Giovedì, 20 Giugno 2019

UNA CAVA SULL’AREA GOLENALE DEL PO MINACCIA BRESSANA BOTTARONE

Nuova questione ambientale per il Comune di Bressana. Si tratta di una cava che, pur trovandosi nel comune di Cava Manara, è ubicata sulla riva sud del fiume Po. Cosa succederà al termine delle estrazioni? Quanto aumenterà il traffico di mezzi pesanti all’interno di Bressana Bottarone? Il consigliere Gianfranco Ursino esprime il suo (preoccupato) punto di vista.

In cosa consiste questa minaccia?

«La cava è prevista in località Chiavica, che ricade nel Comune di Cava Manara pur essendo in area golenale della riva sud del Po. Nell’ultimo Piano Cave provinciale del 2017 viene individuata con la sigla ATE G74 con una specifica molto importante, ovvero che il tracciato di trasporto del materiale di cava alla viabilità primaria deve escludere l’attraversamento del territorio di Bressana. Mi chiedo allora: per quale motivo la sindaca nel partecipare alla conferenza dei servizi che si è svolta il 7 giugno 2018 si è detta disponibile a stipulare una convenzione per far transitare i mezzi pesanti dalle vie di Bressana?».

Nel Consiglio Comunale del 6 novembre scorso lei ha presentato un’interpellanza urgente in merito. Cosa ha chiesto?

«Ho chiesto quali siano gli intendimenti dell’Amministrazione alla luce di quanto emerge dal verbale della Conferenza dei servizi, che chiedo di pubblicare sull’Albo Pretorio del Comune per renderlo pubblico. Non si possono prendere decisioni di tal portata senza comunicarle preventivamente alla popolazione. Stiamo parlando del transito di mezzi pesanti che, oltre a mettere a dura prova il manto stradale, creerà disturbi per le abitazioni e l’ambiente circostante, con possibili pericoli per la salute dei cittadini».

Verrà pubblicato questo verbale?

«Ho chiesto di pubblicarlo almeno ex-post, insieme all’interpellanza che ho presentato. Ma ad oggi negli atti del Consiglio non c’è traccia. La stessa mia interpellanza occorre scovarla tra gli atti allegati alla delibera del Consiglio n°46 inerente il regolamento per la disciplina delle rateizzazioni per il pagamento di entrate comunali. Non aggiungo altro».

Cosa ha chiesto il Comune in cambio per acconsentire al transito?

«È una delle domande che ho posto alla Sindaca, ma non ha risposto. Ho chiesto anche se ha preso in considerazione la possibilità di emettere un’ordinanza per vietare il passaggio dal viale di Cascina Bella dei mezzi pesanti oltre un certo peso, in modo da impedire un disastro annunciato. Ma anche in questo caso non ha risposto. Mi ha solo trasmesso delle precisazioni che il funzionario responsabile delle attività estrattive in Provincia ha inviato su richiesta al Comune, dove si afferma che il traffico dei mezzi pesanti è escluso nel centro abitato di Bressana, ma che – come emerso nella conferenza dei servizi – transiterà lungo Viale della Resistenza e proseguirà lungo Via I Maggio».

Non proprio due autostrade…

«Pensano di non ottemperare all’impegno a non attraversare Bressana riportato nel Piano Cave, ritenendo fuori dal centro abitato queste vie che incrociano anche la centralissima Via Depretis. Non so cosa pensino, invece, le decine e decine di famiglie che abitano in quella zona. E poi nel Piano Cave non c’è scritto semplicemente che non devono attraversare il centro abitato, ma che non devono attraversare Bressana. Stiamo parlando di strade già molto trafficate da camion di una certa stazza».

La Provincia ha dato altre informazioni nel documento che lei cita?

«Il tecnico della Provincia ribadisce che il dettaglio della movimentazione dei mezzi sarà comunque oggetto di Convenzione con la ditta che gestirà la cava, come peraltro il Comune ha richiesto nella conferenza del giugno scorso. Un accordo che dovrà essere concluso prima del rilascio dell’autorizzazione all’attività di scavo. Solo la Sindaca può fermare un disastro annunciato. Ma dalla risposta a caldo che mi ha dato in Consiglio Comunale non nutro molte speranze».

In che senso? Cosa ha risposto?

«Che non possiamo dire sempre ‘‘no’’. Le ho ricordato che forse dobbiamo iniziare a dire ‘‘no’’ qualche volta. Anche nell’ultima conferenza dei servizi sulla centrale a biomasse la Sindaca ha espresso parere positivo, senza ottenere nulla a favore del Comune. Eppure, la società che gestisce la centrale non ha neanche realizzato le compensazioni inizialmente previste all’avvio dell’attività nel 2013 con la precedente Amministrazione. Mi chiedo perché dargli ancora credito».

Ma le trattative sono in corso?

«Ad espressa domanda rivolta con l’interpellanza, Sindaca e tecnico comunale hanno risposto che successivamente alla conferenza dei servizi del 7 giugno scorso non hanno avuto contatti con rappresentanti della ditta che gestirà la cava».

Quanti saranno i mezzi pesanti che attraverseranno ogni giorno Bressana diretti alla cava?

«Spero nessuno. Ma è solo una speranza. Nel Consiglio Comunale del 6 novembre scorso la Sindaca ha detto che in conferenza dei servizi hanno prospettato 8-9 al giorno. Ma nel verbale della stessa conferenza viene riportato che ‘‘stante l’attuale situazione di mercato si ipotizzano al massimo 20 mezzi in entrata ed in uscita al giorno’’. Quindi 40 al giorno. Un numero che potrebbe tranquillamente aumentare in caso di necessità, dipende solo dalle richieste del mercato».

A che punto è l’iter?

«Per fortuna abbiamo un po’ di tempo per fermare la minaccia che incombe sul paese, perché alla Conferenza sono emersi degli intoppi che hanno rallentato per il momento il rilascio dell’autorizzazione per l’inizio dell’attività di scavo dei previsti 600.000 mc di sabbia».

A cosa fa riferimento? 

«Solo in conferenza dei servizi i progettisti hanno appreso che le strade interessate non sono più provinciali, ma da qualche anno sono state declassate e ora sono ora comunali. Fino a quel momento pensavano di riconoscere compensazioni solo alla Provincia di Pavia e al Comune di Cava Manara. Entrando in gioco anche Bressana occorre in qualche modo far quadrare nuovamente i conti. Inoltre, nell’aprile scorso la Provincia aveva stabilito di escludere questo progetto dalla Valutazione di impatto ambientale. Peccato però che, ricadendo l’Ate G74 in area golenale del Po, per la V.I.A. è competente Regione Lombardia. Adesso tocca ai tecnici regionali esprimersi sull’esonero dalla procedura».

È coinvolto anche l’A.I.P.O.?

«Questo è un altro mistero della vicenda. Alla conferenza dei servizi non era presente alcun rappresentante dell’A.I.P.O., per intenderci l’ex Magistrato del Po. Addirittura risulta che non sia stato neanche invitato, pur ricadendo la cava in ambito di tutela paesaggistica del Po. Strano, ma vero. Anche per questo chiedo di garantire la massima trasparenza sulle procedure. Chi decide, per Bressana la Sindaca, deve prendersi le proprie responsabilità nei confronti dei cittadini e coinvolgerli su una decisione che va ad impattare sulla qualità della vita del paese».

Sono state considerate vie alternative per il tragitto da far percorrere ai mezzi pesanti?

«Si è tentato di considerare il transito su un tracciato più breve che percorre la strada interpoderale che costeggia il Po, per uscire direttamente sulla SP 35 all’altezza del ponte sul Po. Ma è un’ipotesi non percorribile per via dei costi che la ditta non pensa lontanamente di sostenere. Si dovrebbe praticamente rifare il ponte alla foce del torrente Coppa».

Si ipotizza già come sarà riempita la cava una volta completato lo scavo?

«Dal verbale della conferenza dei servizi emerge che la sistemazione finale prevede un laghetto con area boschiva. Ci sarebbe un interesse della Lipu per la gestione. Ma sappiamo benissimo che dal dire al fare c’è di mezzo il mare. In questo caso il fiume. Tra le pieghe dei termini utilizzati nel Piano Cave potrebbero annidarsi pericoli legati alla rinaturalizzazione dell’area una volta portata al livello originario».

Si spieghi meglio.

«Mancano indicazioni specifiche sulla riqualificazione del fondo della cava. Un domani potrebbe essere contemplato un riempimento, anche con trattamento di rifiuti di ogni genere. Tutto può cambiare. Occorre quindi evitare ogni interferenza della cava con la viabilità di Bressana, in più occorre scongiurare la possibilità di un futuro utilizzo della cava da parte di malintenzionati che potrebbero cogliere l’opportunità per smaltire rifiuti di ogni genere».

Qualche timore in particolare?

«Sappiamo per esempio che Cociv, il consorzio cui è affidata la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi, sta cercando sfoghi dove seppellire il materiale roccioso contenente amianto proveniente dai cantieri liguri e piemontesi. Ci hanno provato anche a Casei Gerola e nella vicina Castelletto di Branduzzo. Un pericolo per il momento scongiurato, ma chi ci garantisce che non ci riproveranno a Bressana? Occorre stare molto vigili, anche perché i Piani Cave regionali cambiano e nel 2022 è prevista una revisione. E per una cava in essere ci vuole poco per chiedere un allargamento, finanche un diverso riempimento. Sappiamo che l’appetito vien mangiando…».

 di Pier Luigi Feltri

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