Giovedì, 21 Novembre 2019

SAN CIPRIANO PO - ANDREA CORDERO DI MONTEZEMOLO, DA CONTE A COWBOY

Certamente è un cognome, una Casata, una dinastia nobiliare tra le più conosciute ed importanti della Storia italiana. La vicinanza e, talvolta, la sinergia con l’altra importante e famosa Casata torinese delle automobili riempe da decenni le cronache nazionali ed internazionali. I Cordero di Montezemolo sono i Conti e Marchesi delle residenze di prestigio, delle proprietà terriere infinite, delle autovetture importanti e costose, Formula 1 inclusa, dei trasporti via terra, Italo, e via aria, Alitalia, ma anche... della fatica quotidiana, dell’attaccamento alla terra, della passione per la vela poi abbandonata a favore dei cavalli americani! E proprio a quest’ultimo riguardo, abbiamo incontrato Andrea, rampollo di famiglia che per un anno, circa, ha abitato e lavorato in Oltrepo, nel territorio di San Cipriano

Iniziamo dalla passione per i cavalli, che è anche la passione che l’ha portata, seppur per un breve periodo, in Oltrepò...

«Presto detto. Avevo circa 3 anni ed ero, con tutta la famiglia, nella tenuta di un parente, forse parente di mia madre, che aveva dei cavalli, mi pare, ma sicuramente aveva un bellissimo pony, sulla cui groppa mi sedettero: riuscii a rimanerci per poco, perchè era un animale molto vivace ed in breve mi disarcionò! Mi divertì così tanto quella prima “sfida”, e quel pomeriggio, che da allora continuai a ripetere a tutti che avrei imparato a lavorare con i cavalli!».

Ed il passaggio alla professione di cowboy, e la passione sportiva equestre, invece, quando realmente avvenne?

«Verso la fine degli anni ‘90. Fino al 1992 facevo monta inglese... ero bravino, ma infastidito fondamentalmente dal contesto, chic, d’immagine. Ed allora decisi di virare sulla, all’epoca, neo-famosa, erano gli inizi, monta americana, quella dei cowboys dei films... Di base anche perché son sempre stato un ribelle».

Quindi mai, mi passi il termine, “attaccato” al cognome. Anzi, da Conte a cowboy...

«Esattamente! Pensi che, proprio a riguardo cavalli, uno zio acquisito, marito della sorella di mio padre, che è stato olimpionico di Dressage negli anni ‘60, alla comunicazione “in famiglia” del mio passaggio dalla monta inglese a quella western, con piglio accigliato mi disse “da oggi, per quanto concerne i cavalli, io e te non siamo più parenti!” (ride...), cosa che mi sollevò grandemente lo spirito!».

Mi faccia mettere ordine cronologico, facendo un passo indietro: lei che origini ha, e di quale ramo della Casata Montezemolo?

«La mia famiglia è numerosa, come ben si sa, e con Luca, il più conosciuto dei Cordero, sono cugino, credo di secondo grado, ben non ricordo. Vede quanto sono interessato all’argomento... Io sono nato a Roma, ma cresciuto, da subito, a San Donato Milanese, in virtù del lavoro di mio padre, invece fiorentino di nascita, ingegnere di una grande Azienda dell’energia italiana...».

Anche Luca è romano di nascita?

«No. Luca è nato a Bologna, seppur suo padre Massimo, altrettanto conosciuto e stimato, fosse toscano, Livornese di Rosignano, terra anche a me molto cara...».

Eravamo a San Donato...

«Sì, dunque... (sorride). Ho anche studiato in Africa, in Nigeria, dalla terza alla quinta classe elementare, sempre per gli spostamenti professionali di mio padre. Ma in realtà, io mi son sempre sentito toscano. Ecco perché le ho detto che è una terra a me molto cara! La nonna di mia madre aveva fatto costruire una residenza estiva sul mare, a Castiglioncello, dove io appena potevo mi ritiravo... tutto ciò, ovviamente, prima di iniziare la mia vita attuale. Prima dei cavalli ci fu la passione per il mare».

A Castiglioncello non avevi ancora in mente i cavalli?

«Sì, avevo cavalli miei, per mio divertimento, addestravo anche cani da difesa, altra mia grande passione prima, ma all’epoca la mia passione primaria era la vela. Volevo costruirmi una carriera velistica, assolutamente! I cavalli presero il sopravvento nel 1998, quando feci il mio primo corso-istruttori di monta americana. Poi da li, con allenamenti su allenamenti per le gare e la carriera sportiva che ne derivò... rimasero solo i cavalli nella mia vita!».

Da qui allora parte la tua attuale collocazione professionale?

«Sì. Ho iniziato con Sergio Silvera a Lodi, e con Dario Bezzi che gestiva la struttura all’epoca, due tra i più conosciuti uomini di cavalli in Italia ed anche a livello internazionale. Con Silvera son rimasto fino al 2000. Da li è partita la mia carriera di trainer, ed ho girato parecchio».

Fino ad approdare in Oltrepò Pavese...

«Non è stata una meta cercata, è accaduto per caso, circa un anno fa. Devo dirle che non avevo mai lavorato nel pavese, ed ora che sto per lasciarlo le posso dire “per fortuna”. Anche se, ad esempio, la bellezza del territorio è innegabile! Ho due cari amici a Varzi, Matteo Mandonico e Beppe Tessara, che gestiscono un posto incantevole, proprio come quello nel piacentino ove mi sono appena trasferito».

Ha trovato amici in Oltrepò?

«No. Non ritengo sia un mio limite: io sono da sempre una persona educata, sorridente, positiva, solare... insomma, una persona a modo, no? Eppure non ho trovato alcuna sinergia umana in questa zona. Tutti mi sembrano rinchiusi nei loro appartamenti, un po’ quasi infastiditi dal fatto che una persona arrivi dall’esterno, e ti fanno avvertire distintamente questa loro definizione contadina, rude, quasi a volerti avvisare che non sei esattamente ben accetto. Anche tra uomini di cavalli vedo poca collaborazione, pochi intenti condivisi reciprocamente. E credo sia così in tutti i settori. Lo stile di vita, la cultura, la mentalità degli abitanti... mi ha dato da subito la sensazione che “manchi” qualcosa. Come di una terra arretrata, in confronto a tante altri parti d’Italia».

Arrivato in Oltrepò circa un anno fa e già pronto ad andarsene: quale la prossima metà?

«Mi sono trasferito a Pianello Val Tidone, per la precisione a Case Varesi. Si chiama Amazing Grace Ranch, e sono 50 ettari che comprendono un borgo interamente ormai disabitato! L’ultimo abitante “ci ha lasciati” 5 anni fa. Il progetto è creare un bed & breakfast o piccolo agriturismo, vedremo. Il tutto, ovviamente, dedicato ai cavalli! Tutto circondato dai boschi, è zona di lupi. Davvero molto western, stile Wyoming! E qui, a 45 anni, mi piacerebbe “fermarmi”».

di Lele Baiardi

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