Sabato, 24 Agosto 2019

GODIASCO - QUALE FUTURO PER PALAZZO PEDEMONTI-MALASPINA?

C’è chi dice che l’Oltrepò sia la regione più ricca di castelli d’Italia. Difficile fare un conto preciso, poiché difficile è anche definire quale sia effettivamente un castello e quale no. Nei nostri paesi, nelle nostre valli, qualunque palazzo nobiliare è definito ‘‘castello’’; qualunque area denominata ‘‘castello’’ rimanda alla presenza di un antico edificio fortificato del quale oggi magari non permangono che poche, incerte tracce.

Sul ‘‘Periodico’’ dello scorso mese è stato pubblicato un censimento di queste strutture; perché il tema è certamente interessante, non soltanto per una qualche ipotesi turistica tutta da dimostrare, ma soprattutto perché tutti noi abbiamo almeno un po’ di interesse per le bellezze di casa nostra. Bellezze che molto spesso non sono mai visitabili, né le sono mai state.

Capita perfino di imbattersi, gozzovigliando fra gli annunci immobiliari, in castelli che si vendono al migliore offerente. Quello di Pietra de’ Giorgi, pochissimi mesi fa. Quello di Pietragavina, nel 2015. Quello di Montebello (Beccaria), che ora sta affrontando un lungo e difficile percorso di rinascita grazie ai suoi attuali proprietari.

Capita anche di trovare in vendita prestigiose dimore nobiliari, che forse non sono propriamente ascrivibili alla categoria castellana, ma che per prestigio e storia meriterebbero, quantomeno, un pubblico interesse che non si arresti ai futuri prossimi più utilizzati – e meno credibili – d’Italia: ‘‘vedremo’’, ‘‘faremo’’, ‘‘proveremo’’.

La verità è che immaginare un futuro per questi monumenti – perché tali sono – è veramente difficile. Abitarli, oggi, sarebbe impensabile; almeno nella loro completezza. Trasformarli in altro – alberghi, qui? In Oltrepò? O forse dividerli in appartamenti, come accaduto a parte del castello di Castana? Cui bono?

In altri tempi, dove non arrivava la mano invisibile del mercato, arrivava quella ben più lunga dei pubblici poteri. Un museo, un ente pubblico, un ufficio di rappresentanza sarebbe giunto a occupare chissà quali bellissimi saloni affrescati, portando in dote un cospicuo finanziamento per il restauro collegato.

Ma questi son tempi di vacche magre; si fatica perfino a trovare il modo per occupare una vecchia pesa pubblica. E quando lo si fa, la soluzione difficilmente risulta credibile.

Volendo continuare ad affrontare questo tema, abbiamo chiesto alla proprietaria di un antico palazzo dell’Oltrepò, palazzo Pedemonti-Malaspina di Godiasco, di raccontarci qualcosa della sua struttura. Una di quelle che, non a caso, risulta essere in vendita.

Anni or sono (nel 2011) era in ipotesi il suo recupero e trasformazione in spazio museale, ed era sorto un comitato a questo scopo specifico. Ma una serie di curiose circostanze portò invece a valutare la cessione del palazzo prima ad un sedicente rappresentante dei Cavalieri di Malta – che, si seppe poi, lo disconoscevano; poi ad un lodigiano che decantava un meraviglioso museo di ceramiche. La classe politica dell’epoca – che non ha mai avuto il possesso del palazzo, ma di fatto ha brigato per cercare di catalizzare una soluzione altrimenti difficilissima – evidentemente sperava in quel ‘‘papa straniero’’ che di fatto non è arrivato mai. Chi vive sperando…

Passate le chimere, il palazzo è ancora lì. Insieme alla sua fatalista proprietaria: Anna Parini Maiola. Che dopo una vita passata ad insegnare nelle scuole pubbliche, aspetta. Un papa locale o straniero che sia, purché capace di restituire dignità ad un edificio che, ed è innegabile, ha una parte importante nella storia dell’Oltrepò, anche recente. Un papa, qui a Godiasco, manca dal ‘500. Era Leone X, ma all’epoca del suo passaggio si chiamava ancora Giovanni de’ Medici. A Palazzo Pedemonti Malaspina soggiornò, fra gli altri, il cardinale Alberoni, noto come il Richelieau spagnolo, durante il suo avventuroso passaggio dalla penisola iberica verso Piacenza.

Insomma: chi non vorrebbe vivere un palazzo così…

Signora Anna, vogliamo tracciare a grandi linee la storia di questo palazzo?

«La parte storica di Godiasco era circondata da mura, e doveva avere lungo queste mura un castello che in qualche modo difendeva il centro medievale. Un castello abbastanza importante, perché chiudeva e apriva la valle sulla Via del Sale, Rivanazzano all’epoca era solamente un centro minore. Passando gli anni e con essi l’esigenza di castelli di difesa, e probabilmente con il castello di Godiasco che risultava divenuto ormai fatiscente, nel ‘500 fu eretto questo palazzo signorile che era sede del marchese Malaspina del Ramo Fiorito, signore di Godiasco e delle terre circostanti.»

Cosa rimane del castello?

«Quello che rimane come testimonianza di quel periodo precedente è la via Castello, situata di lato rispetto all’area dove sorge il palazzo attuale. Quindi Palazzo Pedemonti-Malaspina si trova dove c’era questo castello, che è stato sostituito quindi dal palazzo signorile. È stato abitato quindi dal ‘500 in poi dalla famiglia Malaspina che erano signori di Godiasco.»

E come divenne Pedemonti-Malaspina?

«A fine ‘800 morì l’ultima, Malaspina, Antonietta, figlia del senatore Faustino Malaspina, che essendo donna non era in grado di tramandare il casato. Si sposò con un borghese di alto lignaggio, Lorenzo Pedemonti, che fu fra l’altro finanziatore di molte imprese garibaldine. Il palazzo arrivò così a chiamarsi Pedemonti-Malaspina.»

Quali personaggi illustri vissero questo luogo?

«Nella famiglia emersero due personalità di spicco. Il primo era, appunto, Lorenzo Pedemonti. Di lui ci rimane una corrispondenza ben tutelata con Mazzini, Garibaldi e gli ambienti garibaldini. Il secondo personaggio fu il colonnello Alessandro, poi nominato generale, decorato con l’Ordine Militare di Savoia, che guidò le truppe italiane nella presa di Gorizia. Anche il senatore Faustino fu personaggio illustre: fu senatore del Regno d’Italia nello stesso periodo in cui lo fu Giuseppe Verdi».

Ha subito ulteriori modifiche nel tempo?

«Il palazzo aveva anche una chiesetta nei suoi pressi, fatta erigere da un Malaspina intorno al ‘600 in onore della morte del figlio premorto rispetto al genitore. La chiesa di S. Maria dei Defunti adesso è diventata, storpiata dal tempo, locale dove lavora un fabbro.»

Poi, circa 10 anni fa, lei diventa proprietaria del Palazzo. Ora come si presenta?

«Potrebbe essere in condizioni migliori. Problemi di staticità particolari non ce ne sono. Il tetto è quasi in buono stato… certo che gli antichi splendori sono passati. Del salone delle feste damascato non rimane quasi niente, nel resto del palazzo qualche affresco… un bellissimo ingresso, con lo scalone di pietra.»

Vuole descriverci gli ambienti principali?

«C’è una parte storica, il palazzo vero e proprio, e poi una parte rustica, dove un tempo sorgevano le case dei dipendenti, le scuderie e i granai. Per quanto riguarda il palazzo, la parte padronale è strutturata su due piani, più un piano ammezzato. Il Piano Nobile presenta volte affrescate ed un’altezza media interna superiore ai cinque metri. L’accesso al palazzo consiste in un grande atrio dal quale diparte lo scalone monumentale che conduce al piano nobile.»

È visitabile?

«Su richiesta telefonica o cartacea. È interessante fare un giro della Godiasco medievale, per poi entrare nel palazzo e visitarlo.»

Ipotesi sul futuro?

«Vorrei venderlo, per trovare una destinazione giusta per il palazzo. La soluzione più plausibile mi sembra però quella di trasformarlo in un museo. Un museo di proprietà pubblica nel senso più lato del termine. Una fondazione potrebbe essere il soggetto giusto per gestirlo.»

di Pier Luigi Feltri

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