Mercoledì, 19 Febbraio 2020

VARZI – AUSER IN PRIMA LINEA: NASCE IL “TELEFONO AMICO” PER ANZIANI SOLI

Con 24mila chilometri già percorsi dai suoi volontari a sostegno degli anziani sparsi sul territorio dell’Alto Oltrepò, l’Auser di Varzi nato nel 2014 si conferma un’associazione in crescita e lancia un nuovo progetto in vista dell’inverno: un servizio di telefonia dedicato alle persone bisognose. Da Giugno c’è un nuovo presidente, Paolo Mazzocchi, un nuovo statuto e un nuovo consiglio direttivo. L’Associazione di volontariato, che si occupa principalmente di trasporto e assistenza agli anziani, è consapevole del ruolo importante che riveste in un territorio dove la maggior parte della popolazione è anziana. Il nuovo presidente Mazzocchi, ora in pensione, è stato medico di reparto all’ospedale di Varzi e conosce molto bene le problematiche legate all’anziano. Ha da poco trasferito la sua esperienza di operatore medico in una nuova missione, quella di allargare i servizi e la territorialità dell’Auser di Varzi.

Mazzocchi, può spiegarci questo nuovo progetto di telefonia?

«è un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo con il Gal capofila e coinvolge anche gli Auser quella di Montalto Pavese, Pietra de’ Giorgi e Santa Margherita Staffora. Prevede la strutturazione di un servizio di “telefonia di ascolto”, il cui numero sarà reso noto a breve per offrire compagnia attraverso il telefono a persone anziane e aiutarle in caso di necessità. Questo servizio è stato pensato soprattutto in vista dell’inverno, dove a volte piccoli paesi diventano quasi completamente spopolati ed isolati, le persone anziane si sentono sole e hanno bisogno di socializzare oppure di accedere ai servizi».

Solitudine e necessità di essere portati in giro, soprattutto per ragioni cliniche. Quante auto avete a disposizione e quanti autisti?

«Abbiamo 3 autovetture e 14 autisti, un buon numero direi, ma certe volte facciamo fatica a soddisfare le richieste, perché capita che non tutti i 14 autisti siano disponibili, ma nonostante le difficoltà, tutti si danno da fare per ritagliare del tempo da dedicare a questa “missione”».

Quanti viaggi fate al giorno?

«Negli anni precedenti facevamo uno o due viaggi al giorno adesso arriviamo a sei, talvolta più di sei e quindi non avendo auto sufficienti usiamo le nostre personali se necessario. Nel 2018 abbiamo percorso 18mila km quest’anno siamo già oltre i 24mila. Il trend è in crescita e abbiamo bisogno di aumentare il parco auto. Non dimentichiamo che questa associazione è determinante per il nostro territorio: andiamo a prendere le persone che hanno bisogno anche in montagna, senza di noi non saprebbero come fare, inoltre, non ci limitiamo solo a “scarrozzare” le persone, ma mostriamo loro empatia, le ascoltiamo in modo che non si sentano sole, abbiamo ricevuto lodi e ringraziamenti anche e soprattutto per questo. Non si porta soltanto in giro il malato gli si fa compagnia».

Servirebbero più volontari?

«Quello sempre e a tal proposito stiamo pensando di potenziare il trasporto coinvolgendo i comuni al di fuori di Varzi ad esempio Cecima, Romagnese, Brallo di Pregola e Menconico. Cogliamo l’occasione per sollecitare chiunque abbia un po’ di tempo libero e voglia nel rendersi disponibile ad accompagnare chi necessita di avvicinarsi all’ ospedale o ad altri servizi. Questo progetto vuole coinvolgere più persone possibili nei comuni citati affinché ci sia una collaborazione capillare su di un territorio che è sempre più anziano».

Chi sono i vostri assistiti?

«Tutte quelle persone che, causa problemi economici, di salute e di solitudine, non hanno l’autonomia o la possibilità di recarsi ad effettuare accertamenti o visite mediche in zona e non solo, infatti spesso e volentieri li accompagniamo anche fuori provincia o fuori regione».

Può fare un bilancio di questi mesi?

«Un bilancio ottimo che mi soddisfa e inorgoglisce pienamente. è un’organizzazione in pieno “boom” come si suole dire. Guardando le statistiche in mie mani, si può dire che rispetto allo scorso anno i chilometri percorsi sono molti di più, questo implica che siamo riusciti ad incrementare i servizi, che è il nostro scopo. Sono entrato qui praticamente digiuno riguardo alle attività di questa struttura e sto scoprendo, di volta in volta, un lavoro di squadra eccezionale: un gruppo composto da pensionati e persone che dedicano una parte del proprio tempo libero al volontariato senza percepire alcun compenso. è straordinario».

è prematuro, è in carica da soli 5 mesi, ma se avesse un sogno nel cassetto da realizzare, quale sarebbe?

«Collaborare il più possibile con le altre associazioni presenti sul territorio. Già da quest’anno ad esempio, ricominceremo a proporre delle serate a sfondo educativo, cosa che era già stata fatta in passato.  A fine mese il primo incontro sarà dedicato alle cattive abitudini: ludopatia e abuso del telefonino. Il prossimo anno, in collaborazione con la Croce Rossa,  affronteremo il tema dell’ alimentazione nell’anziano fragile e l’ insegnamento di qualche manovra di primo soccorso a livello pratico. In passato abbiamo partecipato al progetto “abitare in age” un progetto gestito dal Politecnico di Milano. Praticamente eravamo i selezionatori dei pazienti anziani per valutare la qualità della loro vita sia che vivessero da soli sia accompagnati. Un progetto a livello nazionale che vedeva due realtà a confronto, quella cittadina e quella rurale, sarebbe interessante poterlo riproporre».

In che modo raccogliete i fondi necessari per rendere possibile il vostro servizio?

«Il comune ci dà una grossa mano,  anche perché non facciamo pagare il trasporto, le persone ci fanno offerte e ben vengano…. Inoltre ci dilettiamo ad organizzare serate benefiche dove noi tutti diventiamo attori di teatro, oppure all’occorrenza ci “trasformiamo” in cuochi in alcune feste di paese sempre organizzate per raccogliere fondi. In queste occasioni devo dire che le persone che si prodigano a darci una mano sono veramente tante».

In che modo è possibile migliorare il servizio?

«Bisogna riuscire ad “allargare” il lavoro dell’ Auser, renderlo più capillare e coordinato potenziando gli intercollegamenti. Mi spiego: ci sono comuni che non hanno un Auser proprio e si servono di noi ma se riuscissimo a coinvolgere non dico tutti ma buona parte dei comuni dell’Alto Oltrepò,  ci sarebbe la possibilità di dividersi i compiti ed i territori: se una persona di Romagnese deve andare a Voghera potrebbe essere accompagnata sino a Varzi dai volontari di Romagnese e poi da Varzi essere presa in carico da noi».

 di Stefania Marchetti

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