Martedì, 10 Dicembre 2019

VOGHERA - ATTORE, CLOWN, PEDAGOGO IL VOGHERESE MAX PILLA SI RACCONTA

Animatore, attore, clown, ideatore e organizzatore di eventi sempre con particolare attenzione al mondo dei bambini. Massimo “Max” Pilla, vogherese classe 1976, negli anni è diventato un punto di riferimento per chi volesse organizzare particolari manifestazioni artistiche. Prima tra i fondatori dei “Fuori Posto”, associazione culturale molto attiva in Oltrepò nel biennio 2013-2015, poi della M&M Entertainment. Oggi si è preso una pausa per approfondire gli studi di pedagogia (in cui già possiede una laurea) e per preparare un progetto editoriale che prevede uno studio sul corpo nel metodo Stanislavskij, che andranno ad arricchire un curriculum già piuttosto lungo.

Teatro, cabaret, clowneria... Come è iniziata la sua storia artistica?

«Tutto è cominciato al Liceo Classico di Voghera, nel 1993, con l’Anfitrione di Plauto. Fu la mia insegnante di latino e greco dell’epoca a convincermi a interpretare la parte di Sosia, il servo del generale tebano Anfitrione. Io accettai per gioco questa parte “sdrammatica”: sia comica, perché il personaggio era svarionato, sgraziato, ridicolo, sia drammatica perché, ad un certo punto, Sosia si incasina con la sua identità. A curare la regia era l’attore Bruno Cavanna. Poi, nel tempo: vari stage di teatro a Pavia, a Milano al CTA con Nicoletta Ramorino, il corso per volontari clown…Marguerite Yourcenar ha scritto che il vero luogo natio è quello in cui per la prima volta si posa uno sguardo consapevole su se stessi: ecco, per anni ho provato questa sensazione proprio facendo teatro».

è stato difficile trovare il modo di esprimersi partendo da una realtà come Voghera? Che giudizio ha maturato sul panorama artistico locale? La sensazione è che non manchino tanto i talenti quanto le occasioni per esprimerli...

«Voghera mi ha permesso di conoscere diversi professionisti con alcuni dei quali è nata anche una solida amicizia: Giorgio Macellari, peraltro mio editore, Giuliano Ferrari, l’attore Fabio Zerba. Con loro mi sono spesso confrontato su questioni relative alla tecnica, alla messinscena, al rapporto con il pubblico e ciò mi ha permesso di migliorare e di partire dalla mia città per realizzare eventi anche fuori dalla Provincia di Pavia o dalla Lombardia. In questo senso, per me, Voghera è stata un trampolino di lancio. Tuttavia, concordo che Voghera non manca di talenti autoctoni ma, forse, concede loro poche possibilità e pochi spazi per esprimersi appieno. In base alle mie esperienze personali, ciò che mi perplime è l’essere riuscito a realizzare altrove e in tempi più rapidi alcuni progetti che ritenevo di qualità e che, magari, avevo ideato e inizialmente proposto proprio “in casa”».

Può fare qualche esempio concreto?

«Penso all’Inventafiaba: laboratorio ludico e creativo costruito su consolidate teorie letterarie e pedagogiche. L’Inventafiaba è stato teoricamente messo a punto a Voghera ma la prima occasione concreta per sperimentarlo fu, nel 2015, al Centro Estivo di Menconico, alla Pernice Rossa. Da quell’esperienza si arrivò poi, a inizio 2016, con il patrocinio del Comune di Menconico e con Primula Editore, alla pubblicazione di I Racconti della Pernice che non è solo un libro di storie per bambini ma anche ideate da bambini, ossia dai 60 “piccoli autori” del Grest. Addirittura, nell’agosto 2016, una sua copia fu donata a Papa Francesco da una delegazione guidata dal Sindaco di Menconico, Donato Bertorelli. Inoltre, fra il 2016 e il 2017, l’Inventafiaba ha fatto parte del progetto Famiglie al Futuro, finanziato dalla Regione Piemonte, in un tour in varie Scuole dell’Infanzia. Ringrazio tutte le persone con cui ho collaborato».

Nel suo lavoro ha collaborato con diverse amministrazioni ed enti istituzionali. Come si è trovato nella sua città?

«Non sempre a Voghera sono riuscito a realizzare tutto quello che avrei voluto e che poi ho concretizzato altrove. Ma mi assumo anche le mie responsabilità: può essere che io per primo abbia presentato ai miei committenti dei progetti magari non appetibili in quel momento o che non li abbia illustrati in modo convincente e persuasivo. Tuttavia, fra il 2013 e il 2017, prima con i Fuori Posto poi con la M&M, è anche un dato di fatto la realizzazione di diversi eventi di successo con il supporto istituzionale dell’Assessorato alla Cultura o della Consulta del Volontariato di Voghera o in collaborazione con privati e altre associazioni locali».

Ha citato i “Fuori Posto” e poi la “M&M Entertainment” con cui ha continuato a organizzare eventi, soprattutto rivolti ai bambini. Cosa hanno significato queste esperienze e come mai sono finite?

«I Fuori Posto, nati da un’idea della pittrice Valeria D’Agostino – con cui abbiamo dato poi vita anche al progetto di animazione dei MaVà – e fondati con il cantante Simone Meisina, e la M&M, creata nel 2015 con Maurizio Ghiozzi e Raffaele Giuria, sono state per me due esperienze straordinarie che hanno significato l’incontro di artisti di diverse età, provenienti da ambiti e da esperienze differenti, capaci di fare rete con le istituzioni e con altre associazioni e di realizzare eventi che hanno sempre avuto un buon riscontro di pubblico (lo dimostrano le immagini sulle pagine Facebook ancora attive).

Il successo di questi progetti, soprattutto nel caso dei F.P., ha coinciso con la capacità di diffondere un entusiasmo tale da coinvolgere spesso collaboratori e simpatizzanti esterni: a intendere che, nonostante il gioco delle differenze, l’incontro e il confronto con “l’altro-da-sé” possono significare un’opportunità di crescita personale e arricchire relazioni e contesti. Poi, come spesso capita, le priorità della vita di ciascuno dei componenti hanno preso il sopravvento sugli obiettivi associativi».

Quali sono le difficoltà principali che si incontrano nell’organizzare eventi culturali in questa zona? Rispetto ad altre realtà cosa manca qui e come si potrebbe migliorare?

«Ripeto un’idea generale di diversi colleghi con cui mi sono confrontato: innanzitutto, mancano gli spazi. Poi, alla singola associazione culturale possono anche mancare le risorse economiche per far fronte a tutte le spese (materiali, costumi, Siae, service audio e luci, affitto di una eventuale location, ecc... ecc...). A volte, di fronte al preventivo dei costi, non si comincia nemmeno ad organizzare l’evento. Un’ipotesi di soluzione potrebbe consistere, come dimostra l’esperienza dei F.P. o della M&M, nell’estendere il progetto ad altri gruppi, facendo così rete, ammortizzando le spese e potenziando le risorse sia economiche sia creative. Tutto sta ad accettare di congiungere gli sforzi con altre realtà associative, di aprirsi e non di chiudersi a riccio».

Riguardo agli spazi, non avete chiesto aiuto al Comune?

«Abbiamo chiesto in diverse occasioni e l’unica che ci venne incontro fu Marina Azzaretti che ci offrì una location, per altro elegante, in via Emilia. Sarebbe stata anche ideale come sede ma, purtroppo, per il numero dei nostri componenti e per i progetti socializzanti e di richiamo di pubblico che aspiravamo a realizzare, avevamo bisogno di location più ampie e non troppo in centro città». 

di Christian Draghi

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