Martedì, 20 Agosto 2019

VOGHERA - «SIAMO DESTINATI ALL’ESTINZIONE, COME I DINOSAURI»

Per generazioni di vogheresi è stato il luogo in cui comprare i giocattoli per i bambini oppure cercare modellini da collezione. Chiunque sia nato e cresciuto a Voghera prima degli anni 90 ha o ha avuto in casa, con ragionevole certezza, almeno un prodotto acquistato al Magazzino Moderno di via Emilia. Il negozio è al civico 15 da quando ha aperto ed è storico al punto che neppure i proprietari sanno dire a quando risalga l’apertura. «Il dato certo è che nel 1910 esisteva già perché è attestato dai documenti, ma quasi sicuramente c’era già da prima» spiega Fabio Baldini, il titolare. Appartiene alla sua famiglia dal 1965, anno in cui i suoi genitori, Armando e Anita, lo comprarono dando inizio a un’avventura che ha segnato la storia del commercio vogherese.

Baldini, quando i suoi genitori aprirono lei non era ancora nato, eppure la storia la conoscerà bene. Avete sempre venduto giocattoli?

«All’inizio vendevamo giocattoli e casalinghi, ma non durò più di un anno. La passione di mio padre erano il modellismo e i giocattoli “artistici”. Era un assiduo frequentatore della fiera di Norimberga, una delle più importanti del settore, e la maggior parte dei nostri prodotti arrivava da lì».

Era facile importarli? Le frontiere non erano ancora aperte…

«C’era l’ostacolo della dogana. è per questo che per abbattere i costi di importazione mio padre e altri colleghi si unirono nel gruppo “La Giraffa”, una sorta di cooperativa d’acquisto sorta all’inizio degli anni 70. Il concetto era che l’unione fa la forza: in più si era ad acquistare, minori erano i dazi da pagare. Il gruppo arrivò ad avere oltre 100 iscritti in tutta Italia e noi eravamo gli unici di Voghera».

Lei era un bambino all’epoca. Ricorda come andavano le vendite?

«Quello che ricordo chiaramente era che, negli anni 70 e anche negli anni 80 sotto Natale c’era la fila fuori. Facevamo entrare un certo numero di persone e poi chiudevamo le porte perché non c’era spazio sufficiente per ospitare tutti i clienti. Bisognava aspettare fuori e si entrava a turno. Man mano che qualcuno usciva si faceva entrare la nuova infornata. Era un altro mondo. La via Emilia era ancora aperta al traffico delle auto e i marciapiedi erano affollati di gente. Nei miei ricordi mi sembrava di essere a New York!».

Fino a quando è stato così?

«Il declino è iniziato intorno alla metà degli anni ‘90».

Cosa è cambiato?

«Il primo colpo lo hanno dato i centri commerciali. Attirate dal comfort e dai prezzi competitivi le persone hanno iniziato a spostarsi verso l’esterno della città. Poi l’altra mazzata l’ha data l’euro. Da quando è entrato in vigore si è ridotto il potere d’acquisto delle persone. Dal 2010 in avanti poi è addirittura finito l’interesse per i giocattoli. I ragazzi oggi preferiscono i telefonini».

Come fate a sopravvivere quindi?

«Nel corso degli anni siamo diventati un punto di riferimento per gli appassionati di modellismo, una nicchia che ancora dà soddisfazione, anche perché sono rimasti davvero in pochi negozi ad occuparsene. In Lombardia prima eravamo in 100, oggi non saremo più di 20. A meno che non si voglia andare a Milano, siamo gli unici in zona ad avere certi prodotti e di fatti mi chiamano anche da Alessandria, Bergamo, Genova. Qualcuno perfino da Napoli».

Qual è la clientela tipo?

«Chi si rivolge a noi sono soprattutto gli over 40. Nel caso del modellismo ferroviario si sale agli over 60 e quasi tutti da fuori città. I giovani che fanno modellismo a Voghera saranno rimasti in due!».

I clienti la contattano online?

«Principalmente sì, al momento si lavora quasi solo su ordinazione».

Il commercio su internet secondo lei è una risorsa?

«Per noi il contrario. I vari amazon e ebay hanno ucciso il piccolo negozio come il nostro. La colpa però è anche delle case di produzione, che applicano tariffe diverse a seconda dei canali di vendita. Chi cerca giochi o modellini prima di tutto ormai lo fa su internet, e nella maggior parte dei casi trova cose a prezzo più basso perché logicamente non c’è più l’intermediario. Chi insiste a venire in negozio è il collezionista o il super appassionato che vuole controllare fisicamente la merce».

Qual è il futuro per voi?

«Non c’è, personalmente ci sentiamo come i dinosauri, destinati all’estinzione. Il futuro del commercio va sempre più verso il taglio dell’intermediario».

I giocattoli non li compra proprio più nessuno?

«In realtà qualche genitore c’è ancora che cerca di arrestare la tendenza: vengono da noi e chiedono soprattutto giochi vintage, in legno, perché non accettano che loro figlio a 4 anni magari abbia già in mano un tablet. Una cosa tra l’altro pericolosa perché, oltre al fattore psicologico c’è anche quello fisico: il gioco ha sempre aiutato a sviluppare la manualità e senza di esso la crescita ne è influenzata».

Giochi in legno e pezzi da collezione. Chi viene al Magazzino Moderno oggi che tipo di prodotti può trovare?

«Nessun prodotto da supermercato innanzitutto. Puntiamo sulla qualità e la rarità. Modellini di navi, treni, soldatini, automobili su tutto».

Quali sono i pezzi più pregiati?

«Abbiamo un raro carillon della ditta tedesca Marklin, un cavallo a dondolo in legno lamellato a mano, una mini caldaia a vapore perfettamente funzionante, locomotive d’epoca anch’esse alimentate a vapore e soldatini da collezione».

Costeranno anche parecchio…

«Certi pezzi vanno dai 500 ai duemila euro, ma le dirò una cosa: il costo, fatto il rapporto, non è più alto che in passato, anzi. Paradossalmente oggi si trova un rapporto qualità-prezzo che sarebbe ancora più vantaggioso per il cliente. Il problema però, come dicevo, è che il potere d’acquisto delle persone si è ridotto all’osso».

Lei è da solo in negozio?

«Sì, e basto e avanzo. Negli anni 70 i miei genitori avevano anche dei dipendenti. Sotto Natale si lavorava in quattro o cinque».

Secondo lei si può fare qualcosa per invertire questa tendenza e salvarvi, in qualche modo dall’estinzione?

«Per noi non vedo un futuro, credo che per questo negozio la mia sarà l’ultima generazione. In generale la tendenza si può invertire soltanto se, invece dei centri commerciali, si iniziano a portare qui le aziende. Bisogna dare incentivi, defiscalizzare, prendere misure coraggiose per aiutare chi vuole investire. L’altro problema poi sono gli affitti troppo alti. Non è il nostro caso perché le mura sono nostre, ma troppi negozi sfitti in centro lo sono perché si chiedono somme troppo elevate. Bisogna rendersi conto che la città è cambiata».

 di Christian Draghi

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