Giovedì, 25 Aprile 2019
Articoli filtrati per data: Sabato, 23 Marzo 2019

A due mesi dalle elezioni a Stradella regna ancora il caos per quanto riguarda i candidati sindaci. Se da una parte, è tutto chiaro con Alleanza Torre Civica che schiererà nuovamente Piergiorgio Maggi, dall’altra parte le idee sembrano essere ancora abbastanza confuse. Non vi è al momento nessun nome certo per la carica di primo cittadino.

Abbiamo chiesto quindi a qualche commerciante della città cosa si aspetta da queste nuove elezioni, se ci sarà il cambiamento auspicato da qualcuno nei mesi scorsi, se si modificherà davvero qualcosa in città e cosa si aspettano comunque dalla nuova Giunta, qualsiasi essa sia. è emersa una grande voglia di novità e innovazione, di manifestazioni che portino più gente in città e qualche proposta interessante…

Vincenzo Nese, proprietario della pizzeria gourmet “Lo scugnizzo”

«Non so come andranno queste elezioni. Credo comunque che sia più semplice e giusto proporre nuove idee amministrative piuttosto che dire ad un commerciante come fare il suo lavoro. Il commercio come tutti sappiamo è il principale ingranaggio della grande macchina economica e se questa si blocca e inizia ad andare in crisi non è solo il singolo imprenditore a perderci ma l‘intera città. Personalmente credo che occorrano tante proposte per supportare e incentivare il commercio cittadino, elaborando e soprattutto attuando un programma condiviso con la sinergia di tutti, promuovendo eventi  che coinvolgano la popolazione alla fine di riportare i cittadini nelle vie del centro. Io metterò a disposizione tutto il mio entusiasmo e tutte le mie idee per la nostra amata Stradella».

Manuela Maggi e Marco Pezzoni, titolari dell’erboristeria “L’angolo”

«Da commercianti ci abbiamo messo il nostro impegno per riaprire una nuova attività. Servirebbero però tante nuove iniziative in città, se no il commercio muore. Secondo noi è stato anche fatto qualcosa, come l’illuminazione che è molto bella, e hanno cercato di fare... ma c’è bisogno di qualche novità. Anche le manifestazione classiche come il Caffè Concerto e il Vinuva andrebbero un po’ rinnovate, perché sono manifestazioni ormai sorpassate. Serve attirare gente da fuori, se no si limita tutto a Stradella e basta. Abbiamo la fortuna di avere una bella cittadina e non è da tutti… dovrebbero cercare davvero di buttarsi sul rinnovo».

Sabrina Maserati, titolare della profumeria “La Coccinella”

«Prima di tutto per un posto relativamente piccolo come Stradella, penso che contino più le persone che il credo politico. Io, come tantissime persone che sento, penso che il cambiamento tanto annunciato non ci sarà e che la vecchia amministrazione riuscirà a stare ancora al suo posto. Credo non ci sarà un ricambio con aria fresca e nuovi giovani, come invece servirebbe. A mio avviso, visto che dalla parte opposta a Torre Civica, non sembrano ancora esserci candidati, è un indizio che fa presagire che il cambiamento non ci sarà. Stradella la vedo sempre più piatta e triste, non so dove sia finita l’energia di un tempo e quella del commercio si sta esaurendo: non ce la si fa quasi più, anche se si vuole proporre qualcosa, ci si trova sempre davanti un muro insuperabile. Ci dovrebbe essere una sinergia tra commercio, autorità preposte, la proloco, l’Ascom… Ammiro molto Broni in questo senso perché il sindaco lascia abbastanza fare e i commercianti che sono rimasti si sono sempre rimboccati le maniche. Abbiamo un centro che è una meraviglia e non vorrei che diventassimo una città dormitorio: basta veramente poco per dare un tocco diverso alla città. Bisognerebbe curare di più la pulizia, i giardini pubblici e un po’ di innovazione. Sono convinta che, se dovessero arrivare un po’ di forze giovani al comando, ci potrebbe essere un po’ di voglia e di energia in più: servono piccoli passi e piccoli segnali e la persona giovane secondo me può riuscire in questo senso. Forse però il “giovane” non si metterà mai contro certe “potenze. Io trovo che questa amministrazione abbia fatto il suo tempo e ci sia bisogno di qualcuno di nuovo. E c’è bisogno anche di confronto tra amministrazione e commercianti, cosa che, invece, manca molto. C’è bisogno di essere ascoltati».

Federica Barbieri, titolare del negozio di abbigliamento “La Femme boutique”

«Stradella è un paese che potenzialmente potrebbe offrire tanto, sia per la sua conformazione naturale con le due vie parallele e le due piazze che favoriscono il parcheggio, sia per la presenza di bar e ristoranti che lavorano benissimo. Ci sono ragazzi giovani che hanno voglia, che hanno proposto e hanno investito con nuove realtà. Molti negozi, nonostante le recenti chiusure, resistono e alcuni nuovi apriranno. Ce n’è insomma per tutti i gusti. Ma servirebbe da parte dell’amministrazione un occhio di riguardo in più per il commercio. Nei paesi limitrofi come Broni e Castel San Giovanni questo succede: ci sono tante manifestazioni, a volte anche che non c’entrano con il tema del commercio, ma sono eventi che comunque portano gente e noi abbiamo bisogno di questo. Dobbiamo dare motivo, oltre alle nostre singole attività, per creare un interesse e quindi movimentare la città in questo senso. Personalmente non mi interessa chi sarà il nuovo sindaco, non ho pregiudizi né per i vecchi né per chi arriverà. Voglio soltanto che il nuovo “mandato” sia fatto con una mano sulla coscienza per il commercio, perché il commercio è l’anima di una città».

Andrea Battiglia, titolare della gelateria “Chiara”

«Io credo che Stradella sia ancora una miniera d’oro, ma è sfruttata poco. Bisognerebbe modernizzarla un po’ e incentivare le feste del paese. Poi a Stradella qualsiasi cosa fai “va da sola”, perché il potenziale è alto. Io ho l’attività qui da ben 18 anni e mi sono sempre trovato bene. Qui lavorano tutti, e se qualcuno va male è perché magari ha fatto errate valutazioni, in senso magari di affitti esagerati o simili. Poi naturalmente c’è sempre la componente fortuna che è importante. Ribadisco che ci possono essere delle migliorie da fare, come in tutti i posti, ma io posso ritenermi soddisfatto».

Caterina D’Urso, titolare del bar “Garybaldi”

«In questi 5 anni mi sono rapportata spesso con l’amministrazione comunale attuale in veste di Vicepresidente di Ascom e rappresentante dei bar e molto spesso si sono scongiurate alcune proposte che avrebbero danneggiato ulteriormente un commercio già sofferente a causa del periodo economico non favorevole e delle delocalizzazione della zona commerciale all’esterno del centro storico. Penso, ad esempio, a quando si era parlato di spegnere la musica nei locali a mezzanotte in settimana e all’una nel weekend, un vero danno economico per le attività che porta ancora un po’ di movimento a Stradella. Senza parlare, purtroppo, dei provvedimenti adottati: l’aumento del costo della sosta da 0.60 centesimi a un euro all’ora, l’aumento della Tari per bar e ristoranti, l’organizzazione di manifestazioni sempre uguali a loro stesse e che ormai hanno perso attrattiva per chi abita a Stradella e per chi arriva da fuori. Una città che vive solo di slogan, ma che di fatto si sta spegnendo. Il tutto nella totale indifferenza di chi questa città la amministra e dovrebbe immaginarla bella e vitale, ma invece si accontenta di come è, senza una prospettiva, senza alcuna progettualità. Poche iniziative, slegate tra loro e sempre nell’ottica del “si è sempre fatto così”. Io sento parlare le persone e molte auspicano un cambiamento. A maggio ci sarà la possibilità di farlo: bisogna semplicemente avere il coraggio di cambiare».

Paolo Valle, titolare della salumeria storica “Valle”

«Il 2019 per il commercio stradellino sarà un anno delicatissimo, dopo un 2018 difficile come non mai. Quest’anno saremo in bilico tra vedere la nostra città prendere una deriva che ci porterà ad uno svuotamento e impoverimento dell’offerta commerciale nel centro  cittadino o a vedere segnali di una ripresa. Per arrivarci bisogna puntare sul bello, su negozi di qualità per una città che offra qualità a 360 gradi. Chi si ferma al saldo fra attività aperte e chiuse non ha capito niente, bisogna, per fare un’analisi realistica, guardare la qualità che offre chi apre e chi chiude. Ripeto è solo con il pregio, la peculiarità e il valore che si attira gente in una città e in un negozio».

Arianna Baderna, titolare del negozio di abbigliamento “Princesa”

«Sono stradellina e a Stradella mi trovo bene. Trovo però che ci sia bisogno di qualche piccolo aggiustamento per favorire ancora di più il commercio. Penso ad esempio ai parcheggi… alla domenica mattina perché non renderli gratuiti? La gente così sarebbe molto più invogliata a venire a fare un giro nella nostra città e c’è sempre bisogno anche di persone che arrivano da fuori per far girare l’economia».

di Elisa Ajelli

La sua voce e le sue performance da showman infiammano i locali d’Oltrepò da oltre 25 anni. Quella di Giovanni “Giò” Fascella è la storia di un cantante rock e di una delle cover band più longeve e amate nel panorama oltrepadano: i Censura. Attivi dal 1994, hanno vissuto gli anni d’oro della musica live e oggi, pur di fronte al progressivo declino di questa forma di intrattenimento continuano a “scalciare” giù dal palco sconforto ed energie negative. I Censura sono la  creatura con cui viene più naturale, per chi è cresciuto dalle parti di Voghera, identificare Giò Fascella. Sono centinaia i ragazzi che hanno ballato sui tavoli del “Ranch” al ritmo dettato dalla batteria di Cristiano Giovanetti e dal basso di Paolo Foti per esaltarsi agli assoli di chitarra di Igor Nembrini. Tuttavia, la storia di Giò affonda le radici ben più in là nel passato.

Il ragazzino nato a Palermo nel 1970 e trasferitosi a Voghera nel 1973 era timido, e non avrebbe mai immaginato di finire a fare il frontman. La sua prima esperienza musicale non è stata neppure da cantante, bensì da batterista.

Giò, qual è il suo primo ricordo legato alla musica?

«Credo sia un disco di Bennato o di Pino Daniele. Ero legato a quel tipo di cantautorato, quando ero bambino la mia passione è nata così. Avevo una predisposizione innata e un certo orecchio che mi permetteva di cantare».

Eppure non è stato attraverso il canto che si è avvicinato alla musica suonata. Il suo primo live è stato da batterista, è corretto?

«Sì, avevo 16 anni. Non me la sentivo di cantare, ero timido e non avevo la vena del frontman. Imparai a suonare la batteria da autodidatta grazie all’amico Sergio Gatti, che mi permetteva di esercitarmi nella sua sala prove. Mi sentivo più a mio agio in quella dimensione allora».

Poi che cosa è accaduto?

«Sempre in quel periodo ho iniziato a strimpellare anche la chitarra e a cantare in un inglese piuttosto maccheronico, però un amico mi disse che secondo lui avrei dovuto provare a cantare. Mi lasciai convincere e provai. Era la fine degli anni 80».

Ed è così che capì qual era il suo vero posto sul palco. Che musica le piaceva all’epoca?

«Ero sotto con il rock. AC/DC, soprattutto nel periodo con Bon Scott, poi Led Zeppelin, Deep Purple, Van Halen. Poi è arrivato il grunge, quindi Screaming Trees, Alice in Chains, Pearl Jam e compagnia bella. Con tutta quella energia in corpo sentivo di dover mettere su una rock band mia».

Era ancora presto per i Censura. Quale fu la sua prima formazione?

«Eravamo io al basso e alla voce, Sergio Gatti alla batteria e Massima Cinefra alla chitarra. Ci chiamavamo “Fratelli Turone”».

Perché “Turone”?

«Perché il mondo era un buco e noi dovevamo “turarlo”! Più uno gioco tra di noi che altro».

Suonavate spesso?

«Nel circondario, per lo più cover, ma nel ’90 arrivammo in finale al concorso Pavia Rock con il nostro inedito “Big Head”. Lo registrammo alla Phantom di Tortona, fummo uno degli ultimi gruppi a registrare in quel mitico studio che di lì a poco chiuse i battenti».

Quanto andò avanti l’esperienza “Turone”?

«Dall’87 al 90, poi passai nei Rube ‘n Soda e da lì agli Zest, con i fratelli Giardina e Lallo Tanzi alla batteria. Quella fu la prima cover rock band “seria” con cui iniziai a girare i locali e andò avanti fino al ’94, anno in cui misi insieme la primissima formazione dei Censura».

Non era la stessa che poi è diventata in qualche modo “classica”?

«No, la prima line up, che suonò per un paio d’anni, fino al ’96, era composta da Fulvio Tartara al basso, Giorgio Bei alla chitarra, Lallo Tanzi alla batteria e Igor Cantarini alle tastiere. Dopodiché nacque la formazione “classica” di Censura, che è arrivata fino ad oggi».

All’epoca si lavorava molto con la musica?

«Decisamente più di adesso. Facevamo quasi tutti i weekend, 7-8 concerti al mese, i locali erano pieni e si veniva pagati decisamente meglio, anche perché con le lire all’epoca il potere d’acquisto era più alto».

Faceva solo musica a quel tempo?

«No, ho sempre affiancato un lavoro all’attività musicale, al tempo un part time come commesso in un negozio di mobili».

Con i Censura siete passati alla storia come cover rock band, ma avete anche tentato la fortuna con degli inediti. Cosa ricorda di quell’esperienza?

«Fu una scelta che portammo avanti nel 2008: dopo molti anni insieme avevamo composto diversi pezzi originali e avevamo voglia di registrarli. Nacque l’ep “Ancon Effect”, che conteneva il singolo “Vuoto d’Aria”. Un rock ballabile con testi in italiano».

Eppure l’esperienza non ebbe seguito. Cosa andò storto?

«Arrivammo a un punto in cui, per provare ad avere riscontri importanti, servivano investimenti promozionali e nessuno di noi aveva abbastanza soldi da investire. Dal punto di vista musicale forse ci mancò un po’ di originalità, ma quello fu l’ostacolo principale. Resta un video professionale che girammo e lanciammo su youtube. Per chi volesse vederlo è ancora lì. Basta digitare Censura e Vuoto D’Aria».

Oltre a quella con i Censura ebbe altre esperienze musicali. La sua voce fu prestata anche al film del cartone animato Pokemon 3. Come nacque quell’esperienza?

«Entrai nel mondo delle sigle grazie al maestro Enzo Draghi, che mi stimava e mi aveva proposto in quell’occasione per cantare una sigla importante. Era il 2002».

Cosa ricorda di quell’esperienza?

«Era il 2002, registrammo tutto nello studio privato di Enzo Draghi a Voghera ed ero molto a mio agio anche se non avevo mai affrontato quel tipo di musica. Poi però la casa di produzione, la Universal, volle che ri-registrassimo tutto nel loro studio a Milano. Fu traumatico. Non avevo mai avuto esperienze in uno studio professionale e l’emozione creò non pochi problemi. Poi, con l’aiuto e lo sprone di Enzo riuscimmo a portarla a casa, ma che sudata!».

Un’altra esperienza la ebbe in un musical, “I Dieci Comandamenti”. Una produzione internazionale, che aveva nel cast anche la figlia di Zucchero, Irene Fornaciari. Come entrò in quella situazione?

«Fu un amico a propormi, perché conosceva chi faceva casting e mi propose di tentare perché cercavano ancora qualcuno che interpretasse il faraone Sethi. Mi presero soprattutto per la mia fisionomia. In realtà non ebbi alcuna gloria a livello canoro perché il mio era l’unico ruolo muto di tutto il cast! Facevo l’attore e stop, ma calcammo palchi ovunque in Italia ed Europa, finimmo in tv a Striscia la Notizia e Buona Domenica».

Poi come finì?

«Andò avanti 6 mesi, poi finì che, nonostante i grossi piani per fare una tournée mondiale, venne fuori che la produzione non riusciva più a sostenere i costi troppo elevati e così tornammo a casa».

Con i Censura siete ancora molto attivi?

«Diciamo che facciamo una media di una data al mese, più un divertimento che altro. I tempi sono cambiati».

Com’è la scena musicale oltrepadana oggi?

«Deprimente direi. La mentalità della gente, dei gestori, il modo di fare musica sono cambiati. Non c’è più passione per il live, i tempi per le rock band sono durissimi, le possibilità sono pochissime e le paghe sempre più basse».

Come mai secondo lei?

«Non c’è più cognizione musicale, ai giovani certa musica non interessa più. Il nostro pubblico è praticamente tutto over 30».

Non c’è nessuno quindi che può raccogliere il vostro testimone?

«Non credo che i Censura potranno avere eredi. A prescindere dai tempi, siamo unici».

di Christian Draghi

L'Azienda Socio - Sanitaria di Pavia (Asst Pavia), in una nota ricorda il professor Emilio Imparato : "Il Prof. Emilio Imparato è mancato. Aveva 82 anni - scrive Asst Pavia - e la memoria del lungo periodo trascorso in qualità di Primario alla guida del Reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale civile di Voghera, è ancora viva. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università “Parthenope” di Napoli nel 1961, Specialista in Ostetrica e Ginecologia, ricopre il ruolo di Primario presso l’Ospedale civile di Voghera dall’aprile del ’73 al febbraio del ’98. Il Professor Imparato, per lunghi anni docente presso l’Università di Pavia, ha segnato un’epoca: numerosissime le mamme che ha curato e i bimbi che ha visto nascere e altrettanto numerosi i futuri medici che ha formato, divenuti oggi primari. Grandissimo chirurgo pelvico, ha reso l’Ospedale di Voghera Centro di riferimento nazionale per molte importanti patologie genitali femminili, in particolare per rare patologie malformative dell’adolescente. I pazienti arrivavano da tutt’Italia, isole comprese, per avere la possibilità di farsi operare da lui. “Una persona di grande valore” ricorda Michele Brait, Direttore Generale di Asst Pavia, “che ha dato prestigio ed efficienza alla nostra azienda e alla sua storia. Alla Famiglia le più sentite condoglianze da parte della Direzione e di tutti gli operatori." 

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Penne d’Oltrepò 2019, incontro letterario dedicato agli autori e alle case editrici del territorio, organizzato da acquasumARTE in collaborazione con la Biblioteca Comunale Gianni Rodari e l’Amministrazione di Bressana Bottarone, si svolgerà domenica 31 marzo dalle ore 14,30 alle ore 18,30 presso la sala polivalente del Comune di Bressana in Piazza Marconi 18. Quest’anno, oltre alla presentazione dei libri, si vuole dare spazio ai vari attori della filiera dell’editoria: autori, editori, librai, in una sorta di tavola rotonda.

Argomenti del confronto saranno i “meccanismi” editoriali, il lavoro del libraio, dello scrittore e dell’editore, i rapporti tra autori e case editrici. Durante il pomeriggio anche letture interpretate di alcune pagine dei libri presentati e una dolce merenda per tutti. Coordinano: Francesco Cimino, Sabrina Conte, Francesca Ziino, Federica Sarta, letture interpretate a cura di Maurizio Capisani. 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA 

  • Dalle ore 14.30

Apertura della manifestazione e presentazione dei partecipanti.

Introduzione a cura di Francesco Cimino.

Moderano e dialogano con autori e editori: Maurizio Capisani, Sabrina Conte (acquasumARTE), Francesca Ziino, Federica Sarta (Biblioteca G. Rodari, Bressana).

Bianca Garavelli presenta il Premio letterario "La provincia in Giallo". 

  • ORE 16.30 PAUSA

"Un caffè con lo scrittore"

Merenda e chiacchiere con gli autori fra i libri esposti e acquistabili. 

  • Dalle ORE 17.15

Presentazione dei libri e letture interpretate degli incipit.

Dialogo aperto al pubblico. 

  • ORE 18.30

Chiusura della giornata 

PARTECIPANTI:

Marina Crescenti (scrittrice), Alberto Cattaneo (editore - Nero press Edizioni), Romano Fiocchi (scrittore), Bianca Garavelli (scrittrice e organizzatrice Premio "Letterario La Provincia in Giallo"), Mirko Confaloniera (scrittore), Paolo Rovati (scrittore), Mariella Barbieri (scrittrice), Bruno Civardi (scrittore), Elisabetta Balduzzi (libraia e editrice - Libreria Ticinum Voghera), Kaha Mohamed Aden (scrittrice), Raffaele Nobile (scrittore e cantastorie).

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