Mercoledì, 01 Aprile 2020
Venerdì, 28 Giugno 2019

 L'Italia riesce a sprecare il 47,9% del acqua potabile per colpa di una rete idrica colabrodo e a pagarne le conseguenze sono 2,7 milioni di famiglie (il 10% del totale) che lamentano problemi nell'erogazione idrica lungo il territorio nazionale. E' quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat, in riferimento al rapporto "Progress on drinking water", di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità.

Mentre nel mondo uno su tre non ha accesso all'acqua, in Italia il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile, sottolinea la Coldiretti, è di 9,49 miliardi di metri cubi, per un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell'Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni di rete; uno spreco inaccettabile per un bene prezioso anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno modificando la distribuzione e l'intensità delle precipitazioni.

Secondo la Coldiretti servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua e un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l'acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n'è poca. Gli agricoltori, conclude la Coldiretti, stanno facendo la loro parte con un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

 Ritardi e soppressioni in Lombardia su alcune linee ferroviarie di Trenord per effetto del caldo, che blocca i locomotori o rende inservibili i treni senza aria condizionata e con i finestrini sigillati.  In particolare, nelle ore più calde del giorno, si contano diverse soppressioni dalle stazioni di Milano a causa dei guasti al materiale rotabile. Guasti che, se ripetuti, scatenano un effetto domino in grado di bloccare un'intera linea.

Alessandro Quaroni, classe 1998, è il più giovane consigliere eletto della lista vincente di Alessandro Cantù, neo sindaco della città di Stradella. Figlio di Amedeo, primo cittadino di Montù Beccaria, ha respirato politica fin da piccolo e ha poi deciso di candidarsi con il gruppo “Cambiamo Stradella” che ha trionfato lo scorso 26 maggio.

Alessandro, da quanto tempo si interessa di politica?

«Praticamente da sempre. Della pura amministrazione locale fin da piccolo, quando mio papà è diventato Sindaco nel 2006. A lui facevo sempre domande su come funzionavano le questioni della macchina amministrativa: io allora ne capivo poco e lui mi spiegava in modo molto semplice le cose. Poi, verso i 16 anni, ho iniziato a interessarmi ancora di più, anche alla politica nazionale e ai vari partiti…per poi poter essere pronto, una volta raggiunti i 18 anni, a votare».

Suo papà Amedeo è stato importante in questo suo percorso?

«Decisamente sì. Lui è stato anche fortunato…io lo dico sempre…perché molti miei coetanei vedono la politica come una cosa brutta e lontana, mentre io l’ho sempre percepita come qualcosa di molto vicino, come una persona che fa questo mestiere con passione per i propri concittadini».

Lei quindi ha masticato politica da sempre…le sue tappe quali sono state?

«Sono state poche. A 19 anni mi sono iscritto a Forza Italia e poi mi sono candidato come consigliere per queste ultime comunali a Stradella».

Come mai ha deciso di candidarsi proprio adesso?

«Non pensavo che mi sarei mai candidato a dir la verità! Ma vedendo la situazione di Stradella, che secondo me si stava un po’ adagiando e con le manifestazioni che, seppur belle, erano sempre quelle, ho deciso di fare questo passo. Ho notato l’esigenza di rinnovamento. Ho visto che il commercio fa fatica. E nel frattempo mi è arrivata la richiesta di far parte del gruppo di Cantù: nella lista non c’erano giovani e quindi ho accettato».

Lei intanto nella vita cosa fa?

«Studio fisioterapia all’Università di Pavia e sono al secondo anno».

è consapevole che con questo ottimo risultato ottenuto dovrà dedicare molto del suo tempo alla politica?

«Sì sì…dovrò fare una valutazione sui miei vari impegni. Già l’anno scorso facevo due sport e adesso dovrò vedere come fare…».

Si aspettava questo risultato?

«Ci speravo tanto, nel senso che speravo che i giovani come me mi dessero fiducia nel poter ‘parlare per loro’. Penso che i giovani si debbano battere e proporre in prima persona per combattere i bisogni e le necessità, perché altrimenti nessuno lo fa per loro. Sapevo che mio papà è molto conosciuto e grazie a lui ho incontrato tante persone durante la campagna elettorale: da loro vedevo sensazioni positive. Non mi aspettavo forse un risultato così eclatante, ma pensavo comunque di poter fare una bella figura».

Come valuta tutto il percorso della campagna elettorale?

«è stato un periodo molto bello, un’esperienza arricchente. Ho visto come fare le cose e ho anche capito certi errori che ho fatto e quindi situazioni che rifarei in un altro modo. Ho avuto comunque tante persone accanto che mi hanno aiutato ed instradato e tanti amici che mi hanno supportato, facendo passaparola e standomi vicino quando avevo più bisogno».

Adesso cosa si aspetta?

«Mi aspetto di imparare tanto e quello che imparerò di poterlo investire nel consiglio comunale e nelle eventuali cariche che mi verranno date da adesso in poi. Punterò sul dare qualcosa ai giovani, che in questo periodo sono il capro espiatorio per tante cose…e forse sono anche loro che a volte non fanno nulla per non meritarsi queste “accuse”: la società in effetti finora non li ha aiutati molto e io spero di poter fare qualcosa di bello. Anche per lo sport, che è un tassello fondamentale per la crescita di ogni ragazzo».

Prima ha parlato anche di eventi per la città

«Lavoreremo molto anche su quello, cercando naturalmente di tenere tutto il buono che finora è stato fatto. Vorremmo rinnovare le manifestazioni, facendo cose nuove, magari utilizzando anche il palazzetto dello sport, anche all’esterno…può essere un posto dove poter fare eventi…ma vedremo bene più avanti».

Come vede il neosindaco Cantù?

«Io l’ho conosciuto molto prima di queste elezioni, perché veniva in oratorio ad aiutare: è stato fondamentale anche in quel ruolo. Poi ho imparato a conoscerlo anche dal punto di vista istituzionale ed è stato bravissimo ad essere sia l’amico che incontri per strada, sia la figura più ‘politica’. Già nel suo primo intervento qualche giorno fa è stato molto elegante e di impatto».

Cosa vi siete detti dopo questa vittoria?

«Ce l’abbiamo fatta e adesso al lavoro!. Il sindaco ci ha subito messo al corrente delle prime azioni da fare e abbiamo imbastito le prime questioni».

Suo papà come ha reagito?

«Lui è stato davvero fondamentale per me. Un punto di appoggio adesso e lo sarà sicuramente nei prossimi anni. è molto felice anche lui ed è orgoglioso di me».

Ha un po’ di timore per quello che lo aspetta nei prossimi anni?

«Forse il timore di poter deludere chi ha creduto in me, ma credo che sia un’ansia positiva che mi può aiutare a fare sempre meglio. So che dovrò studiare molto ma lo farò molto volentieri».

di Elisa Ajelli

Fra le cento e più proposte scaturite dai meandri del governo gialloverde è comparsa, poco più di un mese fa, anche quella di un dietrofront a riguardo degli enti provinciali. Una possibilità ancora fumina, ma di cui siamo certi si parlerà ancora nel prossimo periodo. Perché le province, ormai in parte esautorate e poi abbandonate dopo una riforma rimasta incompiuta, vivono anni difficili e meritano una chiarificazione. Lo ricordiamo: in questo momento si tratta di enti di secondo livello, i cui amministratori vengono eletti, biennalmente, dai consiglieri comunali in carica nel territorio di riferimento. Il presidente, invece, dispone di un mandato quadriennale. Proprio al presidente della Provincia di Pavia, Vittorio Poma, abbiamo posto alcune domande, prendendo spunto dagli impegni attuali dell’ente, per delineare il quadro delle attività in essere. Partendo proprio dal tema più sentito dai nostri lettori e, più in generale, dai cittadini dell’Oltrepò Pavese: le buche nelle strade.

Dopo critiche le cui radici si perdono nella notte dei tempi, arrivano finalmente dei fondi per l’asfaltatura di poco più di quattro chilometri della tangenziale Voghera-Casteggio. In cosa consistono i lavori? Quando avranno inizio?

«Confermo che siamo in una fase avanzata con la redazione del progetto, e abbiamo già firmato una convenzione con Regione Lombardia – perché l’intervento è reso possibile grazie a un finanziamento contenuto all’interno del Patto per la Lombardia.»

Vuole spiegarlo meglio ai nostri lettori?

«Il Patto per la Lombardia è in parte risultato di finanziamenti regionali, e in parte del Fondo Sviluppo e Coesione dell’Unione Europea. L’importo complessivo dei lavori è di circa un milione e quattrocentomila euro. Servirà per due terzi alla sistemazione di una buona parte della tangenziale di Voghera, e per circa il restante terzo a una parte della tangenziale di Casteggio. Ci tengo a farle presente che quando parliamo di interventi sulla tangenziale non ci riferiamo solo al semplice tappetino.

Lei sa che nella disperata rincorsa alle buche che si aprono sulle strade, cui dobbiamo continuamente far fronte nella Provincia di Pavia, cerchiamo di porre un rimedio con i tappetini da porre. Ma sappiamo tutti che si tratta di un lavoro che, per quanto fatto bene, sarà sempre provvisorio. Qui, invece, stiamo parlando di un lavoro radicale di fresatura, abbassamento, riposizionamento del manto stradale, sostituzione di tutti i giunti dei cavalcavia e sistemazione delle barriere di sicurezza e della segnaletica. Cioè quello che bisognerebbe fare dappertutto e con continuità, se potessimo permetterci di investire cento milioni di euro, ecco.»

Pensa che i cittadini saranno soddisfatti?

«Stiamo parlando di un intervento radicale e definitivo, che soddisferà il bisogno di sistemare la tangenziale per buona parte; non assicuro tutta, però diciamo che quelle parti più compromesse, quelle che hanno bisogno di una sistemazione immediata, sicuramente le faremo. Un lavoro che tiene conto quindi non solo del fondo stradale, ma anche dei giunti, che sono l’elemento più importante. Una delle lamentele più frequenti nel passato è stata proprio relativa al sollevamento di alcuni di questi giunti, che non creano problemi strutturali ma di sicurezza per la guida sì. Li sostituiamo interamente, proprio per ragioni di sicurezza.»

Ormai, fra viadotti e ponti vari con i relativi problemi affrontati in questi anni, lei potrebbe scrivere un trattato su questi giunti...

«Come amministratore, devo dire la verità, non è indispensabile entrare nel campo tecnico, però direi che una buona conoscenza anche delle modalità di approntamento dei progetti, e di intervento fisico sulle strade, ti permette maggiore consapevolezza nel momento in cui sei chiamato a trattare delle risorse. A volte l’impressione che si ha è che le risorse impiegate siano eccessive rispetto al reale bisogno degli interventi; però bisogna anche intendersi su quello di cui si sta parlando.

Quando io dico che per sistemare un chilometro di strada ci vogliono 70mila euro, è chiaro che non mi riferisco al semplice tappetino; mi riferisco ad una strada che viene anche interessata da lavori come fresatura, abbassamento e tutto il resto, per garantire poi al tappetino finale una vita più lunga. I costi dipendono sempre dal lavoro che si vuole fare.»

Ponte della Becca. Siete intervenuti con la messa in sicurezza e i lavori proseguiranno anche durante l’estate. Non scendo nel tecnico, ma le chiedo per quanto tempo potrà andare avanti con questi ultimi interventi l’attuale infrastruttura...

«I lavori eseguiti fino ad oggi, quindi quelli completati 10 giorni fa, e quelli che faremo a partire dalla fine dell’estate, inizio autunno, con il milione e mezzo di euro stanziato dal Ministero sui ponti del Po, sono serviti e serviranno per la messa in sicurezza del ponte. Senza scendere in tecnicismi, la messa in sicurezza ha interessato tutta la struttura, sia i piloni, sia il fondo stradale, che l’impalcato; per garantire il transito ai mezzi leggeri e ai mezzi commerciali fino a 25 quintali. Il ponte non può reggere carichi maggiori. Questi interventi servono per consentire una piena transitabilità, con i mezzi che le ho detto, in totale sicurezza. Io credo che dopo questi lavori non ci sia motivo di dubitare sulla solidità del ponte.

È chiaro che i lavori attuali servono per prolungarne la vita; il che vuol dire che sicuramente presto o tardi quel ponte, come tutti i ponti ultracentenari, andrà sostituito con uno nuovo. Qui apriamo il capitolo dell’importanza che in questo momento riveste un’azione congiunta delle istituzioni, dei rappresentanti politici del territorio, senza distinzione di colore politico, per riuscire ad ottenere nell’immediato i fondi per la progettazione definitiva ed esecutiva, dopo che Regione Lombardia avrà predisposto lo studio di fattibilità. Ed entro un paio d’anni, non oltre, l’individuazione della somma che sarà necessaria a realizzare il nuovo ponte.»

Come, concretamente?

«Io continuo a dire che la strada migliore è quella di trovare il finanziamento all’interno del nuovo piano quinquennale ANAS. L’anno prossimo, nel 2020, scadrà quello attuale. Quello successivo andrà a regolare il periodo fra il 2020 e il 2025. Lì è indispensabile trovare le risorse per la costruzione del nuovo ponte.»

Ma siamo sempre in attesa che avvenga il passaggio di competenza ad ANAS di questa parte della viabilità provinciale, già dato per certo oltre un anno fa.

«Guardi, le posso dire che già nel mese di novembre dello scorso anno alle province lombarde –  e glielo dico con certezza, perché sono anche presidente dell’Unione Province Lombarde – è stata richiesta la progressiva chilometrica di tutte le strade ex-ANAS, poi passate alle province, che dovrebbero tornare all’ANAS. Quindi in Regione Lombardia le provincie hanno confermato di essere d’accordo sull’individuazione che il Ministero ha fatto delle strade attualmente provinciali che vanno riclassificate e passate in competenza allo stato. Questa conferma è finita in un decreto, quel decreto ha passato il vaglio della Conferenza Stato-Autonomie, e al momento è fermo al Ministero delle Infrastrutture in attesa che venga approvato. Quando verrà approvato noi saremo contenti. La loro parte le province l’hanno fatta.»

Con il ribasso derivante dall’appalto dei prossimi lavori si è ipotizzato di poter realizzare una rotatoria all’ingresso del ponte, lato sud. Una possibilità concreta o solo un’idea, al momento?

«I ribassi dei lavori già effettuati sono stati reimpiegati in ulteriori lavori sempre sul ponte. C’è poi la possibilità concreta di utilizzare l’eventuale ribasso d’asta dell’appalto da un milione e mezzo di euro che faremo durante l’estate – e che dobbiamo appaltare entro il 30 giugno, quindi affideremo i lavori entro l’estate. Noi stimiamo che si possa registrare un’economia del 20%. Tenga presente che quando parlo dell’importo di un milione e mezzo questo si deve intendere comprensivo di IVA; per cui i lavori a base d’asta saranno poco meno di un milione e duecento mila euro, e il 20% sono circa duecento-duecentocinquantamila euro.

Con quelle risorse noi contiamo di poter finanziare la realizzazione di una rotonda che in questo caso costituisce un elemento di integrazione della sicurezza a favore del ponte, perché i mezzi che arriveranno a questa rotonda non rischieranno di incastrarsi nei varchi posti all’inizio del ponte, ma avranno la possibilità di tornare indietro. Siccome si tratta di fondi ministeriali noi, prima di potere utilizzare questi fondi, abbiamo bisogno di chiedere l’autorizzazione al Ministero. Quindi occorre anche che il Ministero, una volta che faremo la richiesta, ci dia il via libera. In questo senso faccio un appello ai rappresentanti politici della nostra provincia per favorire una risposta positiva.»

Di che tempi parliamo?

«I lavori, come ho detto, verranno appaltati assolutamente entro fine mese. Per quanto riguarda l’utilizzo delle economie dovremo aspettare ovviamente uno stato di avanzamento dei lavori. Non è successo per fortuna negli ultimi anni, però non possiamo escludere che si verifichino situazioni non prevedibili e straordinarie che impongano l’utilizzo delle economie; a quel punto dovremmo trovare un’altra fonte di finanziamento per la rotonda. Per il momento, comunque, ragioniamo sull’utilizzazione del ribasso d’asta.»

L’ultima tornate di elezioni amministrative, che ha coinvolto gran parte dei nostri comuni, ha consegnato molti municipi al centrodestra, con numeri forse mai visti prima. Il boom della Lega è stato determinante, ma i sindaci vicini a esponenti di Forza Italia sono ancora in numero più considerevole rispetto alle percentuali emerse dal voto. Nonostante molti si siano riposizionati, saltando sul Carroccio del vincitore. In Consiglio Provinciale c’è già una maggioranza che si riconosce nel centrodestra, in seguito al rinnovo dello scorso anno. Il recente risultato elettorale cambia qualcosa negli equilibri politici fra le varie componenti della sua amministrazione?

«In Consiglio Provinciale c’è una situazione particolare, condivisa da tante altre province, non solo da quella di Pavia. Diciamo che tutti i gruppi, consapevoli delle difficoltà che la provincia come istituzione sta attraversando in questo momento, almeno a questo livello hanno accantonato le schermaglie politiche per stringersi intorno alle indicazioni che io mi permetto di dare, di carattere operativo. Devo registrare che sul piano triennale delle opere, sul bilancio annuale e su quello pluriennale i gruppi hanno votato all’unanimità. Da parte mia lo considero un atto di fiducia, di responsabilità, ma anche un impegno per quanto mi riguarda a interpretare unitariamente questo consiglio provinciale. C’è una doppia fatica: da una parte quella di cercare di interpretare le sensibilità e le aspettative territoriali di tutti; dall’altra la necessità di andare avanti rapidamente perché il territorio ha bisogno di risposte. In questo senso devo dire che sono aiutato e sostenuto da tutti i gruppi consigliari. Per me è una fortuna, una condizione sicuramente di maggiore forza.»

Pensa però che cambi qualcosa, magari nell’atteggiamento di alcuni sindaci o di alcuni esponenti dei partiti rafforzati dalle recenti elezioni, che potrebbero rivendicare maggiori risultati a favore dei propri territori, forti del consenso elettorale?

«Ho da tempo, a maggior ragione da quando i rappresentanti in provincia vengono eletti da tutti gli amministratori comunali, un rapporto costante con tutti i sindaci. Nella mia natura c’è quella di privilegiare le questioni amministrative, i problemi del territorio. E trovo grande sostegno sia in sindaci del PD così come in altri del centrodestra, di Lega o di Forza Italia. Non posso dire che ci sia un atteggiamento diverso dei sindaci di una certa parte, oggi, rispetto alla provincia.

Ovviamente stiamo parlando di poco tempo, di qualcosa che è avvenuto due settimane fa. Io parlo con gli amministratori telefonicamente tutti i giorni, e le posso dire che ciò che prevale è il bisogno di affrontare le questioni che interessano tutti e di cercare di trovare delle risposte insieme.

C’è la consapevolezza in tutti gli amministratori che le polemiche non pagano, e distinguersi per tribù in provincia oggi rischia di essere fuorviante, perché non aiuta ad affrontare problemi che sono comuni ad amministratori di segno diverso. Io posso fare una sola cosa: farmi interprete, caricarmi sulle spalle la fatica di rappresentare i problemi del territorio, lasciando poi che la politica faccia la sua parte.»

Uno dei capisaldi della sua amministrazione e di quella precedente è l’incentivazione della mobilità ciclopedonale, soprattutto a fini turistici. Greenway Voghera-Varzi e collegamento con VenTo (la lunga dorsale Venezia-Torino) sono progetti sui quali c’è stato grande impegno. Ma c’è anche un tasto dolente: la velostazione di Voghera, inaugurata ma mai aperta, e spesso allagata. Nel 2016 la Provincia aveva addirittura fornito un primo lotto di 16 biciclette, di cui 4 a pedalata assistita. Mai entrate in funzione. L’assessore alla mobilità dolce del comune di Voghera, Danilo Mietta, ha dichiarato, proprio in risposta al presidente della provincia, che ‘’la velostazione è chiusa perché non ci sono fruitori’’. Una dichiarazione sconcertante: è ovvio che non ci siano fruitori, dato che non c’è una velostazione...

«La premessa è che io cerco sempre di lavorare per risolvere i problemi e non per alzare polveroni. Quindi non voglio entrare in polemiche. Dico soltanto che la velostazione, nella logica dell’idea di recupero del sedime della vecchia linea ferroviaria Voghera-Varzi, rappresenta uno snodo fondamentale per connettere la mobilità dolce, e quindi l’utilizzo della bicicletta, con il trasporto ferroviario.

Uno dei modelli particolarmente forti su questo piano in paesi come l’Austria e la Germania o la stessa Svizzera, quindi paesi non lontani da noi, consiste proprio nell’utilizzo degli snodi intermodali e della connessione ferrovia-strada attraverso le velostazioni. La velostazione è una di quelle cose che se non c’è non crea utenza, quindi diventa indispensabile proporla in termini adeguati, arricchendola secondo me anche di attività di servizio che possano farne non un semplice deposito, ma un punto di informazione utile per chi utilizza la bicicletta, ma non solo. Penso si debba quindi ragionare in termini di promozione turistica, non solo di struttura a servizio della ciclovia.»

di Pier Luigi Feltri

‘’Magari disturbiamo’’ è stato il titolo del primo dei suoi corsi di scrittura creativa, che ormai da alcuni anni si svolgono in varie località dell’Oltrepò Pavese. In questa massima sta la cifra di un uomo abituato a entrare con garbo, con passo gentile, nelle case dei suoi lettori. Che lo leggono da molti anni sulle pagine del Popolo, il glorioso settimanale della Diocesi di Tortona, di cui è redattore. Che lo hanno apprezzato nei numerosi racconti editi fin dalla più giovane età. Racconti ambientati spesso nei territori che lo hanno visto crescere e farsi conoscere; racconti premiati in più occasioni, come nel 2002, quando vinse il concorso ‘’Un mercoledì da Italiani’’ lanciato da Beppe Severgnini; o come nel 2013, quando a premiarlo fu il laboratorio ‘’Io scrivo’’ promosso dal Corriere. Quella volta il racconto fu pubblicato e distribuito a livello nazionale, in allegato al quotidiano. Il titolo era proprio ‘’Magari disturbiamo’’. Da qui anche il titolo dei suoi corsi.

Dal 2017 è conduttore di un programma su Radio PNR: Bauci. Bauci è una delle città invisibili di Italo Calvino, costruita su altissime palafitte. Da lassù, da una posizione panoramica e giustamente isolata dal tran tran della vita quotidiana, il ‘’Mago’’ (così lo chiamano gli amici più cari) si è messo a osservare la realtà del mondo contemporaneo, con particolare attenzione alle problematiche locali. Con ospiti illustri, puntata dopo puntata; da Roberto Vecchioni ad Aldo Cazzullo.

Non giova ora ricordare tutto il corposo curriculum; peraltro già citato in buona parte nell’intervista rilasciata proprio a questo giornale nel novembre 2017. È tempo, infatti, di guardare a nuovi orizzonti.

Esce infatti proprio in questi giorni, per Unicopli, il suo primo romanzo, un giallo: Q.B.

Se non abbiamo ancora vergato in questa introduzione il nome di Matteo Colombo è perché pensiamo che nel parlare di una novità letteraria sia importante, prima di tutto, delineare il campo in cui ci si sta avventurando. Presentare lo scrittore in questo modo, attraverso le sue esperienze, crea aspettative – in questo caso aspettative giustificate. E serve un po’ a raccontare cosa abbia fatto, il nostro, negli ultimi otto anni: tale è il periodo che ha richiesto la definizione del romanzo. Un testo ricco: direi: ipercalorico, che è stato sminuzzato, ingollato, masticato, digerito, ed è ora trasformato in scorte di energia, cui il lettore potrà attingere durante questa estate.

Q.B. è un romanzo che contiene molto del Colombo lettore. Ci sono tutti i suoi riferimenti, puri e chiari, che sono gli stessi di un Baricco che non vuole sconfinare nel barocco. C’è una commistione di generi letterari, un ritmo cantato con perizia, con timbro educato, sicuro.

Non dimentichiamo che Matteo Colombo è uno scrittore del nostro territorio. Nato a Cervesina, vissuto a Voghera, trapiantato a Broni. All’Oltrepò, alla sua storia e alle sue bellezze, ha dedicato diverse monografie. Si potranno forse scorgere anche nel nuovo romanzo alcuni dei tratti che fanno di questo territorio il luogo che amiamo e nel quale abbiamo scelto di vivere. Ma questo lo chiediamo all’autore.

Perché pubblicarlo proprio ora?

«È stata una gestazione molto lunga. Arriva in libreria proprio ora perché ogni storia ha il suo momento. L’ho scritta, l’ho lasciata, poi l’ho ripresa... Guardando a ritroso, è stato un percorso con un proprio senso. Il romanzo arriva ad avere la voce che ha oggi attraverso un lavoro di continua cancellazione, di modifica, di ritocco. Questo perché se ha un senso ancora oggi scrivere narrativa, tale senso sta, per quello che mi riguarda, nel restituire alla parola il suo significato compiuto.»

Un bell’impegno.

«Non so se ce l’ho fatta, ma nelle mie intenzioni era, per quanto possibile con il mio stile e anche con il mio registro linguistico, andare al nocciolo della parola. Gadda diceva – come ricordo durante i miei corsi – che bisogna riuscire a nominare le cose. Questo spiega un po’ anche il fatto che il romanzo sia stato lì tanto: è il risultato di un percorso.»

Vogliamo parlare della trama?

«Siamo nel mondo dell’alta cucina, in un ristorante stellato, gestito dallo chef del momento: Quinto Botero. Q.B., il titolo del romanzo, significa ‘’quanto basta’’, ma sono quindi anche le iniziali del protagonista. In questo suo ristorante, che si chiama ‘’Beckett’’, arriva a un certo punto un giovane apprendista, Tony, che aveva vinto un concorso come miglior cuoco esordiente. Il premio di questo concorso era proprio la possibilità di andare ad imparare nella cucina di Botero. Tony viene da Sorrento.»

Il ristorante, invece, dov’è situato?

«Il ristorante di Botero è in una zona non precisata, ma può essere benissimo immaginato qui da noi, in Oltrepò, in pianura. Non a caso c’è la presenza continua della nebbia: tutto il romanzo, che si svolge in due mesi – novembre e dicembre del 2011 – è avvolto dalla nebbia. Botero fa in tempo a conoscere per qualche giorno questo ragazzo. Che però viene ucciso. Ucciso nella cella frigorifera di Botero.»

Botero come reagisce?

«Botero, con la sua sicurezza, la sua fama, anche la sua leggenda, viene intaccato nelle sue certezze da questo evento sconvolgente. Le indagini vengono seguite da un commissario, Stoppani, che veste soltanto in loden; tant’è che dopo un po’ tutti i personaggi del racconto iniziano a chiamarlo ‘’il loden’’. Ma alla fine un ruolo fondamentale è svolto proprio da Botero, che è una persona con una gran testa. Anche la sua cucina è un’esperienza molto intellettuale. È un uomo dalla logica molto raffinata e questo si evince anche dai suoi piatti, molto elaborati. Questa logica sarà importante per risolvere anche altri misteri...»

Per quanto concerne l’ambientazione... i lettori potranno scorgere anche un po’ di Oltrepò?

«La nebbia è proprio quella densa che c’è dalle nostre parti. La nebbia di Cesare Angelini, la nebbia di Gianni Brera, che è un velo che sembra ovattare il mondo; un velo nel quale noi siamo abituati a muoverci. Dalla nebbia ho scoperto anche tante cose. Un po’ come la neve copre ogni cosa, e ti costringe a vedere la realtà con un altro sguardo, forse più profondo, più attento.»

Qualche anticipazione sulla tecnica narrativa?

«Il romanzo è costruito alternando dei capitoletti che si intitolano “Botero’’ e “Tony’’. In uno a raccontare è lo chef, nell’altro il giovane cuoco. Tony parla da morto, però. Questo consente di leggere la stessa scena da due punti di vista: chi la vive all’interno e chi la vive da fuori. Un piccolo gioco, che può essere anche divertente per il lettore.»

Perché un giallo?

«Diciamo che non sono uno di quelli che legge solo gialli. Però, per un certo periodo, ne ho letti parecchi. Agatha Christie ne è la regina. Il suo capolavoro è ‘’Dieci piccoli indiani’’: lì c’è tutto. Il giallo ti permette di andare a ritroso nella vita di una persona. Si parte dalla fine, dalla morte, e si recupera tutto. È un procedimento al contrario quindi, che mi interessava molto perché ti può dare suggerimenti nel tuo percorso di conoscenza - anche di te stesso, in un certo senso. Il giallo ti dà modo di entrare nella psicologia delle persone.»

C’è stata una ricerca, per ambientare il romanzo in un mondo così particolare?

«Quasi tutti i piatti, tutte le ricette citate all’interno del romanzo, sono citazioni di quelli presenti nei gialli di Agatha Christie. Poi, naturalmente, a me piace molto frequentare buoni ristoranti, e mi piace osservarli. Sono una buona forchetta, ecco. Penso però anche che cucinare sia un momento importante. In Italia gli affari si fanno a tavola, e poi la cucina offre anche bei momenti per trovarsi in compagnia.»

Che chef è Quinto Botero?

«Botero sceglie gli ingredienti con molta cura, ha una maniacalità nella scelta dei particolari, degli ingredienti, ma anche delle tovaglie. Addirittura c’è un artigiano, un personaggio molto divertente del romanzo, che soffia e produce dei bicchieri solo per il suo ristorante. Sono bicchieri particolari: se tu batti il vetro con l’unghia senti un suono che non esiste in natura.»

Per quale profilo di lettore è immaginata questa storia?

«Questo è anche un giallo, è anche un noir, ma c’è molto di più. La spy-story a volte lascia spazio a riflessioni a tutto campo sul mondo, sulle emozioni, sulla vita. Insomma, il genere è quello, e l’ho scelto per raccontare la storia che avevo in mente. Ma c’è anche tanto di più, quindi penso possa piacere a chi è appassionato di gialli, a chi è appassionato di cucina, ma anche a molti altri. Si può leggere a vari livelli.»

Sono in programma presentazioni al pubblico?

«Diverse date già definite in Oltrepò, tra Voghera, Broni,  Cervesina e Rivanazzano Terme, poi una a Milano, con gli altri autori della collana, e andremo anche oltre i confini regionali.»

A proposito della collana: il libro è edito da Unicopli, editore che può contare su una distribuzione a livello nazionale...

«Si tratta di una nuova collana, ‘’La porta dei demoni’’, il curatore è Flavio Santi, traduttore e scrittore Mondadori, per me uno dei più interessanti. È lui che ha scelto il mio romanzo, e ne sono stato contento.»

di Pier Luigi Feltri

Il 1 luglio, alle ore 17,30, al Santuario Santa Maria della Passione di Torricella Verzate , gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria celebrano la festa di San Basilide martire, il cui culto è unito a quello di Santa Potamiena e Santa Marcella.

Eusebio di Cesarea narra che durante la persecuzione di Settimio Severo, mentre i catechesi della scuola  alessandrina si erano dispersi, Origene, allora diciassettenne, avvicinato da alcuni pagani amanti della verità, prese ad istruirli nella fede cristiana con tale dottrina e con tale ardore che, diffusasi la fama, ben presto accorsero a lui anche pagani colti e persino filosofi.

Tutti costoro, conquistati da lui alla fede di Cristo, rifulsero in quel tempo di persecuzione e molti di essi affrontarono il martirio.

Fra questi ultimi Eusebio ricorda, nell'ordine, Plutarco, Sereno, Eraclide, Erone, un altro Sereno, e, al settimo posto, Basilide, sul quale si sofferma ampiamente, intrecciandone la storia con quella della vergine Potamiena e della madre Marcella.

Secondo Eusebio, Basilide era uno dei soldati addetti a scortare i condannati al luogo del supplizio. Aveva assistito ad alcune lezioni di Origene, riportandone una profonda simpatia per il cristianesimo e per i cristiani, ma non si era ancora deciso a ricevere il battesimo.

Il giudice Aquila fece arrestare, tra i tanti, anche Potamiena, vergine cristiana, famosa per la sua bellezza non meno che per la sua virtù, la quale già aveva dovuto tanto lottare per sottrarsi alle proposte di pretendenti follemente innamorati.

Sottoposta a orribili torture, la vergine restò incrollabile nella fede e subì il suo destino. Quando il giudice minacciò di abbandonarla ai gladiatori per essere violentata, ella rispose con tanta nobiltà e fierezza da far meravigliare lo stesso giudice: fu subito condannata a morte, e l'incarico di accompagnarla al supplizio fu affidato al soldato Basilide.

Nel tragitto dal tribunale al luogo del supplizio, mentre la plebaglia cercava di oltraggiare con grossolani insulti la donna, Basilide la protesse, respingendo coraggiosamente gli scalmanati e dimostrandole compassione e simpatia. Toccata dall'insolito contegno del soldato, Potamiena gli promise che, per contraccambiarlo, avrebbe pregato per la sua salvezza quando fosse giunta al cospetto di Dio.

Sopportò poi eroicamente l'atroce martirio: venne, infatti, lentamente cosparsa di pece, infiammata su tutto il corpo, dai piedi alla testa.

A questo punto Eusebio aggiunge che insieme alla giovane Potamiena morì anche la madre Marcella. Passarono solo pochi giorni e Basilide seguì l'esempio di Potamiena: durante un processo, invitato dai suoi commilitoni a prestare giuramento, egli rifiutò dichiarandosi cristiano fra lo stupore e l'incredulità di tutti.

Poiché persisteva nelle sue affermazioni, fu condotto dinanzi al giudice. Confermati il suo rifiuto e la sua professione di fede, fu gettato in carcere. Ai cristiani che si recavano a visitarlo, Basilide svelò che Potamiena, tre giorni dopo il suo martirio, gli era apparsa di notte e gli aveva posto una corona sul capo, dicendogli che aveva implorato per lui grazia dal Signore, che la sua preghiera era stata esaudita e che fra poco sarebbe venuta a prenderlo. Fu battezzato nella stessa prigione e, il giorno successivo, decapitato.

Le spoglie di San Basilide sono custodite in un'urna posta nella navata sinistra , nella cappella dell'Assunta, del Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano. Alcuni frammenti delle reliquie del Santo si trovano presso l'Abbazia di San Basilide a Badia Cavana (PR) in una cripta sotto l'altare.

A Torricella Verzate , celebrerà  la Messa, Don Luciano Mafra, già cappellano della Casa Circondariale di Voghera, insieme a Don Luigi Tibaldi, alla presenza delle autorità locali, del Comandante del Commissario Coordinatore Morello Michela, dei poliziotti penitenziari di Voghera, oggi un reparto di 190 unità, degli operatori amministrativi e del direttore dell’istituto penitenziario Stafania Musso.  

Circa il 12% di chi inoltra domanda di assunzione trova un’occupazione con lo Sportello Lavoro del Comune di Voghera. Stamattina è stato presentato il report dei primi sei mesi (1 gennaio-30 giugno 2019) dello Sportello Lavoro, servizio addizionale offerto dal Comune di Voghera per sostenere i cittadini nella ricerca lavorativa. Nlla sala consiliare del Comune sono stati comunicati i dati dal presidente del Consiglio Nicola Affronti, dall’assessore al personale Gianfranco Geremondia, dal dirigente comunale Antonio Leidi e dall’operatore decennale della Fondazione Le Vele Andrea Vercesi. Lo Sportello Lavoro opera con continuità come punto orientativo dal novembre 2015 con la Fondazione Le Vele, ma è presente come attività voluta dall’amministrazione dal 2010 (in precedenza si chiamava Informa Giovani). Il Comune di Voghera investe circa 17 mila euro ogni anno per mantenere lo Sportello Lavoro attivo con l’obiettivo di supportare i cittadini alla ricerca di una lavoro e al tempo stesso svolge attività di indagine con le imprese del territorio che vogliono assumere personale. Lo Sportello Lavoro è aperto il martedì e il giovedì dalle 9,30 alle 12,30, l’ufficio si trova in piazzetta Cesare Battisti. Report gennaio-giugno 2019 Nel primo semestre 2019 ci sono stati 101 nuovi iscritti (in totale nella banca dati ne sono presenti 2236). Da gennaio i candidati totali in cerca di lavoro sono stati 268, di cui 31 assunti. Dall’inizio dell’anno 78 nuove realtà lavorative sono state iscritte alla banca dati imprese che complessivamente conta 595 aziende, di cui 9 sono le attività produttive che devono dare ancora riscontro sulle candidature. «E’ molto importante il rapporto che si è instaurato con le imprese e le attività produttive - commenta il Presidente del Consiglio Nicola Affronti - Le trentuno assunzioni in sei mesi sono un ottimo risultato. Nelle elezioni del 2015 avevamo inserito lo Sportello lavoro nel programma di governo, si tratta di una promessa mantenuta». «E’ un servizio molto apprezzato e c’è la volontà di mantenere lo sportello attivo anche in futuro», aggiunge l’assessore Geremondia. «La ricerca del personale si è spostata da posizioni in aziende di logistica e commercio a mansioni impiegatizie nel settore metalmeccanico - conclude Vercesi - ci sono alcune aziende che hanno rallentato la selezione, ma nei primi sei mesi dell’anno i risultati raggiunti sono soddisfacenti».

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il Comune di Voghera è pronto a dare un giro di vite contro i furbetti che approfittano dei veicoli incustoditi per rovistare all'interno in cerca di effetti personali che spesso chi va a camminare o a correre decide di non portare con sé. Il problema si presenta da tempo lungo la pista ciclopedonale che da Voghera arriva a Salice Terme. Uno degli spazi più gettonati dai ladri è il parcheggio che si trova dietro  l'area commerciale all'ingresso di Voghera, all'inizio di strada Braide. Un luogo comodo ma anche sufficientemente riparato per poter scassinare le vetture e ripulirle da borse, oggetti elettronici e magari portafogli. Codacons: "Si tratta di una buona notizia, l'installazione di videocamere di sorveglianza è l'unico deterrente contro i ladri; numerose segnalazioni sono giunte riguardo furti in zona era ora che si intervenisse in maniera decisa contro il dilagare dell'illegalità". 

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

A partire dal 1 luglio fino al 30 settembre l’orario dell’ufficio Anagrafe, Carte d’Identità e Stato Civile del Comune di Voghera subirà delle modifiche. La nuova articolazione oraria viene disposta con carattere sperimentale per tre mesi, mantenendo l’apertura degli sportelli il primo sabato del mese.

Nuovi orari settimanali

Settimane con chiusura il sabato

- Lunedì: dalle h. 08.30 alle h. 12.15 e dalle h. 15.00 alle h. 16.00

- Martedì: dalle h. 08.30 alle h. 13.00

- Mercoledì: dalle h. 08.30 alle h. 13.00

- Giovedì: dalle h. 08.30 alle h. 13.00

- Venerdì: dalle h. 08.30 alle h. 12.45

Settimana con apertura il primo sabato del mese

(sabato 6 luglio, sabato 3 agosto e sabato 7 settembre)

- Lunedì: dalle h. 08.30 alle h. 12.15

- Martedì: dalle h. 08.30 alle h. 12.45

- Mercoledì: dalle h. 08.30 alle h. 12.15

- Giovedì: dalle h. 08.30 alle h. 12.15

- Venerdì: dalle h. 08.30 alle h. 12.45

- Sabato: dalle h 8.30 alle ore 12.00

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari