Martedì, 23 Luglio 2019

OLTREPÒ PAVESE - «LA MIA FACCIA? COME IL SEDERE, MA CONTA STARE IN PIEDI!»

Andrea Verdi è un artista camaleontico e navigato, sulla breccia in Oltrepò da moltissimi anni. Rocker ribelle, intrattenitore pop e allo stesso tempo organizzatore di eventi. Ha in piedi un numero di progetti musicali talmente diversi tra loro che potrebbe rappresentare il prototipo dell’artista schizofrenico 2.0. Ha superato i 40 da un po’ anche se gliene daresti di meno e ha i piedi ben piantati per terra. Non ha problemi a dire di avere la faccia “come il sedere” e sa che in ogni modo quello che conta è stare in piedi. A casa sua, in Oltrepò, si è inventato la formula del “JukeBox a Corde”: gira i piccoli locali in solo o in duo e suona praticamente qualsiasi canzone gli venga richiesta. Se la festa è più grossa si presenta con una band chiama “Cretina”, e propone un repertorio sconfinato di brani super conosciuti che parte dalla musica anni 30/40 passando per Elvis e arrivando al rock moderno mischiando e rinnovando generi e stili. Quello che non tutti sanno è che, smessi i panni del frontman “jolly joker” è anche il cantante e autore musicale di una rock band, gli “A Crime Called”, con cui riscuote successo e consensi in Europa proponendo musica originale. Hanno un disco all’attivo e uno nuovo che uscirà a fine anno.

Verdi, In Oltrepò lei è conosciuto come “intrattenitore”, mentre all’estero è il frontman di una band che suona pezzi propri e si esibisce davanti a centinaia o migliaia di persone. Come si spiega questa differenza?

«Penso sia innanzitutto una situazione territoriale, legata a dove si vive. Attualmente qui in Italia stanno sparendo dalle orecchie degli ascoltatori suoni prettamente rock come quello della chitarra distorta. Già è difficile cercare di proporsi in contesti “grandi” come la vicina Milano. Figuriamoci poi in piccole realtà come quella oltrepadana in cui viviamo. All’estero per certi tipi di musica c’è una cassa di risonanza molto più grande ed un maggiore interesse».

A Crime Called non è il suo primo progetto basato su inediti. La situazione legata alla musica live in zona è sempre stata questa o con altri progetti passati ha avuto riscontri diversi?

«La musica live in zona sta vivendo attualmente uno dei periodi peggiori. C’è poca volontà e poca sinergia fra tutti: musicisti, locali, organizzatori di eventi ecc. C’è tanta disillusione in chi suona e in chi vuole tentare di lanciarsi in progetti a breve, medio o lungo termine. La musica suonata sta sparendo da locali , spesso sottoposti a elevate spese da sostenere per una serata live. Gli anni 90 e 2000 sono per ora un piacevole e malinconico amarcord».

Parliamo del progetto A Crime Called. Quando è nato e chi ne fa parte oggi?

«“A Crime Called” nasce tanto tempo fa…Ho sempre provato a scrivere canzoni. Ho messo insieme le idee che avevo e così ho cercato persone che volessero aiutarmi a portare in giro per il globo la mia musica. Dopo un primo album registrato in Italia un paio di anni fa mi è capitata l’occassione con l “O” grande. Sono volato a New York dove ho registrato 2 singoli con Dan Korneff, produttore guru del rock moderno già al fianco di mostri sacri come Paramore, Papa Roach, Breakin Benjiamin ecc. Questi 2 brani in meno di 2 anni solari hanno fatto il giro delle rock radio di quasi tutto il mondo e a fine anno faranno parte del nuovo disco. Attualmente suonano con me Mattia Caci alla batteria, Daniele Focante al basso, Christian Privitera e Biagio Totaro alle chitarre».

Come descriveresti la vostra musica? Quali sono i vostri riferimenti?

«Sostanzialmente è alternative rock con richiami tipici del grunge anni 90 e del crossover di inizio millennio. Orecchie puntate come antenne verso Seattle e la California».

Tenete diversi concerti all’estero, quali sono i paesi che vi danno maggiori soddisfazioni?

«I paesi dell’est Europa. Russia ed Ucraina su tutti».

In Italia vi esibite?

«Certo! Tentiamo solitamente di esibirci in concerti di band affermate, aprendo loro la serata. Abbiamo suonato ad esempio a Milano ai Magazzini generali in 2 live con band americane come Starset e Hollywood Undead».

In Oltrepò?

«Non disdegniamo suonare nella nostra zona. Ogni tanto potete trovarci in locali oltrepadani. In queste serate facciamo baracca con amici suonando anche le cover più disparate».

Che giudizio esprimi sulla scena musicale oltrepadana?

«Bisognerebbe metterci un po’ più di attributi. C’è poca voglia di sbattersi e tanta ignoranza (nel senso di scarsa conoscenza) su come giri davvero la musica. Probabilmente c’è chi è ancora convinto che manager e produttori vengano a domicilio a scoprire in Oltrepó la nuova sensazione musicale di fine anno 2000.

Anche i social stanno avendo un brutto effetto sulla gente che suona. Io ragiono alla vecchia. Esci in strada, cercati le date e suona. Solo così si può pensare di ricominciare a creare un minimo di scena».

Qualcuno fa notare il disinteresse della massa per la musica live e addita innanzitutto i musicisti stessi, rei di essere i primi a non seguire i concerti e, quindi, a “non fare scena”... Lei come la vede?

«Prendiamola larga: mediatamente la gente dedica 40 minuti del suo tempo alla musica nell’arco di una giornata. Si ascolta più che altro elettro pop, rap e trap fatta da artisti affermati. Tutta roba che un povero musicista non riuscirebbe a riprodurre fedelmente sul palco di un qualsiasi locale della sua città. Da qui il disinteresse della gente, dato che il malcapitato poi suona di solito musica obsoleta sconosciuta e nel locale non gira nemmeno figa (ride)! Esiste tuttavia una nicchia di persone che ascolta e magari suona anche tutta sta roba obsoleta e spesso si conosce anche l’un l’altra ! È per questo che chi fa parte della nicchia dovrebbe coesistere, proponendo musica e proponendosi in giro per locali. Da inizio gennaio io organizzo serate per gruppi di qualsiasi genere e serate jam session, in cui ci si può conoscere e  confrontare. Da lì poi possono nascere belle cose a livello collaborativo».

L’Oltrepò musicale ha sfornato tanti talenti. Diverse band e artisti hanno raccolto consensi e successi lontano da casa. E’ la vecchia storia del “nemo profeta in patria” o secondo lei la ragione per cui da queste parti si fatica a trovar soddisfazione sono altre?

«Da noi la musica è sempre più vista come intrattenimento e cornice di altre situazioni. Chi investe tempo fatica e denaro nello sviluppo della propria vita musicale deve rendere di conto a questa realtà. Ma se si contestualizza la realtà in cui si vive è anche possibile trovare una chiave di lettura soddisfacente, che aiuta a vivere più serenamente .

Lei è un artista e un personaggio camaleontico, poliedrico. Qual è la sua “faccia” preferita?

«Ho costantemente voglia di mettermi alla prova. Un po’ perché l’alzare l’asticella mi aiuta a trovare stimoli, un po’ perché mi piace vedere la reazione causa-effetto delle diverse cose proposte. Al riguardo posso dire che Il prossimo pezzo ACC sarà un pezzo ironicamente super pop, in cui si parlerà del fatto che una cosa è talmente pop ( nella sua accezione negativa) da non poterne fare a meno. Probabilmente la mia faccia è come il mio sedere, ma girami come vuoi che sto in piedi!».

di Christian Draghi

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