Lunedì, 23 Settembre 2019

TESTAROSSA: OLTREPÒ PAVESE DOCG O MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC?

«Il vino è un’esperienza di vita, non una scienza esatta», dice Domenico Pasetti. Pasetti, chi era costui? Per capire l’efficacia del suo pensiero riassunto in questa frase bisogna porsi un quesito. Testarossa: Oltrepò Pavese DOCG o Montepulciano d’Abruzzo DOC? Venghino venghino signore e signori: oggi può essere entrambe le cose e non soltanto... dall’Abruzzo con furore. Premessa: Testarossa è il marchio più altisonante e dagli illustri natali del Metodo Classico che nasce dal Pinot nero sulle colline dell’Oltrepò Pavese.

Un nome che aveva visto la cantina sociale di Santa Maria della Versa tenere testa alla Ferrari di Maranello, il cavallino rampante, che aveva registrato il nome del suo omonimo e prestigioso modello di automobile trovando però occupata la casella per la categoria merceologica del vino. Il brand italiano del lusso più noto nel mondo si era dovuto arrendere di fronte all’evidenza: l’Oltrepò aveva battuto sul tempo la scuderia di Enzo Ferrari. Altri tempi. Altra gente. Altre teste. Altro pianeta. Oggi tutti sono distratti e smemorati. La notizia della settimana nei bar oltrepadani è certamente il rilancio del Testarossa (un’enormità come 11.000 le bottiglie pronte secondo indiscrezioni trapelate). Peccato che a La Versa, terminato il salotto milanese con il testimonial Edoardo Raspelli e la conferenza stampa da compitino, nessuno abbia notato che il nome del celebre spumante non sia più un’esclusiva ben tutelata.

Oggi Testarossa è una linea di produzione promossa in ogni dove (anche su Internet) dalla storica Pasetti Vini. Il Duca Antonio Giuseppe Denari, paladino di La Versa e dell’Oltrepò spumantistico che lui valorizzava come la Champagne italiana, si rigirerà nella tomba. è mancato nell’ottobre 2008 ed è stato dimenticato dal territorio anche lo scorso anno, in occasione del decennale della sua scomparsa nonostante tutto ciò che ha fatto per l’immagine del territorio a livello internazionale. Cosa vuoi che sia brindare con le bollicine La Versa con Sandro Pertini? Che grande soddisfazione sarà stata far sorseggiare La Versa a capi di Stato e capitani d’industria? Chi volete che fosse uno che nel territorio del “tanto” ha lottato ogni giorno della sua vita per il “buono” e “l’alto”?

Il celodurismo oltrepadano, dove ciascuna leva ignora e deride la precedente perché tutti sono dei mancati Nobel, porta a questi risultati da Guinness dei Primati. Oggi il Testarossa è abruzzese. Pasetti Vini spiega così il suo Testarossa, tra l’altro quello che si trova di più a livello nazionale anche online: «Vino di punta dell’azienda, la linea Testarossa è quella che meglio riassume la filosofia aziendale del voler rimanere fortemente legati alle tradizioni e alla storia familiare.

Questa etichetta storica nasce per celebrare la superba bellezza delle donne della famiglia Pasetti, aventi i capelli rossi». Ah, però! Secondo queste premesse la società commercializza il Testarossa Rosso, il Testarossa Rosato e il Testarossa Bianco. Per la linea esiste anche una confezione speciale con la scritta rossa su fondo nero.  La storia della cantina Pasetti fonda le proprie radici in epoca borbonica quando, il visionario trisavolo del signor Domenico, Silvestro Pasetti, comprò parecchi tomoli di terra dal Marchese Farina cominciando a impiantare vigneti. Oggi questa famiglia del vino produce i Testarossa con grande cura. L’identità aziendale è rappresentata da vini tutti prodotti con vitigni autoctoni: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino, Passerina  e Moscatello di Castiglione. Conclusione: se in Oltrepò si pensasse meno alla Passerina e di più al Pinot nero, ai marchi, alla spumantistica e al fare impresa in un mondo molto competitivo certe cose non accadrebbero.

In Oltrepò veneriamo l’asino, magari avessimo L’Aquila... !

di Cyrano de Bergerac

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