Venerdì, 15 Novembre 2019

ANTITERRORISMO ITALIA : "UCCIDONO NOSTRI FIGLI, NOI I LORO", 10 ARRESTI: C'È ANCHE IMAM

"Che botta però a Parigi eh, mi tengo la mia opinione per me, e me lo tengo nel cuore. Non è la questione credere o non credere, se ti è piaciuta o non ti è piaciuta. Con loro che uccidono i nostri figli noi uccidiamo i loro figli, con loro che uccidono le nostre donne noi uccidiamo le loro donne…". Così parlavano in una conversazione intercettata dagli investigatori alcuni degli indagati per terrorismo e arrestati oggi dai carabinieri del R.O.S. e dai finanzieri del G.I.C.O. dell'Aquila nell'ambito dell'operazione antiterrorismo 'Zir'.

Autoriciclaggio e reati tributari con finalità di terrorismo: con queste accuse sono state eseguite una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 indagati (8 di origine tunisina e 2 italiani). L'operazione è scattata nell'ambito di un'indagine coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo dell'Aquila.

Gli indagati, secondo l'accusa, tramite alcune società distraevano ingenti somme di denaro, in parte frutto di evasione fiscale, da destinare anche al finanziamento di attività riconducibili all'organizzazione radicale islamica ''Al-Nusra'', nonché in favore di Imam dimoranti in Italia, tra cui l'imam della moschea Dar Assalam di Martinsicuro, nel Teramano, già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Gli indagati si servivano di società attive nel settore dell'edilizia e nel commercio di tappeti per distrarre ingenti somme di denaro da destinare al finanziamento del terrorismo. Le società, formalmente intestate a 'prestanome', erano tutte in realtà gestite dal capo del gruppo smantellato oggi. Come emerso dalle indagini, destinavano le illecite disponibilità finanziarie a varie finalità come l'acquisto di immobili in Italia, creazione fondi neri e reinvestimento in attività d'impresa. Non solo. Ad avvalorare l'ipotesi del finanziamento al terrorismo sono state le considerevoli quantità di denaro, proveniente dalle offerte raccolte all'interno delle moschee, e presumibilmente destinate a finanziare l'organizzazione radicale islamica 'Al-Nusra'.

Il denaro passava in Europa (Inghilterra, Germania e Belgio) per arrivare successivamente in Turchia e Siria. Nel corso delle indagini sono stati documentati continui trasferimenti di denaro da parte degli indagati nei confronti di Imam dimoranti in Italia, uno dei quali già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Il gruppo poteva inoltre contare sulla collaborazione di una commercialista torinese che modificava la contabilità per ''mascherare'' gli illeciti tributari, tra i quali l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (molte delle quali ''autoprodotte'') per oltre 2 milioni di euro.

Nell'ambito dell'operazione, carabinieri e finanzieri stanno eseguendo un sequestro patrimoniale nei confronti degli indagati, per un valore di oltre un milione di euro, tra cui anche due appartamenti situati sulla costa abruzzese, acquistati riciclando il denaro provento dei reati oggetto d'indagine.

''In Siria ci sono vari gruppi e non bisogna unirsi al gruppo sbagliato. I migliori sono al Nusra e Fateh al Islam che sono appoggiati da stati come Qatar e Arabia Saudita. Ci sono altri gruppi che non si sanno comportare, al Nusra invece è l'esercito dell'Islam, è un'organizzazione buona'', è quanto si sente in un'altra conversazione intercettata tra gli indagati.

Nell’ordinanza firmata oggi dal gip dell’Aquila emergono anche contatti con diversi imam radicali, in Italia e all’estero. “Un contributo significativo alla corretta lettura dei fatti circa il radicalismo religioso di Jameleddine Kharroubi e la conseguente attività anche imprenditoriale posta in essere dallo stesso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - viene fornito dai vari incontri ideologici monitorati nel corso delle indagini tra il medesimo e alcuni imam dimoranti sia in Italia che all'estero, di chiara ispirazione radicale, alcuni dei quali emersi in diversi contesti investigativi finalizzati al contrasto al terrorismo internazionale”. In particolare è stato documentato un incontro avvenuto l’8 aprile 2016 con l'Imam di Aversa, Yacine Gasri già finito nelle indagini denominate "Moskea","Half Moon" e "Full Moon". L’uomo, ritenuto “figura carismatica nell'ambiente islamico dell'agro aversano” nel dicembre 2017 è stato condannato in via definitiva alla pena di anni 4 e 9 mesi di reclusione per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Kharroubi è accusato in particolare di aver trasferito attraverso le sue società, “ingenti somme di denaro volte a sostenere l'attività di Imam radicali in Italia e all'estero, avvalendosi di soggetti con il ruolo di corrieri ovvero attraverso il sistema ‘hawala’”.

Uno dei tunisini arrestati raccoglieva fondi da destinare al terrorismo internazionale attraverso le donazioni fra la comunità islamica e aveva contatti con "foreign fighters" da inviare in Siria. In un’intercettazione ambientale del 2 febbraio 2016 Atef Argoubi dice: “Ieri siamo rimasti un'ora e mezza con Abdelwahab a discutere questa cosa, per esempio, lui mi ha raccontato che è andato da lui, un ragazzo di 19 anni che vuole andare in Siria".

Grave anche la posizione dell’altro tunisino finito in carcere, Jameleddine B. Brahim Kharroubi, che in una conversazione intercettata dagli investigatori, parlando della guerra in Iraq e delle influenze occidentali e in particolare americane, afferma che “il Califfato islamico sarà nel 2023 e la capitale sarà in Arabia Saudita" e "chi lo sosterrà andrà avanti, chi sarà contro, sarà messo in ginocchio".

“Non meno indicativa e interessante – si legge ancora nell’ordinanza - è la dimostrazione della conoscenza della quantità di denaro necessaria per far entrare i combattenti nel teatro di guerra siriano, emerso nella conversazioni telefoniche intercettate tra Kharroubi e l'Imam Omrane Adouni: "Ora per far entrare qualcuno all'interno, da qui, ci vogliono 5mila dollari, non poco, mentre prima uno a 1.500, a 1.200 anche a 1.000 entrava, adesso a 5mila, che Dio li benedica, Inshallah, che Dio gli dia forza" e a tal proposito inequivocabilmente dimostrativa del livello di interesse verso le dinamiche e le esigenze del conflitto siriano, è l'affermazione della necessità di inviare altri "lavoratori", ovvero "combattenti" sul teatro di guerra”.

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