Domenica, 15 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - BARGNOLINO, GIN E TONICA UN GIN TONIC SPEZIATO ALL’OLTREPÒ

“The gin and tonic has saved more Englishmen’s lives, and minds, than all the doctors in the Empire.” Winston Churchill. Secondo appuntamento legato al magico mondo della miscelazione, al quale abbiniamo la naturalezza dei prodotti tipici firmati Oltrepò Pavese.

“Maledetti spagnoli!” Esclamazione che balza nelle testoline di moltissimi grandi barman, me compreso. Sì, è proprio colpa loro, e non merito, se tanti dei gin tonic serviti oggigiorno, dal bar di paese al più rinomato cocktail bar di Londra (capitale indiscussa del bere miscelato dagli anni Novanta), sono delle benemerite “insalate” serviti in bicchieri che assomigliano sempre più alle bowl dove si tengono i pesci rossi.

“L’acqua tonica è diventata sofisticata e ordinare un gin tonic è diventato un affare maledettamente complicato” cita nel suo libro “drinkzionario” il professore genovese Domenico Costa.

Non per niente il signor Dave Arnold, nel suo Liquid Intelligence, arte e scienza del cocktail perfetto, ci fa notare con molta sobrietà che ha impiegato 48 mesi di studio per creare, come lo definisce lui, il gin tonic perfetto, lavorando sulle temperature dei singoli ingredienti (quattro, ghiaccio compreso) nonché del bicchiere, “semplicemente” per ottenere una gasatura ottimale. Ma che cos’è il gin? Scopriamolo insieme. Prodotto dalla distillazione di cereali e aromatizzato con bacche di ginepro e altre essenze, i botanici, è uno dei distillati più utilizzati per la creazione di cocktail. La storia del gin nasce in Olanda. La tradizione racconta di un medico e farmacista, tale Sylvius Franciscus, che nel XVII secolo sperimentò un rimedio per i disturbi di stomaco e reni usando alcol di grano e bacche di ginepro. Nacque così la ricetta del Jenever, che più tardi diventerà GIN. Il rimedio ebbe un successo talmente largo che successivamente arrivò anche in Inghilterra.

Presto, tuttavia, gli inglesi decisero di produrlo in loco e con il tempo perse la caratteristica di medicamento per diventare una bevanda alcolica a tutti gli effetti. La preparazione vera e propria del gin consiste in una soluzione di acqua, alcol, bacche di ginepro e altre sostanze aromatiche, immesse nell’alambicco (macchinario che permette la distillazione tramite l’evaporazione dell’alcol che, successivamente, per escursione termica ritorna in forma liquida), lasciata riposare alla temperatura di 40-50° per tre giorni e successivamente distillata.

La scelta dei botanici è a discrezione del produttore. “Ognuno infatti inseguirà la sua filosofia alla ricerca dell’eccellenza, complessità accentuata con un numero elevato di aromatizzanti per gin simili a profumi cosmetici, elementi territoriali per creare appartenenza, piante sconosciute dai poteri miracolosi, e per finire gin assoluti con solo ginepro o poco più”, ci dice Fulvio Piccinino nel suo sito colosso saperebere.com, ma quante ne sa! Ovviamente il ginepro dovrà sempre essere la spezia dominante, in quantità maggiore rispetto alle altre per intenderci. Le spezie più utilizzate per aromatizzare il gin sono, ne cito alcune, l’angelica, le scorze di agrumi, il cardamomo, il cumino, la cannella, la cassia (per chi non lo sapesse la cassia sa più di cannella della cannella cit. Giovanni Ceccarelli), semi di coriandolo, liquirizia, mandorle ecc. Oggi, vista la moda, spopolano gin “moderni” aromatizzati con petali di rosa, cetriolo, basilico, timo, nonché gin distillati nelle notti di luna piena, insomma i piccoli produttori artigianali sfornano gin di tutti i tipi e profumi a prezzi elevatissimi dati dalle tecniche e dalle tempistiche per realizzarli.

Il Gin Tonic, che comunemente viene chiamato G&T, è il cocktail simbolo dell’Inghilterra, ottenuto con l’unione dei due suoi prodotti beverage più rappresentativi.
La sua nascita è antica e risale all’epoca coloniale, quando i soldati inglesi consumavano l’Indian Tonic Water per difendersi dall’arsura e dalle malattie tropicali come la malaria.
E’ risaputo che il chinino è un principio attivo contro questa malattia, essendo un potente febbrifugo e per lungo tempo fu l’unico rimedio conosciuto contro di essa.
Per rendere il suo consumo più piacevole, visto la tendenza amara piuttosto pronunciata, i soldati la unirono al loro distillato principe, il gin, trasportato via nave in tutte le colonie. Il Gin Tonic oltre ad assolvere alle suddette funzioni curative, divenne, nel proseguo della sua storia, un cocktail ambivalente: l’aperitivo per eccellenza nel mondo anglosassone e il dopo cena che tutti conosciamo nel resto del mondo. Una citazione simpatica del Gin & Tonic, la fa il gruppo degli Oasis, quando canta: “I fell supersonics, gimme a gin and tonic”… Tutto il resto è noia.

Detto questo preparatevi a creare la vostra insalata made in Oltrepò perché le mode sono mode. Premettendo che anche voi potete spaziare su erbe, spezie e fiori che trovate passeggiando per le nostre colline, io ho provato a comporre un gin tonic con l’aggiunta di qualche goccia di Bargnolino, dei chicchi di melograno e della melissa.

Il  Bargnolino è prodotto partendo dall’infusione di una piccola prugna selvatica, conosciuta come prunella, in dialetto bargnò, da cui il nome del liquore. Liquore di lunga tradizione fortemente legato al territorio, in passato non c’era famiglia sul nostro Appenino che non lo producesse artigianalmente, per proprio consumo. Potete autoprodurlo raccogliendo le prugne selvatiche che maturano proprio in questo periodo e mettendole a macerare con alcol, zucchero, cannella e vino rosso fermo del territorio oppure acquistarlo già pronto. Anche il melograno si raccoglie in queste settimane e la melissa, pianta spontanea, la si reperisce facilmente.Ecco la ricetta per il Gin Tonic speziato all’Oltrepò:

5 cl di London Dry Gin

4 cucchiaini da caffè di bargnolino

5 chicchi di melograno

1 rametto di melissa essicata

1 bottiglietta di acqua tonica

1 scorza di limone

In un tumbler alto o un ballon, se volete riprendere la moda spagnola, inserite i chicchi di melograno e schiacciateli con il pestello di un mortaio, colmate di ghiaccio appena tolto dal freezer, versate il gin e la tonica ghiacciati, inserite il bargnolino e la melissa. Mescolate delicatamente e spruzzate gli oli essenziali della scorza di limone avendo cura di strofinare quest’ultima sul bordo del bicchiere.

Io lo berrei senza cannuccia per non privarmi dei profumi dati dal gin e dall’agrume giallo. Ideale per i vostri dopo cena è anche ottimo per un aperitivo purché venga leggermente sacrificata la dose di gin. Sempre rimanendo morbidi sulla gradazione alcolica lo consiglio vivamente accompagnato da una tartare delle nostre vacche vergini varzesi condita con melograno, olio, limone, sale e cetriolo. Da leccarsi i baffi! Cheers!

Consuma sempre i drink a stomaco pieno e non far mancare, di tanto in tanto, un sorso di acqua fresca.

DEGUSTARE UN COCKTAIL È UN PIACERE… SE TI PERDI CHE PIACERE È?! DRINK RESPONSIBLY

di Emanuele Firpo

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