Sabato, 24 Agosto 2019

MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA - UN GIARDINO DEGLI AROMI PER IL CASTELLO BECCARIA

“Il patrimonio artistico è l’espressione dell’anima di un popolo. Proteggerlo è un nostro privilegio, prima ancora che un dovere” è il motto di Davide Parisi, proprietario dal 2011 del Castello Beccaria di Montebello della Battaglia,  residenza nobiliare dell’Oltrepò pavese, costruito verso la fine del Quattrocento a Montebello per volere di Galeazzo Maria Sforza Visconti, Duca di Milano. Ai tempi questo borgo fu feudo dei Beccaria, nobile e noto casato italiano che aveva una certa influenza nell’Oltrepò Pavese. Nei secoli successivi la proprietà appartenne a diverse famiglie nobili: i Bellocchio che vi dimorarono per circa tre secoli, i De Ghislanzoni per oltre cento anni e, infine, i Premoli. Il Castello fu via via abbandonato verso gli anni ’70 del secolo scorso, fino a quando l’attuale proprietario,   innamorato dell’Oltrepò Pavese, decise di acquistarlo e di prendersene cura.

Parisi, come vi siete organizzati per il recupero di questo monumento?

«Una volta acquistato il castello, abbiamo iniziato a pulirlo passo a passo, cercando di riportarlo ad una condizione migliore rispetto a come lo abbiamo trovato. Siamo partiti dalle cantine, dove tra l’altro è presente una ghiacciaia, fino ad arrivare ai solai per alleggerirli dal peso delle macerie. Dal 2019 abbiamo iniziato l’operazione di messa in sicurezza per evitare che vada persa la struttura del Castello, le catene principali sono già state messe in opera. Il nostro obiettivo è quello di restaurarlo e di creare qualcosa di attrattivo per l’Oltrepò, ma per ora possiamo contare sulle nostre uniche forze e di persone appassionate alla nostra causa come l’agronomo Filippo Pozzi che è un punto di riferimento prezioso per il nostro giardino. Ricordo che la torre del Castello è stata riconosciuto come Monumento Nazionale. Abbiamo aperto una pagina Facebook: Castello Beccaria di Montebello della Battaglia, e posso constare con piacere che i nostri lavori di restauro vengono apprezzati dalle persone che ci seguono».

Pozzi, come è nata questa collaborazione?

«Sono venuto a conoscenza di questo luogo grazie ad amici che partecipavano ad un evento del Castello. In realtà conoscevo già questo edificio impossibile da non vedere per chi abita nei dintorni, ma non c’era possibilità di entrare perché era abbandonato. Da subito questo posto mi ha trasmesso qualcosa, un po’ perché gli edifici storici esercitano un certo potere attrattivo su di me e un po’ perché anche io sono un sognatore come Davide e sua moglie Deborah e credo nella loro causa. Li aiuto come meglio posso in giardino fornendo consulenze, ideando piccoli progetti ed aiutandoli a realizzarli. Oltre al giardino degli aromi, l’intervento  più rilevante è forse la messa a dimora di alcune specie di agrumi in vaso, sotto il colonnato e lungo la terrazza dalla quale si gode un panorama unico sulla Pianura Padana. Mi auguro che molti beni sparsi per il nostro territorio trovino persone come loro, disposte a grandi sacrifici per riportarli alla luce e per dargli un destino diverso dall’abbandono».

Quali sono le caratteristiche del nuovo angolo degli aromi all’ingresso del castello?

«Questo piccolo progetto è nato per volontà del proprietario con lo scopo di voler riqualificare l’ingresso al cortile del castello in occasione del 160° anniversario della storica Battaglia di Montebello. Infatti il 20 maggio di ogni anno (o la domenica precedente), in occasione della commemorazione della Battaglia (1859), una rappresentanza del Reggimento dei “Lancieri di Montebello” partecipa con fanti e fanfara alla cerimonia per commemorare i caduti austriaci e franco-piemontesi. Fino al 1965 i Lancieri pranzavano all’interno del Castello Beccaria. La zona dell’ingresso era priva di caratteristiche attrattive, un vero peccato perché ben visibile dal cancello di Via Morelli di Popolo, ovvero la via principale che attraversa il centro storico di Montebello. Con il tentativo di voler interpretare l’identità storica del luogo, ho deciso di basarmi sullo stemma della nobile famiglia dei Beccaria in cui sono rappresentati tredici piccoli colli. Questi elementi indicano le signorie della casata poste nelle colline dell’Oltrepò Pavese. Ho voluto reinterpretare l’emblema scegliendo dodici piante aromatiche. Insieme all’alloro che era già presente, ho utilizzato  nepeta, tanaceto, origano, menta cervina, ruta, santoreggia, maggiorana, timo limone, timo aureo, timo compatto, melissa e lippia, disponendole secondo lo schema dei colli dello stemma dei Beccaria: 3-4-3-2-1. Le piante officinali e aromatiche rivestivano un ruolo fondamentale nei giardini medievali perché venivano coltivate principalmente per scopi medicamentosi. In genere questi spazi aperti si trovavano in monasteri, conventi e castelli; ed erano spesso caratterizzati dalla tipica forma dell’hortus conclusus, un giardino geometrico di piccole dimensioni circondato da alte mura. Cercando di rispettare il più possibile il genius loci (lo spirito del luogo), ho scelto materiali “poveri” come i mattoni in terracotta che nel castello abbondano e della ghiaia. La scelta delle piante aromatiche ed il disegno d’insieme sono volutamente semplici per essere reversibili in caso di prosecuzione dei restauri e per cercare armonia con il delicato contesto storico, come si dice in “architettese”: less is more (Il meno è il più)».

Parisi, oltre al giardino, come intendete far rivivere questa interessantissima dimora?

«Per far tornare a vivere questo Castello è necessario che esso stesso viva, sia frequentato, utilizzato, vissuto. Nel progetto, le nuove destinazioni degli ambienti saranno mirate a essere spazi museali, al piano terra si ritiene potrebbe trovare posto il museo di Montebello della Battaglia in cui saranno raccolti materiali archeologici e iconografici del paese, nelle vecchie cantine dovrebbe prendere vita il Museo del vino dell’Oltrepò, che racconterà l’importanza della tradizione vinicola di questo territorio dalla metà dell’ottocento con la nascita del metodo classico italiano. Ci auguriamo di avere molti visitatori per portare avanti insieme questo fantastico sogno facilmente condivisibile con tutte le persone che credono nell’Oltrepò come un tesoro nascosto, e sentono il bisogno di lasciare qualcosa d’importante alle nuove generazioni recuperando un pezzo unico di storia».

   di Gabriella Draghi

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