Lunedì, 27 Gennaio 2020

VOGHERA - “QUELLI DEL 13”: DA VIA BELLOCCHIO AL PALCOSCENICO DEL TEATRO SAN ROCCO

Chi ha avuto modo di frequentare un corso di teatro sa quanto questa attività sia diversa da tutte le altre. Il teatro infatti è in grado di arricchire la parte più profonda di una persona e far provare delle emozioni intense. Il teatro ha anche una funzione terapeutica utile a qualsiasi età per incrementare l’autostima, per superare la timidezza, aiutare la socializzazione e la comunicazione. A Voghera da un paio d’anni è nata la compagnia teatrale dell’oratorio San Giovanni Bosco formata da ragazzi per avvicinare i giovanissimi al teatro. Abbiamo intervistato Davide Tirro studente della facoltà di Medicina e coordinatore, oltre che attore, di questa nuova compagnia Vogherese.

Avete chiamato la vostra compagnia teatrale “Quelli del 13”, come mai questa denominazione?

«Il nome è uscito quasi per caso in quanto il numero 13 è il numero civico della Via Bellocchio dove ha sede l’oratorio San Giovanni Bosco che tutti noi abbiamo sempre frequentato. Abbiamo pensato un po’ e poi abbiamo deciso di chiamarci così “Quelli del 13”».

Com’è nato il progetto della compagnia teatrale?

«A Voghera c’è stata ad un certo punto l’unificazione degli Oratori delle quattro parrocchie per dare maggiori possibilità di incontro ai ragazzi e si è così creato l’oratorio interparrocchiale. Il progetto è nato come progetto per i ragazzi del post cresima. C’era l’esigenza di continuare a far interagire i ragazzi anche dopo la fine del loro percorso di catechismo e un’educatrice, Serena, ha avuto l’idea di coinvolgere i giovanissimi nella preparazione di uno spettacolo teatrale. All’inizio siamo partiti così, un po’ titubanti. Nessuno di noi aveva mai avuto un’esperienza di teatro se non a scuola in qualche recita. Abbiamo letto un po’ di copioni e abbiamo scelto di rappresentare il testo sulla libertà dal titolo “Liberi, liberi” scritto da Don Tonino Lasconi, un parroco abruzzese, mettendolo in scena con l’aiuto degli animatori e dei sacerdoti dell’oratorio. L’esperienza ci è piaciuta molto ed è così abbiamo deciso di continuare».

La vostra compagnia è composta da studenti, delle varie scuole vogheresi, e da universitari.

«Sì, ci sono due studenti dell’Università di Pavia che siamo io e Alessia Giglio. Poi abbiamo due studentesse dell’Istituto Agrario Gallini che sono Francesca Ferrari e Elena Casaschi, Francesco De Salvo, Grazia Fossati e Caterina Marchesi del Liceo Galilei, Luca Ticola, Mattia Mascagni e Riccardo Contegni del ITIS Maserati e Lorenzo Gatto dell’Istituto Maragliano».

Il vostro vero e proprio debutto teatrale è avvenuto l’anno scorso con una commedia, quale?

«Abbiamo provato a sperimentare qualcosa di nuovo e abbiamo portato in scena un testo di Franco Roberto dal titolo “La bugia va in vacanza” che ha avuto un buon successo nelle due rappresentazioni che abbiamo fatto al Teatro San Rocco. Quest’anno poi abbiamo provato a cimentarci un po’ in campo internazionale con l’autore Inglese Derek Benfield e il suo testo del 1965 dal titolo “Non sparate sul postino”, una commedia».

Operate in autonomia anche per l’assegnazione dei ruoli?

«Sì, dopo aver scelto insieme il copione, ci troviamo per leggerlo e decidiamo insieme a chi di noi affidare  i vari  ruoli, seguendo le predisposizioni per i vari personaggi».

Curate anche le scenografie e i costumi?

Certamente. I costumi sono tutti nostri, cerchiamo gli abiti adatti in famiglia o dagli amici che gentilmente li mettono a disposizione. Per le scenografie ,dobbiamo ringraziare la Compagnia Teatrale di Voghera “Fuori di copione” che ci ha prestato alcune scenografie che abbiamo poi arricchito con mobili e suppellettili nostri».

Un’esperienza molto bella e impegnativa che sicuramente è stata importante per la vostra crescita affettiva e culturale. Che influenza ha avuto su di voi?

«Personalmente questa esperienza mi ha dato prima di tutto la possibilità di lavorare con persone che non conoscevo e di creare una grande amicizia tra di noi. Fare teatro non è una cosa banale, riuscire a far interagire e legare dei ragazzi dai 13 ai 17 anni è un’esperienza che dà veramente molto dal punto di vista dei rapporti personali. Mi ha anche insegnato che ci sono molti giovani in giro con la voglia di fare e ascoltando tutti si possono raggiungere risultati veramente interessanti».

Quali sono stati, per dei ragazzi come voi, i problemi nell’affrontare un pubblico salendo sul palcoscenico?

«Inizialmente noi tutti avevamo un po’ timore di sbagliare le battute o gli ingressi in scena, poi però aiuta molto il fatto di avere il pubblico al buio ed essere concentrati su quello che si deve dire nelle varie scene. Certo è che prima di uscire dalla quinta, tiriamo un respiro profondo e poi ci caliamo nel personaggio dimenticando tutto il resto.

Abbiamo a volte discorsi piuttosto lunghi da memorizzare e dobbiamo fare anche prove impegnative. Una cosa non indifferente sono poi i movimenti sul palco perchè i tempi di ingresso in scena sono molto importanti. Per ottimizzarli abbiamo avuto l’aiuto di alcuni attori della Compagnia “Fuori di copione”».

Che feedback avete avuto dall’ultima commedia portata in scena?

«Certamente molto positivo. La commedia è frizzante, esilarante, un’apoteosi degli equivoci. Noi ci siamo divertiti molto a portarla in scena, ma anche il pubblico ha risposto molto bene. Per pubblicizzarla ci siamo serviti di una pagina Facebook e Instagram e  facendo volantinaggio per la città e siamo molto soddisfatti della partecipazione».

Quindi in un periodo in cui i giovani sono sempre più legati ai social e ad Internet è molto positivo che ci siano ragazzi come voi che si dedicano a un progetto teatrale mirato. C’è voluto molto impegno e partecipazione?

«Non è stato facile però ci siamo messi in gioco, abbiamo provato, ci abbiamo creduto e via via ci siamo sempre più appassionati al nostro progetto. Direi che bisognerebbe dare più opportunità ai giovani di mettersi in gioco perchè queste sono esperienze positive che aiutano nella crescita personale e danno molte soddisfazioni».

Avete progetti per il futuro?

«Ci piacerebbe portare  questa ultima commedia anche in qualche altro teatro della zona, magari in autunno. Ora ci sono gli impegni scolastici, la maturità per alcuni, gli esami universitari per altri, però far conoscere il nostro lavoro ad altri giovani sarebbe molto interessante e stimolante».

di Gabriella Draghi

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