Lunedì, 22 Luglio 2019

OLTREPÒ PAVESE - «LA MUSICA DEVE SPOSTARSI DAI LUOGHI TRADIZIONALI»

Più che un gruppo musicale sembra un invito a cena. “Du’ Spaghi in Trio” è la creatura cui hanno dato vita Simone Meisina (voce), Diego Freddi e Stefano Stringa (chitarra). Un trio che dal 2015 batte i locali d’Oltrepò con un repertorio che spazia dalle ballad al rock’n’roll, dal blues allo swing, il tutto interpretato in chiave acustica, con due chitarre e tre voci, rigorosamente dal vivo. «Non utilizziamo alcun tipo di base preregistrata» tengono a specificare. Il loro obiettivo è far ballare e divertire la gente, “senza trucco e senza inganno”. Feste, matrimoni, locali. Ogni occasione può essere quella buona. Anche le aie di paese.

“Du’ spaghi...in trio”. Il nome evoca già un’atmosfera conviviale, informale e famigliare. Come nasce la band e qual è il vostro obiettivo musicale?

«L’idea è quella di riproporre grandi successi con arrangiamenti essenziali, al 100% acustici ed eseguiti dal vivo, un po’ come si farebbe su una spiaggia o ad una festa tra amici, ed è appunto questa l’atmosfera che creiamo durante le nostre esibizioni. Vogliamo unire qualità e semplicità, in modo da far sentire a casa chi ci ascolta. Una sorta di spaghettata in compagnia, come suggerisce il nostro nome, allietata da buona musica».

Il repertorio come si articola?

«Normalmente il nostro show dura un paio d’ore, nel corso delle quali esploriamo diversi stili musicali, passando dal pop al blues, dalle ballads al rock’n’roll. Offriamo quindi al pubblico la possibilità di rilassarsi, ma anche di ballare.

Il nostro intento è di riuscire ad interpretare efficacemente ogni brano con ciò che abbiamo: tre voci e due chitarre acustiche, e ogni suono che riusciamo ad ottenere dall’armonia di questi elementi, senza aggiungere effetti elettronici, basi o loop. Questo ci permette di riprodurre la nostra musica in ogni situazione e di “suonare” realmente ogni singola nota. Creiamo così un nostro personale sound che accomuna tutto il nostro variegato repertorio».

Suonate anche pezzi originali?

«Per il momento eseguiamo solo covers. Non escludiamo, in futuro, di produrre materiale originale, ma non nell’immediato».

Che giudizio esprimete sulla scena musicale oltrepadana?

«Sicuramente è una scena piena di talenti, con musicisti di un certo livello ma purtroppo poco valorizzata, ci si è fatti in quattro per creare una sorta di comunità musicale e di musicisti, ma dagli stessi c’è sempre stato poco interesse e collaborazione tra di loro.

Pensiamo che invece dovremmo tra tutti ricordarci qual è l’obiettivo principale, la Musica».

E il pubblico invece?

«Il pubblico in questi ultimi quindici anni è cambiato molto, sempre meno giovani che si interessano alla musica e ai live, cosa che fa un po’ male, ma si sa che le generazioni cambiano, come cambiano gli stili e i generi musicali. La “vecchia guardia”, invece, non molla mai ed è un pubblico caldo e avvolgente».

Quando si lamenta la mancanza di pubblico, spesso i musicisti sono criticati per essere i primi a non seguire i concerti degli altri. Come la pensate al riguardo?

«Non crediamo si possa generalizzare. Nella nostra piccola realtà locale una certa “solidarietà” tra musicisti in tal senso c’è. Ovviamente dipende molto dagli impegni personali di ognuno di noi e dal tempo a disposizione. Inoltre capita spesso che i concerti siano in contemporanea e questo limita ulteriormente la possibilità di seguirsi a vicenda».

Quali sono i problemi maggiori che si incontrano per chi vuole esprimersi con la musica in zona?

«Sicuramente il fatto che i luoghi che danno spazio alla musica siano in diminuzione e spesso tendano ad ospitare musicisti affermati che garantiscano un certo afflusso di pubblico. Ovviamente è una scelta legittima, visti anche i costi che gravano sull’organizzazione di eventi, anche se chi vuole affacciarsi alla scena vorrebbe maggior disponibilità a promuovere nuove proposte. Fortunatamente c’è ancora chi lo fa e gliene siamo grati!. Sono in molti a tentare di emergere e, a nostro avviso, una gestione più meritocratica, basata sulla qualità, e non solo sulla notorietà, degli artisti, sarebbe uno stimolo a fare sempre meglio per poter ottenere spazio e visibilità».

Se i live club non funzionano più gli artisti emergenti dove si devono spostare?

«Sarebbe positivo che la musica trovasse posto anche al di fuori dei suoi luoghi convenzionali, ad esempio in combinazione con altre forme d’arte o con lo sport. Questo porterebbe ad allargarne gli orizzonti. Iniziative già presenti anche nel nostro territorio, ma che potrebbero essere ulteriormente sviluppate».

Potete raccontare un aneddoto, più o meno simpatico, che esprima cosa significhi (nel bene o nel male) suonare per voi?

«Tra i tanti episodi, ci piace ricordare un’esibizione ad una festa all’aperto, minacciata dal maltempo. Costretti a smontare velocemente la nostra attrezzatura a causa di un forte temporale, eravamo ormai convinti che la serata fosse persa. Ma la struttura che ci ospitava disponeva di un piccolo portico, sotto al quale lo staff è riuscito ad allestire i tavoli per la cena e a metterci a disposizione uno spazio dove collocarci. Ci siamo quindi ritrovati a suonare a pochissimi metri dalle persone riunite a mangiare e il tutto ha assunto i tratti di una festa in casa. Ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire, nonostante il tempo avverso. Una soddisfazione doppia che testimonia come la passione sia più importante del luogo».

  di Christian Draghi

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