Giovedì, 21 Novembre 2019

SANTA MARIA DELLA VERSA - IL CONTE SCULTORE: «LE MANIFESTAZIONI DA SOLE NON BASTANO PIÙ... SERVE L’ECCELLENZA IN OLTREPÒ»

Massimo Polistina è un’artista di sangue blu nato a Milano; nel 1984 è stato segnalato come uno dei migliori scultori italiani e, durante la sua carriera artistica, ha collaborato con i più grandi galleristi dell’epoca (da Alberto Schubert a Renzo Cortina), ricevendo anche l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano. Per lungo tempo ha vissuto in Francia, ma nel 1979 ha acquistato la Torre di Soriasco (Frazione di Santa Maria della Versa) nella quale, dopo anni di ristrutturazioni, vi si è trasferito definitivamente.

Massimo ci racconti la sua storia…

«La mia vita comincia fondamentalmente con la poesia (inizialmente volevo diventare giornalista); poi mi sono dedicato alla pittura e al disegno e nella mia prima esperienza lavorativa ho conosciuto il celebre architetto Bernini, che mi ha voluto come direttore del suo negozio di design in Corso Europa a Milano. A questa esperienza ne sono seguite altre nel mondo del design: in quegli anni frequentavo l’ambiente dalla Gae Aulenti, di Frattini e di Castiglioni... a trent’anni però mi sono reso conto che la mia vera ambizione era l’arte; ho mollato il management per ciò che avevo nel cuore! Ho abbandonato Milano e mi sono trasferito sul lago D’Orta, dove ho aperto un negozietto con un torchio e lì ho iniziato la mia “nuova vita”, facendo litografie e un po’ di sculture.  Un giorno è entrato nel mio negozio uno dei più grandi galleristi - Augusto de Marsanich - e mi ha invitato a partecipare a delle mostre; nello stesso periodo ho conosciuto Alberto Schubert e lui mi ha presentato al mondo dell’arte! Sono cresciuto in mezzo all’arte: mio padre Samuele (avvocato) fu vice sindaco di Milano (ricevette anche la medaglia d’oro per la Resistenza) e, soprattutto, fu un grande promotore dei “chiaristi dell’annunciata”. Mia madre studiò a Brera e poi divenne giornalista e mio nonno materno fu uno scultore. Sarei potuto diventare magistrato come mio zio, che fu Presidente nel Consiglio di Stato, oppure medico come mio nonno paterno, che fu colonnello medico nel battaglione di Vittorio Emanuele III quando era principe di Napoli. In realtà, poi medico è diventato mio fratello, l’altro mio fratello Alessandro era architetto e io sono diventato un artista! Per un periodo ho lasciato anche l’Italia per stare in Francia, dove tutt’oggi ho contatti e partecipo a diversi eventi artistici».

Ha ha iniziato prima con la pittura o con la scultura?

«Ho cominciato con il disegno, la pittura e la litografia e poi, man mano, mi sono specializzato nella scultura. Non c’è un prima e un dopo, c’è un equilibrio! Ci tengo a precisare che non sono mai stato un bohémien (colui che aspetta l’ispirazione), sono sempre stato un professionista». 

In Oltrepò possiamo trovare delle sue opere?

«Certamente! Per esempio, il Busto dell’ex governatore della Banca d’Italia Baffi a Broni, davanti alla scuola Aldo Rossi. Inoltre, qualche anno fa ho donato un mio quadro al Comune di Santa Maria della Versa».

Tra i suoi soggetti molte volte s’ispira ai cavalli, come mai?

«Cavalli, ma non solo... tante nature, tante donne. Il cavallo è un simbolo aristocratico e per me è sempre stato un simbolo di potenza, di raffinatezza e bellezza».

Attualmente quanto tempo dedica a questa attività?

«Oggi lavoro solo ed esclusivamente per realizzare una collezione mia privata. Non lavoro più per gli altri o su commissione...sto lavorando per lasciare un’immagine artistica di me».

Quale messaggio vuole lasciare con le sue opere?

«Vorrei che, le persone che mi sono state vicine durante la mia vita, mi ricordino per l’onestà, la semplicità e, soprattutto, per il rapporto di amore che ho avuto con loro. Vorrei lasciare un’immagine di me positiva...».

Qualcuno in particolare l’ha sostenuta durante la sua carriera artistica?

«Direi di no, mi sono sempre sostenuto da solo. L’arte per me è stata coscienza e voglia di fare e, soprattutto, di arrivare. L’artista è uno dei lavori più difficili al mondo!».

Per un lungo periodo, lei ha lavorato e si è stabilito in Francia. Quali differenze ha riscontrato rispetto all’Italia?

«Fare l’artista all’estero è una cosa completamente diversa rispetto all’Italia. Mentre al di fuori sei osannato, qui in Italia l’artista è sottovalutato. Per esempio, quando ho ricevuto l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano, non mi è stata data la possibilità esporre le mie opere in altre occasioni, preferendo artisti stranieri e sconosciuti».

Se oggi un giovane volesse intraprendere la strada da artista, cosa consiglia?

«Artisti si nasce. Sicuramente occorre avere una certa sensibilità e un cuore “diverso”. Oggi però non basta il cuore, ma ci deve essere anche la “strategia”.  La cosa che vorrei dire ai giovani d’oggi è che: nella vita la fortuna passerà sempre davanti; la fortuna ride ad ognuno di noi. È come un pallone che ti passa davanti lentamente. Bisogna fare quel minimo sforzo per prenderlo, perchè altrimenti il pallone se ne va e si perde. Altra cosa importante da ricordare è che alla mediocrità ci si abitua. Se fate un percorso e non ci riuscite, non dite che avete perso l’interesse, ma ammettete di non avercela fatta e prendete la rincorsa per ricominciare!».

Come mai ha scelto di venire a vivere a Soriasco?

«Sono venuto a Soriasco nel 1979. È stato amore a prima vista! La Torre era meravigliosa, ma anche la gente; fin da subito sono stato accolto molto bene e mi sono sentito a casa. La Torre era dei miei cugini e io l’ho voluta ristrutturare per riportarla alla sua magnificenza; questa risale all’XI secolo e non era mai stata abitata  (nell’ultima postazione era una prigione napoleonica). Si dice ci fosse una seconda torre, ma non si ha la certezza. La sua storia è molto bella e io la metto a disposizione delle scolaresche e visite private, perchè ci tengo che sia conosciuta».

Negli anni lei ha mostrato il suo impegno verso la promozione dell’Oltrepò Pavese. Come ha agito?

«L’ho sempre fatto a livello culturale: attraverso le mie opere (e quelle dei miei amici artisti) volevo portare più turisti in Oltrepò Pavese. Il mio impegno insieme al Duca Antonio Denari (in quel periodo Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese) è sempre stato a favore dello sviluppo turistico del territorio. Purtroppo, però questo territorio fa fatica a recepire la cultura come mezzo di promozione. A mio avviso “cultura e vino” è un binomio che funziona molto bene in altre zone d’Italia, ma qui sembra non interessare...».

In questi anni che idea si è fatto dell’Oltrepò?

«Come ho già detto, qui c’è un grande problema di “cultura territoriale”. Il vino di questo territorio è un prodotto eccellente (niente da invidiare ad altre zone d’Italia), ma quello che manca sono le strutture ricettive. Dove potremmo ospitare i turisti quando arrivano?! Fortunatamente, in tutto questo contesto stanno entrando alcuni attori e imprenditori, però bisogna fare tanto di più se si vuole dare una nuova “dignità” a questo territorio. Le manifestazioni da sole non bastano più... serve l’eccellenza! L’Oltrepò è splendido, ma servono persone che facciano tanto marketing turistico».

Tornando alla sua carriera artistica, progetti in corso?

«Ultimamente sto realizzando delle “scatole a sorpresa”, nuove idee tra scultura e pittura. Vedremo cosa ne uscirà...».

di Silvia Cipriano

  1. Primo piano
  2. Popolari