Lunedì, 21 Ottobre 2019

OLTREPÒ PAVESE – MONTESEGALE - LA RIEVOCAZIONE STORICA: CONTROVERSIE TRA MALASPINA E GAMBARANA

Se l’intera Valle Staffora fu dominata per anni dai Marchesi Malaspina, lo stesso non si può dire per la Valle Ardivestra. Questa valle vide per lungo tempo il dominio dei Conti Palatini e Gambarana di Lomello. Si può di fatti affermare che la Valle Ardivestra, che si sviluppa sulla destra idrografica della Valle Staffora, è sempre stata dominata dai Conti Gambarana. Ed in più occasioni sono sorte incomprensioni con l’altra potente famiglia che dominava la Valle Staffora, i Marchesi Malaspina. Risale al 1389 l’atto con cui il duca di Milano concedeva agli uomini di Montesegale l’autorizzazione di potersi recare a Cecima per macinare il grano senza il pagamento di alcuna gabella.

Quel privilegio fu riconfermato più volte. Proprio per questo motivo per un lungo periodo gli abitanti di Montesegale, protetti dai Gambarana, potevano attraversare il territorio governato dai Marchesi Malaspina senza pagare alcun dazio. Ma non solo: per consuetudine gli abitanti di Montesegale, Sanguignano e Languzzano erano soliti portare ai mercati di Godiasco, Varzi, Voghera e Pavia i prodotti delle loro terre passando immuni da tasse di dazio e di pedaggio nei feudi dominati dai Malaspina.

Ma attorno al 1582 i Malaspina entrarono in lotta contro i Gambarana quando, non si sa il perché, i marchesi di Oramala impedirono il passaggio degli abitanti di Montesegale se questi non avessero pagato dazio o diritto di pedaggio. Gli abitanti di Montesegale non si fecero sottomettere e fecero ricorso al Magistrato della Camera Ducale di Milano che, fatte raccogliere le testimonianze del Referendario di Pavia, il 9 maggio del 1582 sentenziò che gli uomini di Montesegale dovessero ritenersi esenti da ogni e qualunque dazio o tassa di pedaggio quando transitavano per i feudi di Oramala e di altre terre appartenenti ai Malaspina. Non solo: il magistrato condannò i Malaspina a pagare lire 190 imperiali agli uomini di Montesegale per i danni arrecati. In quegli anni potestà e pretore di Montesegale era il nobile D. Fabrizio Guidobono Cavalchini patrizio tortonese.

Nonostante la condanna inflitta dal magistrato della Camera Ducale di Milano, il marchese di Oramala continuò a molestare gli uomini di Montesegale tanto che il magistrato milanese fu costretto ad intervenire una seconda volta obbligando il marchese di Oramala a cessare le molestie, pena il pagamento di 200 scudi da versare alla Camera Ducale in caso di disobbedienza. Il podestà di Montesegale chiese giustizia piena e per questo il 20 novembre del 1596 ottenne dal Magistrato che il marchese di Oramala pagasse lire 30 imperiali per i nuovi danni arrecati.  Dal libro “Castelli Rocche Case-Forti Torri della provincia di Pavia” di Mario Merlo, in merito alle controversie tra i Gambarana e i Malaspina si legge: “Il Cavagna Sangiuliani ricorda che il comune di Montesegale fu protagonista di una fortunata resistenza, nella seconda metà del secolo XVI, contro le prepotenze della famiglia Malaspina, quando essa ancora spadroneggiava sui monti circostanti. In quel torno di tempo il territorio di Montesegale – di cui erano feudatari i Conti di Gambarana e di Langosco, provenienti dai Conti di Lomello e del Sacro Palazzo, che dominarono Pavia nel secolo X, in lotta con i Vescovi, dando così origine al Comune – era diviso tra tre famiglie: Corti, Spinola, Beccaria ed altre. La controversia nacque perché i Marchesi di Oramala impedirono agli abitanti di transitare per la Signoria senza sottostare al pagamento di dazi e pedaggi, il che diede origine – per il conseguente giustificato loro rifiuto – a gravi angherie.

La comunità di Montesegale fu quindi costretta al ricorrere al Magistrato camerale del Ducato Milanese, che convocò le parti ed esperì  il relativo giudizio di merito. Era allora podestà e pretore del luogo il nobile giureconsulto Don Fabrizio de Guidobonis-Cavalchini, patrizio tortonese. Il Supremo magistrato milanese sentenziò – con somma soddisfazione degli attori – che gli uomini di Montesegale dovessero essere mantenuti nell’esenzione di ogni e qualsiasi pedaggio o tassa quando passavano per i feudi di Oramala e le altre terre appartenenti ai Malaspina, e condannò questi ultimi a pagare al Comune di Montesegale 190 lire imperiali a titolo di indennizzo per i danni arrecati”. Questo significava anche che i Gambarana potevano attraversare il territorio dominato dai Malaspina per recarsi a Cecima a macinare i grani nell’antico mulino senza pagare alcuna tassa. Non va infine dimenticato che i Conti Gambarana furono investiti, il 26 aprile 1700, del castello di Rocca Susella e del giuspatronato di San Zaccaria.

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