COMUNITÀ MONTANA OLTREPÒ PAVESE – “ABBIAMO UNA STRATEGIA TURISTICA CHE PUNTA SULLA RISCOPERTA DEL TERRITORIO”

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L’assemblea della Comunità Montana dell’Oltrepò pavese, 16 mesi orsono, eleggeva il sindaco di Varzi Giovanni Palli come presidente, che enunciava quale obiettivo del suo mandato quinquennale il rafforzamento dell’attività di programmazione strategica sovra territoriale e il rafforzamento delle collaborazioni con Regione Lombardia, Governo e con le altre istituzioni.

Dopo il lockdown primaverile tutti gli indicatori hanno dimostrato che il Covid ha “aiutato” il turismo in Oltrepò Pavese, essendo “il fuori porta” di grandi centri metropolitani. In vista della prossima primavera estate – che speriamo senza lockdown ma altrettanto “buona” per il turismo – concretamente come presidente della Comunità Montana come pensa che possa essere capitalizzata l’onda lunga del turismo di questa estate? Cosa ritiene concretamente si debba fare per la prossima primavera estate per aumentare l’affluenza turistica e quale può essere stata la manchevolezza, da non ripetere, che non ha sfruttato al massimo questa possibilità per molti utenti unica?
«L’emergenza epidemiologica da Covid19 ha mutato, in modo repentino sebbene necessario, l’interlocuzione tra borghi e centri urbani. Sulla base di questo cambiamento è esplosa la voglia di riscoprire luoghi, storie, tradizioni e paesaggi che, da qualche anno, stava crescendo ed è definitivamente esplosa quest’anno. In Alto Oltrepò Pavese, grazie al percorso sviluppato nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree interne, abbiamo una strategia turistica che punta in modo deciso sulla riscoperta del territorio e delle comunità con il bagaglio e di conoscenze tradizionali (dal Salame di Varzi DOP all’artigianato locale alle tradizioni musicali dell’area montana). Stiamo ridando luce ai tesori medievali presenti sul nostro territorio per riscoprire li, grazie ad un museo esperienziale che permetterà di muoverci lungo una linea del tempo, la storia dell’Appennino Lombardo tra celti e liguri passando per la ricca storia medievale arrivando ai giorni nostri. Riscoprire il territorio vuol dire mettersi in cammino e quest’anno, grazie all’app “I Sentieri dell’Oltrepò” e la programmazione di interventi sulla rete escursionistica, sono stati più di 5.000 le persone che hanno “scoperto” il nostro territorio e si sono messi in cammino. In questo senso vogliamo continuare a lavorare per far sì che, davvero, da Milano si possa raggiungere il mare passando da Greenway e Via del Sale grazie ad una rete di servizi ed offerte dedicate. Fare turismo, almeno sul nostro territorio, vuol dire anche essere comunità ospitale ed accompagnare il turista a 360 gradi che a sua volta entrerà nella comunità diventandone ambasciatore o, in taluni casi, abitante dell’Oltrepò Pavese».
Leggendo le varie enunciazioni, comunicati stampa, etc.etc.etc… stanno arrivando in Oltrepò finanziamenti per i paesi
della Comunità Montana. Di molti di questi finanziamenti lei è il fautore, altri sono il risultato del lavoro delle precedenti gestioni. Tra tutti questi soldi qual è a suo giudizio il progetto più interessante e determinante e perché?

«Difesa del suolo, Dissesto Idrogeologico, Sviluppo turistico, Welfare e Sanità di montagna, Efficientamento energetico sono solo alcuni degli ambiti in cui, anche grazie ad una grande sinergia e collaborazione con Regione Lombardia, stiamo lavorando con progetti ambiziosi nelle idee e sostanziosi nelle risorse. Il lavoro che stiamo portando avanti è incardinato in una visione strategica di sviluppo del territorio nella quale ogni intervento è legato a doppio filo agli altri. Aver realizzato SmartOltrepò, il primo spazio di co-working dell’Oltrepò Pavese, ed aver registrato il successo di tale iniziativa sperimentale con manager e professionisti di alto livello che si sono presentati per passare una o più settimane di lavoro agile in Alto Oltrepò è stato sicuramente un bel risultato ed il segno che la direzione è quella giusta. Aver permesso a 250 famiglie di avere attività sportive e di aggregazione per i propri figli con continuità è il segnale che vivere in Oltrepò è possibile offrendo dei servizi di qualità per famiglie e ragazzi senza dover essere obbligati a vivere in centri urbani. Poter sviluppare circa 10 Milioni di Euro solo per combattere il dissesto idrogeologico e risolvere alcune criticità storiche del nostro territorio, sempre più fragile, è un tassello importante per preservare il territorio e rafforzare le nostre infrastrutture. Tutto ciò però non sarebbe possibile senza una programmazione strategica di lungo periodo, in costante aggiornamento in previsione delle opportunità della nuova programmazione, ed una regia coordinata con Sindaci, stakeholders,
centri di competenza ed una azione costante di ascolto dei cittadini».
Una sua iniziativa che sembra essere passata sotto tono, è il rapporto tra Comunità Montana e l’AIPO (Agenzia
Interregionale per il fiume Po), l’ex magistrato del Po, tanto per intenderci. Qual è oggi la situazione? Cosa ha ottenuto la Comunità Montana dall’Aipo? Quante risorse potrebbero arrivare? A chi e per cosa sarebbero destinate?

«Ad inizio anno abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con AIPO che permetta di sviluppare e realizzare progetti di prevenzione, manutenzione e valorizzazione della risorsa idrica nell’Alto Oltrepò nei prossimi 5 anni. Una collaborazione che, grazie all’attivazione di una apposita task force con la Direzione generale Territorio e Protezione civile di Regione Lombardia ed AIPO, permetterà di programmare ed attivare, in maniera puntuale e dopo attenta analisi, gli interventi necessari sui corsi d’acqua minori (cd. Reticoli idrici minori) nonché ripensare alla valorizzazione dei corsi d’acqua in Alto Oltrepò Pavese, spesso lasciati all’incuria e all’abbandono. Abbiamo da poco concluso la prima fase che ci ha visto mappare, per la prima volta in modo unitario e coordinato, tutti i corsi d’acqua dell’Oltrepò Montano aggiornando così situazioni datate ed ormai superate. Un’unica banca della conoscenza dei
reticoli idrici minori dell’Alto Oltrepò pavese che, grazie ad un’unica mappatura e l’individuazione di criteri di classificazione, ci permette di individuare un piano di intervento puntuale e ulteriori prospettive di lavoro per valorizzare maggiormente tale risorsa».
Il salame insieme al vino è per l’Oltrepò uno dei punti forti. La Comunità Montana ha fatto e sta facendo bandi per incentivare il Salame di Varzi. Da varzese, da sindaco e da presidente della Comunità Montana a suo giudizio dove e
come il salame di Varzi può migliorare? È pensabile in tempi ragionevoli aumentare la filiera di produzione che
coinvolga non solo i produttori ma anche gli allevatori di suini in Oltrepò?

«Sua Maestà il Salame di Varzi D.O.P. è un prodotto unico nel suo genere e dà lustro, a livello internazionale, al nostro territorio. Un prodotto storico che si nutre, a sua volta, della storia della Valle Staffora e, come un buon invecchiamento di un Salame di Varzi Cucito D.O.P., può solo crescere e rafforzare il suo valore anche grazie ad un impegno concreto delle istituzioni del territorio. Noi, insieme a Fondazione Cariplo, abbiamo deciso di sostenere direttamente la ricostruzione di una filiera a Km0 “dall’allevatore al consumatore” con un progetto che miri esattamente ad aumentare produttori ed allevatori in Oltrepò Pavese e la realizzazione di un accordo di filiera che impegni tutte le parti in un progetto per la costruzione di un prodotto TOP a Km0 con un proprio spazio in termini di promozione e di mercato. I primi risultati di questa sperimentazione, in sinergia con stakeholders e Consorzio di tutela del Salame di Varzi D.O.P., sono incoraggianti sia numericamente in termini assoluti di soggetti coinvolti sia in termini relativi con la presenza anche di 4 aspiranti allevatori. Numeri importanti che, in tempi di emergenza sociale ed economica, rappresentano un forte segnale di futuro ed offrono al Salame di Varzi D.O.P. una grande possibilità di crescita».
di Silvia Colombini