Venerdì, 18 Ottobre 2019

STRADE D’OLTREPÒ, IL “PANETTIERE VOLANTE” IN DIFFICOLTÀ

La storia di Fabio Vergagni, il “panettiere volante” (o “Pan Man” in versione supereroistica) del Brallo di Pregola, ridefinisce il concetto di sacrificio. 38 anni, da cinque ormai percorre circa 200 chilometri al giorno dal martedì alla domenica, feste comandate incluse e con qualsiasi condizione metereologica, per consegnare il pane in un’area che copre Oltrepò montano e piacentino, senza conoscere sosta.

La sua somiglia più a una missione che a un’impresa commerciale e di fatti è probabilmente lo scopo sociale del suo lavoro, insieme alla consapevolezza di essere indispensabile per molti, quello che lo anima spingendolo a continuare imperterrito il servizio nonostante un grande nemico: le strade d’Oltrepò.

«Ogni giorno mi scontro con gravi problemi, soprattutto adesso che è inverno: strade bloccate da rami, neve ovunque. Il servizio di pulizia è insufficiente, servono interventi urgenti. Rischio vita e furgone». Fabio aiuta mamma Silvana e papà Franco con il panificio artigianale di famiglia sin da quando aveva la patente.

«Mio padre ha ritirato il negozio nel 1987. Prima di me lui faceva il giro dei paesi col furgone, ma solo nella zona di Brallo, quando la gente nei paesi ci viveva ancora, e la popolazione era di 10 volte superiore». Altri tempi, altra storia. Oggi la realtà è molto diversa. «Non è più possibile vivere col solo giro dei paesi del comune di Brallo – spiega Vergagni - in quanto sono rimaste poche persone a viverci e per quanto riguarda molti prodotti si riforniscono nei grandi market, aiutati da figli e parenti che abitano per questioni di comodità o lavorative nelle città».

C’è però un piccolo “esercito” di anziani, alcuni soli, che senza di lui non potrebbero proprio stare. Li chiama i suoi “nonnini” per l’affetto con cui lo accolgono ogni volta che lo vedono. «Per loro sono come un nipote. è soprattutto per loro – dice – che vado avanti».

Fabio, quanti paesi serve esattamente?

«Una quindicina, magari un po’ di più nei weekend estivi dove qualche frazione si ripopola».

E quante persone in tutto?

«Se parliamo dei miei “nonnini” forse meno di una trentina».

Ammirevole, ma a conti fatti non deve essere un gran business…

«Infatti non lo è. Se si guarda l’aspetto economico, non c’è assolutamente vantaggio, anzi spesso è controproducente soprattutto nel periodo invernale, ma posso dirvi che entrare casa per casa e conoscere tutti ed essere atteso come un nipote ripaga in gran parte tutti gli sforzi».

Come fate però a sopravvivere? L’amore e la gratitudine, purtroppo, non fanno quadrare i bilanci…

«Nel nostro piccolo, per quanto riguarda il giro delle consegne, abbiamo avuto l’enorme fortuna di poter allungare il nostro giro presso altri punti vendita, questo grazie alla qualità dei nostri prodotti».

Che tipo di pane producete?

«Forniamo pane, focaccia o piccola pasticceria che mantengono le proprie qualità organolettiche anche a distanza di giorni.

Questo permette di poter acquistare il pane anche una sola volta a settimana, come si faceva una volta. Mio padre utilizza ancora la lievitazione naturale e questa richiede 14 ore circa, per poi essere lavorata. Quindi l’impasto è fatto la mattina, per poi essere pronto la sera alle 21,quando iniziamo la produzione partendo dal reimpasto. Non è stato facile far conoscere il nostro prodotto, soprattutto nei market, dove la tendenza attuale è quella di prendere pochissimo pane ogni giorno».

La sua giornata quando inizia?

«Alle 4:30 del mattino, quando preparo le ceste per le consegne. Alle 5:30 parto».

Può raccontarci il suo giro nel dettaglio?

«La prima consegna è a Salice, poi a Voghera in un piccolo negozio. Da lì vado diretto fino a Piacenza per poi salire verso Settima dove consegno ad un ristorante. Da lì salgo a Rivergaro e consegno alla Crai, poi in successione Mezzano e Bobbio dove consegno in 2 negozi. Verso le 9:30 sono di ritorno a Brallo, scarico le ceste e ricarico tutto e riparto per i paesi. Prima vado nel comune di Menconico, in quanto sono più lontani e non hanno più botteghe di qualsiasi tipo in tutto il comune.

Inizio da Carrobiolo e scendo fino a San Pietro, passando per tutti i paesini. La media si aggira attorno 10-15 persone. Spesso vado porta a porta, perchè alcune persone son davvero anziane e non sentono quando avviso il mio arrivo, e altre non riescono a camminare bene. Finito Menconico torno nei paesi attorno a Brallo, ed anche li si tratta di servire in totale 10-15 persone».

Il suo è sicuramente anche un servizio sociale. Ha mai ricevuto aiuti o sovvenzioni di alcun tipo da parte di enti o chicchessia?

«Non abbiamo ricevuto mai nessun aiuto, né sovvenzioni o sconti su qualsiasi altra cosa, anzi. L’usura dei mezzi è terribilmente elevata a causa di strade rovinate e piante che gettano i rami in carreggiata. L’anno scorso sono stato costretto a cambiare il furgone dove aver polverizzato cambio, semiasse e differenziale a furia di far km su strade improponibili. Per fortuna una persona generosa, il signor Maurizio Casarin che tengo a citare e ringraziare, ci ha dato una mano ad aprire un leasing».

Parlando di strade. Girare in montagna d’inverno ha i suoi rischi. Se l’è mai vista brutta, tra gelicidi e nevicate e strade di ghiaccio?

«L’anno scorso mi è capitato di finire fuori strada per schivare un turista che stava scivolando, in quanto si era avventurato sulle strade innevate senza nemmeno le gomme invernali. per questo ringrazio chi effettua il sevizio spartineve, i quali mi han soccorso e mi han permesso di finire il giro dei miei “nonnini”».

D’estate va meglio?

«I due mesi estivi, grazie alle vacanze si lavora un po’ di più, ma solo se il clima in città diventa insopportabile e i bambini stanno meglio nei nostri paesi, liberi di giocare per strada e respirare aria buona. Purtroppo anche il periodo estivo è vincolato dal fatto che ci deve essere sole e poche giornate di pioggia, in caso contrario le persone preferiscono altre mete».

I suoi “nonnini” la trattano come un nipote. Può raccontare un aneddoto che spiega che tipo di rapporto si è instaurato?

«Mi ricordo un giorno che una mia amica d’infanzia che vive a Londra è venuta in vacanza a trovarmi e ha voluto fare il giro con me. Quel giorno abbiamo finito il giro tre ore dopo, circa verso le 19, perchè tutti pensavano fosse la mia fidanzata e in ogni posto volevano che stessimo con loro a bere qualcosa e a mangiucchiare. è stato bellissimo, ma ahimè… sono tuttora single! In ogni modo mi invitano sempre a entrare, bere un bicchiere con loro e mangiare pane e salame. Finché ci sarà gente così non mollerò».

  di Christian Draghi

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