Godiasco – Varni Agnetti, «Sorprendenti sono stati i gesti di solidarietà di singoli privati e istituzioni»

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È stato un anno, quello trascorso, non certo facile per il comparto socio sanitario e per le sue diramazioni a livello locale. Alle paure e alle incertezze dei primi tempi della pandemia è seguita la consapevolezza che solo con la programmazione si sarebbe potuto voltare pagina. Azioni concrete sono state intraprese quindi anche dalla Fondazione Varni Agnetti di Godiasco: è stato implementato lo staff medico, potenziato il centro diurno e sono state migliorate le dotazioni strumentali. Questi solo alcuni degli interventi realizzati. Naturalmente, poi, è stata sostenuta la campagna vaccinale, conclusa in Fondazione nello scorso mese di febbraio. Abbiamo chiesto al direttore della struttura, il dottor Carlo Ferrari, di spiegare ai nostri lettori il dettaglio di quanto realizzato a maggior beneficio degli ospiti.

La recente pandemia ha creato problemi in genere al sistema socio sanitario locale quali in particolare alla Fondazione “Varni Agnetti”? «Certamente la pandemia ha creato difficoltà di gestione sia dal punto di vista assistenziale che economico. Dal punto di vista assistenziale le RSA hanno subìto una crescente sanitarizzazione dei bisogni, ospiti sempre più fragili e complessi; inoltre le RSA, che sono luoghi pensati per ricreare o ricordare gli ambienti della casa di provenienza degli anziani, hanno sempre trattato patologie croniche e non acute. La pandemia ha aumentato invece il bisogno sanitario degli Ospiti. Dal punto di vista economico con la pandemia sono aumentati i costi di gestione (personale, farmaci e presidi sanitari e sono letteralmente esplosi i costi dei dispositivi di protezione individuale) e sono diminuite le entrate (riduzione della saturazione di posti letto, contingentamento degli ingressi, posti letto dedicati alla quarantena dei nuovi ingressi). Nelle prime settimane della pandemia, per garantire i dovuti D.P.I. ai dipendenti e collaboratori (mascherine chirurgiche, FFP2, FFP3, camici monouso, guanti in nitrile, occhiali, visiere, soprascarpe e tute) le strutture hanno dovuto reperirli con enormi difficoltà ed a prezzi molto alti e decisamente fuori mercato. Tali costi stanno incidendo in maniera significativa sui bilanci delle RSA. Inoltre la struttura dei costi delle R.S.A è caratterizzata da alti costi fissi (quasi l’80% dei costi è costituito da costi di personale) riducendo le possibilità di veloce risposta alle crisi economiche quindi anche alla crisi dovuta alla pandemia. Non è stato sicuramente facile per nessuno gestire queste strutture nel mezzo di una gravissima pandemia che ha colpito in maniera devastante la Lombardia, più di ogni altra Regione».

Quali azioni dal punto dal punto di vista organizzativo avete messo in atto? «La Fondazione ha ripensato la propria organizzazione ed ha avviato un percorso che garantirà agli ospiti ulteriore sicurezza e protezione, sia a livello socio-assistenziale che sanitario, potenziando lo staff medico (n. 2 medici geriatri, n. 3 medici specialisti in anestesia e rianimazione e n. 1 medico infettivologo), ed implementando il personale infermieristico, socio assistenziale e socio-educativo e mantenendo adeguati standard fisioterapici. Inoltre è stato attivato un nuovo servizio di teleconsulto medico nelle ore serali e di telemonitoraggio degli ospiti critici. Di conseguenza si è reso imprescindibile un potenziamento delle attrezzature sanitarie al fine di limitare per quanto possibile, l’invio degli ospiti residenti in ospedale».

Come avete resistito dal punto di vista economico a questa pandemia? «In primis, grazie all’impegno ed al sacrificio di tutti i nostri dipendenti e collaboratori e grazie anche ad una serie di ristori che dovrebbero arrivare da parte di Regione Lombardia, oltre al contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria della provincia di Pavia e ai contributi da campagna di raccolta fondi da parte della Comunità Locale (molti privati cittadini) ed enti del territorio (comuni di Borgoratto Mormorolo, Ponte Nizza, Cecima, Bagnaria e Val di Nizza). Abbiamo avuto una risposta straordinaria al nostro appello di aiuto per far fronte all’emergenza da Coronavirus e supportare le attività della nostra Fondazione, mai ci saremmo aspettati un simile risultato!».

Ci sono stati anche altri aiuti… «Sorprendenti sono stati i gesti di solidarietà di singoli privati e istituzioni. Per noi è stata l’ennesima dimostrazione che il nostro territorio ha a cuore cause importanti, che toccano un bene prioritario come quello dell’assistenza socio – sanitaria alle persone fragili. I Fondi stanziati dalla Fondazione Cariplo (euro 71.000,00) sono stati utilizzati per sostenere l’unità di offerta Centro Diurno a seguito delle difficoltà economiche provocate dalla pandemia, mentre con le donazioni ricevute dalla raccolta fondi lanciata per l’emergenza Coronavirus (oltre euro 50.000,00) la Fondazione Varni Agnetti ha acquistato: un “Sistema ecografico portatile di alta qualità” che è di grande aiuto nella valutazione dello stato di salute degli Ospiti (es. ecografia polmonare per diagnosi precoce COVID-19, ecocardiografia, ecografia addome completo, ecocardio ecc.); un “Sistema di monitoraggio degli ospiti” (registrazione dei parametri vitali in modo automatico e scadenzato, lettura del dato in remoto sui pc del reparto, sviluppo ed aggiornamento costante del trend clinico grazie allo score news) dotato di connettività integrata in grado di misurare i parametri essenziali utilizzabile singolarmente o, come workstation. Tale sistema permetterà di monitorare gli Ospiti in struttura ed anche attraverso in servizio di teleconsulto e/o telemedicina; una “Pompa infusionale di ultima generazione” che permette di infondere la terapia endovenosa o enterale degli ospiti più compromessi in maniera precisa in termini di tempo e dose; un sistema “Sanigate” che permette il trattamento di disinfezione veloce e continuo, in accesso agli A.P.A./C.D.I. – Alloggi Protetti della Fondazione durante il passaggio delle persone. Le risorse rimanenti sono state utilizzate soprattutto per l’acquisto di D.P.I. per gli Operatori ma anche di tamponi antigenici rapidi per l’effettuazione di attività di screening per la prevenzione dell’infezione da Covid-19 sia per gli ospiti che per gli operatori».

Come sta andando la vaccinazione in Fondazione? «Presso l’R.S.A. della Fondazione Varni Agnetti, grazie al lavoro di squadra dei nostri medici di struttura, dei nostri infermieri ed alle indicazioni dell’Infettivologo dottor Giorgio Barbarini, si è cercato di rendere più agevole il percorso vaccinale, corredandolo anche delle informazioni immunologiche che certificano l’esigenza di un vaccino e testimoniano quindi l’avvenuta immunizzazione. Si è infatti provveduto a screenare preliminarmente tutti gli operatori e tutti gli ospiti per conoscerne lo status immunitario versus il Covid, per effettuare poi la vaccinazione completa (due dosi del vaccino Pfizer) ai soggetti negativi, un’unica somministrazione vaccinale nei soggetti con valore di anticorpi S inferiore a 50 U/ml e non vaccinando in prima battuta i soggetti con titolo anticorpale maggiore di 50 U/ml. I risultati ottenuti e le rilevazioni cliniche effettuate testimoniano la bontà della scelta compiuta, che prevede il controllo periodico del titolo anticorpale specifico. Nel mese di febbraio 2021 sono terminate le vaccinazioni di ospiti ed operatori ed abbiamo avuto un’adesione molto alta. A fronte di ciò la Fondazione ha ridefinito il proprio piano di screening dei controlli degli Ospiti e degli Operatori che viene effettuato attraverso tamponi molecolari e tampone antigenico rapido».

Cosa serve fare per il futuro? «Le RSA sono sempre più dei centri multiservizi territoriali! È necessario partire dalla difficoltà della pandemia per migliorare il sistema socio sanitario, non è necessario cambiarlo completamente! Credo che ci siano le condizioni per costruire nuovi modelli di assistenza territoriale, partendo dalle piccole cose che già ci sono e che già funzionano. Le RSA devono diventare sempre più presidi sul territorio, che proprio sul territorio possono rafforzare interventi di prossimità. In questo senso è da intendere la recente unità di offerta “Rsa aperta” introdotta da Regione Lombardia per venire incontro alle esigenze di sostegno domiciliare. La RSA del futuro ha l’occasione di diventare un luogo davvero aperto, amico del territorio, capace di innescare un’osmosi con i suoi abitanti, attraverso un insieme di proposte da progettare insieme alla comunità locale: aiuti domiciliari, di varia tipologia e intensità, centri diurni, forme di abitare leggero, sostegni ai familiari, supporti al lavoro privato di cura, quello svolto dalle badanti, proposte per l’invecchiamento attivo. Ma anche semplici azioni di informazione, orientamento e counseling, oggi ancora molto sporadiche».

E poi? «Servono anche interventi migliorativi strutturali sulle RSA (magari con i fondi del Recovery Fund) ad esempio creazione di nuovi spazi per gli incontri in sicurezza con i famigliari degli ospiti, nuovi spazi comuni più ampi rispetto agli standard attuali, camere aggiuntive (meglio se singole) dedicate ad eventuali isolamenti: sono necessari interventi per migliorare strutturalmente i CDI che devono essere collegati alle RSA, ma fisicamente dislocati in aree diverse e devono avere anche delle camere di appoggio per l’utenza che può manifestare situazioni temporanee di fragilità. Noi stiamo lavorando in questo senso, il nostro obiettivo, infatti, è quello assicurare un ulteriore passo in avanti rispetto all’organizzazione attuale della “Varni Agnetti” nel costruire un modello di Fondazione che sia, sempre più, espressione della comunità che rappresenta e capace di essere protagonista del cambiamento nei nuovi scenari che vanno disegnandosi».

di Silvia Colombini

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