Domenica, 25 Agosto 2019
Articoli filtrati per data: Sabato, 13 Luglio 2019

A Rovescala, comune di circa 900 anime, chiuderà lo sportello bancario presente in paese da tempo immemorabile. Un servizio che causerà non pochi problemi al commercio e alla popolazione, soprattutto anziana. Abbiamo intervistato Marco Pozzi, commerciante di 44 anni che, da più di vent’anni, gestisce con la sorella Silvana  un negozio di prodotti tipici nel paese. Nonostante le difficoltà del commercio nei piccoli paesi, ha deciso in controtendenza di allargare la propria attività, riaprendo il banco macelleria che mancava in Rovescala da più di 25 anni.

Marco, quando avete iniziato la vostra attività a Rovescala?

«Esattamente ventun’anni fa,  quando io avevo ventitrè anni e mia sorella sedici, aprendo una latteria con vendita di prodotti confezionati ed edicola, chiamata “Milk & News”. Gli inizi non sono stati di certo facili: era il luglio del 1998 e ho aperto l’attività accendendo un mutuo per comprarmi la licenza. L’anno successivo, con “Decreto Bersani”, è avvenuta la liberalizzazione delle licenza. Mi hanno stroncato subito! Non mi sono demoralizzato, mi sono rimboccato le maniche e sono andato avanti. Poco dopo ho iniziato ad inserire altri prodotti, tra cui pane e salumi. All’epoca eravamo tra i pochi della zona ad aver aperto anche la domenica mattina, perché era “zona turistica”, quando negli altri centri le attività commerciali invece erano chiuse. Però come “zona turistica” pagavamo anche più tasse… Ora gli orari sono più liberi. Circa undici anni fa ho trasferito l’attività in un altro negozio più ampio, aprendo “Pozzi di bontà”. L’obiettivo che ci eravamo prefissati era quello di essere sempre al top con la qualità, e penso di poter dire di esserci riuscito».

Da quando avete aperto, com’è cambiata Rovescala?

«Negli ultimi anni il paese è cambiato parecchio. Durante l’estate molti erano i giovani e i bambini che dalla città venivano portati in vacanza dai nonni.  Era un vera e propria località di villeggiatura. Ora, diminuendo gli anziani, parecchie case sono chiuse e trascurate, senza utenze per evitare di pagare più tasse come seconda casa. Bisognerebbe incentivare la riapertura di queste abitazioni, almeno nella stagione estiva. In vent’anni il numero di residenti è calato parecchio, di circa il 30%. Quando abbiamo iniziato c’erano due panetterie, una salumeria, un alimentari e un ortolano. Ora, dopo la chiusura dello storico panificio Molinelli, siamo rimasti solamente tre negozi. Rovescala è un paese che fino ad oggi ha garantito ogni tipo di servizio alla sua popolazione: oltre alle attività commerciali ci sono il comune, la banca, la posta, la farmacia e il medico. Tutti concentrati nel centro del paese, in soli 500 metri».

Come mai allora dopo venticinque anni ha deciso di riaprire anche la macelleria?

«Per l’amore che ho verso il mio paese mi sono sentito di dover dare questo servizio . Ho così scelto di avvalermi di un artista del mestiere in pensione che mi sta insegnando il lavoro e le nostre carni sono tutte di prima qualità, provenienti da un macello del Carmine. Io ho investito qui, vivo qui e ho fatto famiglia qui. Anche mia sorella, dopo un breve periodo di residenza a Broni, presto tornerà ad abitare con la sua famiglia a Rovescala. In questi vent’anni ho investito parecchio nella mia attività, facendo numerosi sacrifici. Certo, non è Milano e non ci sono quei numeri, ma il negozio mi ha sempre permesso di vivere una vita dignitosa, pagando gli investimenti iniziali. Se avessi dovuto guardare solo l’aspetto economico avrei accettato offerte che mi erano state fatte negli anni per lavorare altrove. Non so se ho fatto bene o male, ma ho scelto così. Io penso che una persona anziana o dei bambini possano vivere molto meglio in un paesino in cui ci sono tutti i servizi essenziali».

Che tipo di clientela c’è a Rovescala? Locale o di passaggio?

«Posso dire che un 80-90% è tutta clientela del paese, che garantisce una certa costanza nelle vendite. Principalmente clientela anziana. Poi c’è la clientela “estera”, quella che viene qui in zona a prendere il vino, soprattutto in primavera: persone che mi conoscono già e passano quelle due o tre volte all’anno per portarsi i nostri prodotti tipici in città. Con l’aggiunta della macelleria, visto che qui in zona ce ne sono poche, spero di poter allargare la mia clientela anche ai paesi limitrofi».

Dopo tanti anni a Rovescala chiuderà la storica banca. Che tipo di ripercussioni potranno esserci sul paese?

«La banca qui a Rovescala esiste da parecchi anni, si dice da prima della guerra. è un servizio che mancherà parecchio, soprattutto a chi è abituato ad avere il propri risparmi in paese. Ultimamente stanno girando anche voci sull’ipotetica chiusura dell’ufficio postale. Purtroppo sono segnali brutti. L’unica arma che abbiamo è quella di rimanere uniti come popolazione, portando avanti obbiettivi comuni. Io non voglio che il mio paese muoia. Innanzitutto dobbiamo volerci bene tra di noi e avere cura del territorio e degli immobili, come terreni e case. Perché è anche quello che da valore ad un territorio. Prendiamo come esempio Barolo e Barbaresco: cosa costa un ettaro di terreno in quella zona? Hanno saputo dare un valore al territorio e al proprio vino. Sono convinto che in un paese con il giusto valore immobiliare la banca non sarebbe mai stata chiusa. C’è anche un altro dato interessante: sei mesi fa Rovescala è stata citata da “Il Sole 24 ore” come Comune con il maggior numero di conti correnti dormienti. Questo dimostra che la popolazione tende a non investire, ma a mantenere liquidità».

Che rapporto avete voi commercianti con le associazioni locali?

«Fino a quattro anni fa ero stato vicepresidente della Pro Loco, ma ho dovuto dimettermi per questioni di tempo. Quando si prende un impegno bisogna anche essere in grado di saperlo mantenere. Qui a Rovescala abbiamo una Pro Loco e un Gruppo Alpini che funzionano benissimo, come anche l’Auser e la biblioteca. Queste associazioni aiutano parecchio la popolazione e il commercio del paese. Quest’anno la “Primavera dei vini” ha riscosso un grande successo e si è potuto anche notare che il livello dei vini in degustazione si è parecchio alzato».

Cosa servirebbe a questo territorio per ripartire?

«In Oltrepò non abbiamo bisogno di ragionieri, ma di “folli innamorati” per il territorio. Servono persone che riescano a “vedere oltre”, senza pensare a “Ce la farò? Non ce la farò?”. Abbiamo bisogno anche di sogni, perché secondo me le più grandi scoperte sono nate dai sogni, non con l’immediato intento di fare soldi: dopo il successo arriva la rendita. Servono visionari, come il Duca Denari. Lui amava il territorio e amava “La Versa”, non lo faceva solo per il denaro. Poi sono arrivati i ragionieri, l’hanno cacciato e abbiamo visto che fine abbiamo fatto. Lui voleva il “prestigio”, non voleva che fosse la cantina più ricca d’Italia, ma quella più sana e prestigiosa. Bisognava andare avanti con la sua mentalità, non ribaltare tutto. Il visionario vede cose che gli altri non vedono  e i risultati non si hanno subito, ma solo dopo anni. Si tende a giudicare negativamente nell’immediato, ma poi col tempo gli si deve dare ragione. Serve sinergia  di qualità tra produttori, commercianti e artigiani, oltrepassando i campanilismi. Sarà anche un’utopia, ma l’unica arma che abbiamo è rimanere uniti. Gli eroi sono quelli lavorano per migliorare il loro territorio. Io ho sofferto tanto per certe parole che non mi meritavo, ma ho tenuto duro. Vorrei insegnare a mia figlia l’amore per il territorio: vai pure in città o all’estero per imparare di più, ma poi torna per migliorare casa tua».

  di Manuele Riccardi

Passeggiare per campi e sentieri fioriti, specie durante la stagione primaverile, può rivelarsi un passatempo sano, rilassante e soprattutto gustoso. Già, perché in questa stagione sono tante le erbe commestibili e i fiori in cui è possibile imbattersi nelle radure, nei boschetti, accanto ai corsi d’acqua e nei prati.

Sapere riconoscere le erbe spontanee commestibili è fondamentale per non correre rischi. Le erbe spontanee edibili sono infatti veri e propri super-cibi poveri e a costo zero, che vantano in alcuni casi proprietà purificanti e disintossicanti. Ma in natura sono tantissime le erbe tossiche velenose a cui si deve prestare molta attenzione.

Quindi tra le erbe spontanee cosa è meglio raccogliere in primavera? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Merlo, agronomo ed insegnante dell’Istituto tecnico Agrario “Gallini “ di Voghera.

Merlo quali sono le erbe spontanee  edibili più comuni nelle nostre zone?

«Possiamo partire dal tarassaco o dente di cane, come viene chiamato nelle nostre zone, che troviamo ovunque in primavera. è facilmente riconoscibile per il suo fiore di color giallo brillante ed ha proprietà depuranti e diuretiche. Le foglie possono essere consumate crude quando sono tenere o cotte e anche i boccioli dei fiori sono utilizzati in cucina. Abbiamo poi l’ortica che  è una delle erbe spontanee più conosciute e usate, già dalle nonne. Forse perché è semplicissimo reperirla  nei prati, anche appena fuori dalla città. L’ortica vanta ottime proprietà per la salute: dal sapore simile a quello dello spinacio, è un’erba spontanea estiva ricca di vitamina C, mucillagini e ferro. Dobbiamo fare attenzione però nella raccolta, utilizzando guanti per proteggere le mani dagli effetti urticanti di questa pianta. Della stessa famiglia dell’ortica, la famiglia delle Urticacee, c’è anche la parietaria, molto diffusa e che dà reazioni allergiche a molte persone ma che può essere consumata lessata. Abbiamo poi la piantaggine che è diffusissima ma poco conosciuta. Ne abbiamo due tipi: piantaggine lanceolata con foglie lunghe e piantaggine maggiore con foglie ellittiche larghe e più corte. Contiene moltissimi sali minerali, soprattutto lo zinco, e flavonoidi ed in genere viene consumata cotta. Molto comune dalle nostre parti è poi il luppolo selvatico. I sui germogli vengono chiamati in zona “vartìs” . Il luppolo selvatico è della stessa specie delle varietà di luppolo selezionato, coltivato e utilizzato per produrre la birra. È diverso però, se ne consumano le cime che cono le infiorescenze della pianta maschile. In questo periodo e per tutta la primavera spuntano rigogliose in campagna ai bordi dei fossi o lungo le siepi. Molti lo chiamano anche asparago selvatico, impropriamente, un po’ perché le cime ricordano la forma dell’asparago, un po’ per il sapore delicato. Ricordiamo il famoso risotto ai “vartìs” che viene preparato in primavera. Un’altra erba spontanea che però non è diffusissima in Oltrepò è la borragine che si trova più facilmente spostandosi verso la Liguria. Io sono originario di Arquata Scrivia e ne sono un cultore. La pianta si presenta con  foglie piuttosto grandi, ovali, dotate di picciolo, di un colore verde intenso e, così come le altre piante della famiglia, bellissimi fiori blu-viola, a forma di stella. Tutta la pianta è ricoperta da una fitta peluria .Le foglie e i fiori vengono utilizzati dalle mie parti per fare i ravioli di magro che sono una vera delizia».

Abbiamo fatto una rassegna delle erbe spontanee commestibili più riconoscibili ma ci sono anche molti fiori che si possono mangiare, ci può indicare i più comuni?

«Proprio in questi giorni vediamo fiorire le robinie con i loro grappoli bianchissimi e profumati che attirano le api che andranno a produrre il delizioso miele d’acacia. Proprio le infiorescenze di questa pianta possono essere consumate sia crude che cotte, di solito vengono fatte delle frittelle, perché sono particolarmente gustose. Abbiamo poi il sambuco, altra pianta molto comune dalle nostre parti che tra aprile e giugno ci regala delle bellissime fioriture che danno vita, un po’ più tardi, a delle bacche succose e dolci che raggiungono la piena maturazione in estate. Il sambuco cresce prevalentemente nei luoghi freschi, vicino ai torrenti o ai fiumi, ma è facile scorgerlo anche nei prati e sui cigli delle strade. è conosciuto per le sue proprietà diuretiche e, mentre i fiori vengono utilizzati in cucina per la realizzazione di gustose frittelle, le bacche mature forniscono un ottimo ingrediente per sciroppi e marmellate. Bisogna però stare attenti perché in zona abbiamo tre tipi di sambuco: uno è il sambuco legnoso, quello che troviamo lungo i corsi d’acqua che è  commestibile  insieme a ad un altro sambuco legnoso delle zone alte dell’appennino mentre abbiamo poi un sambuco non legnoso ma erbaceo, l’ebbio che invece non è commestibile. Ci sono  poi le pratoline, le violette, le primule che sono i primi fiori a spuntare a primavera che vengono di solito consumate crude nelle insalate o usate come decorazioni nei dolci. Non dobbiamo dimenticare poi la rosa canina che è una rosa selvatica spontanea i cui frutti sono ricchissimi di vitamina C e vengono utilizzati per tisane e marmellate».

Ci può fornire qualche consiglio per la raccolta di queste erbe spontanee per non incorrere in qualche problema?

«Dobbiamo utilizzare alcuni accorgimenti molto importanti. Prima di tutto non bisogna raccogliere erbe sui bordi delle strade trafficate, in zone vicine a fonti di inquinamento, in campi sottoposti a trattamenti chimici. Se si hanno dei dubbi sul riconoscimento dell’erba meglio astenersi dal raccoglierla o farsi accompagnare da una persona esperta perché ci possono essere delle erbe molto velenose. Un’altra cosa importante è quella di verificare di non essere in aree come le riserve naturali dove è vietata la raccolta di erbe e fiori. Bisogna raccogliere piante e fiori sani, non contaminati da funghi o muffe. Quando  si portano a casa le erbe, bisogna lavarle molto bene prima di cucinarle ed infine fare una ricerca tra le tantissime ricette che ci sono per meglio apprezzarne i sapori e le caratteristiche di questi ingredienti a costo zero».

Da dove deriva l’uso delle erbe spontanee in cucina?

«Sicuramente dalla necessità di cucinare quando una volta  ai nostri vecchi mancavano  gli ingredienti. Esiste però anche una scienza che si chiama “fitoalimurgia” la conoscenza dell’uso delle specie vegetali, soprattutto  erbe spontanee a scopo alimentare. La fitoalimurgia fu un principio di nutrizione anche in tempo di guerra. Nel recente passato era consuetudine di molte persone, in particolare nei ceti meno abbienti, andare per erbe e per questi le verdure selvatiche hanno costituito una risorsa alimentare di primaria importanza. Oggi la fitoalimurgia non ha più la funzione di risorsa alimentare, ma molti, grazie anche al maggior tempo libero a disposizione, stanno riscoprendo che andare per verdure porta alcuni benefici: venire a contatto con la natura, fare delle lunghe passeggiate e non ultimo variare il classico menu grazie alla raccolta di erbe».

di Gabriella Draghi

Compie un anno di attività la nuova “comunità educativa Casa Bellevue” di Salice Terme, che dal giugno del 2018 dà asilo a minori provenienti da famiglie con situazioni problematiche, nel tentativo di offrire loro una vita il più normale possibile e tutto il supporto medico e psicologico necessario. Situata in via Volta, nella parte alta del paese, la struttura è gestita da Educ@ Cooperativa Sociale Onlus e presieduta dal dottor Matteo Crivelli, psicologo esperto in interventi per l’età evolutiva. La comunità educativa Casa Bellevue è cronologicamente l’ultimo servizio a completamento di un modello di accoglienza e accompagnamento alla crescita che la cooperativa già mette in atto in altre strutture sul territorio come l’asilo nido Giochiamo Insieme di Casteggio, la comunità famigliare per minori “La Betulla” di Voghera, dove una famiglia affidataria accoglie nella propria abitazione fino ad un massimo di quattro minori.

Dottor Crivelli, quanti bambini ospita Casa Bellevue?

«Fino a un massimo di 10, di età compresa tra i 3 e i 12 anni, anche se l’età degli ospiti potrebbe essere diversa per lo sviluppo di specifiche progettualità».

Che tipo di utenza ha questa struttura?

«I beneficiari diretti del progetto sono minori di età compresa tra tre e dodici anni che necessitano di essere temporaneamente collocati in ambiente protetto, caldo ed accogliente, in cui poter vivere come se fossero in famiglia. Famiglie temporaneamente in difficoltà, per varie ragioni, a svolgere la loro funzione genitoriale, che potranno continuare a collaborare attivamente all’educazione dei propri figli. Famiglie affidatarie selezionate dai Servizi Pubblici preposti che potranno prendere contatto con il minore già all’interno della struttura».

Chi sono le persone ospitate e che tipo di problematiche hanno?

«I bambini ospitati generalmente provengono da famiglie che stanno attraversando un periodo di particolare difficoltà per cui generalmente è intervenuto a tutela il Tribunale dei Minori che stabilisce le linee guida dell’intervento. Ogni bambino o preadolescente ha una propria storia e viene accolto attivando un percorso educativo che ne rispetti e valorizzi l’originalità e l’unicità, riconoscendone i peculiari bisogni evolutivi, le caratteristiche e le difficoltà».

Come si entra in questa struttura?

«La richiesta di inserimento in Comunità avviene generalmente da parte del Servizio Sociale dell’ente affidatario (Comune di provenienza). La richiesta è valutata dall’equipe educativa in tempi brevi. In caso di valutazione positiva seguirà un incontro preliminare tra il coordinatore della Comunità e l’assistente sociale per la presentazione del caso».

A carico di chi sono i costi per il soggiorno?

«I costi sono a carico dell’Ente affidatario del minore».

Per quanto tempo si resta in “cura”?

«I tempi dell’accoglienza sono definiti dai singoli progetti educativi individualizzati di ogni minore, concordati ed elaborati insieme all’Assistente Sociale di riferimento. Auspicabilmente ogni progetto dovrebbe completarsi entro due anni dall’ingresso».

C’è una lista d’attesa molto lunga?

«Fortunatamente no. Spesso le richieste hanno carattere d’urgenza ed in caso di indisponibilità di posti si indirizzano i richiedenti verso altre strutture in rete».

Quali metodi educativi vengono impiegati?

«Il modello di accoglienza di Educ@ Cooperativa persegue l’obiettivo di privilegiare forme di accoglienza ad elevata caratterizzazione familiare. La comunità educativa “Casa Bellevue” è una casa a tutti gli effetti. E’ inserita nel contesto residenziale di Salice Terme ed organizzata in riferimento alle esigenze della famiglia allargata che la abita. Dispone di una cucina, un soggiorno, le camere da letto personalizzate dagli ospiti, lo spazio per i compiti, per i giochi compreso un ampio parco esterno, spazi personalizzati ad uso e consumo dei bambini».

Che ruolo hanno gli adulti?

«Gli adulti si prendono cura della gestione della routine quotidiana, stimolando la collaborazione dei minori in base alle loro capacità (gli educatori cucinano in una cucina domestica, fanno la spesa insieme ai bambini, riordinano gli spazi, ecc.). Gli ospiti possono accogliere amici, festeggiare i compleanni, stare in relazione con gli altri (oratorio, parrocchia, scuola, scout, centri sportivi, palestre)».

Qual è l’obiettivo finale?

«Si interviene sulla fascia della popolazione più sensibile alle influenze ambientali nella speranza che l’intervento affettivo ed educativo possa contribuire alla riduzione del danno ambientale e alla riabilitazione per una crescita integra e ben strutturata dei bambini accolti, adulti di domani. L’accompagnamento, la riabilitazione ed il potenziamento della genitorialità saranno obiettivi realisticamente raggiungibili anche per le famiglie d’origine affinché possano riappropriarsi al più presto della loro funzione educativa e sociale».

Che tipo di attività svolgono i ragazzi?

«I bambini svolgono tutte le attività adeguate alla loro età. Frequentano le scuole pubbliche e/o corsi di formazione professionale, si inseriscono in gruppi di coetanei nelle scuole sportive e culturali del territorio, frequentano i compagni di scuola o gli amici nel tempo libero».

Collaborate con altre associazioni del Terzo Settore?

«In ambito socio/assistenziale si lavora necessariamente in rete e sinergia con altri enti pubblici e privati. Nello specifico il progetto di Casa Bellevue nasce da una convenzione a tre siglata tra Educ@ Coop. Sociale Onlus, il Comune di Godiasco Salice Terme e l’Associazione di Volontariato Futura Infanzia che ha sostenuto l’iniziativa con un’attività di raccolta fondi contribuendo all’allestimento della struttura.

Anche i singoli cittadini interessati ad attività di volontariato potranno partecipare al progetto contattandoci per reciproca conoscenza all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.».

  di Christian Draghi

Tutte abbiamo nell'armadio un vestito che amiamo più di altri e al quale non rinunceremmo per niente al mondo. Tutte, comprese le decine di ragazze fotografate in giro per il mondo con indosso lo stesso vestito bianco a pois. Uno scherzo? Non proprio, visto che l'abito, un vestito di Zara a maniche lunghe e orlo con volant, è diventato in una manciata di settimane un vero tormentone sul web, tanto da meritare un account su Instagram dedicato.

Tutto è nato nel Regno Unito, dove hot4thespot (questo il nome dell'account che vanta già oltre 5mila follower) ha iniziato a pubblicare le foto dello stesso abito a pois visto indosso a donne di ogni età immortalate nei contesti più disparati: mentre fanno la spesa, mentre vanno in bicicletta, bevono un drink o sono intente a fare shopping, a dimostrazione che il capo è super gettonato.

L'abito, lungo fino alla caviglia, è disponibile alla vendita da febbraio ma è solo di recente che ha riscontrato un successo clamoroso. Successo intercettato dalla stylist e designer Faye Oakenfull, che quando si è accorta di quanto stava accadendo ha deciso di aprire un account su Instagram.

Intervistata dal 'New York Times', la stylist ha raccontato di essersi imbattuta nel vestito a Pasqua quando, durante uno shooting fotografico, ha notato che sia l'art director sia la makeup artist si erano presentate sul set indossando lo stesso vestito. Così ha postato la foto delle due sul proprio account Instagram dove è stata sommersa di messaggi da parte di gente comune che aveva comprato lo stesso vestito.

Ma cos'è che rende un abito apparentemente anonimo così virale? Probabilmente la silhouette morbida e casual al tempo stesso ma anche il prezzo. 'The Dress', come è stato ribattezzato, costa appena 50 euro.

Oltre ad avere una stampa di tendenza (i mitici polka dots impazzano nelle collezioni primavera-estate 2019) il vestito appare poi estremamente versatile: si indossa bene sia coi i tacchi sia con le sneakers, così come sotto al cappotto o col chiodo in pelle. L'unica pecca per chi decidesse di indossarlo è la mancanza di originalità. Ma tant'è. Con 'The Dress' il rischio di passare inosservate sembra scongiurato.

 Bere molte bibite zuccherate potrebbe aumentare il rischio di cancro. Lo suggerisce uno studio osservazione condotto da Mathilde Touvier, del centro di ricerca di epidemiologia e statistica della Sorbonne Paris Cité e Inserm e pubblicato sul British Medical Journal.
    Lo studio ha coinvolto oltre 101000 persone tutte sane all'inizio della ricerca. Tutti i partecipanti hanno compilato dettagliati questionari alimentari e sono stati suddivisi in base al consumo di bibite di vario tipo, bibite zuccherate, succo di frutta al 100%, bibite dietetiche con dolcificante artificiale. Nel corso del periodo di osservazione sono stati diagnosticati oltre 2000 casi di cancro. Gli esperti hanno stimato che per ogni 100 millilitri in più di bibite zuccherate consumati ogni giorno il rischio di sviluppare un tumore sale del 18% e in particolare sale del 22% il rischio di sviluppare un cancro al seno.
    In passato l'elevato consumo di bibite è stato correlato al maggior rischio di malattie metaboliche quali il diabete e l'obesità. Queste malattie sono a loro volta collegate a rischio di cancro, spiega l'esperta: potrebbe dunque essere spiegata con questo collegamento l'associazione trovata tra consumo di bibite zuccherate e tumori, conclude l'epidemiologa. 

Toccante conferenza stampa del tecnico del Bologna, che svela la sua malattia: "L'affronterò per la mia famiglia". Il dottore: "Può continuare ad allenare la squadra"

"Voglio essere chiaro: le analisi hanno detto che c'è qualcosa di irregolare. Quando me l'hanno detto è stata una bella botta, sono stato due giorni in camera a piangere": ha affermato  Mihajlovic, aggiungendo: "Non sono lacrime di paura, so che la vincerò".

"Io non gioco mai per non perdere, sennò perdo: così nel calcio, così nella vita. Batterò la leucemia, e lo farò per mia moglie, per la mia famiglia, per chi mi vuole bene":  Mihajlovic non ha trattenuto le lacrime, dopo l'annuncio della malattia. "E' una forma attaccabile, si può guarire - ha detto il tecnico del Bologna - E io la batterò. Ma ho bisogno dell'aiuto di tutti quelli che mi vogliono bene".

La notizia, secondo cui l'allenatore avrebbe potuto lasciare il Bologna per motivi di salute, era stata anticipata da alcuni media locali. Mihajlovic non si trova con la squadra nel ritiro di Castelrotto, in Alto Adige. Il Bologna è partito giovedì, ma Mihajlovic è rimasto in città perché, la motivazione ufficiale, influenzato.

Un'indisposizione che, però, aveva destato qualche sospetto, visto anche il noto spirito battagliero del tecnico serbo, che difficilmente avrebbe mancato un appuntamento importante per la costruzione di una stagione come i primi giorni di ritiro precampionato per una banale influenza.

"Mihajlovic potrà e deve continuare le sue attività. Ci saranno momenti che sarà lontano dalla squadra per le terapie, ma questo non significa che non inciderà, che non dirà la sua sulla squadra. Parliamo di una malattia che si può combattere e vincere. E vincere anche in tempi brevi". Lo ha detto Gianni Nanni, medico del Bologna, a proposito di Sinisa Mihajlovic. "La terapia inizierà martedì. Non sappiamo dire quanto tempo durerà, sappiamo la diagnosi ma non il tipo di leucemia", ha aggiunto.

Mihajlovic era tornato a Bologna (dove aveva esordito come allenatore 10 anni fa) a gennaio, quando ha preso una squadra a un passo dalla retrocessione in B, guidandola alla salvezza e guadagnandosi la riconferma.

"Sei troppo forte: questo ti fa un baffo e poi dobbiamo giocare a padel": è il messaggio rivolto a Mihajlovic da Roberto Mancini, ct dell'Italia, che con il tecnico del Bologna ha condiviso uno scudetto alla Lazio da giocatore e due all'Inter da tecnico e vice.

Mancini rivolge sul suo profilo Instagram un incoraggiamento - accompagnato da una serie di foto insieme - all'amico, che nel pomeriggio parlerà a Casteldebole per chiarire la sua situazione, dopo le indiscrezioni che lo danno in procinto di lasciare il suo incarico per motivi di salute.

In linea con le direttive di Auser Nazionale, anche Auser Voghera resterà “Aperta per ferie”. Conclusi i vari corsi che si sono alternati lungo tutto l’anno e il ballo della domenica, sospeso per il periodo estivo, Auser ha aperto il suo salone e il giardino ai bambini del Centro estivo gestito da ASD MoviSport ma non ha abbandonato l’attività di trasporto sociale e accompagnamento di soggetti fragili, suo fiore all’occhiello, che impegna la maggior parte delle risorse umane disponibili e che questa primavera ha arricchito il suo parco-macchine con un’auto munita di sollevatore per il trasporto dei disabili. Anzi, come afferma il Presidente, dott. Giuseppe Lombardo, l’obiettivo è quello di riuscire a soddisfare sempre più le esigenze di una popolazione composta, in misura sempre maggiore, di persone anziane o disabili rimaste sole o non autosufficienti.

Se durante i mesi invernali le disponibilità dei volontari sono sufficienti a fare fronte alle numerose richieste - parliamo di una media di 80/90 servizi a settimana - durante l’estate le risorse diminuiscono e il carico di lavoro aumenta; per questo motivo Auser cerca nuovi volontari da inserire in particolare nel servizio trasporti, ma in generale su tutte le attività in programmazione. Bastano poche ore di disponibilità per rendere un grande servizio a chi è meno fortunato, inoltre il curatissimo e ombreggiato parco della struttura di Via Famiglia Cignoli 1 offre un piacevole e refrigerante momento di relax e il piccolo ma fornito bar nei mesi di luglio e agosto resta aperto per i soci dalle 10 alle 19, dal lunedì al venerdì.

Mettere qualche ora del proprio tempo libero a disposizione degli altri può diventare anche l’occasione per nuovi incontri e amicizie, per passare fuori casa e in buona compagnia i momenti più caldi della giornata.

Per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomento, gli uffici Auser sono aperti dal lunedì al venerdì in questi orari: 9-12/15-18, tel.: 0383 212668 - 41300

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