Mercoledì, 21 Agosto 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - IL SENSO CIVICO, UN “PERFETTO SCONOSCIUTO”

Il senso civico è avere cura. Cura delle cose che ci circondano, delle persone che condividono con noi una comunità. Non sta scritto da nessuna parte che a raccogliere una cartaccia per strada debba essere solo ed esclusivamente il Comune, così come non va dato per scontato che si debba lasciare un porcile sul tavolo di un bar solo perché poi passa il cameriere a ripulire. Il servizio è una cosa che esula dal senso civico e dall’educazione.

Avere rispetto di un luogo che non sia solo casa nostra è doveroso. Uno sforzo possiamo farlo anche noi. Oggi ci giriamo tutti dall’altra parte, come non mai. Ci sono persone che puliscono l’uscio di casa, il fossato fuori dall’ingresso, il pezzo di marciapiede o di strada davanti al proprio negozio o alla propria abitazione. Sono rare, ma ci sono: sono quelle che godono ancora dell’educazione dei vecchi italiani, che da sempre hanno tenuto in ordine la loro piccola porzione di città.

Il vecchietto vogherese che curava le aiuole gratuitamente in via XX Settembre è diventato famoso per questo e i ragazzini si fermavano spesso da lui ad ascoltarlo. Perché non possiamo farlo anche noi? Perché entriamo in casa indifferenti a cartacce, lattine, fogliame autunnale e muri luridi davanti all’ingresso?

Ci sono portici rigenerati dal Comune a Voghera, che hanno ritrovato il loro splendore, ma ci sono anche portici davvero in pessimo stato: di recente impressionante è stata la vista di quelli di via Cavour: sotto a quei portici vi sono attività commerciali ed addirittura un supermercato. Sicuramente il maleducato di turno che fa fare pipì al proprio cane sul marmo di una soglia, quello che spegne la sigaretta nei vasi, quello che bivacca e lascia la bottiglia di birra sul pavimento sono presenti, ma una domanda sorge spontanea: cosa costa dare una spazzata e una pulita anche al suolo comunale da parte di chi ha un’attività? Cosa costa togliere decine di sigarette dai propri vasi piantumati? Niente.

Si tratta solo di educazione e senso civico, oltre che di senso della pulizia. Sporco comunale sicuramente, ma anche per indifferenza di cittadini sporchi. Non tutti, ovviamente.

Pochi giorni fa presso un centro commerciale si vedevamo adulti che lasciavano saltare i propri figli su poltrone comuni, adibite alle soste o all’uso della wi-fi. Sicuramente non è facile tenere a bada un bambino nella noia mortale di una giornata di shopping in un centro commerciale, ma ci si chiede: a casa propria i bambini saltano sui divani e sulle sedie come scimmie in branco? Dove sono finite le regole basilari di un comportamento corretto? Se cade una gruccia con una maglia in un negozio, cosa costa raccoglierlo e rimetterlo al suo posto? La maleducazione e l’indifferenza, la sordità e il menefreghismo aumentano a vista d’occhio.

Il compito dei genitori è quello di crescere, educare e tutelare i figli. Questo importante ruolo non riguarda solo l’ambito familiare, ma anche quello sociale, nel rispetto delle persone e delle regole di una comunità. La grande famiglia di tutti noi dovrebbe essere rappresentata dallo Stato e dalle relative Istituzioni, in assoluto l’esempio della tutela e della sicurezza nel rispetto delle leggi e delle regole. Il condizionale non è casuale.

Gli Italiani non hanno una grande famiglia in cui sentirsi sicuri, esempi di rettitudine ed educazione a cui fare riferimento. Viene più comodo dire che “non lo abbiamo nel DNA” piuttosto che ammettere che siamo un Popolo con una Famiglia che ci ha insegnato a rubare, a sporcare, a non seguire regole, a vivere di espedienti. Lo scrive un’italiana, che cerca di avere senso civico e rettitudine, ma che a volte si demotiva e che si chiede “perché lo dovrei fare io quando poi sono proprio loro che non lo fanno”.

Credo che questo pensiero sia sorto a tutti nonostante le nostre famiglie ci abbiano insegnato a rispettare il prossimo, ad essere educati, ad amare il nostro Paese nella sua immensa bellezza. Mentre crollano ponti, terremotati aspettano una casa da anni, mentre la Campania diventa una discarica a cielo aperto e la costa pugliese piange morti di tumore, mentre Roma affonda nel degrado e nella sporcizia, i nostri politici si azzuffano in modo infantile e gretto e perdono ore sui social a scrivere per mesi di una nave non gradita e di un reddito che tutto ha, tranne che di aiuto dignitoso ad un Popolo in difficoltà. La vergogna sale, insieme alla rabbia: noi italiani, un tempo invidiati in tutto il mondo, destinati ora a diventare finti patriottici di una madre di cui in verità ci si vergogna e anche molto. Si preferisce puntare il dito sullo straniero piuttosto che prendersela con chi ci governa: si mettono nel cassetto le vergogne e si estraggono nemici nuovi, quando il vero mostro è in famiglia. Certamente non è questo giornale locale a dover essere sede di pensieri così vasti e generali, ma nel piccolo l’immagine riflessa è la stessa. Ponti sul Po che vacillano da decenni, degrado, sporcizia, tangenziali con voragini, occupazione del suolo senza ritegno, case abusive, famiglie che godono di assegni familiari e case popolari che passano giornate alle slot, maleducazione, violenza verbale sui social e omertà assoluta nella vita reale, lavoro in nero, pronto soccorso fatiscenti ed indegni e avanti fino a paginate di robaccia.

Sia chiaro: ci sono anche buone iniziative, ma, come ben si sa, non si vive di pensieri e filosofie, ma di lavoro. Abbiamo il diritto di poter andare a lavorare senza sfasciare la macchina o senza partire un’ora prima, così come abbiamo il diritto di vivere nella pulizia e nel decoro, di essere curati in strutture dignitose.

A proposito di pulizia e decoro, quale miglior esempio per esprimere il concetto di questo articolo rispetto a quello che ci sta insegnando la nostra Grande Famiglia. Parliamo di senso civico vogherese. I cittadini pagano la tassa sull’immondizia, detta TARI, in base ai metri quadrati e al numero di persone residenti. Nell’ immaginario collettivo non dovrebbe esistere una tassa sull’immondizia in quanto sarebbe come creare una tassa sulla vita: “chi inquina paga” sarebbe un principio correttissimo se rivolto solo a coloro che non rispettano le regole, ma non ai cittadini diligenti che per forza di cose creano immondizia vivendo. Dovrebbe essere compito dello Stato smaltire i rifiuti con la stessa diligenza con cui dovrebbe farlo il cittadino.  Paghiamo e le Istituzioni ci danno un servizio: il servizio c’è, peccato che abbia dei limiti enormi, così come le imboccature dei cassonetti “intelligenti”. Con rinato senso civico ed altrettanta predisposizione al cambiamento, da “tutto in uno” ci si abitua a dividere la spazzatura in modo ordinato e consono. Va bene.

Ci mancherebbe. Rispettiamo il nostro paese ed impariamo a diventare più ambientalisti (poi tu Stato stai a guardare discariche abusive, ma non importa: io sono un figlio che cerca di andare oltre la tua maleducazione). Ci si organizza i bidoncini con i relativi sacchetti che, essendo davvero di limitata capienza per una famiglia con figli, ci si preoccupa di buttare ogni giorno. Lavoriamo, rispettiamo e cerchiamo di aiutare l’ambiente. Nonostante questo paghiamo una tassa salata. E poi che succede? Tu permetti che la nostra città, la nostra Regione e il nostro Paese siano un concentrato vergognoso di sporcizia e degrado? C’è qualcosa che non torna. Eh sì caro Stato: ci hai insegnato tu a fare i furbetti facendoci del dolo da soli senza accorgercene, a buttare la spazzatura nel cassone fuori città o peggio ancora sul ciglio della strada, a girarci dall’altra parte e a guardare solo il nostro orticello.

Il tuo Popolo neanche si rende conto di quanta inciviltà abbia. Lo sanno i civili, ma ormai si contano sulle punte delle dita. Non rimanerci male. Ci hai ridotto tu così, facendoci credere a promesse non mantenute e guardando solo il bene delle tasche dei tuoi portavoce. Siamo bambini indisciplinati, maleducati, che vogliono attirare la tua attenzione, perché ci hai sempre ignorato. Ci hai fatto promesse non mantenute, ci hai dato cattivo esempio, hai deturpato coste e città, hai abusato di noi, della nostra onestà. Non ci hai mai castigato quando era necessario: parlavi e parlavi e poi le tue parole morivano in processi decennali che portavano al nulla. Continui a chiacchierare e a brontolare, ma non fai nulla. Noi facciamo come te. Non è solo colpa nostra. 

“L’orgoglio di essere la TUA azienda”, motto di una famosa azienda municipalizzata, lascia un po’ a desiderare. Noi non siamo orgogliosi di pagare sempre di più rispettando delle regole. “Più inquini e più paghi” dice un altro motto: DOVREBBE essere così in effetti, peccato che invece a pagare di più saranno quelli che rispetteranno le regole e nulla dovranno coloro che, incivili ed indegni di godere del nostro Paese, butteranno il sacco della spazzatura nei campi dei contadini o, sotto gli occhi di tutti, nelle vie del centro storico della città. Diminuite le tasse a chi ha senso civico e multate salatamente chi non lo ha, a partire da voi stesse Istituzioni, voi che avete più intelligenza di un cassonetto. 

di Rachele Sogno

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