Godiasco – Depuratore di Salice Terme «Una delazione pensata per nuocere a livello politico» Lettera al Direttore

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“Gentile direttore, leggendo l’intervento di “Antonio La Trippa” su un recente numero del Periodico, nel quale si stigmatizza il ricorso alla delazione quale “giustizia fai da te”, mi ha ricordato una vecchia vicenda svoltasi durante il mio mandato di Sindaco del Comune di Godiasco e legata al depuratore di Salice Terme. Una vicenda giudiziaria durata 13 anni e che ha visto coinvolto, insieme al sottoscritto, anche il tecnico comunale che, a quel tempo, era il compianto geom. Peppino Giacomotti, scomparso prematuramente nel 2007. La riassumo brevemente, anche per non annoiare il lettore, e per evidenziare quanto una delazione possa mettere in moto meccanismi della nostra Giustizia che spesso riscontriamo non sempre perfetti, efficienti e rapidi. Nel 1995 in seguito ad un accordo tra il nostro Comune e la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, si decise di affidare la gestione dell’impianto di depurazione delle acque reflue di Salice Terme (e di parte del Comune di Rivanazzano visto che l’impianto sorge nel suo territorio ma è di proprietà del Comune di Godiasco) all’ente montano che si era impegnato a potenziare la capacità di smaltimento del depuratore salicese con ingenti finanziamenti ricevuti, con non poca fatica, dal Ministero dell’Ambiente. Un altro aspetto, a mio avviso da sottolineare, è che l’intera operazione del potenziamento dell’impianto, al Comune di Godiasco costò solo 50 milioni delle vecchie lire per l’acquisto di un terreno circostante necessario all’ampliamento. Con il nuovo impianto di Salice Terme si completava così il progetto – presentato al Ministero dell’Ambiente  – di evitare completamente l’immissione nel torrente Staffora di acque fognarie: infatti, oltre ai due impianti già in funzione di Varzi e Godiasco, fu realizzato quello di Cecima a cui sono collegati anche gli scarichi di Bagnaria, Ponte Nizza e  Val di Nizza. Nella fase di costruzione del nuovo impianto (1999) fu necessario un fermo tecnico del vecchio depuratore e riversare direttamente nel torrente Staffora le acque reflue. Ebbene, per questa  azione sia il sottoscritto, in qualità dei Sindaco di Godiasco proprietario dell’impianto, che il geom. Giacomotti, nella sua veste di responsabile del procedimento nonché dell’ufficio tecnico del comune, fummo denunciati all’autorità giudiziaria da un anonimo delatore. Dopo gli accertamenti e le indagini del caso si aprì una fase processuale che portò alla nostra condanna, in primo e secondo grado. Pena: una sanzione amministrativa (non penale) per un importo pari a 500 euro. Ma il nostro difensore, l’avv. Giovanni Di Valentino, scomparso nel 2014, ritenendo correggibile la sentenza di secondo grado, volle ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione, a Roma, che annullò la sentenza di secondo grado e rinviò il fascicolo processuale alla corte d’Appello di Milano con l’ordine d’istruire un nuovo processo. La “rapidità” della giustizia operò in modo che nel 2013 dichiarò il reato prescritto. Al sottoscritto non rimase che pagare l’onorario dell’avvocato.  Morale: una delazione probabilmente pensata per nuocere a livello politico e “fare giustizia”, in concreto si è trasformata in un nulla di fatto dove tutti hanno perso: il delatore che ha visto fallire il suo intento, la giustizia che ha perso tempo ed energie intorno ad un caso che non era un caso, il  sottoscritto che ha perso qualche denaro ma non la dignità di uomo e amministratore. Elio Berogno – Godiasco Salice Terme”

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