Giovedì, 25 Aprile 2019
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 06 Marzo 2019

A Canneto Pavese, il solo comune figo dell’Oltrepò rappresentato nello star system dal neo cittadino onorario Gerry Scotti, c’è una cantina cooperativa storica che si contraddice da sola già a partire dal proprio sito Internet. Si tratta della Cantina di Canneto Pavese. Nella pagina intitolata “l’azienda” si legge: «Situata nel cuore dell’Oltrepò Pavese, zona ad alta vocazione vitivinicola, la Cantina di Canneto raccoglie dal 1961 le uve migliori di oltre 300 produttori associati, trasformandole con cura ed impegno in vini e spumanti di prestigio (…). Il risultato è la nascita di prodotti classici dell’Oltrepò Pavese qualitativamente superiori».

Nella pagina “il territorio” si legge: «Situata nel cuore dell’Oltrepò Pavese, la Cantina di Canneto Pavese, fondata nel 1961, è una cantina cooperativa composta oggi da 160 soci i cui vigneti si estendono sulle colline che circondano il paese di Canneto, in provincia di Pavia, coprendo un totale di circa 400 ettari». I soci passano dall’essere 300 a 160, quale delle due tenere buona? In merito ai prodotti auto definiti «qualitativamente superiori», beh, questa ricorda un po’ la storia della «Bonarda Perfetta» ora «Mossa Perfetta», ovvero un altro emblema di quell’odiosa mania degli oltrepadani DOC davanti (all’apparenza) ma un po’ declassati dietro (non pensate male… intendo solo privi di classe) di auto definirsi i migliori, senza lasciare a consumatori, enotecari e ristoratori l’ardua sentenza. Dovrebbero tutti quanti imparare, facendo un bagno di umiltà, dai fratelli pugliesi di Redavalle che - come spiegato a un mio amico piccolo produttore - a volume sarebbero addirittura i primi imbottigliatori di Bonarda dell’Oltrepò Pavese pur senza possedere un filare di vigna (gli altri big puntano sullo sfuso così grazie a Dio non si sovrappongono) che vanno avanti nel silenzio a dare tanto al territorio che li ha adottati, aprendo loro le valvole delle cisterne in consegna ogni giorno, come una moderna rivisitazione delle nozze di Cana.

Dovrebbero anche tutti quanti ispirarsi alla semplicità dei fratelli di San Damiano, da tempo immemore senza soluzione di continuità produttori del miglior Metodo Martinotti d’Italia, secondo la guida del sommelier multisensoriale Luca Maroni, battendo bazzecole di zone vinicole come Prosecco o colossi della spumantistica italiana nel mondo. Miracoli del lavorar bene, facendo sacrifici e parlando sempre bene. I veri grandi non si vantano, ma purtroppo a Canneto pare che il narcisismo viaggi negli acquedotti.  Ciò che a volte non si legge sui siti di alcune Cantine è che negli ultimi anni, tra una lezione data agli altri e l’altra, sono lievitati moltissimo i conti lavorazione per garantirsi la sussistenza e si sono dilatati i tempi di pagamento.

Più che le medie (al quintale) interessano i mediatori (cittadini onorari?) per fare fatturato? Non si capisce. Fatto sta che la comunicazione della Cantina di Canneto è rimasta molto anni ’70, con foto che sembrano scansionate ancora impolverate dal baule della nonna. Meglio dunque soffermarsi sul posizionamento dell’azienda: amici del settore commerciale mi hanno spiegato che sul canale della ristorazione la cooperativa, da 160 a 300 soci, praticamente c’è ma non si vede, sebbene invece in grande distribuzione si trovino i vini di Canneto, compreso il Buttafuoco frizzante che passa in fotografia sull’home page del sito della cantina quasi fosse qualcosa da vantare e non un limite, ovvero la versione banale di un vino che deprime l’immagine del nome di una denominazione dinamica che vuol paragonarsi, ovviamente nella sua versione ferma, al Bolgheri o all’Amarone. Per ora l’amarone si crea in bocca quando si comprende, leggendo il sito della Cantina di Canneto, che non esiste un’identità forte, chiara e percepibile su cui punti la dirigenza della cantina.

«Di tutto un po’», “qualitativamente superiori” però. Complimenti! Certamente con il lauto montepremi che la politica metterà a disposizione dell’Oltrepò Pavese dei sepolcri imbiancati ci sarà ancora da divertirsi tra Amarcord, tavoli, tavolini, sedie, divani e quiz tv. Caro Gerry, in Oltrepò cercano ancora l’aiuto del “pubblico”, il 50/50 lo usano ogni giorno e la telefonata… non sanno più a chi farla…

di Cyrano de Bergerac

Da 30 anni portano aiuto a giovani madri in difficoltà, favorendole emotivamente ed economicamente, sostenendole in un percorso difficile con l’obiettivo di scongiurare il ricorso all’aborto. Era il 2 febbraio del 1989 quando è nato il C.A.V., il “Centro di Accoglienza alla Vita” vogherese, ispirato da un’idea di una ostetrica in pensione, Giuliana Armella, che desiderava poter aiutare il prossimo in modo ancora più concreto. All’epoca la prima sede era sita al 263 di via Emilia, presso la parrocchia S. Pietro dei Don Orione. Oggi dimora in via Mentana 43, dove ad ospitare l’associazione sono i padri Barnabiti. Tra volontarie e volontari iscritti i membri attivi del Cav sono 41 e nei 30 anni appena trascorsi sono riusciti a prendersi cura e ad aiutare oltre mille famiglie in difficoltà economiche. Il socio-presidente è Luigi Ermano.

Presidente, è piuttosto chiara la forte appartenenza Cattolica della vostra associazione…

«Certamente.  Ci ispiriamo ai valori umani a difesa della vita, salvaguardati dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa Cattolica. A livello statutario Il nostro obiettivo è la riaffermazione nella società civile, nelle istituzioni, nella legislazione, del diritto e dovere del cittadino di sostenere e difendere la vita fin dal suo concepimento in tutte le sue esigenze e in tutto l’arco del suo sviluppo. Allo stesso modo l’organizzazione e il sostegno delle iniziative idonee a far si che la paternità e la maternità siano atti responsabili nel rispetto per la vita».

A chi vi rivolgete?

«Alla donna che si trova di fronte ad una maternità difficile per realizzare un’accoglienza generosa della nuova vita, ma anche al bambino bisognoso di accoglienza. Alla coppia in vista di una procreazione responsabile e più in generale a tutti coloro che si trovano soli ad affrontare situazioni di difficoltà e di emarginazione».

Che tipo di assistenza fornite?

«Assicuriamo gratuitamente sulla base di un rapporto di ascolto e di dialogo personale, tipi di intervento quali: promozione di corsi, incontri ed ogni altro tipo di iniziativa educativa per favorire la crescita di una cultura ed una pratica di accoglienza e solidarietà. Tali iniziative potranno essere proposte sia all’interno delle strutture del Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese sia all’esterno di esse, anche in collaborazione con altri Enti ed Associazioni esistenti. Un aiuto ai genitori a ricercare e possibilmente rimuovere la non accettazione del figlio».

A livello economico che tipo di supporto date?

«In questi 30 anni con l’ operosità di ben 72 volontari che si sono avvicendati, abbiamo distribuito gratuitamente alle mamme in difficoltà : latte medicato per lattanti, omogeneizzati, biscotti, pastine, pannolini, accessori per neonati e riciclato moltissimi capi di vestiario per l’ infanzia oltre ad una straordinaria disponibilità all’ ascolto».

Come riuscite a finanziarvi?

«Contiamo principalmente su molti sostenitori generosi, i contributi 8 x mille concessi dal Vescovo di Tortona e la collaborazione con la Caritas locale».

Com’è la situazione attuale a Voghera?

«Nel 2018 abbiamo sostenuto ben 106 nuclei familiari in difficoltà. In particolare, per loro,   abbiamo raccolto e acquistato e poi distribuito aiuti concreti per un valore economico importante, del quale hanno beneficiato complessivamente ben 125 bambini. Inoltre abbiamo distribuito generi di prima necessità e spese per utenze familiari straordinarie da noi precedentemente acquistati  con le offerte ricevute per un valore complessivo di 15.500 euro. Alla fine di gennaio sono già 60 nuclei familiari in difficoltà che stiamo aiutando».

Come venite a conoscenza dei casi di cui poi vi occupate?

«Alcuni si rivolgono a noi, altre volte ci vengono segnalati in particolare dagli operatori Caritas di Voghera e dai servizi sociali. Abbiamo stipulato anche una convenzione con l’ Ospedale Civile di Voghera che ci consente di colloquiare con le donne in gravidanza che si trovano in condizioni economiche disagiate e per sostenerle cristianamente dinanzi ad una eventuale gravidanza indesiderata».

Dove è possibile trovarvi?

«Oltre che alla sede di via Mentana siamo presenti nei pressi del reparto di ginecologia il lunedì mattina dalle ore 10 alle 12 per colloqui dove possiamo offrire  aiuto ed una testimonianza importante. Abbiamo anche un sito internet, www.cav-voghera.it, dove è possibile contattarci».

 di Christian Draghi

A meno di quattro mesi dalla prossima tornata elettorale, sono molti i comuni nei quali restano parecchi nodi da sciogliere, perfino in quanto ai nomi dei candidati sindaci. Il caso più eclatante, nella nostra provincia, è quello di Pavia. Con la ricandidatura del sindaco attuale, Massimo Depaoli, che appare ormai quantomeno improbabile; con un Movimento 5 Stelle che ancora non ha palesato le proprie intenzioni; e con un centrodestra che, in attesa dei movimenti della Lega (che rivendica il diritto di indicare un candidato unitario), ha per ora posto sul tavolo i nomi di Antonio Bobbio Pallavicini (Forza Italia) e di Paola Chiesa (Fratelli d’Italia).

Già, Paola Chiesa. Una giovane donna dell’Oltrepò (ha quarant’anni ed è di Canevino) il cui profilo è di grande interesse. Insegnante di Lettere proprio a Pavia, da molti anni coniuga l’attività lavorativa a quella di ricercatrice storica. Alcuni anni fa fu definita dallo storico Ernesto R. Milani, in un’intervista, ‘‘l’insegnante che tutti avremmo voluto avere nelle nostre aule scolastiche’’. Ha all’attivo una ventina di pubblicazioni; il suo esordio, nel 2007, con ‘‘I caduti e i dispersi in della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese nella Campagna di Russia (1941-1943)’’, con una nota di Mario Rigoni Stern. In relazione alle ricerche svolte, il suo nome è comparso nel 2016 sul Corriere della Sera, una fra “sedici storie di tenacia, fra sedici volti di un’Italia che non ha smesso di guardare avanti”.

Nel 2017 è stata insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

“Per il centrodestra a Pavia occorre una candidatura condivisa, unificante e vincente - ha commentato l’ex ministro Ignazio La Russa e per questo motivo penso che sia un’ottima notizia la disponibilità a candidarsi a sindaco da parte della professoressa Paola Chiesa, molto stimata in città per le sue battaglie popolari a favore dei cittadini e ben conosciuta negli ambienti culturali, imprenditoriali e militari’’.

La Chiesa, del resto, è entrata in Fratelli d’Italia fin dalla sua fondazione, e dallo scorso anno svolge il ruolo di segretario del partito a Pavia. Nonostante gli impegni sempre crescenti, trova il tempo per essere molto presente anche sui social network, dove rilancia con costanza le iniziative che vedono protagonista lei o il suo partito di riferimento. Fra quelle dei politici provinciali, la sua è una delle pagine aggiornate con più solerzia, e con i migliori risultati in termini di coinvolgimento del relativo uditorio. Frutto, questo, anche del forte coinvolgimento che caratterizza i simpatizzanti di Fratelli D’Italia, che può contare su un elettorato sicuramente ristretto rispetto ad altre forze politiche, ma molto mobilitato e stabile nel tempo. Uno zoccolo duro, insomma, su cui poter fare sicuro affidamento.

È ancora presto per dire se questa candidatura proveniente da una fonte ‘‘terza’’ rispetto ai principali partiti cittadini possa superare il vaglio delle segreterie locali e dei dominus nazionali. Ma con questa nomination il profilo di Paola Chiesa, ormai sempre più spesso presente nelle liste elettorali, acquisisce prestigio e, siamo sicuri, lo sentiremo ancora pronunciare molte volte nei prossimi anni. L’abbiamo quindi contattata per conoscerla e per conoscere le sue opinioni sui temi tanto cari a questo giornale.

Le ultime voci fanno di lei la papabile candidata a Sindaco di Pavia. Ci sono aggiornamenti?

«Fratelli d’Italia ha proposto il mio nome al tavolo delle trattative del centrodestra. Un onore. Alla chiamata del partito ho risposto, come sempre, con entusiasmo, presente. Sono a disposizione della città.»

Tornando in terra oltrepadana da donna che fa politica pensa che le quote rosa in politica (oltrepadana) siano sufficienti?

«Sono contraria alle quote rosa. Credo nella meritocrazia. Il merito è il mio metro di giudizio anche in politica.»

Anche a Voghera si vocifera di una candidatura femminile alle prossime elezioni. Sono voci che le sono giunte? Cosa pensa al riguardo?

«Sono stata commissario di partito a Voghera. Ho conosciuto donne capaci e donne ‘‘da quote rosa” . Apprezzo solo le prime, ovviamente. Una donna come primo cittadino? Mi piacerebbe molto.»

Lei fa politica da molto tempo, nonostante la sua giovane età. Il suo percorso è un po’ anomalo, nel senso che non è partita dalla politica locale per fare la classica gavetta. Come mai?

«Ho aderito a Fratelli d’Italia dalla fondazione. Sono sempre stata a disposizione del partito. Alle primarie in provincia di Pavia nel 2014 sono stata la più votata. Il partito sempre nel 2014 mi ha proposto le europee? Ho accettato. Sono risultata la donna più votata dopo Giorgia Meloni nella circoscrizione nord ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta). Nel 2016 sono stata nominata commissario a Voghera. Dal 2017 sono segretario a Pavia dopo un periodo da commissario. Il partito nel 2018 mi ha proposto di correre per le Regionali e per le politiche come capolista alla Camera dei Deputati nelle province di Pavia e Lodi? Ho accettato. Alle regionali sono stata la più votata del partito, che ha ottenuto il 3,54%, con 1.367 preferenze. Alla Camera dei Deputati non ce l’ho fatta per un soffio. Nel 2018 sono stata eletta nell’Assemblea Nazionale del partito. Ora l’impegno alle comunali a Pavia... insomma, sono abituata a metterci la faccia. Sempre. Non mi tiro mai indietro.»

Le elezioni in Oltrepò sono alle porte e non si tratta di rinnovare solo le amministrazioni locali di ogni singolo Comune, ma sono in gioco ben più ampi scenari, ad esempio per quanto riguarda la Comunità Montana Alto Oltrepò. Quale sarà a suo giudizio il futuro della Comunità Montana?

«Con le elezioni nei vari Enti potrebbero cambiare gli assetti politici ma sono sicura che prevarrà il buon senso degli amministratori ed il loro attaccamento al territorio.»

Lei arriva da Canevino, quindi da un territorio a vocazione vitivinicola. Il mondo del vino oltrepadano ha subito diversi scossoni negli ultimi anni. Cosa si dovrebbe e potrebbe fare?

«Bisogna cambiare il modo di produrre. La strada vincente nel futuro sarà solamente la qualità. L’Oltrepò ha grandi uve. Eccellenze invidiate da tutto il mondo. Purtroppo negli ultimi anni si è puntato sulla quantità. E la nostra zona non può essere competitiva sotto questo aspetto. Le nostre eccellenze sono la nostra forza; la loro valorizzazione la strada vincente. Se dovessi riassumere con un motto direi: meno quantità, più qualità.»

Consorzio tutela vini e Terre d’Oltrepò, gioie e dolori di tanti viticoltori… la sua idea?

«In Oltrepò servirebbe un marchio unico che vada dal vino al turismo. Il marchio unico contraddistingue tante zone d’Italia ed ha contribuito alla loro fortuna. Il consorzio di oggi traballa. Non è più rappresentativo. Credo sia impossibile una ristrutturazione. Bisogna ripartire. Ripartire guardando con occhio attento a qualità e specificità territoriali, puntando ad una riduzione delle DOC. Si potrebbe ripartire da più “Consorzi”: uno per lo Spumante in Valle Versa. Uno per il Moscato nella zona dell’alta valle Versa. Uno per la Bonarda. Uno per il Buttafuoco ed uno per il Casteggiano. L’obiettivo? Costruire il vero consorzio a marchio unico Oltrepò che rappresenti non solo il settore vitivinicolo ma anche il settore turistico passando per l’Agro alimentare. Sono, da sempre, per le eccellenze.»

Lei ha fatto gli onori di casa nella recente visita dell’assessore regionale al Turismo, Lara Magoni in Oltrepò. C’è stato qualche caso in cui si è sentita, mi passi il termine, mortificata da certe situazioni ‘‘scandalose’’ del nostro territorio? Ad esempio penso allo stato delle Terme di Salice…

«In Oltrepò non ci si può sentire mortificati. L’Oltrepò nasconde tesori che sorprendono i visitatori quando vengono mostrati. Manca solo un po’ di consapevolezza sul nostro potenziale.»

Di recente è avvenuta la fusione tra i comuni di Canevino, Ruino e Valverde. Qual è la sua opinione in merito? Auspicava un tale risultato?

«Le fusioni non mi appassionano ma ho votato sì. Ho votato sì per i vantaggi che, da questa fusione, poteva trarre il mio comune: Canevino. Ben venga quindi la fusione, ma nel rispetto delle identità.»

Da oltrepadana spesso in giro per l’Italia, quale percezione le pare si abbia, altrove, dell’Oltrepò?

«La percezione è che non lo si conosca abbastanza. Dobbiamo tutti impegnarci di più. Ognuno nel proprio settore.»

Parliamo della Paola Chiesa storica e non politica. Quanto l’arrivare dall’Oltrepò ha acceso la sua passione per la storia?

«La passione per la storia nasce dai racconti del mio amato nonno paterno di Canevino, Nani Chiesa, che ha combattuto in Grecia nella seconda guerra mondiale, e di mio zio Dino Chiesa di Pometo, reduce dalla campagna di Russia. Impossibile restare indifferenti. Naturale quindi la richiesta all’Esercito Italiano di accedere agli archivi per portare alla luce storie e volti soprattutto di chi, dal fronte e dalla prigionia, non ha avuto la possibilità di ritornare e raccontare. Le mie ricerche sono soprattutto rivolte alle nuove generazioni affinché non dimentichino chi ha sacrificato la vita e la giovinezza per la Patria.»

Alcuni anni fa è stata anche in Afghanistan. Ci racconti la sua esperienza.

«Ho avuto l’onore di andare in Afghanistan con l’Esercito Italiano nel 2013. Ho visto con i miei occhi l’impegno dei nostri militari in quei luoghi martoriati da troppi anni di guerra. Uomini e donne eccezionali, orgogliosi di indossare la divisa e fieri di essere italiani: lo specchio migliore dell’Italia all’estero.»

Come insegnante si trova a contatto quotidianamente con il mondo dei giovani. Come vedono la politica?

«Ai miei ragazzi alle superiori cerco di insegnare, indipendentemente dalla nazionalità, l’amor di Patria, la legalità ed il rispetto delle regole. Valori fondamentali anche in politica. Chi fa politica in questo particolare momento storico rappresenta la parte migliore della società. Ho sempre dato tanto alla politica, in termini di impegno e anche in termini economici. Rifarei tutto. A distanza di anni sono sempre dalla stessa parte. Non ho mai cambiato partito. La coerenza è fondamentale: questo il messaggio che mi sento di lanciare ai giovani.»

Lei è cittadina onoraria di Pietra de’ Giorgi, ma residente a Canevino. Come mai?

«Sono diventata cittadina onoraria a Pietra de’ Giorgi nel 2014. Tante le iniziative che ho organizzato insieme al Sindaco Gianmaria Testori per il comune. Le più importanti? Sicuramente l’intitolazione di una piazza al Caporal Maggiore Capo Luca Sanna, Caduto in Afghanistan il 18 gennaio 2011, e la realizzazione di un nuovo monumento ai Caduti in occasione del Centenario della Grande Guerra.»

Dare la cittadinanza onoraria è diventata in Oltrepò una pratica piuttosto diffusa: dopo Albano a Golferenzo, di recente anche Gerry Scotti a Canneto. Cosa ne pensa?

«Se ci sono i requisiti, sono sicuramente a favore. È un modo per far conoscere il nostro Oltrepò.»

Lei è certamente una persona dinamica e poliedrica, attivissima anche sui social. Domanda indiscreta: fa tutto da sola o ha un social media manager che la segue?

«Non amo particolarmente i social ma la comunicazione, oggi, passa soprattutto attraverso questi canali. Faccio tutto da sola. Facebook, per esempio, è uno strumento utile per far conoscere le tante iniziative legate alla ricerca storica militare e alla politica. Per scelta non pubblico immagini o post legati alla sfera privata.»

Qual è la soddisfazione più grande che ha avuto in questi anni?

«Essere stata scelta nel 2014 dal Corriere della Sera tra le 16 storie di tenacia dell’Italia che non ha mai smesso di andare avanti.»

di Pier Luigi Feltri

Gioiellieri, tabaccai e benzinai sebbene siano tra le categorie di commercianti più esposte ad attacchi criminali, subendo furti e rapine anche reiteratamente, sono contrari a trasformarsi in "giustizieri" e a impugnare la pistola. Invocano piuttosto, maggiore sicurezza da parte delle istituzioni e chiedono inasprimento e certezza delle pene verso i malviventi che vengono assicurati alla giustizia. E’ quanto emerge da un’inchiesta dell’AdnKronos, svolta in occasione dell’avvio della discussione alla Camera del disegno di legge sulla legittima difesa, fortemente voluto dalla Lega e che, secondo quanto prevede il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, sarà legge entro marzo.

Numerosi sono gli episodi in cui i gioiellieri sono rimasti vittime ma a differenza di altri, si sentono un po' più sicuri in quanto protetti da porte blindate e telecamere "deterrenti per il malvivente che magari può aver paura di vedersi bloccata la via di fuga". "Siamo contrari, in linea di massima, ad armarci: vogliamo evitare il Far West". E' quanto sostiene  Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi- Confcommercio.

"Con una pistola puntata contro può capitare che si reagisca in preda all'emotività, all'ansia, - prosegue Tranquilli - come capitò al gioielliere Carlo Barducci di Firenze che venne ucciso durante un tentativo di rapina nel suo negozio di via Strozzi il 20 dicembre 1992".

Questo non vuol dire che non siano oggetto di rapine ma è cambiata la modalità rispetto a una volta. Oggi gli assalti alle gioiellerie vengono effettuati da veri e propri commandi di 6, 8 rapinatori a volto coperto, a bordo di furgoni racconta Tranquilli e quindi i gioiellieri sentono la necessità di "un inasprimento e della certezza delle pene", cosa peraltro prevista dal nuovo disegno di legge.

Una posizione quella della Federpreziosi che rispecchia quella di Confcommercio a livello generale. "La morte di una persona, qualunque sia la colpa, è una tragedia. Magari l'esasperazione e l'emotività possono portare a compiere gesti che mai avremmo voluto compiere" afferma Anna Lapini, componente di giunta e incaricata per la legalità e la sicurezza di Confcommercio. "Può accadere che dopo la persona non è più la stessa e magari è costretta a chiudere la propria attività, sia per una questione morale e anche perché non può sostenere le spese legali qualora debba subire un processo".

"Allo Stato noi chiediamo di garantire la sicurezza - aggiunge Lapini - ma dove questo non avviene è chiaro che deve contribuire ad aiutare gli imprenditori alle spese legali e in questo senso, la nostra richiesta formulata nel corso di un'audizione parlamentare, è stata accolta. Una norma che potrà permettere alle aziende di continuare a lavorare perché le statistiche ci dicono che il 95% di chi si trova in tali condizione chiude" afferma la rappresentante dei commercianti.

Tabaccai e benzinai avanzano richieste simili sul minor uso del contante nei loro esercizi per aumentare la sicurezza. "Noi chiediamo la diminuzione e, se possibile, l'azzeramento del contante ma per ottenere ciò dovrebbero diminuire le commissioni sulle carte e i costi dei Pos", lamenta Paolo Uniti, segretario generale di Figisc Confcommercio- in Italia il 50-60% dei clienti dei distributori di carburanti pagano in contanti mentre nel resto d'Europa chi paga con il bancomat è il 90%". Molte stazioni di servizio hanno le colonnine del self service blindate, che assomigliano a dei fortini ma i benzinai sono molto esposti ai furti e alle rapine, "soprattutto la sera quando il gestore va a scaricare l'incasso, addirittura si sono verificati casi nei quali viene inseguito fino a casa o viene pedinato durante il percorso dalla pompa a casa" racconta Uniti.

Nelle tabaccherie "circolano ancora molti, troppi, contanti" sottolinea Giovanni Risso, presidente FIT-Confcommercio ma servirebbe "da parte del governo un occhio di riguardo su questo aspetto, per abbassare le commissioni sulle carte che gli esercenti devono pagare". Tutti comunque dichiarano la propria contrarietà "ad armarsi, non è sicuro né per noi né per i clienti".

Anche Maurizio Invigorito, il tabaccaio di Afragola, che ha subito 12 rapine in tre anni, ribadisce la sua posizione: "sono un obiettore di coscienza non potrei mai avere il coraggio di sparare, non avrò mai un'arma - sostiene Invigorito - altrimenti mi sarei arruolato nelle forze dell'ordine". "Noi diciamo no all'autodifesa. - chiosa Anna Lapini - Solo il 10% di chi ha un'attività commerciale possiede un'arma e si riduce la quota di chi è propenso a dotarsene in futuro" riferisce Lapini citando una recente indagine condotta da Gfk per la Confcommercio da cui emerge inoltre che il 92% dei negozianti è favorevole all'inasprimento delle pene.

L'Ocse rivede al ribasso la stima del Pil 2019 per l'Italia (-0,2%) mentre indica allo 0,5% il Pil 2020. E' quanto emerge dall'ultimo Economic Outlook che rispetto a quello di novembre taglia di 1,1 punti percentuali la crescita del Pil per l'anno in corso e di 0,4 p.p. quella prevista per il 2020.

Quanto all'economia mondiale, l'Ocse prevede che crescerà del 3,3% nel 2019 e del 3,4% nel 2020. Le prospettive e le proiezioni dell'Organizzazione con sede a Parigi coprono tutte le economie del G20. Le revisioni al ribasso delle precedenti previsioni economiche diffuse nel novembre 2018 sono particolarmente significative per l'area dell'euro, in particolare la Germania e l'Italia, nonché per il Regno Unito, il Canada e la Turchia. Il nuovo Interim Economic Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico identifica il rallentamento cinese ed europeo, nonché l'indebolimento della crescita del commercio mondiale, come i principali fattori che pesano sull'economia mondiale. Sottolinea che ulteriori restrizioni commerciali e l'incertezza delle politiche potrebbero portare ulteriori effetti negativi sulla crescita globale. Mentre si prevede che lo stimolo delle politiche contribuirà a compensare gli sviluppi commerciali deboli in Cina, permangono rischi di un rallentamento più accentuato che colpirebbe la crescita globale e le prospettive commerciali.

Il taglio delle stime del Pil dell'Italia nel 2019 da parte dell'Ocse sono un "motivo in più per reagire", secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.  "Bisogna prendere atto- afferma - di questa situazione e costruire una stagione che va al di là del contratto di Governo". E dal contratto "si evolva in una sorta di stagione di sviluppo del Paese".  Secondo l'imprenditore, "ci sono da fare passi importantissimi. Il primo è reagire a questa situazione è il secondo è affrontare la manovra dell'anno prossimo che non è un fatto marginale per i numeri che avrà. Prima lo facciamo meglio è", conclude.

A constatare ''le difficoltà dell'attuale fase ciclica dell'economia italiana'' anche l'Istat nella nota mensile sull'economia a febbraio, sottolineando che "nel quarto trimestre 2018, il Pil italiano ha segnato una lieve diminuzione, la seconda consecutiva.

La Corte costituzionale ha ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, quella cioè di configurare la prostituzione come un’attività in sé lecita ma al tempo stesso di punire tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino. Inoltre, la Corte ha ritenuto che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.

La Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, ha deciso le questioni sulla legge Merlin sollevate dalla Corte d’appello di Bari e discusse nell’udienza pubblica del 5 febbraio 2019. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state dichiarate non fondate.

Le questioni erano state sollevate con specifico riferimento all’attività di prostituzione liberamente e consapevolmente esercitata dalle cosiddette escort. I giudici baresi sostenevano, in particolare, che la prostituzione è un’espressione della libertà sessuale tutelata dalla Costituzione e che, pertanto, punire chi svolge un’attività di intermediazione tra prostituta e cliente o di favoreggiamento della prostituzione equivarebbe a compromettere l’esercizio tanto della libertà sessuale quanto della libertà di iniziativa economica della prostituta, colpendo condotte di terzi non lesive di alcun bene giuridico.

Quante volte abbiamo lasciato l’auto in sosta sulle “strisce blu” e dopo aver pagato il ticket ci siamo comunque trovati sul parabrezza un verbale per aver omesso di rinnovare il pagamento? Una recentissima e interessante sentenza del Giudice di Pace di Brindisi depositata il 28 febbraio scorso, confuta questo comportamento degli enti accertatori che operano solitamente a mezzo di “ausiliari del traffico” stabilendo dei principi del tutto condivisibili e che Giovanni D’Agata, presidente “Sportello dei Diritti”, ritiene utile segnalare affinché tutte le amministrazioni che tariffano la sosta si comportino di conseguenza. Per il magistrato onorario, in casi di questo tipo, non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’articolo 7 comma 1 lettera f) e comma 15 del Codice della Strada, in quanto la stessa norma disciplina e sanziona l’omesso pagamento del ticket per la sosta a pagamento, mentre nessuna normativa disciplina il mancato rinnovo del ticket quando lo stesso si protrae oltre il tempo per cui è stato effettuato il pagamento. Per il giudice brindisino, «il prolungamento della sosta oltre l’orario di competenza non è sanzionabile per violazione delle norme del codice della strada, ma consente all’ente proprietario dell’area il recupero delle somme dovute per il tempo non coperto dal pagamento del ticket, maggiorate delle eventuali penali stabilite da apposito regolamento comunale». Trattandosi di opposizione all’ordinanza – ingiunzione, alla Prefettura, che assume veste di convenuto in senso sostanziale in quanto resiste alla pretesa della pubblica amministrazione autrice del provvedimento opposto, nella fattispecie l’amministrazione comunale di Brindisi, non resta che soccombere e pagare anche le spese sborsate per il contributo unificato versato dall’automobilista.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna l’Amministrazione comunale di Broni ha deciso di programmare lo spettacolo di Claudia Penoni, garbata interprete di DONNE NELLA MIA VITA al Teatro Carbonetti di Broni venerdì 8 marzo ore 21. Ingresso gratuito. Nella vita di una Donna ci sono donne molto presenti e altre che si incrociano di sfuggita, alcune addirittura le conosciamo solo grazie ad una fotografia.

Eppure proprio queste che ci sembrano così lontane, le scopriamo pericolosamente vicine: basta infatti che il nostro uomo le veda e anche di lui, spesso, non ci resta che la fotografia. Claudia Penoni si tuffa con ironia nella guerra dei sessi e ne riemerge con uno spettacolo che diventa un piccolo trattato umoristico “da camera”. Con un tono da entomologa dei sentimenti, porta in scena con stupore, considerazioni e caratteri di quel curioso luna park, a volte meraviglioso a volte ridicolo, che è l'odissea quotidiana della Donna degli anni 2000. Esiste un'Itaca a cui approdare? O è solo un perenne beccheggiare in balia dei venti e degli eventi? Un lieto fine c'è, ma come nei migliori thriller è un finale in cui i ruoli del buono e del cattivo si invertono e le Donne da sempre considerate "costole" del maschio mostrano a sorpresa di discendere da ben altri attributi! Il Vice Sindaco e Assessore al Welfare Cristina Varesi : “Ogni giorno ed ogni 8 marzo, il mio impegno per le Donne è attento e severo,  sempre vicina  a loro per una condivisione vera delle loro istanze;  mai come oggi il nostro ruolo è determinante e decisivo nella società”.          

Dopo la disoccupazione e il lavoro, è la salvaguardia del sistema il tema che interessa ad un italiano su 5. Un'attenzione che si ripercuote sull'acquisto dei prodotti food and beverage con particolare attenzione all'acquisto italiano. Questa la fotografia del sondaggio di Nomisma Wine Monitor commissionata da Pasqua Vigneti e Cantine e presentata a Milano.

Il 71 per cento degli interpellati è interessato e vorrebbe sapere di più sui vini naturali, prodotti senza derivati e solfiti e nel rispetto dell'ecosistema e della biodiversità. Il loro è uno stile di vita green anche nel consumo del vino. A questa crescente domanda risponde l'azienda Pasqua presentando "Brasa Coèrta" un vino naturale blend di uve autoctone di cui verranno prodotte 1800 bottiglie.

"Un progetto di ricerca molto ambizioso che ci porta ad essere apripista tra le grandi aziende produttrici - sottolinea Riccardo Pasqua - ci sentiamo responsabili di studiare a fondo come rendere più sostenibile l'agricoltura". L'idea viene dallo chef Diego Rossi di Trippa a Milano, scelto da Riccardo Pasqua come talento veronese, e che ha partecipato alla campagna stampa dell'azienda.

"Come pagamento - spiega Rossi - volevo realizzare il sogno del vino naturale. E così è avvenuto". "A lui si è unito Lorenzo Corino - aggiunge Pasqua - che ha sviluppato questo progetto su 1,2 ettari di cui una piccola porzione è stata dedicata alla produzione del vino naturale". "Il nostro fatturato è giunto oggi a 55 milioni - conclude il presidente Umberto Pasqua - e progetti come questo sono quelli nei quali crediamo e che portiamo avanti senza distrazioni".

“C’era una volta una principessa...” è un viaggio ironico ma realistico tra i luoghi comuni che spesso accompagnano la violenza di genere. Nel reading teatrale a cura del Gruppo GattoMatto di Voghera, alcune delle letture proposte, l’8 Marzo alle ore 21, presso l’Auser di Voghera, sono tratte da monologhi di attrici come Paola Cortellesi, Luciana Littizzetto, Lella Costa, ci accompagneranno con un sorriso attraverso i tanti pregiudizi e modi di dire ai quali non facciamo più tanto caso ma che sono una vera e propria gabbia che imprigiona le donne (ma anche gli uomini) in stereotipi che spesso inducono a giudicare le persone e le situazioni attraverso una lente deformante e che, più volte di quanto si creda, portano a una violenza, oltre che verbale e psicologica, anche fisica, fino ad arrivare ad atti estremi.

Vi sono poi altre letture che invece si contrappongono agli stereotipi, dimostrando come sia possibile, con grande forza e coraggio, se non abbatterli almeno aggirarli e quello che sembrava impossibile, irraggiungibile o, addirittura, vietato possa diventare realtà. E abbiamo a questo proposito esempi edificanti di donne, note e meno note, che ce l’hanno fatta e le cui storie andrebbero raccontate ai bambini e alle bambine fin da piccoli, mettendo definitivamente in soffitta quel “principe azzurro” che ormai, lo sappiamo bene tutte, è inutile aspettare.

Musiche a cura di: Simone Ficicchia, chitarra e sax - Jacopo Perinati, tastiera

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