CLASSIFICA DELLE AUTO PIÙ BRUTTE DELLA STORIA

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Ecco le nostra classifica delle auto più brutte della storia:

10. Renault Wind

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10. Renault Wind

Cosa avessero in mente in Renault quando hanno disegnato la Wind è un mistero. Il concetto di sportiva due posti si
perde del tutto su dimensioni da utilitaria, che rendono goffe le linee. I fari sono enormi e la fiancata pesante e per nulla equilibrata. Un brutto sogno che non ha avuto successo.

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9. Hyundai Atos Prime

9. Hyundai Atos Prime

Quanta strada abbiano fatto i coreani negli ultimi 10 anni lo spiega al meglio la Hyundai Atos Prime. E’ bastato riposizionare
i fari rispetto alla Hyundai Atos – a dire il vero nemmeno così malvagia – ed ecco servito l’orrore: anteriore sbilanciato,
la coda pure; peccato, perché lo spazio a bordo è interessante e il successo sul mercato è stato buono, nonostante il design.

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8. Fiat Multipla

8. Fiat Multipla

Brutta ma originale. I sei posti su due file, le dimensioni compatte, le idee di fondo alla base del progetto Multipla non sono male,
purtroppo l’interpretazione dell’anteriore ha regalato un unicum sul mercato. C’è chi la ama proprio per la sua stravaganza, la maggior
parte resta invece sbigottita da quello sguardo.

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7. Dacia Logan

7. Dacia Logan

E’ stato il primo modello del marchio romeno a essere lanciato sul mercato. Una Dacia Logan la compravi per il prezzo, stop.
Avvicinarla alla Duna quanto ad avvenenza stilistica non è azzardato
, forse per quelle linee tanto anni Ottanta,
tre volumi netti e squadrati, che non fanno nemmeno lo sforzo di farsi guardare. Fortuna che anche Dacia abbia fatto passi enormi sullo stile.

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6. Subaru Tribeca

6. Subaru Tribeca

Ha un nome da festival del cinema, ma più di ogni altro, sulla Subaru Tribeca, è il disegno del frontale a risultare affatto digeribile.
Tralasciando le pericolose vicinanze con alcuni tratti di casa Alfa Romeo, interpretati liberamente, la bocca trapezoidale al centro non
si può guardare
. Avesse proposto un muso più sobrio e con una propria identit? , l’avremmo relegata in posizioni migliori della nostra top ten.

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5. Nissan Cube

5. Nissan Cube

Chi dovesse avvistarne una in Italia, farebbe bene a esaminare il proprietario.Pensata per il mercato interno, tutto logica e razionalit?
, Nissan Cubenon solo non si sforza di proporre un design filante e piacevole, ma se ne frega altamente anche dell’aerodinamica.
La cellula abitacolo è spaziosa come un monolocale, va dato atto, ma il disegno delle vetrature e un montante su due al posteriore
con l’effetto nascosto, ti lasciano sbigottito.

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4. Kia Pride Wagon

http://www.autogaleria.hu

Idee confuse anche in Kia, tanti anni fa. Era il 1999 quando si affacciava anche in Italia – importata da Koelliker – la Kia Pride wagon.
Cofano corto, passo da citycar, sbalzi generosi
e stile da primi anni Novanta. Non che gli interni fossero migliori, ma è quanto di
più lontano da un disegno equilibrato e piacevole ci potesse essere.

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3. Ssangyong Rodius

3. Ssangyong Rodius

Oceanica. Così si presentava la MPV di Ssangyong, la Rodius. Peccato che i designer abbiano interpretato il termine letteralmente e
oltre alle dimensioni, di oceanico – inteso come capace di attraversare l’oceano – c’è anche lo stile, più vicino infatti a una barca che
a un’auto. Il posteriore è inquietante e il tetto “sospeso” la fa somigliare a un caravan più che una multipurpose vehicle.

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2. Fiat Duna Weekend

2. Fiat Duna station

Tuffiamoci nel passato con la Fiat Duna Weekend (l’avranno chiamata week end per usarla solo nel finesettimana ed evitare lo sconcerto nei giorni feriali?).
Frontale a met? strada tra Panda e Uno, fiancata con tre vetrature quadrate nemmeno fossero prese dal Pirellone,
coda con fari piccoli piccoli. Il suo forte non era propriamente l’appeal estetico, forse sapeva offrire spazio a bordo. La domanda è: chi aveva tanto coraggio da salirci?

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? 1. Fiat Duna

1. Fiat Duna

Se avessero dato matita e squadrette a un bambino delle scuole medie, probabilmente l’avrebbe disegnata allo stesso modo. Fiat Duna è l’emblema dell’auto brutta, in tal senso ha estimatori sparsi in tutto il mondo. D’accordo che il design anni Ottanta era guidato da certi canoni stilistici, ma con la Duna si andò veramente oltre. L’elogio del rettangolo.

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