Mercoledì, 01 Aprile 2020

BRESSANA BOTTARONE - CASTELLETTO DI BRANDUZZO - LASTRE DI AMIANTO ABBANDONATE. È ALLARME PER DUE DISCARICHE

"Cresce l'allarme per l'abbandono di amianto - scrive il Codacons Pavia -   In pochi giorni, infatti, si sono susseguite due segnalazioni di lastre di fibrocemento scaricate abusivamente. Una delle due si trova lungo l'argine per Cascina Bellotti, l'altra al confine del Comune di Bressana in territorio di Castelletto di Branduzzo. Il primo caso è stato segnalato al Comune che si è attivato per trovare una soluzione; nel secondo, invece, l'allarme è stato girato all'Agenzia per il Po'. Nel secondo caso peraltro, le lastre portano i segni dell'usura, fattore che incide sullo sfaldamento del fibrocemento e sulla sua pericolosità. Gli Enti competenti provvedano il prima possibile a rimuovere il fibrocemento; si tratta di episodi che destano preoccupazione. Oltre alla pericolosità dell'amianto per la salute umana - conclude Codacons Pavia - c'è il rischio che il cattivo esempio diventi contagioso e abbandoni incontrollati si ripetano in zona. Per queste ragioni oggi il Codacons depositerà un esposto in Procura al fine di valutare la sussistenza di reati."

L’amianto è stato, a partire dall’antichità, un materiale cui l’uomo ha fatto spesso riferimento per realizzare le lavorazioni più svariate: se gli antichi Romani e Persiani se ne servivano per ottenere teli nei quali avvolgere i cadaveri da cremare, in età rinascimentale l’amianto veniva utilizzato per realizzare farmaci e medicinali; in tempi a noi più recenti – nel secolo scorso e fino a qualche decennio fa – l’amianto ha conosciuto una particolare molteplicità di destinazioni d’uso: dalla creazione di tessuto ignifugo (per abbigliamento, arredo o imballaggio) al rivestimento termoisolante e fonoassorbente di treni, navi ed autobus; dalla realizzazione di freni e frizioni di autoveicoli alle frequenti applicazioni per lavorazioni edilizie. In Italia, l’utilizzo industriale dell’amianto ha raggiunto il proprio culmine nel trentennio che va dal 1960 al 1990.

Quali sono le motivazioni di così tanto successo? Le ragioni vanno cercate nelle caratteristiche dell’amianto, che – ottimo isolante da fuoco e rumore – è un materiale duttile, semplice da lavorare e che con altrettanta facilità può essere mescolato con altri componenti: l’eternit, ad esempio, è ottenuto combinando l’amianto con il cemento. Inoltre – fattore non di secondaria importanza – l’amianto è a basso costo di lavorazione.

Ma se l’amianto appare come un materiale estremamente appetibile, altrettanto notevole è la sua pericolosità. Vediamo perché.

L’amianto è un minerale, a base di silicio, costituito da fasci di fibre lunghe e molto sottili; lo spessore della singola fibra è tale per cui in un centimetro se ne possono collocare circa 335000. Le fibre costituenti l’amianto possono essere flessibili, oppure rigide e rettilinee (ad ago); nel primo caso l’amianto è detto serpentino, nel secondo anfibolo. Ora, la minaccia insita nell’amianto risiede proprio nella sua natura fibrosa: questo tipo di materiale diventa molto pericoloso quando si sfalda, e rilascia nell’ambiente le proprie fibre; è qui che nasce il rischio di esposizione a polveri di amianto nell’aria.

Per inalazione, le fibre di amianto disperse in aria raggiungono gli interstizi polmonari e possono indurre – in ragione della dose assorbita – l’insorgere di patologie tumorali nel nostro organismo, a livello di polmoni e pleura. Delle due tipologie di amianto, l’anfibolo, con le sue fibre ad ago è senz’altro il più pericoloso: anche un’esposizione occasionale ad amianto anfibolo non è esente da un certo grado di rischio.

I materiali contenenti amianto sono a loro volta classificati in friabili (tali cioè da poter essere sbriciolati con una semplice pressione manuale) e compatti (in questo caso, il materiale può essere sbriciolato soltanto tramite l’utilizzo di utensili). I manufatti ancora oggi più diffusi sono le lastre di eternit, molto utilizzate in passato per realizzare coperture in ambito edilizio. La pericolosità dell’eternit è associata all’inevitabile sfaldarsi nel tempo dell’amianto in esso contenuto, sotto l’azione di pioggia e vento, sbalzi termici e crescita di vegetazione.

Non è determinabile a priori quanto amianto occorre respirare per ammalarsi, né è possibile definire una distanza di sicurezza dall’eternit soggetto a progressivo sbriciolamento: le polveri rilasciate in aria possono coprire un’area la cui estensione è fortemente influenzata dagli agenti atmosferici. Ne consegue che, benché l’eternit – materiale compatto e con bassa percentuale di fibre di amianto, pari al 10-15% circa – abbia un minor grado di pericolosità rispetto ad altri manufatti contenenti amianto, l’unica soluzione per eliminare il rischio ad esso associato è la sua rimozione e smaltimento.

In Italia il divieto assoluto di produrre (ed importare) oggetti contenenti amianto è stato sancito nei primi anni 90, con la legge n. 257/92. Il quadro normativo che regolamenta il tema dei rischi amianto è stato successivamente integrato con i decreti ministeriali del 06/09/1994, 26/10/1995, 14/05/1996, 20/08/1999 e con il decreto legislativo 257 del 25/07/2006, tramite la definizione degli aspetti legati alla tutela ambientale ed alle operazioni di bonifica delle aree contaminate, oltre che alla tutela della salute pubblica e dei lavoratori in ragione del corrispondente rischio di esposizione all’amianto.

La comprensione di quanto l’amianto sia nostro nemico ha permesso, a partire dal 1994, di proibire la produzione e commercializzazione di ogni manufatto in cui esso fosse contenuto; ha dato il via inoltre alle operazioni di bonifica di tutte quelle aree interessate dalla presenza di amianto, tra le quali gli edifici residenziali (basti pensare all’eternit utilizzato in passato per coperture e coibentazione). L’esposizione domestica ad amianto è in effetti una delle più pericolose, in quanto subdola e prolungata nel tempo.

Anche l’esposizione ambientale occasionale a polvere di amianto non è tuttavia esente da rischio: quello che è importante comprendere è che nelle aree interessate dalla presenza di amianto non esistono zone a rischio zero.

D’altra parte, non è possibile definire un tempo minimo di esposizione a partire dal quale si instaura con certezza una condizione patologica, o quanto amianto occorre respirare per ammalarsi. Si sono verificati casi di soggetti che, pur esposti per breve termine a fibre di amianto anfibolo, hanno poi sviluppato il mesotelioma pleurico, forma tumorale che colpisce le cellule della pleura.

Nella valutazione del rischio di esposizione deve quindi rientrare anche, quale fattore determinante, il tipo di amianto cui si è esposti. Va considerato inoltre che tempi di esposizione analoghi possono avere effetti diversi su soggetti differenti, in ragione delle caratteristiche peculiari che un soggetto può avere rispetto ad un altro (età, stato fisico, presenza di eventuali altre patologie, etc.).

Patologie indotte da esposizione prolungata ed esposizione occasionale possono corrispondere all’asbestosi (o fibrosi polmonare), a carcinoma polmonare, a mesotelioma (o tumore della pleura). Si tratta di malattie che possono presentarsi anche dopo molti anni dall’esposizione a polvere di amianto.

L’asbestosi interessa solitamente chi in passato ha lavorato con l’amianto, ed alle sue polveri è stato esposto per lungo periodo; è una malattia non reversibile, che si manifesta con l’ispessimento ed irrigidimento del tessuto polmonare, con il risultato di una più difficoltosa ossigenazione del sangue.

I sintomi da esposizione ad amianto con cui il mesotelioma si manifesta nel suo insorgere possono tradursi in fiato corto, sensazione di spossatezza e debolezza muscolare, febbre, tosse e difficoltà nella deglutizione. Il mesotelioma può svilupparsi anche a distanza di 25/40 da un’esposizione occasionale ad amianto e, come nel caso di altre forme tumorali, se diagnosticato in tempo prima di una sua eccessiva diffusione vi sono maggiori possibilità di trattarlo con efficacia (tramite radioterapia, chemioterapia o intervento chirurgico).

L’amianto è pericoloso solo se inalato; è importante comprendere che laddove si è in presenza di manufatti contenenti questo minerale, esiste sempre un rischio di esposizione, associato alla possibilità di respirare le fibre che l’amianto – soggetto a sfaldamento – rilascia in ambiente.

La probabilità che il nostro organismo – esposto a polvere di amianto – sviluppi patologie a carico del sistema respiratorio dipende dal tempo di esposizione (quindi dalla dose inalata), ma anche dal tipo di fibre di amianto inalate: le fibre ad ago, prodotte dallo sfaldamento dell’amianto anfibolo, sono le più pericolose.

Ciò significa che nelle aree ambientali contaminate tutti respiriamo amianto; il rischio associato all’esposizione esiste sempre e va valutato, è chiaramente maggiore nel caso di esposizione prolungata, ma è comunque reale anche in situazioni di singola esposizione o esposizione occasionale: la bonifica è l’unica soluzione efficace per abbattere questo rischio.

Per chi è soggetto a tempi di esposizione medio/lunghi (è il caso ad esempio dei lavoratori che si occupano delle operazioni di bonifica) va applicato un rigido protocollo di sorveglianza sanitaria, che preveda l’esecuzione periodica di una serie di controlli clinici tra i quali: esame spirometrico (da effettuarsi con cadenze almeno annuale o biennale), test di diffusione alveolo capillare, verifica della presenza di eventuali corpuscoli di amianto nell’espettorato, visita specialistica otorinolaringoiatrica, radiografia e TAC del torace. Suggeriti sono anche periodici esami di risonanza magnetica e prelievi ematici atti a misurare i livelli di osteopontina e SMRP (due proteine la cui concentrazione nel sangue è maggiore nei soggetti affetti da mesotelioma).

Pericolosità dei tetti in amianto

L’eternit è un composto di cemento (in misura pari al 85-90%) ed amianto (per la restante parte, 10-15%). Si tratta dunque di un materiale compatto che di per sé è a basso contenuto di amianto. Ciò non lo rende esente da usura nel tempo e, come tale, fattore di rischio di esposizione a polvere di amianto: un tetto in eternit diventa pericoloso quando inizia a sbriciolarsi.

Cosa fare dunque, in presenza di un tetto in amianto?

L’attuale normativa prevede che ogni regione effettui un censimento – nella propria zona di competenza – di tutti gli edifici nei quali sono ancora presenti lastre di eternit, e preveda un piano di rimozione e smaltimento delle stesse. In maniera analoga, qualsiasi proprietario di immobili (sia esso una persona fisica o un Ente), ha il preciso dovere di denunciare all’Asl la presenza eventuale di eternit, così da consentire l’avviamento dei rilievi e delle indagini del caso. L’obbligatorietà di rimozione delle coperture in eternit viene decretata dopo un attento esame delle stesse, nel caso in cui le lastre siano danneggiate anche in minima parte (con conseguente possibilità di rilascio in ambiente di fibre di amianto). Qualora non vengano rilevate tracce di usura e deterioramento, la copertura in eternit potrà essere semplicemente isolata tramite incapsulamento.

Tetto eternit casa

Ognuna di queste operazioni dovrà essere effettuata da ditta autorizzata (iscritta all’albo dei gestori ambientali) tramite personale specializzato. E nel caso in cui sia la casa del vicino ad avere il tetto in eternit, che fare se il vicino non si decide ad inviare denuncia della presenza di un tetto in amianto alle autorità competenti? In una situazione simile si può prendere l’iniziativa inoltrando la segnalazione – anche in forma anonima e tramite internet – all’Asl, o ai Vigili Urbani o al Nucleo Ecologico e di Tutela Ambientale dei Carabinieri. La segnalazione, una volta ricevuta, verrà passata all’Arpa che provvederà ad avviare tutti i controlli del caso.

L’amianto bruciato è pericoloso?

L’amianto, sottoposto a trattamento termico controllato, può essere convertito in modo irreversibile in un materiale inerte ed amorfo, non più pericoloso; riguardo a questo aspetto, esistono in Italia proposte per la realizzazione di vari trattamenti termici con forni alimentati a metano, dei quali è già stata valutata l’efficacia con prove di laboratorio. Effetto opposto si ottiene bruciando amianto all’aperto ed in modo non controllato: così facendo se ne aumenta esponenzialmente la pericolosità. Difatti, qualora manufatti contenenti amianto vengano bruciati (pensiamo ad esempio all’incendio di un tetto in eternit), quello che succede è che le fibre rilasciate dalla combustione dell’amianto – trascinate in alto dal movimento ascensionale dei fumi di combustione – tendono poi a ricadere al suolo spargendosi tutto intorno in un’area tanto più estesa quanto maggiore è l’altezza raggiunta. Il risultato finale è pertanto l’aumento della zona in cui si è in presenza di rischio di esposizione a polvere di amianto.

*foto di repertorio 

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