Lunedì, 21 Ottobre 2019

OLTREPÒ PAVESE - A MONTESEGALE SI RESPIRA L’IDEA DEL MEDIOEVO

Qui, tra le verdi colline dell’Oltrepò pavese, si respira l’idea del Medioevo. Non solo perché il castello del XII secolo domina il paese e le sue 21 frazioni, piccole contrade, ancora protagoniste, come e più che a Siena di rivalità e sfide. Il Medioevo c’è nel paesaggio, ancora incontaminato, figlio del “non sviluppo” di questo territorio, nel torrente Ardivestra che scende spesso impetuoso a valle oggi come allora, quando il castello ospitava quattrocento fanti e duecento cavalieri, nel 1322, gli anni del suo massimo splendore.

La storia che conta del borgo comincia ben prima di Federico Barbarossa, ma certo è che l’imperatore concesse a Pavia questi territori ai conti palatini. Successivamente a un ramo dei conti palatini, la famiglia Gambarana, spettò il castello che, con alterne fortune rimase di proprietà dei discendenti di questa nobile casata fino alla fine dell’800, per arrivare poi dopo numerosi passaggi di proprietà all’imprenditore Ruggiero Jannuzzelli che ne ha fatto la sua residenza riportandolo con importanti lavori di restauro all’antico splendore.

Dall’alto del castello la vista spazia a 360 gradi dominando verdi colline, filari di uva, campi coltivati e terreni adibiti a frumento che riportano al nome originale del paese:  in passato il territorio era seminato con piante graminacee tra cui la segale da cui deriverebbe il nome del Comune.

La presenza di un castello così ricco di storia ha positivamente influenzato il comune aggiungendo alla ricchezza del paesaggio una tradizione d’arte incomparabile: mostre, premi, rassegne, soggiorni di pittori, scultori, convegni e opere rimaste a segnare il territorio. Una delle ultime “tracce d’artista” è il Dolce far nulla, opera del pittore Omar Hassan. Una panchina dipinta dal giovane artista e collocata in un punto dal panorama straordinario, allo scopo di celebrare La Natura.

La “panchina degli innamorati” domina così i 1.483 ettari del territorio che ha un’altitudine variabile tra i 224 ed i 560 metri. Posto in provincia di rientra tra i 19 comuni che fanno parte della Comunità Montana dell’Oltrepò pavese e tra i 15 comuni che possono produrre il salame D.o.p. di Varzi. Disseminate tra queste belle colline ecco le numerose frazioni che compongono il Comune di Montesegale. A fondovalle, lungo l’Ardivestra troviamo Balestrero, Cà Fracce Fornace, Case del Molino e Cà Varni. Tra i colli emergono invece tutte le altre località come Bregne, Cà Biotto, Camolino, Castignoli, Cencerate, Frascate, Languzzano, Molino della Montà, Poggio, Pogiolo, Poggio Rajone, Sanguignano, San Vittore, Borianco, San Damiano e Zuccarello.

Tre sono le chiese principali: a Languzzano la parrocchiale dedicata a Santa Maria Annunziata; a Sanguignano la chiesetta della Natività di Maria Vergine mentre lungo la strada provinciale che collega Montesegale alla Val di Nizza, si trova la più antica e bella delle chiese, la parrocchiale dedicata ai Santi Cosma e Damiano, già nota nel 1523.

Alle chiese si aggiungono numerose cappelle sparse per il territorio. Dalla più antica, in frazione Zuccarello, risalente al 1653 (e punto di ristoro dei monaci benedettini diretti al vicino monastero di Sant’Alberto di Budrio) alla più recente costruita dai contadini nel 1905 in frazione Bregne. Quest’ultima, intitolata dalla “Madonna delle nevi”, raffigurata in un dipinto ad olio del ‘700, (che arricchisce la cappella) era il luogo in cui si svolgeva la benedizione del bestiame. Per garantirne la manutenzione da sempre viene organizzata la tradizionale “asta delle torte” solitamente la prima domenica di agosto. Le massaie del paese realizzano gratuitamente delle torte che vengono messe all’asta il cui ricavato va alla sistemazione e alla pulizia del luogo benedetto.

Ma non è solo questo l’unica iniziativa di volontariato che caratterizza il paese: anzi. Montesegale è un esempio di impegno sociale che parte proprio dal sindaco e dall’ amministrazione comunale. Da vent’anni, infatti, sindaco, giunta e consiglieri hanno rinunciato a compensi e gettoni. Inizialmente per risparmiare il denaro necessario ad acquistare il terreno da destinare ad un campo di tiro con l’arco. Successivamente per finanziarne la manutenzione e poi per avere i fondi necessari per lo scuolabus e altre attività al servizio della popolazione. Pochi lo sanno al di fuori del paese, perché uno dei proverbi della comunità recita: “S’e s’disa e ben ch’e s’fa, s’perda a merit ch’a s’gha”. Ovvero: se si dice il bene che si fa, si perde il merito che si ha. Pochi sanno, infatti che il campione olimpionico Mauro Nespoli, si allena proprio qui, all’ombra del castello, nel campo comprato con i “risparmi del comune”. Una struttura che al pomeriggio si trova controsole: proprio come erano posizionati gli arcieri nella finale dei giochi di Londra 2012. Il campo, gestito da Giancarlo, ex dirigente di banca, uno dei personaggi di Montesegale, è anche la sede di tornei (dove spesso semplici appassionati sfidano Mauro Nespoli) e di una scuola (gratuita) per giovani arcieri che si allenano d’estate nel campo e d’inverno in una ex scuola del paese.

Qui tutto ruota intorno al no profit: dalle manifestazioni turistiche (in primo luogo la Fiera di San Damiano che ogni anno richiama decine di migliaia di persone, attratte dai prodotti tipici e dalla affascinante rievocazione medioevale che si svolge proprio dentro e intorno al castello) sportive (legate al tiro con l’arco) e culturali.

Montesegale infatti, ha una solida tradizione di incontri con autori e personaggi della cultura e dell’arte. In una antica casa incastonata nelle mura del castello, infatti, abitava Raffaele de Grada, uno dei più importanti storici dell’arte del Novecento  e la sua presenza ha richiamato a Montesegale personaggi della politica e della cultura. Una presenza che si è sempre intrecciata con quella del proprietario del castello, Ruggiero Jannuzzelli, imprenditore e mecenate. Nel castello di Montesegale trova sede il Museo d’arte contemporanea: tre grandi gallerie all’interno delle quali sono state allestite negli anni mostre e incontri con i più grandi maestri dell’arte contemporanea italiana e straniera. Al castello hanno lavorato e soggiornato negli anni: Boris Mardesic, Giulian Schnabel, Salvatore Fiume, Guido Razzi, lo scultore Mario Robaudi, filosofi e teologi.

Nonostante tutto questo fervore culturale, la tranquillità e il paesaggio a 80 chilometri da Milano sono il punto di forza di Montesegale: dolci colline, colori caldi del frumento contrapposti a tutte le tonalità di verde, appezzamenti con squadrature talmente perfette da sembrare pezze di velluto. Persino l’atmosfera che caratterizza l’inverno ha il suo fascino. Frutta, salumi, miele e pane sono i prodotti tipici. Nel territorio si trovano ancora alcuni allevamenti di maiali destinati alla macellazione e alla produzione del salame e laboratori artigianali del salame di Varzi D.O.P. A Montesegale, infatti, ha sede uno dei migliori laboratori artigiani del salame di Varzi: il salumificio Magrotti. Nel paese è un’istituzione grazie all’altissima qualità dei suoi prodotti. Nasce negli anni ’50 grazie all’iniziativa di Rita e di Gino che dopo aver aperto un negozietto avviarono l’attività con una bottega di 10 metri quadrati. La bottega della Sig.ra Rita, grazie al figlio Piero si è trasformata in un salumificio d’élite cha ha avviato collaborazioni e ricerche con l’Università di Parma.

Il Comune ha anche avviato la tutela di alcuni prodotti tipici del territorio, assegnando la DECO, denominazione comunale, dopo aver allestito in anni successivi due convegni sul tema del paesaggio  e dei prodotti. Si tratta del “Pansegale”, pane ottenuto dall’impasto di farine di segale e frumento con uva passa, fichi e noci. Sempre in materia di pane (ricordiamo che Montesegale è socio fondatore dell’Associazione città del pane) il secondo dei cinque prodotti Deco è la “ Trêsa”, pane di pasta dura ottenuto attraverso una lavorazione manuale e una lievitazione lenta su assi di legno.

Tra i salumi spicca la “Mundiôla”  una specie di coppa magra ottenuta dai muscoli cervicali del suino che forniscono particolare delicatezza all’insaccato e il “Salàam da cöta” classico della cucina invernale, insaccato con cotenne in budello bovino. Si consuma dopo una lenta cottura in acqua salata. L’ultimo prodotto ad avere ottenuto la DECO è la “Torta di mandorle di Montesegale”, antica ricetta di cent’anni fa, che veniva preparata per la festa patronale della frazione Languzzano.

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