Sabato, 23 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - FESTIVALBAR A SALICE TERME ED ALTRI RACCONTI, CON GIORGIO GRANDI, RENATO CIAMBALLI E CLAUDIO CAROCCI

Ebbene sì, ci abbiamo preso gusto! Quel gusto malinconico dell’Amarcord dei bei tempi, come ripetono spesso i diversamente giovani, ma anche quel gusto da non perdere di una cultura e di una storia del territorio da coltivare e mantenere viva nelle memorie, di chi c’era e, nell’immaginifico, di chi è sopraggiunto in seguito. Abbiamo disturbato ancora una volta l’amico Giorgio Grandi, ma stavolta insieme a due storici amici strettissimi: Renato Ciamballi e Claudio Carocci, che sentitamente ringraziamo!

Partiamo dal posto ove siamo a cena, oggi Ristorante “La Muraglia” in Piazza San Bovo a Voghera, ma un tempo...

«Noi abbiamo memoria di questo posto, il Bar Impero, dagli anni ‘60, ma c’era già prima di noi, ed era di proprietà della Famiglia Giudici, gli stessi che, dopo averlo ceduto, avevano rilevato il Motel Agip, dove oggi sorge il Commissariato di Polizia, e l’attiguo distributore di benzina. L’Impero era stato ceduto a Lucio Lodigiani ed a Mario della Casa, ex Barman dell’Ariston e del locale estivo di Franco Santinoli in Piscina comunale, sempre a Voghera. Mio fratello Maurizio (interviene Claudio Carocci, n.d.r.) lo acquistò nell’88, dopo varie gestioni, e lo tenne fino al 1993».

Ritornando agli anni ‘60, è vero che in quegli anni Salice Terme godeva di un appeal e di un successo assolutamente irripetibile?

«(Ciamballi) Assolutamente! Inverno ed Estate! Gli Ospiti del Grand Hotel erano tutte stars del mondo dello spettacolo nazionale ed internazionale. Il concorso ippico richiamava clientela altissima da tutta Europa... Io ricordo (interviene Grandi), circa alla metà dei ‘60, una finale del Festivalbar, in estate presso La Buca, con Rocky Roberts e Dionne Warwick, tra gli Ospiti! Il tutto in diretta televisiva su Rai 2! Se è per questo (Ciamballi), anche negli anni successivi all’Ariston, a Voghera, a livello di Ospiti famosi ne ho visti davvero un sacco! E di altrettanti ho saputo nell’adolescenza, perché erano stati all’Ariston che ero troppo piccolo!».

Mi faccia qualche nome...

«Possiamo stare qui tutta la notte! Mina, un capodanno, Giorgio Gaber, Ombretta Colli, Adriano Celentano, Ornella Vanoni... poi, che ho visto io, mentre anche lavoravo al locale, Bruno Lauzi, in occasione di una Veglia dell’Istituto Gallini, I Nomadi, i Camaleonti, i Dik Dik, Vince Tempera, all’epoca direttore d’orchestra della Rai, in occasione di una festa dell’Inter, ed in un’altra festa dell’Inter Fred Bongusto, la Premiata Forneria Marconi, il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme».

Io vorrei però fare un salto in avanti, e parlare con il Sig. Ciamballi del bar Nube...

«Ma certo! (risata collettiva)... Il Bar Nube nasce nel ‘75, a mano dei due soci Umberto Nativi ed Ermanno Bianchi, sostituendo il precedente Bar Madama. Il Sig. Umberto poi uscirà dalla gestione, e proseguirà Ermanno in solitaria, … oddio no... con la sua famiglia».

Si raccontano alcune leggende metropolitane...

«No, non lo erano (risata colossale) ! Raccontarle, talvolta, suscita la sensazione che fossero irreali... Inizierò dicendole che un giorno, inizio anni ‘80, festeggiammo l’arrivo di una friggitrice per le patatine a livello industriale, per la gioia di tutti noi. Al versamento del 10mo litro d’olio, solo allora e non prima, chi stava eseguendo il lavoro si accorse che l’olio non raggiungeva il livello dovuto a causa della mancanza del tappo alla base della macchina... : lei può immaginare dieci litri d’olio sparsi su tutto il pavimento del bar ??!?! Ci vollero tre giorni di pulizie, e forse non bastarono!!! Oppure la sera d’estate che due buontemponi... (interviene Grandi) chissà chi erano... (riprende Ciamballi) chissà... (risata generale)».

Grandi, lei frequentava il Bar Nube?

«No, io no».

Diceva, Ciamballi...

«Questi due buontemponi, mi pare di ricordare paracadutisti a Pisa, mentre il titolare era salito a casa, sopra al bar, per prendere un pacchetto di sigarette, con la promessa di controllare l’attività in sua assenza, catturarono un gatto, randagione del quartiere, rinchiudendolo nel sotto-frigo dei gelati, ove si tenevano le vaschette di scorta. Nel frattempo, cominciavano ad arrivare gli avventori della prima parte di serata, ed i due buontemponi invitavano tutti coloro che richiedevano un gelato a scegliere il cioccolato, per terminare in fretta la vaschetta. Cosa che avvenne nei successivi 20 minuti, circa. All’attimo che il titolare si chinò per prendere la seconda vaschetta di gelato al cioccolato, all’apertura dello sportello del sotto-frigo, una palla gigantesca di ghiacciolini gli si catapultò sulla testa, cominciando poi a correre all’impazzata per i muri del bar, finché non riuscì a guadagnare l’uscita, con miagolii acutissimi !!! Punizione esemplare del padre del titolare al figlio, in presenza di tutti gli avventori, che rese il tutto … direi... all’”Amici Miei” Atto quarto!!! Oppure ancora quel giorno che due buontemponi in moto da cross e perfetta tenuta da gara entrarono, senza spegnere i motori, fermandosi al banco bar per richiedere i loro due caffè... O ancora un pomeriggio, quando si presentarono al Bar due sorelle della Voghera-bene, gran belle ragazze. Una si sedette al tavolino esterno, sotto i portici, l’altra entrò per ordinare... Ordinò un gelato per se, ed una bevanda per la sorella seduta fuori. Il titolare, abbagliato probabilmente da cotanta avvenenza, non si accorse di aver estratto due coni, non uno. Alla seconda palettata di gelato, la crema, molto instabile, partì a mo’ di proiettile, infrangendosi sulla camicetta della signorina! In preda al panico, con lo straccio umido del bancone, il titolare infilò deciso una mano sotto la camicetta della sventurata, con grande imbarazzo della stessa e degli astanti, all’urlo di “ci penso io”, trasformando quel mezzo centimetro quadrato di macchia in una pozza di mezzo metro quadrato! La gentil donzella svicolò, bisbigliando un improbabile “non c’è problema, faccio un salto a cambiarmi”... Nel tentativo almeno di soddisfare la richiesta di bibita dell’altra sorella, il nostro si affrettò verso l’uscita con braccio e vassoio in tensione, inciampando rovinosamente su non si è mai capito cosa, ma inondando l’inerme signorina seduta al tavolino all’esterno di bibita ghiacciata, ed assestandole, nel contempo, una bella bicchierata sulla nuca! Strike! Le due sorelle non le rivedemmo mai più».

Mi scusi Ciamballi, devo fare una pausa perché le risate mi stanno soffocando...

(dieci minuti dopo...)

Prego Ciamballi, riprendiamo, con moderazione, cortesemente...

«Una sera, orario aperitivo, entrò un signore, distinto ed elegante. Probabilmente invitato a cena da amici, voleva una torta-gelato. Nella vetrinetta delle torte-gelato ne erano rimaste due, una grande ed una piccola... Il titolare chiese “quale desidera delle due?” Il distinto signore chiese quante porzioni se ne potessero ricavare, ed in base alla risposta scelse quella più grande. Estraendo il vassoio con gesto ampio, la torta volò quasi immediatamente sulla pavimentazione: senza batter ciglio, il titolare guardò l’avventore esclamando “ora mi è rimasta quella piccola”... Qualcuno udì la fugace risposta del distinto Signore, un laconico “grazie, arrivederci”, ormai di spalle all’esterno della porta del bar. Non rivedemmo mai più neppure costui».

La prego, Ciamballi...

«Per Pasqua, ad esempio, arrivavano le colombine, le colombine pasquali piccole, di pasta sfoglia, che venivano posizionate sul bancone per le colazioni. Qualche bontempone, che ritengo di non aver mai conosciuto personalmente (risata generale), mentre gli “amici miei” distraevano il titolare, mangiava solo le testine delle colombine, facendo in modo che rimanessero ben visibili i segni delle dentate, riposizionando poi i “corpicini mutilati” nella confezione.

Quando la mattina successiva venivano esposte, le facce disgustate dei clienti che le estraevano dal vano-colazioni erano, oserei dire, imperdibili».

Altri bar storici vogheresi?

«Posso raccontarle della cremeria Duomo, celeberrima già in quegli anni fantastici, e del suo “gelato al Rondone”».

Scusi?

«Sì... lei sa che il rondone, quella rondine più grossa, di taglia, del normale, ha la particolarità, data la lunghezza e pesantezza delle ali, in confronto al corpo minuto, che se tocca terra non riesce più a volare. Deve sempre fermarsi in alto, sui rami, o comunque ad una distanza da terra che le consenta di decollare. Un giorno, alcuni buontemponi, sconosciuti... (risata ormai deflagrante), trovarono un rondone ahimè deceduto sul selciato della Piazza. Immediato fu il desiderio di dar sepoltura allo sventurato volatile: e quale miglior cripta se non la macchina del gelato?! Era in lavorazione il gelato alla vaniglia. Diversi buontemponi, per caso ivi di passaggio (lascio all’immaginazione la reazione...), ordinarono una quantità industriale di gelato “al gusto rondone”, in dialetto vogherese “al gust ad rundò”, indicando il gelato alla vaniglia, ovviamente immediatamente riversa nel cestino della spazzatura, al sempre più incredulo e stizzito titolare, Giulio Montagnoli, che non comprese questa stranissima richiesta continuativa sino al termine della quantità lavorata, ritrovando un’ala, lunga e ben conservata, nella vasca di lavorazione... !!!».

Molto bene, Signori... Grazie di cuore. Alla prossima...

«Grazie a lei (coro dei tre moschettieri)! Felici che si sia divertito!».

 di Lele Baiardi

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