FUORI UNIONE EUROPEA I MERCATI TOP (56%) PER NOSTRO EXPORT VINO

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L’Europa è troppo stretta per il business internazionale del vino made in Italy. L’export verso i Paesi terzi rappresenta in valore il 56% del nostro vino. E’ quanto emerge dall’Osservatorio Paesi terzi, di Business Strategies e Nomisma Wine Monitor, che ha analizzato i dati import delle dogane di tutto il mondo e li ha confrontati con le statistiche di Istat (e di Eurostat).

In Russia, sottolinea in una nota l’Osservatorio, si registra il 154% di vendite in più rispetto alle tabelle indicate dal nostro istituto nazionale di statistica, mentre gli Stati Uniti sommano importazioni di vino made in Italy per 1,53 miliardi di euro, e non per 1,26 miliardi. E se il risultato complessivo non cambia – con il record di vendite di vino italiano nel mondo che rimane fissato nel 2015 a 5,35 miliardi di euro in valore – si invertono però notevolmente i fattori, con l’extra-Ue che per la prima volta supera e stacca la domanda di vino comunitaria, a quota 56% sul totale delle vendite e un valore di 3 miliardi di euro. Molto più di quanto si evince analizzando i dati di Eurostat secondo cui i Paesi terzi valgono il 48% delle vendite, per un valore di 2,57 miliardi di euro.

“La differenza più rilevante tra i due sistemi di rilevazione – spiega il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – è metodologica e deriva dal fatto che nel caso di Eurostat (e di Istat) le merci che riguardano il commercio vengono registrati secondo una metodologia chiamata Intrastat, la cui differenza principale sta nel rilevare come Paese di importazione quello di provenienza e non di origine, come invece fanno le dogane”. Così se il nostro vino per andare a Mosca passa da Rotterdam ma non viene immesso nel mercato olandese (non viene sdoganato), per il sistema Intrastat è comunque quest’ultimo il Paese buyer e non la Russia, la cui dogana tiene invece conto dell’origine e non della ultima provenienza della merce.

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