Giovedì, 21 Novembre 2019

IL COMUNE DI VOGHERA E LA STORIA DELLA FIERA DELL’ASCENSIONE

La “Sensia” è la “festa principe” di Voghera e dei vogheresi, l’amministrazione comunale l’ha descritta così: “Quando sia venuta in uso questa festa nei nostri paesi e perché sia stata scelta come festa patronale di Voghera, mentre il patrono è San Lorenzo, non sapremmo precisare. Ancora nel 1382 si festeggiava il 23 maggio San Bovo e nello stesso anno ne venne confermata ufficialmente la fiera in detto giorno: la festa dell’Ascensione pare quindi posteriore.

A Voghera l’usanza dell’ illuminazione della città, nella ricorrenza dell’Ascensione, durò fino oltre la metà del secolo XIX; prima veniva fatta alla vigilia, poi nel giorno della festa. L’illuminazione e le funzioni religiose costituivano il festeggiamento del giorno dell’Ascensione, ed in qual modo ce lo descrivono due documenti. Dal Diario di Ottaviano Bonamici trascriviamo: 1819, alli 18 Maggio in Voghera si festeggiò il solenne ingresso di S. E. Rev. Monsignor Carlo Francesco Carnevale Vescovo di Tortona e principe di Cambiò. Il Vescovo entrò nella chiesa di S. Rocco superbamente addobbata con cattedra sul piazzale di detta chiesa. Vi formarono una gran sala tutta coperta e tappezzata, ove vestito il Vescovo alla porta della Chiesa, montò sopra un cavallo bianco e processionalmente con banda fu accompagnato nella parrocchiale chiesa di S. Lorenzo. Il 19 Maggio giorno dell’Ascensione: il sud.o Vescovo cantò messa grande e portò in processione la reliquia della Santa Spina. La Città (per Città si intende il municipio come è uso nel nostro dialetto) e le contrade dove doveva passare la processione, erano tutte coperte di tele e tutte guarnite di tappezzerie con diversi archi trionfali. In tale occasione si fecero fare da questa città le tre campane che servirono per festeggiare la solenne entrata ed il pontificale che fece il Vescovo, fatte nel Quartiere Grande (sede attuale del giudice di pace) sotto il sindacato dell’avvocato Balladori. Alla sera della festa vi era per tutta la città una superba illuminazione con festa da ballo e teatro ed altri divertimenti con un concorso innumerevole di forestieri. La descrizione è completata dalle disposizioni impartite dal Municipio, interessanti per il cerimoniale allora in uso. Per la festa dell’ Ascensione venendo il Vescovo a fare ingresso solenne e pontificale si dispone: addobbo della cappella prima a diritta nella chiesa di S. Domenico; un arco di Primavanti alla porta Rossella con emblemi episcopali e iscrizione relativa ed un altro alla porta della chiesa; un proclama alla popolazione inviterà ad addobbare le finestre e tendere tele lungo le contrade dove passerà la processione; il sindaco con alcuni consiglieri andrà alla vigilia a Tortona in carrozza da posta a due cavalli e con altra di quattro cavalli per il Vescovo; si pregherà il Comandante della Città sig. Ferrari Cav., di alloggiare il Vescovo in casa sua come quella più conveniente. Le spese a carico del Municipio; illuminazione della Città. Una delle grandi attrazioni dell’Ascensione a Voghera un tempo, e in parte ancor oggi, è la funzione della Santa Spina in Duomo. Questa reliquia, che il popolo dice donata dalla regina Teodolinda, mentre altra n’è la provenienza, durante le funzioni è fatta scendere, col sacerdote che la porta, dall’alto del tempio in mezzo alle nubi, racchiusa in un preziosissimo ostensorio; e quindi, a funzione finita, è fatta risalire. Il pittoresco apparecchio ideato dal pittore vogherese Borroni, desta molta impressione nel popolino, specialmente delle campagne, che accorre in folla allo spettacolo. Nei primi due decenni del secolo XIX non troviamo altro, nei festeggiamenti dell’Ascensione, che illuminazione e funzioni religiose. La prima novità appare nel 1824, ed è l’esposizione di un elefante vivo nel cortile del Quartier Grande, che un girovago faceva ammirare per 25 centesimi. La seconda si ebbe nel 1827, e fu rappresentata da quel volo dell’asino di cui parlavano alcuni vecchi, ai quali nessuno voleva prestare fede. Cosi lo narra nel suo Diario Ottaviano Bonamici: una compagnia di saltimbanchi, tesa una corda dall’orologio del Duomo al pilastro del portico rimpetto alla stretta di Fagnani, dopo aver fatta eseguire l’ascesa e la discesa per due volte da una ragazza di 12 anni, facendovi sopra diversi equilibri, di poi vi fecero ascendere un asino vivo sino all’orologio, e finalmente vi fecero fare la volata sino al fondo sostenuto dal detto cordone, cosa assai ridicola, e non mai stata veduta in questa città. Nel 1838 per iniziativa e sottoscrizione dei cittadini e concorso del Municipio, fanno la loro prima comparsa in programma i fuochi d’artifizio e la cuccagna, divertimenti che non hanno più abbandonata la festa dell’Ascensione. Nel 1839 viene in uso la corsa nei sacchi, detta corsa dei fantini. Nel 1853 si vedono nuovi giuochi popolari, come sentieri pensili detti rompicolli, triangoli giranti e quei secchielli d’acqua sospesi recanti attaccato un premio, la cui conquista faceva rovesciare l’acqua in capo al conquistatore. Nel 1872 appare la tombola col premio di due buoi, conservata ancor oggi con la sostituzione del premio in denaro; e negli anni successivi i divertimenti variano, si moltiplicano modernizzandosi, ma conservando però sempre la tombola. La processione non ha più l’importanza d’una volta. Rimangono ancora ad attestare la semplicità antica i banchetti dei caratteristici zufoli di terracotta in forma di uccelli, cavallini e campanelli di foggia rozza e primitiva; delle trombettine, delle ciambelle, dei giocattoli e dei tradizionali lecabon. che forse presero nome dall’immancabile gesto dei bambini allorquando si regala loro un dolce, e che consiste in una preliminare leccatina di degustazione allo zucchero che lo ricopre, prima di procedere all’adattamento risolutivo. Naturalmente è giorno di inviti agli amici e parenti lontani, i quali giungendo ricordano immancabilmente l’ antico scherzoso detto: a ra Sensia a s’ mangia i tre pitans, carna, buì, e manz, cun ra cua dra cagna par fà ra bagna. (All’ Ascensione si mangiano tre pietanze, carne, bollito e manzo. con la coda della cagna per fare il sugo). Con esso si allude forse all’ antica semplicità con cui venivano trattati gli ospiti, perché carne, bollito e manzo in vogherese sono sinonimi del lesso. Ma il piatto ricercato del giorno è lo storione, che immancabilmente figura nel mercato del mattino, e più specialmente nella bottega dei principali salumieri. Nel giorno dell’ Ascensione è uso tradizionale seminare negli orti le verdure di stagione. In principio del secolo passato la sera dell’Ascensione, dopo lo spettacolo in teatro, vi s’iniziava il ballo, che durava tutta la notte. Nel periodo dal 1875 al 1878, durante il Sindacato di Carlo Gallini, nel salone del Municipio avveniva un ricevimento con rinfreschi a spese del Sindaco”.                                    

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