Lunedì, 22 Luglio 2019

STRADELLA - «MI SEMBRA OVVIO DOVER PRESENTARE PRODOTTI DI QUALITÀ E PERSONALI»

“La Stalla del Coriggio” è una grande e imponente cascina che si erge su una piccola strada di campagna che collega l’Oltrepò pavese al vicino capoluogo di provincia. Oggi è un agriturismo, ma La Stalla nasce in tempi antichi e Cesare Cantù, che l’ha ereditata dal padre, ne è il proprietario. Ha deciso di studiare alla facoltà di Agraria dell’Università di Piacenza e riprendere così in mano un’attività che stava perdendo il suo valore originale.

Che cos’è la “Stalla del Coriggio”, quando nasce?

«La cascina, a corte chiusa lombarda, nasce attorno al 1800 ed era di proprietà della famiglia Arnaboldi, i conti che avevano molti possedimenti in queste zone. Il mio bisnonno la acquistò e fu sfruttata inizialmente per allevare il bestiame e per la produzione cerealicola. Nel 2008 mio padre, che era medico dermatologo a Broni e a Pavia, la rese un agriturismo, trasformando la stalla dismessa, nell’attuale sala interna. L’attività la chiudemmo nel 2012 e ho deciso di riaprirla io l’anno scorso».

Rimane chiusa circa cinque anni. Per quali motivi?

«Le spese erano parecchie. Mio padre era medico e l’azienda agricola era difficile da seguire essendo nella sua posizione e dovendo assumere parecchio personale. Quando io mi sono laureato in agraria presso l’Università di Piacenza, ho pensato di riprendere in mano innanzitutto l’azienda e, quando me la sono sentita, di riaprire anche l’agriturismo».

Quali sono le produzioni della vostra fattoria? E quali prodotti acquistate invece da altre aziende?

«Dal punto di vista cerealicolo si producono: frumento, erba medica, ceci e il sorgo, che è una granaglia a uso zootecnico; produciamo anche miele e insaccati coi nostri suini che acquistiamo fin dai piccoli. Frutta e verdura sono del nostro orto e le farine che utilizziamo per fare la pasta sono di nostra produzione. Acquistiamo vino e formaggi da aziende dell’Oltrepò e per l’estate abbiamo anche la birra artigianale. Il riso viene acquistato nel pavese».

Se dovessi fare un confronto fra l’azienda che era di tuo nonno e quella tua attuale, troveresti molte differenze?

«Mio nonno, per quel che ricordo, aveva la stalla piena di bestiame e l’attività era più remunerativa attraverso l’allevamento; ormai i tempi sono cambiati e non potrei più vivere solo di quello:  ora produciamo per noi, per il ristorante e per la vendita a privati e negozianti. Ovviamente a differenza del passato, ho investito molto per ristrutturare tutto e per fornirci di mezzi moderni per lavorare. La nostra è un’azienda di medie dimensioni, abbiamo circa sessanta ettari di terreno coltivabile e la produzione di cereali è abbastanza proficua, ma il loro prezzo è calato molto ed è difficile competere con i prodotti più scadenti ma più economici provenienti dall’estero».

Dove vendete i vostri prodotti?

«I nostri prodotti li vendiamo in molto negozietti dell’Oltrepò e del pavese, ma anche a clienti privati e tramite vari mercatini a cui partecipiamo il sabato e la domenica. Prepariamo cesti natalizi per le feste».

Producete anche il miele, come procede la sua lavorazione?

«Il miele prodotto in agricoltura non è paragonabile a quello che si trova al supermercato. La prima fioritura è quella dell’acacia e le api cominciano a produrre miele che una volta depositato può essere raccolto, fatto asciugare e lavorato in apposite centrifughe in laboratorio. Una volta che ha decantato per quindici giorni si può raccogliere in vasetti. La prassi è molto lunga ma il nostro prodotto è davvero ottimo e abbiamo un ottimo riscontro con la clientela».

La zona in cui siete non è molto di passaggio, pensi che questo sia un punto a favore o a sfavore?

«Sì, la strada non è molto trafficata e inizialmente il fatto che la gente non mi conoscesse e la mancanza di segnaletica, erano cose che mi spaventavano di più. Ormai la gente ci conosce e siamo anche sul portale agriturismo.it, un portale fondamentale per le aziende come la nostra e la gente ci raggiunge quindi facilmente. Siamo immersi nel verde e i nostri clienti vengono soprattutto per questo, poi ci troviamo sulla strada che porta a Pavia ma anche vicino alle colline, quindi è facile che le persone ne approfittino per fare una gita fuori porta e decidano di fare una sosta nella nostra cascina. Siamo anche molto attivi sui social, come “Stalla del Coriggio”».

Quali sono i vostri punti a favore rispetto ad altri agriturismi?

«Come dicevo prima, la nostra zona immersa nel verde è uno dei nostri vanti; abbiamo ampio spazio che ci permette di ospitare anche grandi comitive o battesimi e comunioni, abbiamo una qualità dei prodotti molto elevata. La gente sta iniziando a capire quanto sia importante mangiare prodotti sani e genuini proprio per la propria salute. Inoltre abbiamo un rapporto molto stretto col cliente, ci piace entrare in confidenza e spesso raccontare la nostra storia facendo visitare le sale; abbiamo il tavolo da ping pong nell’area di gioco, gli sdrai per prendere il sole e anche molto altro».

Cosa ne pensa della rigidità delle normative a livello europeo che regolano lo statuto degli agriturismi?

«Ci sono molte regole per un agriturismo, ma io credo che molti non le rispettino nemmeno. Personalmente mi trovo d’accordo con le varie leggi. Si chiede un 40% minimo di prodotti che provengano dalla propria attività (ortaggi, carni, farine, uova, ecc) ed è un elemento che contraddistingue l’agriturismo da un normale ristorante. La parte più difficile del rispettare le norme è che ogni agriturismo potrebbe ospitare esclusivamente un numero di persone che rispecchi il totale dei propri prodotti: in pratica più produci e più clientela puoi avere, ma è chiaro che se si tratta di allevamenti e agricolture intensive allora non si tratta più di produzione famigliare, quindi vengono stabiliti dei massimali da non sforare».

Perché crede che la Regione sia così fiscale con le normative che vi regolano? Cosa vi garantisce in cambio del rispetto di queste regole?

«Le regole vanno rispettate perché senza di esse non si avrebbe distinzione fra una trattoria qualsiasi e un vero agriturismo. Mi sembra ovvio dover presentare prodotti di qualità e personali. Ovviamente esistono degli incentivi, elargiti ogni 4-5 anni per le ristrutturazioni inerenti a fabbricati come il nostro; abbiamo una riduzione dell’iva al 10%  e un incentivo annuale per chi ha meno di quaranta anni e viene considerato quindi un giovane agricoltore. Qualcosa  abbiamo che ci aiuta. Chiaramente da zero sarebbe stato comunque impossibile aprire da solo tutto quanto, io partivo da un’azienda già ben avviata da mio padre ed è stato più semplice, ma in generale i costi sono davvero elevati. Personalmente ho aderito anche a una delle misure agro-ambientali regionali, per la quale abbiamo inserito, nel nostro caso, mille giovani alberi (fra aceri, pioppi, ecc) acquistati da un grosso vivaio piantandoli all’interno di una lunga siepe di bargnolino: in questo modo abbiamo recuperato un’area non coltivabile e per 25 anni riceveremo un piccolo contributo statale per la manutenzione ordinaria. Ovviamente la manutenzione del verde la faccio personalmente e dobbiamo preoccuparci noi di quella zona».

di Elisabetta Gallarati

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