Domenica, 25 Agosto 2019
Articoli filtrati per data: Lunedì, 15 Luglio 2019

Classe 1960, grande appassionato di musica rock, blues e jazz, ma tra tutti “in testa” c’è da sempre “The Boss” Bruce Springsteen, è da tanti anni Amministratore Delegato dell’Azienda di famiglia, la Cifarelli S.p.A. con sede in Voghera, azienda che ha festeggiato i 50 anni di attività nell’estate 2017 con, ovviamente, una “tre giorni” densa di concerti dall’appeal internazionale nel grande spiazzo interno. Oltre alla passione per le Harley Davidson, coltiva anche quelle per la radiofonia e la fotografia, quest’ultima passione condivisa con il fratello minore, Roberto, che è negli anni diventato fotografo tra i primissimi a livello mondiale del settore Jazzistico. Abbiamo incontrato Renato Cifarelli.

Le chiedo per iniziare, tra i tanti argomenti che toccheremo, professionali e passionali, la composizione societaria della sua azienda: lei è Ceo, Amministratore Delegato, dell’Azienda fondata da suo padre. Anche suo fratello ricopre un ruolo aziendale?

«Siamo tutti in azienda: mio padre Raffaele, classe 1931, è sempre Presidente e lavora incessantemente tutti i giorni da mattina a sera! E così mio fratello Roberto, responsabile del settore Ricerca & Sviluppo. Mio padre ha fondato la nostra Azienda nel 1967 e ha coinvolto molto presto mio fratello ed il sottoscritto nell’attività, molti anni or sono».

Fondazione avvenuta nel 1967 e 50ennale di attività festeggiato due anni or sono, nel 2017, con un week-end di grande musica...

«Rock, Blues e Jazz! Ci siamo divisi equamente la scelta di Artisti stimati tra mio fratello ed io: sono intervenuti, ad esempio, i Mandolin Brothers, eccellenza Blues locale ed amici che da anni seguiamo, ed ancora i Cheap Wine, storica band rock italiana di Pesaro, e poi Abbiati e Cacavas, Chris Cacavas tastierista fondatore dei leggendari Green or Red, ed ancora Daniele Tenca, bravissimo musicista Blues, per finire con il Jazz e la tromba di Paolo Fresu, Artista che ritengo non abbia bisogno di presentazioni».

Lei e suo fratello Roberto, oltre alla passione per la musica, condividete anche quella per la fotografia...

«Beh, diciamo che io lavoro un po’ con gli amici, e sinceramente, in quest’ultimo periodo, anche poco ahimè, mentre Roberto è ormai uno dei fotografi Jazz più accreditati nel mondo! Ad esempio, la sala d’ingresso del Blue Note di Milano, senza andar troppo distanti, è un Concept di mio fratello interamente realizzato con suoi scatti ai massimi jazzisti mondiali!».

Da sempre, lei è grande ammiratore del rocker mondiale per eccellenza, “The Boss” Bruce Springsteen: quanti concerti ha visto? L’ha mai conosciuto personalmente?

«Da sempre io ritengo che la musica aiuti la mente a distendersi, ed è mia compagna da tanti anni. Nel caso del “Boss”, si, ho girato molte Capitali Europee al seguito dei vari Tour nei decenni, non l’ho mai visto negli U.S.A., ed ho partecipato a praticamente tutti, forse tranne uno o due, i concerti su territorio nazionale. Direi, in totale, un numero approssimativo di un centinaio di concerti, che, tra i fans più appassionati, è un numero nella media. Purtroppo, sarà destino o tradizione (sorride...), non sono mai riuscito ad incontrarlo di persona...».

E nella lista delle passioni, arriviamo alla Radio...

«è il mio passatempo del sabato mattina! Partecipo ad una trasmissione con Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e Mario Seminerio, su Radio24 dalle 9,00 alle 11,00, che s’intitola “I conti della Belva”, ove ci occupiamo principalmente di economia, trattando in modo scherzoso temi  anche complessi».

Economia a che livello? Macro-numeri, Finanza...

«A seconda delle notizie della settimana, anche perché Radio24 è una radio d’informazione. Quindi trattiamo dall’economia americana alla nuova moneta di Facebook, a cose più vicine, anche libri. Di tutto un po’, in buona sostanza».

Nella sua percezione ed analisi imprenditoriale, allora, come sta andando la nostra economia?

«Proprio a riguardo del programma suddetto, noi abbiamo ad esempio iniziato a parlare di un rallentamento economico nazionale proprio un anno fa circa, quando ancora tutti, o quasi, sostenevano che l’economia stesse per esplodere, in senso positivo. Noi vedevamo, sia analizzando i dati sia, diciamo, “annusando l’aria”, che invece si stava imboccando la via del rallentamento, appunto, principalmente con riferimenti al settore Automotive, che oggi è infatti in forte rallentamento! Parliamo, ad esempio, delle difficoltà di settore imputabili all’incertezza, in parte dovuta alla crisi di fiducia del consumatore, periodo nel quale si tende a non investire, in parte per ulteriori incertezze di regole, ad esempio non si sa esattamente come finirà il motore diesel, le automobili elettriche, ibride, ad idrogeno e via dicendo, e quindi i consumatori stanno un po’... “alla finestra”. Questo settore, su base economica europea, incide tantissimo, quindi non è difficile da capire, come concetto. Aggiungendo a ciò, al di là della produzione automobilistica industriale, tutte le azienda accessorie collegate. Ecco perché, quando va in crisi questo settore, tutti i Governi, nessuno escluso, mettono mano al portafogli per sostenerlo: è davvero importante per la struttura industriale di un Paese! è, ad esempio, un grave problema per gli inglesi soggetti alla prossima Brexit: molte case produttrici, specialmente dall’estremo oriente, hanno da anni scelto l’Inghilterra come Hub europeo, ma non lo potranno mantenere quando si ristrutturerà una dogana».

Ed in riferimento diretto alla sua Azienda?

«La nostra realtà produttiva si salva perché noi esportiamo molto, circa il 90% è in export in più di 80 Paesi nel mondo».

Qual è stato il primo prodotto della Cifarelli S.p.A. nel 1967?

«Gli atomizzatori “a spalla” a motore. Mio padre ha iniziato con questo prodotto per l’agricoltura, che serve per trattare le piante, le vigne, etc. è l’evoluzione dell’atomizzatore ad acqua, quello, per intenderci, dove c’era una manovella da continuare ad azionare: il nostro, con motore a due tempi, rende migliore il risultato riuscendo, utilizzando l’aria e non l’acqua, a smuovere il fogliame migliorandone il trattamento finale. In seguito all’evoluzione poi del mercato europeo, dove questi trattamenti si fanno con macchine trattorizzate e non più a spalla, noi abbiamo sondato molti altri Paesi, meno ricchi, diciamo, dove ancora non ci sono le possibilità di effettuare questi trattamenti con trattori, oppure dove gli appezzamenti sono medi e/o piccoli, o relativamente piccoli».

Quali altre tipologie di prodotti fornite?

«Negli anni abbiamo aggiunto e dismesso alcuni prodotti: il primo che mi sovviene è il decespugliatore, per la produzione e vendita del quale serviva un’azienda più grossa della nostra per riuscire a competere su larga scala nel settore giardinaggio. Oppure anche gli atomizzatori da trattore, settore iniziato ma poi abbandonato. Attualmente la nostra Linea è composta da 4 prodotti: il suddetto atomizzatore, ovviamente a sua volta evoluto rispetto al 1967 (sorride), del quale, a differenza di quegli anni, produciamo anche il motore qui in azienda, mentre allora era prodotto esternamente; e poi ancora i soffiatori, le macchine per il fogliame, ed una particolare macchina che si chiama “Scuotitore per Olive”. è sempre una macchina piccola, leggera con motore a due tempi, che “aggancia” il ramo e fa cadere, scuotendolo, le olive nelle reti sottostanti, ed è tra i metodi più veloci di raccolta esistenti! Ed infine, proprio per una super nicchia di clienti, produciamo un aspiratore per castagne e nocciole da terra, utile per chi non ha grossi appezzamenti. Certamente più utile per le castagne, coltivazioni normalmente collinari quindi difficili da lavorare con grandi mezzi, ed utile anche per le nocciole, che si coltivano in piano, come rifinitura finale alle grosse quantità precedentemente raccolte con mezzi più pesanti».

Il nucleo produttivo è interno, quindi, con quanti dipendenti nel reparto Produttivo?

«Sì. Noi produciamo tutto nello stabilimento di Voghera, anche le componenti in plastica “a iniezione”, quelle cosiddette “piene”, per le quali abbiamo acquistato stampi e macchine, ed al momento contiamo, su un totale di 56 dipendenti, 38 addetti produttivi e 18 negli uffici, conteggiando nei 38 produttivi anche i cosiddetti “indiretti”, ad esempio i servizi di manutenzione. Alcuni dipendenti lavorano su doppio turno, come gli addetti alle  parti in plastica o meccaniche».

Ricordo però, nei decenni, che la parte commerciale dell’azienda era affidata a suo zio, Gianfranco Cifarelli...

«L’ha creata e sempre seguita infatti mio zio Gianfranco, fino al “buen ritiro” di tre anni fa, affrontando un’impresa direi titanica! Oggi, con internet, sembra facilissimo avere il polso di una nazione, di un potenziale acquirente, di una metodologia distributiva: quando mio zio Gianfranco iniziò c’era, invece, solo un modo di esplorare, nel vero senso della parola, il mercato: prendere la borsa ed un aereo, o automobile, e far visita di persona alle nuove realtà! Alla metà degli anni ‘70, iniziando dal 1968, esportavamo in Paesi come San Salvador, Perù, Thailandia, etc. All’epoca non era ancora stato inventato manco il fax! Avevamo il Telex, la tele-scrivente, che era praticamente un telegramma veloce. Talvolta i voli aerei costavano spropositatamente, direi in alcune occasioni 15 volte più cari dei prezzi attuali: proprio per questo motivo, ricordo viaggi di mio zio Gianfranco in auto alla volta del Portogallo, contenendo i costi. Ricordo anche che gli capitò di visitare posti, in Sud America, ove era il primo uomo di carnagione chiara che i residenti avessero mai visto! Oggi lo dobbiamo certamente ringraziare profondamente, anche per gli 80 distributori che ci rappresentano nei Paesi ove vendiamo!».

Avete molti concorrenti nel mondo?

«Abbiamo oggi, nel mondo, solamente 2 o 3 competitors diretti: un’azienda tedesca ed un paio di aziende giapponesi. Negli anni ce ne sono stati alcuni, per svariate ragioni poi spariti dal mercato».

Qual è stata la forza della Cifarelli S.p.A. in tutti questi decenni?

«A livello societario ed imprenditoriale, certamente l’accordo e l’armonia mai mancate tra tutti noi familiari, a partire da mio padre e mio zio Gianfranco, successivamente mio fratello Roberto ed io, che ci siamo aggiunti in corso d’opera, e la presenza costante di nostra madre in qualità di responsabile amministrativo, nonché fondatrice insieme a nostro padre di tutto ciò!».

Cosa progetta per i prossimi anni?

«Ritengo che il prossimo decennio sarà portatore di enormi cambiamenti! A breve, ad esempio, usciremo con un nuovo prodotto a batteria, il nostro primo prodotto elettrico, che sarà un soffiatore di fogliame dal nome “E-wind”: 40 minuti d’autonomia ed un costo al di sotto dei 300 euro».

  di Lele Baiardi

Classe 1983, nato a Voghera e varzese per parte di madre, Camillo “Camo” Moroni è uno dei “resistenti” del panorama musicale indipendente oltrepadano. Ha iniziato come batterista negli Skavallo, poi dal 2007 è diventato voce e autore della band ska-punk-folk AshPipe. Da poco ha esordito con un nuovo progetto, “Bataquaerch”, che porta in scena racconti musicati della lotta partigiana in Valle Staffora.

Il minimo comune denominatore è sempre quello dell’impegno politico, perché, come racconta, «mi piace dare voce alle storie degli ultimi, dei più deboli».

Ha scelto di vivere e lavorare a Varzi «con orgoglio», ha scritto l’inno della squadra di calcio locale e rivendica come la sua terra non sia «solo per pifferi e fisarmoniche».

“Camo”, come si avvicinavano alla musica quelli della sua generazione?

«Sono cresciuto a pane e vinili fin dalla più tenera età. Alla sera mio padre mi faceva ascoltare un po’ di tutto. Di quel periodo ricordo in particolare i dischi dei Beatles e di Bruce Springsteen. Ho poi attraversato l’epoca delle musicassette e dei cd rimanendo folgorato dalla musica punk e ska».

A suonare quando ha iniziato?

«Sullo strumento ci sono arrivato un po’ tardi, a 17 anni. Ho iniziato suonando la batteria negli Skavallo. Ora mi sono dato al canto e negli anni ho imparato a suonare la chitarra diventando compositore della maggior parte delle musiche e dei testi degli Ashpipe e dei Bataquaerch. Mi è poi capitato di scrivere l’inno ufficiale del Varzi Calcio, “Varzi Olè”, cosa di cui vado molto fiero».

Quando è nato il progetto AshPipe?

«Con gli Ashpipe ci siamo formati nell’estate del 2007. L’idea venne a Jarno e Fabio che mi contattarono perché gli serviva un batterista. Di suonare la batteria però non ne avevo più voglia e così chiamammo Marco Binda alle pelli. Io mi misi a cantare con Fabio, Jarno al basso e David alla chitarra. Da lì partì un po’ tutto perché poco dopo pubblicammo il nostro primo disco».

Quanti ne avete registarti ad oggi?

«Abbiamo all’attivo 3 Lp e 1 Ep. Il primo disco “Waiting for wave”, uscì nel 2008 interamente autoprodotto per poi essere ristampato in Germania da una piccola etichetta tedesca con nome italiano: la “Diffidati Records”. Poi pubblicammo nel 2011 “Born Bad” per l’italiana Kob Records e la tedesca Mad Butcher. Nel 2013 l’ep, dal titolo lunghissimo: “Too Much Focused About the Current Political and Economical Situation So Let’s Talk About Ironic and Thoughtful Matters” sempre per Kob e Mad Butcher. Fino ad arrivare al 2015 con l’ultima nostra fatica che è “Ancorati”, uscito per IndieBox. Siamo poi presenti su numerose compilation».

Il vostro genere mescola ska, punk e folk. Sulla vostra pagina facebook dichiarate di fare “musica antifascista”. Qual è per voi la connessione tra musica e politica?

«La musica è un potentissimo mezzo di comunicazione e spesso e volentieri ha dato voce agli ultimi e alle fasce della popolazione più deboli. è uno strumento che permette di sensibilizzare, di far sognare interi popoli e generazioni e contribuisce ad alimentare il dibattito su grandi temi come: l’ingiustizia sociale, la lotte alle disuguaglianze, l’amore e la resistenza. Le radici del genere blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi afroamericane.  Il punk in Europa nasce da un conflitto sociale, un atto di ribellione. La musica reggae è diventata patrimonio dell’Unesco proprio per le ragioni che dicevo prima. La connessione tra politica e musica c’è sempre stata, poi possiamo discutere se un’artista o una band vuole farla in maniera più o meno esplicita. Ma quelle sono poi scelte di ognuno».

Avete suonato spesso in Germania. Com’è la scena là e in che modo si differenzia da quella locale oltrepadana?

 «In Germania c’è fermento. Tutte le band europee vorrebbero suonare in Germania, gli Americani stessi, nei loro tour, non saltano mai la Germania. è l’approccio che è diverso. Innanzitutto la parola meritocrazia è una parola piena e la musica è presente nell’agenda di un paese che la considera come un’espressione culturale irrinunciabile.

Il pubblico tedesco esce alla sera per gustarsi tutte le band in cartellone, non solo l’ultima, quella diciamo sulla carta “di più impatto”. A fine concerto vendiamo dischi, non magliette come ci capita in Italia. Accade quindi che la “casalinga di Bielefeld” abbia una cultura musicale maggiore della “casalinga di Voghera”».

Italia e Germania sono state tristemente accomunate dai regimi nazifascisti. Come è vissuto l’antifascismo (in musica) dal pubblico tedesco?

«Credo che in Germania sia stato fatto prima un lavoro di presa di coscienza su quello che è stato il nazismo e la Seconda Guerra Mondiale. Quindi oggi l’antifascismo in musica è vissuto bene dal pubblico tedesco, con passione. C’è grande attenzione per le band italiane che trattano questi temi e per i loro testi. Faccio un esempio: molto spesso chiudiamo i nostri concerti con “Bella Ciao” perché il pubblico impazzisce cantandola assieme a noi in Italiano. Questa cosa l’abbiamo riscontrata anche in altri paesi in giro per l’Europa dove ci è capitato di suonare: Svizzera, Repubblica Ceca, Polonia, Finlandia, Croazia, etc, etc, etc. Si percepisce che all’estero Bella Ciao venga recepita in maniera corretta, come canto della libertà. In Italia purtroppo è etichettata come canzone “dei comunisti”, relegata nella nicchia, dimostrando che non abbiamo ancora capito il vero significato della parola antifascismo. Peccato».

Parliamo del suo nuovo progetto, i “Bataquaerch”. Anche questo è connotato politicamente, dato che avete registrato un disco di canzoni ispirate ai racconti della Resistenza. Come è nata l’idea?

«Ricordo da ragazzino le storie che mi raccontava Luigi “Gigi” Boveri, orafo di Varzi, sulla Resistenza. Il suo modo di raccontarle semplice ma al tempo stesso appassionato fecero molta presa sul sottoscritto. Erano tutti racconti legati al nostro territorio, al nostro Oltrepò e all’Alta Valle Staffora. L’idea è quindi nata allo scopo di salvare quei racconti e di dar modo ad altri bambini e non di approcciarsi alla nostra storia in modo diverso: con i testi, le musiche dei Bataquaerch e le illustrazione presenti nel libretto a cura di Andrea Franzosi».

Perché il nome “Bataquaerch”?

«Il tutto è nato al Castello di Oramala. Ogni anno suoniamo in occasione della festa “Aspettando la Liberazione”. Carlo Schiavi, che è uno degli organizzatori, per presentarci invece che dire:”Ecco a voi gli Ashpipe”, soleva dire “Ecco a voi i Bataquaerch”. Diciamo che gli veniva più facile. Da qual momento mi sono ripromesso che se mai un domani avessi creato un nuovo progetto lo avrei chiamato Bataquerch, e così è stato. Bataquerch è un’espressione dialettale che vuol dire letteralmente “battitori di coperchi”».

Che giudizio esprime sulla scena musicale d’Oltrepò?

«In Oltrepò la scena musicale ristagna. Dopo l’epopea del Thunder Road il tempo si è fermato. Non esistono spazi, locali e luoghi dedicati alla musica. Solo piccole “riserve” dove noi musicisti ogni tanto ci troviamo. In più mi sono imbattuto spesso e volentieri in gestori e impresari locali certi di conoscere i gusti musicali della gente senza la voglia di andare oltre la solita proposta fatta di cover band e piano bar. Manca cultura, intraprendenza, voglia di rompere i soliti schemi.

Recentemente abbiamo suonato alla “sensia” di Schwabisch Gmund, vicino a Stoccarda. Questa cittadina può contare su circa 60mila abitanti, un po’ come Vigevano. Ebbene c’erano 5 palchi, in 5 piazze diverse e si suonava musica dal vivo di ogni tipo con band locali e estere. Nessuna delle 5 piazze era vuota. Il loro coraggio è stato premiato».

A Varzi esistono diversi gruppi musicali oltre a voi che suonano o hanno suonato regolarmente in giro per l’Italia e l’Europa. Una ricchezza di cui però il territorio non sembra andare fiero tanto che quasi mai vi si vede esibirvi nel vostro paese natio o nei dintorni. La Valle Staffora è dunque solo terra da pifferi e fisarmoniche?

«No non siamo un territorio solo di pifferi e fisarmoniche. L’Oltrepò però è una terra di confine, di contaminazioni ed è un territorio che ha sfornato e ha ottime band che vengono valorizzate all’estero. Penso ai Retarded nel punk rock, i Radio Days nel power pop, i Doctor Cyclops nel rock di matrice seventies, i Mandolin’ Brothers per il blues/country e i The Legendary Kid Combo per il rockabilly. Nemo profeta in patria?»

Un paese da 3.000 anime senza neppure un bar che faccia musica dal vivo, neanche di tanto in tanto. Avete mai pensato di organizzare qualcosa voi del posto?

«L’associazione “A tutta Varzi” assieme ad “Arte Musica” avevano creato il “Meridiana Music Fest”. Per due anni (2014 e 2015) si è cercato di aprire una finestra sulla musica indipendente a Varzi portando nomi come i Giuradei e il vogherese Massaroni Pianoforti.

Suonammo anche noi come Ashpipe e la risposta del pubblico fu molto buona. Serve però continuità ma soprattutto la musica deve ritornare ad essere un tema centrale per fare cultura ed abbattere barriere e, al tempo stesso, rappresentare un’alternativa per giovani del territorio».

  di Christian Draghi

"L'ennesima notte brava in piazza San Bovo a Voghera scatena - scrive Codacons - le proteste dei residenti. Bottiglie di vetro rotte, cartacce, i resti di un improvvisato banchetto e altri ricordini maleodoranti: questo il bilancio che fa infuriare i residenti. Le lamentele non iniziano certo ieri posto che la zona, insieme a Piazzale Marconi è la spina nel fianco sul fronte della sicurezza e vivibilità urbana. Un'emergenza ciclica che riemerge presentando costantemente gli stessi problemi. La situazione di degrado in Piazza San Bovo è sotto gli occhi di tutti. Piena adesione alle proteste dei residenti; occorre intervenire il prima possibile intensificando i controlli della polizia municipale per evitare che situazioni del genere si ripetano. Dall'Amministrazione comunale s- conclude Codacons - olo parole e zero fatti. Oggi diffida del Codacons". 

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"Gent. Direttore, da tanti anni alla mattina vengo a Salice per una passeggiata nel parco, ho notato in questi anni il degrado, ho notato anche che comunque si cerca di tenerlo presentabile, ho visto con i miei occhi gli atti vandalici compiuti da scriteriati alcuni giorni fa. A tutto questo si aggiungono i proprietari dei cani, venerdì 26 aprile, mattina, sto scendendo nel viale principale del parco verso la piscina. Incrocio sul sentiero una giovane coppia con 3 cani al seguito, tutti senza guinzaglio. Uno di essi, di taglia media, corre e ad una spanna da me inizia ad abbaiare, io mi blocco e mi irrigidisco, memore di un analogo episodio in cui però sono stata morsicata. Non riporto la breve e spiacevole conversazione col padrone dei suddetti cani, il quale ha accampato tutte le ragioni per sé e per il suo fedele amico. Mi rivolgo solo a quei proprietari di cani che pensano sia loro tutto permesso e

dovuto: esistono anche persone che non amano particolarmente i cani e/o ne hanno paura. Queste persone vanno comunque rispettate ed hanno pure loro il diritto di passeggiare tranquillamente ed indisturbate. Ci sono innumerevoli sentieri sulle nostre belle colline non così frequentati come il parco di Salice, su cui far scorrazzare i propri animali in libertà. Concludo con la solita frase: basterebbero un po’ più di buon senso e di buona educazione.

Anna Maria Quaroni - Voghera"

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A seguito dell'enorme riscontro dello scorso anno che ne ha decretato il successo, l'associazione 'Sentiero del Tidone' ha deciso di organizzare la seconda edizione della  camminata serale/notturna sul Sentiero del Tidone che si svolgerà sabato 27 Luglio. Quest'anno la location sarà a Zavattarello: sarà infatti il territorio del turistico comune pavese che confina con la provincia di Piacenza (e la Regione Emilia-Romagna) e il comune Alta Val Tidone ad ospitare questa passeggiata che include, come lo scorso anno, un piacevole ristoro presso un agriturismo della zona. Il percorso ad anello (novità rispetto allo scorso anno) di circa 7 km (6 Andata + 1 Ritorno) di medio/facile difficoltà partirà dalla frazione Moline: i partecipanti si dovranno presentare tra le 18:30 e le 19:30 (ampio parcheggio controllato per l'intera durata dell'evento) e, accompagnati dai volontari del Sentiero del Tidone, attraverseranno prima San Silverio e successivamente Ossenisio tra panorami mozzafiato e tramonti suggestivi: arrivo finale alla frazione La Valle all'agriturismo per cena a menù fisso (primo, secondo,  contorno e acqua a euro 15 adulti, 10 per bambini fino a 10 anni). Sarà possibile fare il rientro dalle ore 21:00 con altro percorso, sempre accompagnati dai volontari dell'associazione 'Sentiero del Tidone', sotto le stelle. Viene richiesto abbigliamento adeguato e la torcia per il rientro. Per la partecipazione vengono richiesti euro 5 di contributo organizzativo alla partenza. In caso di maltempo la manifestazione non avrà luogo. L'evento, come lo scorso anno, per ragioni organizzative è a numero chiuso e con prenotazione obbligatoria anticipata tramite telefono (Michele 3939638154) o email (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). L'associazione 'Sentiero del Tidone' per l'organizzazione e la promozione della manifestazione si avvale della preziosa collaborazione della Pro Loco di Zavattarello, dell'associazione 'LaValtidone', del Consorzio di Bonifica di Piacenza e dell'amministrazione comunale di Zavattarello.

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Armi da guerra, tra cui fucili d'assalto automatici di ultima generazione, sono stati sequestrati, giovedì scorso,  dalla Polizia a Rivanazzano Terme e nei giorni successivi in varie città del Nord Italia.

Il blitz dell'Antiterrorismo è scattato nei confronti di una serie di soggetti orbitanti nei gruppi dell'estrema destra oltranzista e nasce da un'indagine della Digos di Torino relativa ad alcuni combattenti italiani che hanno partecipato alla guerra nel Donbass, in Ucraina.

All'operazione, coordinata dalla procura di Torino, hanno collaborato anche le Digos di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì.

A Rivanazzano Terme, giovedì scorso, in un capannone sulla ex statale verso Voghera, fra la rotonda dell’aeroporto e l’ingresso del paese termale,  la polizia aveva  trovato un arsenale comprendente anche armi da guerra ed  anche un missile terra aria, un Matra di fabbricazione francese ,  usato dalle forze armate del Qatar. 

La polizia, che da tempo indagava in particolare sui gruppi ultras legati alla Juventus w el corso delle perquisizioni è stato posto sotto sequestro uno striscione storico dei Drughi Giovinezza, gruppo ultras della Juve, all’interno della sede Legio Subalpina, a Torino in corso Allamano, e nelle case perquisite risiedevano anche alcuni appartenenti al gruppo Tradizione, sempre della tifoseria bianconera. I Drughi avevano persino solidarizzato con uno striscione con Carlo Fabio D’Allio, 28 anni, arrestato e considerato il leader del gruppo skin Legio Subalpina: il giovane era finito in manette per il possesso di proiettili da guerra, ed è stato scarcerato nei giorni scorsi dopo l’udienza di convalida con l’obbligo di firma

Nell’operazione, nata dall’indagine su alcuni combattenti italiani nel Donbass, in Ucraina, ha portato all’arresto di tre persone fra cui Fabio Del Bergiolo, 50 anni, ex ispettore antifrode delle dogane, candidato al Senato per Forza Nuova a Gallarate, nel 2001.

Tra gli arrestati nella operazione della Digos e dell’Ucigos a Torino c’è anche Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex ispettore delle dogane a Malpensa.

Del Bergiolo è un militante di lungo corso Forza Nuova ed è stato candidato al senato a Gallarate nel 2001 (prese 611 voti), proprio nelle file della formazione neofascista, tutta Patria e famiglia.

Due anni dopo, nel 2003, era finito nei guai per una vicenda molto più prosaica: era stato sospeso perché coinvolto in una truffa sul rimborso dell’Iva. Era accusato di aver incassato, in combutta con una dirigente (domiciliata a Sumirago), i rimborsi su 55 fatture di acquisti fatti da cittadini stranieri in transito dall’aeroporto di Milano Malpensa.

Già nei giorni scorsi a Del Bergiolo erano state sequestrate diverse armi, comprese alcune da guerra, con fuoco a raffica (vietato dalla normativa italiana). Si trattava di dodici armi lunghe, di cui nove da guerra, e nove pistole. In particolare compariva una machine pistol Skorpion, un fucile d’assalto Steyer Aug che funziona a raffica, un mitra Colt M16, un Heckler Koche G3, un “Carcano”. E ancora anche pistole con matricola abrasa.

Proseguono le camminate intorno a Varzi. Questa volta VarziViva propone una camminata notturna al chiaro di luna, lungo il sentiero del Grillo che parte da Varzi e arriva a Bosmenso.

L'appuntamento è per Sabato 20 Luglio con il percorso Varzi - Monteforte - Bosmenso - Carro - Varzi

Il ritrovo è davanti alla sede di VarziViva, Via di Dentro n° 1, alle ore 20.15.

Il rientro è previsto verso le ore 24.00.

Per l’iscrizione contattare l’Associazione VarziViva presso:

-              Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (preferibile), oppure

-              in via di Dentro, 1 – Varzi (PV)

tel. 0383/545061 (lasciare un messaggio in segreteria telefonica) 

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