Sabato, 21 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - TURISMO E ENOTURISMO IN OLTREPÒ? NON C’È NEANCHE IL BARLUME DI UNA STRATEGIA

Nell’era dell’enoturismo dotato di relativa legge nazionale che inizia a dare i suoi effetti positivi in tutta Italia, ogni territorio vitivinicolo è concentrato sul marketing locale. Solo in Oltrepò Pavese accadono cose sempre più strane, nel proliferare senza controllo di associazioni di una sola persona, pagine Facebook per il rilancio territoriale portate avanti a tempo perso, blog personali e siti Internet per hobby che promettono il miracolo a una manica di allocchi che ci credono e disperdono così le loro energie: tempo e denaro. A ciò ciò si aggiungono i programmi ubriachi di alcune Pro Loco (non tutte per

fortuna) che anziché parlare di vini locali, Salame di Varzi DOP e tipicità vere creano sagre con quanto di più esotico si possa pensare.

In Oltrepò, insomma, l’effetto Babele contagia proprio tutti. Sul territorio, dopo la morte di Salice Terme rimasta senza soluzione e avvolta dal menefreghismo assoluto di politici, consiglieri, assessori e tutta la compagnia cantante, non c’è più neanche il barlume di una strategia comune ed efficace per generare turismo in una terra baciata dalle sue bellezze e dalla posizione geografica ma non così fortunata sotto il profilo delle intelligenze e delle alleanze. Soltanto pochi mesi fa il Touring Club ha dedicato una guida turistica all’Oltrepò Pavese, Appennino di Lombardia. Iniziativa bellissima, ma dopo la presentazione in cerchio nei soliti salotti, cosa rimane? Forse aveva dato più stimolo l’iniziativa “Guidando Con Gusto” della Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, associazione nel frattempo scomparsa e messa in ghiaccio dai soliti noti, in attesa del rinnovo cariche.

L’Oltrepò Pavese ha in sintesi due guide, quella del Touring molto più classica e quella della Strada del Vino molto più centrata sulle imprese locali e sulle persone che danno loro identità, tuttavia nessun turista arriva perché ognuno pensa alla sua estemporanea sagra, alla sua enoteca, al suo auditorium, al suo castello e alla sua piazzetta. Nei giorni scorsi ho parlato con un tour operator di Milano che mi ha spiegato che per i professionisti del settore l’Oltrepò non esiste sulla cartina. Perché? Pronta la risposta: «In tanti anni non si è trovata la sintesi nemmeno per arrivare a una locandina comune degli eventi stagionali da promuovere a sistema. A noi dall’Oltrepò non arriva un’email se non quella, periodica, di un longevo portale privato. è una terra che ha tutto e che non è niente». Tradotto per i non addetti ai lavori significa che la miscellanea di eventi, spesso sovrapposti e contradditori, disorientano e non creano attenzione costante su ciò che invece potrebbe rendere unico l’Oltrepò. Non solo. Ultimamente nel pavese si dice che la promozione turistica vada fatta da una regia unica per tutto il contesto provinciale, sebbene siano miseramente fallite da Expo 2015 in poi (il territorio ha sepolto un sacco di soldi sottoterra) tutte le iniziative in questo senso messe in campo da Camera di Commercio e Provincia di Pavia che dovevano cambiare il mondo ma che invece non hanno dato agli imprenditori nessun risultato misurabile in termini di massicce presenze che sarebbero state auspicabili dopo tutto il denaro che è stato investito. La Rassegna dei Vini di Casteggio è morta, il nuovo Autunno Pavese è diventato solo il falò delle vanità, con la sortita per qualche anno nel Castello Visconteo di Pavia sciupata da una tensostruttura che non ha mai consentito di immergersi nel contesto storico ed ammirare la magnificenza del maniero e poi il ritorno mesto mesto nel tristissimo Palazzo Esposizioni, con i soliti espositori convocati e le truppe cammellate d’invitati per la foto di gruppo. A completare il desolante quadro che spiega l’impossibilità di fare turismo a un certo livello in Oltrepò ci sono le strade colabrodo, la segnaletica stradale turistica pressoché inesistente, le rotatorie all’abbandono e davvero anti estetiche nelle vicinanze dei caselli autostradali insieme al verde pubblico di cui si cura solo Madre Natura.

Manca anche l’attenzione ai bambini, come dimostrano i parchi giochi rimasti nel migliore dei casi nello stato di vent’anni fa, quando invece zone sulla carta molto meno fortunate dell’Oltrepò hanno puntato molto sul turismo “formato famiglia”, dedicando ai più piccoli investimenti e strategie a breve, medio e lungo termine. A fronte di questo si continua a produrre guide di carta, a replicare ciò che è stato già fatto, a vivere e lasciar vivere senza mai redarguire nessuno degli ubriachi che gestiscono una terra splendida con metodi medievali. In Oltrepò Pavese l’epoca è ancora quella dei convegni, dei seminari, dei corsi di formazione con le platee vuote, del talk show con il politico amico di turno o con il guru milanese che invita all’evento e porta a casa il contratto, salvo poi non rispondere del risultato sottozero in termini di economia restituita agli operatori. Bastano le foto su Facebook per fare bilancio.

Non è colpa di nessuno, si va avanti volendosi bene ognuno con un testimonial diverso. Di casa sua, però, non di una territorialità che boccheggia. Leggendo le dotte lezioni di opinionisti e giornalisti contrattualizzati e pagati per dire che tutto è cambiato straordinariamente in meglio ad opera di chi fa il bonifico, all’Oltrepò Pavese non rimane che accontentarsi di un fritto misto e di una birra ghiacciata. Tanto di Pinot nero e Metodo Classico di alta gamma il territorio ne produce poco, per di più non rivendicando la denominazione in etichetta nella maggior parte dei casi per paura di confondersi con i colleghi del “tutto a 1 euro”. I vini buoni e di valore? Ma che enoturismo si vuole fare se persino le Pro Loco non li trovano in carta...

 di Cyrano de Bergerac

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