquifere?

«No, perché il terreno è argilloso e impedisce la penetrazione dei liquami in profondità. è proprio questo il motivo per cui si trovavano in superficie. Per la natura geologica del terreno l’assorbimento è ridotto e, in concomitanza con piogge abbondanti, i liquidi restano in superficie».

Rimane il fatto che le sostanze sversate sono inquinanti e alcuni giorni fa Arpa e Carabinieri Forestali si sono recati presso Ab Mauri per ulteriori controlli. Avete parlato con la ditta?

«Certo. Ci tengo però a precisare che al momento non è stato accertato che la responsabilità di questo inquinamento sia da imputare all’azienda, che non ha tubazioni sotterranee in quel punto. Per quanto se ne sa al momento, questo sversamento di soda caustica potrebbe anche arrivare dalla rete fognaria già esistente. Ci sono comunque indagini in corso e non possiamo certo sostituirci agli organi competenti. Riteniamo però sbagliato creare allarmismi inutili e additare qualcuno senza certezze. Non ho problemi a ribadire che non ci sono pericoli per la salute pubblica».

Ab Mauri aveva però annunciato un importante investimento per mettere fine alla problematica ambientale legata anche ai miasmi, che tante proteste hanno sollevato da parte della cittadinanza. A che punto sono questi lavori?

«Li stanno eseguendo ed entro fine anno sarà portato a termine il potenziamento del depuratore: sarà realizzata una tubazione che vi condurrà direttamente gli scarichi dell’azienda in modo diretto, così da non mischiare più quelli civili a quelli industriali».

Una delle polemiche era nata per la concessione alla ditta del diritto di scaricare in deroga ai limiti di legge per un certo periodo. Com’è la situazione attuale?

«Ab Mauri non scarica più in deroga, né in acqua né in aria, e i parametri imposti dalla Provincia sono rispettati».

Passiamo alla chiusura del Cas, Centro assistenza straordinaria per migranti, di via Marconi. è il secondo che chiude in paese dopo quello di via Emilia. Come mai?

«La chiusura dei Cas è prevista per legge nei comuni che aperto uno Sprar, ovvero un “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. A Casteggio si tratta di una struttura aperta già da tre anni e sita in via Manzoni, negli uffici della ex ditta CL rimessi a nuovo».

Che differenza c’è tra un Cas e uno Sprar?

«Lo Sprar è aperto per iniziativa del Comune e ad esso fa capo. Viene finanziato dal Ministero che ci fornisce i fondi, che noi a nostra volta giriamo alle cooperative che poi di fatto li gestiscono».

Come mai però aprire uno Sprar se c’erano già due Cas a Casteggio?

«Perché mentre i Cas sono strutture in qualche modo calate dall’alto e nascono tramite dei privati che mettono locali a disposizione della Prefettura, senza che il Comune possa metterci becco, uno Sprar consente all’amministrazione di mantenere un occhio vigile e avere parte attiva nella loro gestione, eventualmente allontanando anche chi dovesse diventare elemento di disturbo. Tempo fa ci era stata comunicata l’intenzione di aprire addirittura un terzo Cas sul nostro territorio, che avrebbe ospitato circa 80 nuovi rifugiati. Per questo abbiamo agito di conseguenza: per legge, infatti, non si possono aprire nuovi Cas nei comuni che hanno uno Sprar e anzi, quelli già esistenti vengono progressivamente chiusi».

Quante persone ospita il vostro Sprar?

«Quindici, ed è il numero massimo».

I migranti nei Cas però erano molti di più…

«Per poter entrare a far parte dello Sprar occorre avere un preciso status, che è quello di rifugiato o richiedente asilo».

Che ne è stato delle altre persone?

«I migranti che non hanno i requisiti per entrare allo Sprar vengono redistribuiti presso altri Cas. Qui a Casteggio erano una quarantina in tutto».

Che tipo di attività si svolgono nello Sprar?

«Attività per favorire l’integrazione e l’inserimento nel nostro sistema. Gli utenti studiano, seguono corsi di lingua, sono forniti di un permesso di soggiorno a tempo determinato e possono lavorare».

C’è chi ha già trovato impiego?

«Sei degli attuali ospiti hanno già regolari contratti a tempo determinato, tre fanno tirocini retribuiti. C’è poi chi frequenta corsi, chi da panificatore e chi da mulettista. Abbiamo creduto che investire su un centro di questo tipo fosse meglio che lasciare delle persone “parcheggiate” senza scopo nei Centri accoglienza, dove per forza di cose cresceva anche il malcontento dei rifugiati stessi».

 di Christian Draghi