Martedì, 17 Settembre 2019

GODIASCO - «IN OLTREPÒ MENTALITÀ CHIUSA, IN TROPPI VEDONO SOLO IL LORO ORTICELLO»

Albert Einstein diceva che “qualsiasi cosa che possiamo immaginare la natura l’ha già creata”. Costanza Ferrari l’ha preso alla lettera quando ha deciso di ristrutturare la cascina della bisnonna sulle colline di Godiasco per farne un agriturismo a sua immagine e somiglianza. «A noi non resta altro che studiare e scoprire le proprietà delle piante, dei frutti, delle foglie, delle radici: per ogni problema la natura ha la soluzione» spiega l’ex archeologa che ha trasformato gli attrezzi da scavo in quelli per l’agricoltura. «Il mio lavoro mi piaceva, ma ero stanca di essere sfruttata e sottopagata e rimbalzare da un contratto a progetto all’altro». Così, visto che era già “emigrata” a Genova per gli studi ha deciso di ritornare a casa e riscoprire – in senso quanto mai letterale – le sue radici. Il suo è un ritorno all’agricoltura e una scelta di un modello di vita ecosostenibile che sta conseguendo sempre maggiore successo negli ultimi anni. Il ritorno alla campagna e a una vita “semplice” scandita dai ritmi della natura si pone sempre più come un’alternativa concreta nella società del progresso. Costanza ha deciso di fare da sé e diventare il centro del suo piccolo mondo: non solo ha ribattezzato i locali di famiglia ristrutturati con il suo stesso nome, ma ha deciso di creare un agriturismo “personale” offrendo una vasta gamma di prodotti realizzati utilizzando esclusivamente quello che la terra offriva ai suoi avi. Ne è nata una linea di cosmetici ma anche, di recente, un’idea di cucina a km0 molto caratterizzante. Non solo miele e vino la fanno da padroni, ma anche lavanda, ortiche, denti di cane: prodotti che diventano protagonisti, come lo erano una volta.

Costanza, come mai ha scelto di puntare su questo tipo di prodotti?

«Quando ho deciso di buttarmi in questa avventura non avevo nessuna competenza specifica. Avevo i ricordi dei miei avi e di quello che facevano e i consigli di qualche anziano che mi ha instradato su come coltivare la vigna e allevare api per fare il miele. Ho imparato tutto da sola, compreso a guidare il trattore, e ho scelto di utilizzare tutto quello che mi cresceva sotto mano e di cui avevo sentito parlare».

Ha chiamato la sua casa “Cascina Costanza”. Protagonista in tutto e per tutto?

«E perché no? Infondo sono solo io qui, e quello che offro ha me come comun denominatore. Mi spiego: non ho un prodotto principe su cui puntare, ne ho molti ma nessuno è fondamentale, l’ingrediente principale, nel bene e nel male, sono sempre io».

Oggi però ha aperto un agriturismo con tanto di cucina. Che cosa offre ai suoi clienti, oltre al suo carisma?

«Ho iniziato con il miele e le marmellate biologiche, poi ho creato una linea di cosmetici, prodotti per il corpo e bagnoschiuma utilizzando quella che la terra offriva: lavanda, erbe, radici di cui oggigiorno non conosciamo neanche più le proprietà benefiche. Ricordo ancora quando mia nonna mi spiegava gli usi medicamentosi e cosmetici delle erbe come la salvia sfregata sui denti per sbiancarli, i chiodi di garofano per disinfiammare un ascesso ai denti, l’aglio per bruciare le verruche».

Produce tutto lei?

«Il miele e le marmellate sì, per i cosmetici mi appoggio ad una cooperativa agricola perché richiede competenze e analisi per certificarne la qualità. Il mio vino invece è un uvaggio tipico del territorio che mi prepara un’azienda agricola sempre del territorio».

Da poco ha inaugurato la cucina. Che tipicità di una volta ha “riesumato”? 

«La nostra peculiarità al momento sono le tagliatelle fatte con il germoglio del papavero. Quasi nessuno sa che si può usare in cucina, mentre i nostri nonni, che erano poveri, si erano ingegnati per utilizzare tutto ciò che la natura aveva offerto loro. Poi prepariamo insalate con denti di cane e vertìs, gli asparagi selvatici e utilizziamo le ortiche ad esempio per fare risotti».

è tornata a vivere ad Alta Collina, in un territorio incontaminato ma anche “difficile” da far rivivere. Ha incontrato delle difficoltà?

«Quando ho scelto di andare a Genova per studiare era perché ero stufa non tanto di questi posti che sono bellissimi ma della gente che vive da queste parti. Non mi riferisco a qualcuno in particolare, parlo della mentalità chiusa delle persone. Quella purtroppo non è cambiata. I comuni cittadini sono generosi e hanno nel loro dna una disponibilità innata verso il prossimo, il problema è che chi apre un’attività o opera in un settore per fare “business” finisce per curarsi solo del suo orticello rinunciando o sottovalutando l’importanza del fare rete. Io sono nuova e ho entusiasmo, ma mi è capitato di proporre una collaborazione per un evento a un agriturismo vicino e non ricevere neanche risposta. Credo che questo atteggiamento però alla lunga finirà per danneggiare chi lo perpetra».

Crede che sempre più persone seguiranno il suo esempio?

«Io credo di sì, anche se – ed è brutto dirlo – per permettersi questo cambio di vita servono soldi alle spalle. Io ho avuto la fortuna di essere erede unica di due famiglie e ho potuto utilizzare i risparmi di una vita accumulati dai miei avi. Chi non ha questa disponibilità potrebbe non farcela, perché partire con una attività del genere richiede un grosso sforzo economico che, tra l’altro, non dà garanzie di resa quantomeno nell’immediato».

di Christian Draghi

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