Giovedì, 14 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - “ARMI, MUNIZIONI, ESPLOSIVI”: ARRIVA IL MANUALE PER TUTTI

Ilaria Sottotetti, avvocato patrocinante in Cassazione dal 2007, è una delle autrici del libro, “Armi, munizioni, materiali esplosivi”, edito da Primiceri Editore, in uscita a Giugno 2019. Al libro hanno contribuito il dottor Antonio Bonforte fresco di nomina a comandante della  Polfer, la sezione della Polizia Ferroviaria di Voghera, dopo essere stato per decenni ispettore del Commissariato di polizia di via Carlo Emanuele III. Terzo autore, l’avvocato Massimiliano Gordon La Pietra, che nel manuale si è occupato di aggiornamenti giurisprudenziali. Il libro tratta di Pubblica Sicurezza e di tutte le norme che disciplinano la materia, cercando di fornire il proprio contributo e risposte all’attuale e sempre più “insistente” domanda sociale di sicurezza.

Vengono affrontati temi tradizionali quali i provvedimenti di polizia, le licenze per armi, munizioni ed esplosivi, le attività di istituti di vigilanza e d’investigazione privata e temi relativi alle modalità di ricorso ai provvedimenti dell’Autorità, al diritto di accesso agli atti e alle nuove norme in materia di tutela della privacy, con aggiornamento al Codice in materia di protezione dei dati personali. Si indirizza a una vasta categoria di persone, dagli operatori di settore (avvocati, Forze dell’Ordine, allievi della Scuola di Polizia) ai cittadini, dai professionisti alle associazioni che delle armi hanno fatto la loro attività principale.

Avvocato Sottotetti, da cosa è nata l’idea di scrivere un libro in materia di sicurezza riguardante l’uso delle armi?

«L’idea è stata del dottor Antonio Bonforte, il quale l’ha poi gentilmente condivisa con me, per quanto riguarda la parte penale, e con l’avvocato La Pietra per gli aggiornamenti giurisprudenziali. Lo scopo è stato quello di creare un manuale che da un lato fosse una raccolta, il più possibile completa, di tutte le fonti in materia che si sono stratificate in oltre 80 anni (leggi, note ministeriali, direttive comunitarie e Giurisprudenza) e, dall’altro, che rappresentasse uno strumento di facile consultazione diretto a tutti, dal cittadino agli allievi della Scuola di Polizia. Si tratta, infatti, di un testo che si compone di otto capitoli con oltre quattrocento annotazioni e che spazia dalla disciplina amministrativa a quella penale, aggiornata alla recentissima riforma della legittima difesa, dalla classificazione alle licenze, dalle sanzioni ai modi per impugnarle, fino  alla normativa dell’accesso agli atti e a quella della privacy». 

Vi sono novità in merito alla nuova legge sulla legittima difesa e la violenza domestica?

«All’interno del manuale è stato dedicato uno spazio alla riforma introdotta dalla Legge 36/2019 in vigore dallo scorso 18 Maggio. Si tratta di un testo normativo che riguarda molti profili e per quanto attiene alla legittima difesa domiciliare, introduce due novità: la  presunzione che ci sia sempre la proporzione, presupposto della legittima difesa, tra difesa ed offesa. Questo però in casi particolari: quando si tratti di tutelare la propria o altrui incolumità o i beni  propri o altrui (in quest’ultimo caso se non ci sia desistenza e vi sia pericolo di aggressione) e sempre a condizione che la vittima sia legittimamente presente nell’abitazione e detenga legittimamente l’arma con cui agisce. L’altro aspetto è la presunzione che chi agisca si trovi  sempre in stato di legittima difesa per respingere l’intrusione, posta in essere con violenza o minaccia, di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone».

Ci sono novità sui casi di violenza domestica?

«Nel caso di violenza domestica, la criticità è principalmente rappresentata dall’interpretazione della figura dell’aggressore, nel senso che a seconda che venga considerato nel caso concreto un terzo o un convivente, la riforma potrebbe rappresentare una vera e propria svolta oppure no. Siamo pertanto in attesa di conoscere le prime applicazioni della norma da parte della Magistratura per comprendere la sua effettiva portata nell’ambito della violenza in famiglia».

Che tipo di aggiornamento professionale hanno dovuto seguire le Forze dell’ordine e gli amministratori locali, alla luce delle nuove normative?

«Viviamo in un periodo in cui le nuove leggi e le loro costanti modifiche sono all’ordine del giorno, ragion per cui tutti coloro che quotidianamente, secondo le loro rispettive competenze, si occupano di questa materia, devono dedicare il loro tempo anche ad uno studio costante. Il manuale, che verrà periodicamente aggiornato, è strutturato in modo da essere un valido supporto per tutti gli operatori del diritto e per il cittadino che voglia informarsi al fine di agire correttamente». 

Che livello di percezione hanno i cittadini riguardo a questo tema?

«Come avvocato posso dire che da un lato c’è un grande desiderio di giustizia, ma dall’altro si fa fatica a comprendere i tempi necessari per la celebrazione di un giusto processo; ecco che allora il cittadino cerca di informarsi da solo, magari tramite Internet - strumento utile, ma difficile da interpretare in modo adeguato -  e, comunque, non sempre completo. In un campo delicato come quello delle armi, munizioni e materiali esplosivi, è fondamentale essere informati in modo professionale per conoscere il limite tra lecito ed illecito.

L’argomento  non è di poco conto, se si considera la vastità del fenomeno: secondo una ricerca condotta dallo Small Arms Survey di Ginevra, l’85% delle armi nel mondo risulta nella disponibilità dei civili».

Quali sono le modalità di ricorso alle quali è possibile accedere contro i provvedimenti dell’autorità?

«Dipende dal tipo di illecito: se si tratta di illecito penale, si può impugnare la sentenza di condanna del Tribunale o della Corte d’Assise per un reato collegato a questa materia, avanti rispettivamente alla Corte d’Appello o alla Corte d’Assise Appello, che sono distrettuali, e, in caso di esito nuovamente negativo, avanti alla Corte Suprema di Cassazione, nazionale. Se poi, nel frattempo, vi è stata una misura cautelare reale, cioè un sequestro, ci si potrà rivolgere al Tribunale (Sezione riesame) del capoluogo della provincia nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento. Anche in questo caso, sic ha la necessità di ricorrere, successivamente, a Roma avanti alla Corte Suprema. In caso di illecito amministrativo, invece, in linea generale l’organo giudicante è in primo grado il T.A.R. distrettuale, le cui decisioni sono impugnabili solo avanti al Consiglio di Stato, che è nazionale ed ha sede a Roma (ma ha una sezione in Sicilia, che si chiama Consiglio di Giustizia Amministrativa).

In caso di provvedimento amministrativo definitivo, cioè non più impugnabile con i mezzi di cui sopra, è possibile proporre Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica».   

Quali leggi regolano il diritto di accesso agli atti?

«Vi è stata una grande evoluzione in materia di P.A.; inizialmente gli atti della pubblica amministrazione erano coperti  dal segreto d’ufficio di cui all’art.15 dello Statuto degli impiegati civili dello Stato del 1957; con la Legge 241/90 si introduce l’accesso “documentale” ed il principio della “trasparenza” a vantaggio di quei soggetti che abbiano un interesse ad accedere agli atti della P.A.; con il Decreto Legislativo 33/2013 e quello 97.2016 la regola diventa quella della trasparenza e l’eccezione quella della privacy. Grazie, infatti, all’accesso “generalizzato”, chiunque può visionare le informazioni delle Pubbliche Amministrazioni, le quali solo in alcuni casi devono rifiutare l’accesso o concedere un accesso parziale o valutare se concederlo o meno».   

Quali sono le nuove norme in materia di tutela della privacy, con aggiornamento al codice in materia di protezione dei dati personali?

«La normativa attuale in materia di privacy è principalmente disciplinata dal Regolamento europeo sulla privacy n.679 del 2016 ,detto  GDPR (General Data Protection Regulation), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea del 4.5.2016 ed  attuato il 25.05.2018. Si tratta di una materia in continua evoluzione ,anche per la necessità dell’Italia di adeguarsi agli standard europei ed il percorso è particolarmente lungo, soprattutto se si considera che il primo documento sull’argomento risulta essere nato in Francia nel 1989».

di Federica Croce

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