Venerdì, 22 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - OFTAL - LOURDES: «LÀ DOVE IL CUORE STA BENE»

Oftal (opera federativa trasporto malati a Lourdes) è una realtà storica e ben consolidata nel territorio dell’Oltrepò Pavese. è un’associazione ecclesiale di carità mariana a favore dei sofferenti che organizza pellegrinaggi a Lourdes e in altri santuari. L’associazione si occupa dell’Ammalato prima e dopo il pellegrinaggio, soprattutto collaborando nella pastorale ordinaria di diocesi e parrocchie. Tutto questo grazie allo spirito di gratuità e di servizio di volontari, medici, infermieri, sacerdoti e religiosi. L’Oftal è nata in Piemonte negli anni ‘30 da un’intuizione di Monsignor Alessandro Rastelli, ed è oggi diffusa in particolare nel nord-ovest d’Italia e in Sardegna. Oltre 20.000 persone tra Ammalati, volontari, Pellegrini e Sacerdoti ogni anno partecipano ai pellegrinaggi presieduti dai Vescovi Diocesani. Le varie sezioni diocesane si occupano non solo dell’accompagnamento dei malati in pellegrinaggio, ma anche della loro assistenza quotidiana, nonché della formazione spirituale, umana e tecnica di dame e barellieri, in un ottica di carità che si volge alla persona ed alle sue necessità. Il vero responsabile di ogni Sezione Diocesana è il Vescovo, secondo le indicazioni che diede Monsignor Alessandro Rastelli. Negli anni ‘70 e ‘80, alla stazione di Voghera, la partenza del treno per Lourdes era un avvenimento e la “tradizione” del pellegrinaggio a Lourdes è ancora oggi molto sentita a Voghera e in Oltrepò. Ne parliamo con il responsabile tecnico dell’Oftal diocesana, il vogherese Giannantonio Pozzoli, a lui abbiamo chiesto di raccontarci questo vero e proprio viaggio della speranza.

Pozzoli quante persone dell’Oltrepò e della diocesi di Tortona di cui l’Oltrepò fa parte, ogni anno vanno in pellegrinaggio a Lourdes e di che tipologia di persone si tratta?

«Innanzitutto la cosa che maggiormente è cambiata rispetto agli anni ‘70 e ‘80 è che il treno non c’è più, sono cinque anni che è stato soppresso per volontà delle ferrovie dello Stato che hanno ridotto di molto l’uso dei trasporti a caratteri turistico religioso. Il treno è stato sostituito dai pullman e dall’aereo. Devo dire che per noi pellegrini dover rinunciare al treno è stato per certi versi traumatico ed è stata una grossa trasformazione, abbiamo dovuto rivedere la nostra organizzazione e per primi come Oftal, abbiamo fatto il convoglio in pullman. Ora contiamo 12 pullman più un aereo di supporto. Quando si viaggiava in treno arrivavamo ad essere in 900, oggi vuoi per motivi logistici, vuoi la crisi economica, un pellegrinaggio si compone di 500/550 persone. Sono comunque numeri importanti e devo dire che se ci confrontiamo a livello nazionale, il nostro è pellegrinaggio che non ha mai avuto un cedimento, che non ha mai subito una battuta d’arresto».

Con il treno si portavano anche i barellati, vale a dire gli ammalati. Oggi che il treno non c’è più come vi siete organizzati per il trasporto dei malati a Lourdes?

«Siamo stati la nave scuola in questa direzione, siamo partiti con una sperimentazione che oggi tutta l’Oftal sta seguendo, perché riteniamo che Lourdes è Lourdes se fai il pellegrinaggio con gli ammalati, senza gli ammalati è un pellegrinaggio più ascetico, più staccato dalla realtà vera. Abbiamo trovato dei pullman fabbricati in Belgio che sono attrezzati esattamente come i vagoni ambulanza del treno. Abbiamo dalle 8 alle 10 barelle per ogni pullman e grazie ad un’organizzazione perfetta riusciamo a portare la stessa tipologia di malati che portavamo con il treno. È un impegno non indifferente, molto più gravoso rispetto al treno: coordinare 11 pullman più 2 pullman ambulanze non è semplice».

Quanti ammalati trasportate?

«Sempre un centinaio, di barellati circa una quindicina».

Le dame di carità ed i barellieri dell’Oltrepò pavese quanti sono?

«Sono 150/200 in base alle iniziative o progetti che facciamo».

Ci sono giovani che hanno dato una nuova linfa?

«Siamo un pellegrinaggio diocesano che ha sempre avuto ed ha un altissimo numero di giovani, cosa molto apprezzata anche dal nostro Vescovo che ha proposto lo scorso anno una pastorale giovanile di tutta la diocesi proprio per portare sempre più giovani a Lourdes, c’è stato un grane contributo da parte della diocesi e dell’Oftal ed abbiamo portato 120 ragazzi come prima esperienza e di questi speriamo che almeno il 50% ritorni per il secondo viaggio. L’importante per noi è che ritornino dopo il primo viaggio».

Quanto dura e quanto costa un pellegrinaggio per una dama o per un barelliere e per gli ammalati?

«La durata varia, sperimentiamo spesso le partenze ed i ritorni cambiando giorni ed orari ma in genere un pellegrinaggio dura tre, quattro giorni che diventano cinque o sei considerando il viaggio. Per gli ammalati il viaggio è gratuito, il personale paga la propria quota nella quale è compresa la quota per portare gratuitamente gli ammalati. A seconda dell’albergo scelto il costo di un pellegrinaggio varia dai 250 ai 500 euro, dipende anche se aderiamo ai vari progetti finanziati dall’Oftal».

Si va a Lourdes e si ritorna da Lourdes poi tutto potrebbe finire lì. Durante l’anno quali sono le attività che svolge l’Oftal in Oltrepò?

«La nostra diocesi ha un’estensione territoriale ampia, da Novi Ligure fino a Stradella, pertanto non possiamo pretendere che l’Oftal sia una cosa unica. Stradella, Casteggio, Voghera e Tortona hanno ognuna iniziative partecipate dalle persone di quella zona e poi condivise. In Oltrepò abbiamo diverse iniziative, andiamo a trovare gli ammalati presenti nelle strutture, ad esempio gli ammalati del Don Gnocchi, ma la dispersione territoriale è talmente ampia che dobbiamo concentrarci nelle attività fatte nelle parrocchie, nelle strutture e nelle famiglie».

Da quanti anni è che lei va a Lourdes?

«La prima volta nel 1967, 1968 e sono andato per curiosità: avevo 18 anni e vedevo queste dame e questi barellieri che partivano con questo treno e affascinato ho voluto provare anche io. Sono oggi 40 anni di pellegrinaggio».

Cos’è cambiato nella tipologia delle persone che andavano a Lourdes quarant’anni fa rispetto a quelli di oggi?

«Alla base di tutto c’è sempre un fil rouge conduttore che unisce quelli di 40 anni fa a quelli di ora ed è la ricerca non tanto di una guarigione fisica ma la ricerca di un posto dove poter pregare e dove poter trovare una carica spirituale, per poi tornare a casa ed affrontare la vita. Le persone che vengono sono malati evidenti, ma ci sono anche persone sane con problemi psicologici, sociali o familiari. Tutti quelli che vanno a Lourdes vanno davanti alla grotta per portare lì i propri problemi fisici o problemi psicologici, le proprie angosce e nel 99% dei casi li vedi tornare a casa più rasserenati».

Tra le dame ed i barellieri oltrepadani sono rappresentate tutte le classi sociali?

«Tutte le classi sociali sono rappresentate».

Lei è uno dei responsabili dell’Oftal diocesana con “all’attivo” 40 anni a Lourdes… Qual è il suo sogno nel cassetto per l’Oftal diocesana?

«Che possa trovare nella tradizione di tutti questi anni una continuità come c’è stata nei 70 anni di lavoro e sviluppo dell’Oftal e nei 60 di pellegrinaggio di Voghera, continuare con credibilità e con attenzione il pellegrinaggio come iniziò e portò avanti il dottor Cebrelli. Continuare l’opera che c’è stata fino ad oggi, accontentando le persone senza creare diaspore, tenendo unito un gruppo eterogeneo e che i giovani possano prendere il posto dei più anziani».

Si dice che molti pellegrini hanno conosciuto l’anima gemella a Lourdes, è vero?

«Lourdes è un posto dove, poiché il cuore sta bene è facile l’innamoramento, pensi che negli ultimi anni abbiamo fatto il pullman famiglia, che è il pullman di dame e barellieri che si sono conosciuti a Lourdes, si sono innamorati, sposati, hanno fatto dei figli e tornano a Lourdes con tutta la famiglia. Io stesso ho festeggiato quest’anno 35 anni di matrimonio con mia moglie che ho conosciuto a Lourdes. Questo per dire che Lourdes è un’esperienza positiva a 360 gradi, quindi il mio sogno è che l’Oftal possa continuare e dimostrare ai nostri pellegrini oltrepadani e non solo, che Lourdes, che noi abbiamo definito “Là dove il cuore sta bene” è veramente un luogo dove il cuore di tutti può star bene sempre».

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