Giovedì, 19 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VINO : «NON SCAMBIEREMO LE NOSTRE IDEE CON UNA POLTRONA»

Secondo Darwin non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente; bensì, quella più reattiva ai cambiamenti. Se volessimo sovrapporre questa massima al mondo del vino oltrepadano ci sorprenderemmo di come, nonostante una certa proverbiale inedia, tutto sommato in molti, quasi tutti, riescano a vivacchiare senza troppi affanni. L’ostilità al cambiamento, d’altronde, è una patologia propria di molte fra le migliori aziende – non certo soltanto quelle vitivinicole, non certo soltanto quelle dell’Oltrepò. Pur tuttavia, Darwin ha dato ampie dimostrazioni che le sue teorie, alla fine dei giochi, trovano sempre dimostrazione pratica. E verrà la resa dei conti, anche nel nostro bell’Oltrepò. Del resto sono anni che ci poniamo, allo spasmo, le stesse domande. Fin quando le strategie e le mentalità rimarranno le medesime? Chi sopravviverà alle mille burrasche e ai mille gossip che, anno dopo anno, investono il territorio? E con quali strategie? L’ultima notizia bomba nell’Oltrepò del vino, in ordine di tempo, è quella della riappacificazione fra il Consorzio di Tutela ed il Distretto nato nel 2012 proprio in seguito ad una scissione dal primo, che tornerebbe in seno all’organizzazione che fino a poco tempo fa è stata ammiraglia del territorio. Pare che si stia lavorando su un aumento nel numero dei consiglieri, che arriverebbero a venti, così da far posto ai rappresentanti del Distretto. Il cui presidente, Fabiano Giorgi, potrebbe salire al vertice del Consorzio, ad oggi presieduto da Luigi Gatti (in carica, salvo appunto novità, fino al 2020). Occorre tuttavia chiedersi quante delle aziende che fanno parte del Distretto rientreranno effettivamente nei ranghi dell’accordo. Solo potendo rappresentare un certo numero di produttori e una certa quantità di produzione certificata, infatti, il Consorzio potrà tornare a fregiarsi delle funzioni di erga omnes. Si tratta, quindi, di un dato non trascurabile, che ad oggi sarebbe tutt’altro che scontato. Per esempio: Torrevilla certamente non farà parte della partita. Secondo indiscrezioni anche altre grandi società sarebbero pronte ad un passo indietro. E allora perché tutto questo trambusto? Il dubbio è che tutto cambi perché nulla cambi. A volte anche nella buona fede delle persone coinvolte.

Torrevilla, testé citata, va ormai avanti per la sua strada. Sempre più sciolta vincoli opprimenti e sempre più votata ad una qualità che, per essere raggiunta e poi mantenuta, ha bisogno di nuove strutture e di nuove attrezzature. Da qui la necessità di un piano di investimenti che – va detto – non è un caso isolato nel nostro territorio, ma si inserisce in un filone di pensiero che indipendentemente dai condizionamenti di quelli che dovrebbero essere gli organi di indirizzo del territorio portano avanti una strategia che sembra essere investita dei migliori auspici. Che strizza l’occhio a Darwin (e non al Gattopardo).

Presidente Barbieri, vuole parlarci di questi investimenti che Torrevilla si appresta a mettere in campo?

«Le strategie di Torrevilla si identificano con il Piano di Sviluppo Rurale. Avremo una parte di investimenti presso la sede di Torrazza Coste per quanto riguarda il punto di vista tecnologico, ovvero le attrezzature. Poi una parte strutturale che riguarderà Codevilla, ed è quella che mi entusiasma di più. Ci apprestiamo a scrivere una pagina nuova per la storia di Torrevilla.»

Scendiamo nei dettagli…

«Faremo nascere una nuova cantina dedicata al Metodo Classico e più avanti in modo specifico anche alla linea Genisia, quindi a prodotti di alta gamma pensati per il canale horeca. Andremo a recuperare un’area che oggi non è utilizzata, e quindi con investimenti importanti. La produzione del Metodo Classico a Codevilla sarà operativo al massimo entro l’anno prossimo. Andremo ad acquisire vasche di piccola capienza, nell’ordine dei 50 quintali. Poi potenzieremo la fase di accoglienza, grazie ad un ampliamento della bottega del vino e a una ristrutturazione generale dell’edificio.»

Possiamo quantificare economicamente l’investimento?

«Si aggirerà intorno al milione di euro. Usufruiremo del contributo in conto capitale della Comunità Europea.»

Qual è l’importanza strategica di questo progetto?

«Prima di tutto ci serve a livello funzionale, proprio per il soddisfacimento degli obiettivi che ci siamo dati come azienda, e rispetto ai quali dobbiamo essere coerenti. Mi riferisco all’identificare il territorio con il pinot, sia vinificato in bianco come spumante, sia vinificato in rosso. Poi sarà fondamentale a livello di marketing e per offrire un’esperienza nuova ai nostri interlocutori.»

Quali sono i punti di riferimento che Torrevilla ha preso a modello per questo cambiamento storico?

«In senso generale il punto di riferimento sono le cooperative altoatesine. In termini di qualità dei prodotti, di immagine, di accoglienza, e non solo. Ma ci sono esempi virtuosi anche in Oltrepò.»

A chi si riferisce?

«Questo percorso finalizzato alla valorizzazione del pinot viene portato avanti anche da altre aziende. Realtà come, tanto per citarne una, Conte di Vistarino, che ha realizzato investimenti notevoli. Senza dubbio ci fa piacere che questa visione si stia diffondendo nel nostro territorio; quando in Oltrepò succede qualcosa di positivo, quando in Oltrepò si effettuano scelte strategiche che vanno nella giusta direzione, non possiamo che esserne contenti. il nostro ampliamento segue questa rotta.»

Un aggiornamento sulla situazione commerciale di Torrevilla. Come state procedendo?

«L’azienda tutto sommato sta andando abbastanza bene nella difficoltà momentanea di tutta l’economia nazionale e alle difficoltà del territorio. Bene o male i dati si rispecchiano anche nelle nostre realtà.»

A proposito delle difficoltà del territorio; come commenta la pace scoppiata fra il Consorzio e il Distretto?

«Non posso che essere felice se si è ritrovata sintonia.»

L’assessore regionale Rolfi ha salutato con grande favore questa novità. Ma ha anche dichiarato che spera l’accordo di allarghi ad altre realtà… non è difficile leggere un riferimento anche – o soprattutto – a Torrevilla. Cosa risponde?

«Innanzi tutto riconosco all’assessore un grande impegno. Al momento non ritengo che ci siano le condizioni perché Torrevilla cambi idea rispetto alle posizioni già note. Di certo non scambieremo le nostre idee con una poltrona…»

Cosa dovrebbe accadere per giungere ad un riposizionamento della vostra politica in merito al Consorzio ed ai rapporti con gli altri attori del territorio?

«Ho mandato una comunicazione in Regione il 6 dicembre 2018, dove dicevo: ‘‘Come già anticipato nei nostri precedenti incontri - e mi riferivo ai tavoli in regione - ritengo eccessivo il numero tavoli, che ridurrei a due o tre’’. Sicuramente uno dedicato al pinot, sia come metodo classico sia vinificato in nero. E poi uno con tutti gli altri prodotti con denominazioni commerciali. Discorso a parte per il buttafuoco, che poteva essere preso in considerazione per conto proprio, date le sue peculiari caratteristiche.»

Perché la strutturazione che è stata portata avanti non le sembra adatta alle esigenze del territorio?

«Perché i tavoli, con la suddivisione e con il numero di partecipanti attuale, difficilmente riusciranno ad elaborare qualcosa di concreto, di condiviso, perché rappresentano una marea di esigenze diverse. Ho partecipato casualmente a un tavolo del bonarda in prima persona. Devo dire che almeno in quell’occasione le sensazioni non sono state un granché positive.»

Torrevilla fa ancora parte del Distretto?

«No, non più.»

Mi scusi l’audacia: confesso che il dubbio mi era venuto e ho controllato proprio pochi giorni fa sul sito internet del Distretto. Torrevilla è ancora presente nella compagine sociale…

«No, probabilmente si tratta di un refuso. Ho mandato disdetta poche settimane fa. Non ne facciamo più parte perché prima di parlare dei posti nel consiglio di amministrazione del Consorzio ritengo sia fondamentale risolvere o puntualizzare quelli che sono i punti deboli del Consorzio stesso. Poi si ragiona di tutto il resto.»

Quali sono questi punti da approfondire?

«Un argomento fondamentale deve essere il costo di produzione dell’uva. Poi l’individuazione dei vini bandiera. E un nodo che secondo me è fondamentale: i fondi siano destinati prevalentemente ai due prodotti principali, almeno il 70% delle risorse devono andare a favore dei due prodotti di punta del territorio. E bisogna affrontare, certo, anche il problema della rappresentanza: è fondamentale evitare che una singola azienda possa detenere il monopolio in termini di forza elettiva. Bisogna invece assicurare spazio e voce in capitolo a tutto il territorio. C’è anche bisogno di un’analisi etica…»

Ossia?

«Ritengo che il Consorzio non debba essere la casa di tutti ma soltanto di chi lo merita. Deve essere un vanto farne parte. Il tema della tutela, quello dei controlli: da chi e come vengono fatti. Perché fino ad oggi, evidentemente, qualcosa non ha funzionato. Dopo di che io ritengo che una volta sistemato l’organismo consortile, si debba arrivare all’azzeramento delle cariche e a nuove elezioni.»

di Pier Luigi Feltri

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