Domenica, 17 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - “20 ANNI DI DEATH”: COMPLEANNO PER LA STORICA BAND NECROART

Chi la dura la vince, dice il proverbio. Difficile nel mondo della musica underground indipendente oltrepadana ricordare qualcuno che abbia mostrato più tenacia dei Necroart, la storica formazione metal che si appresta a compiere 20 anni. Il loro esordio risale al 1999, anno in cui calcarono per la prima volta il palco del mitico Thunder Road, il più rimpianto locale di musica dal vivo nella storia d’Oltrepò.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando la band, capitanata ora come oggi da Massimo “Max” Finotello (ma il suo nome di battaglia è M.Wound) aprì il concerto degli Ancient, gruppo black metal norvegese. Allora ne passavano di gruppi metallari da queste parti. In 20 anni però le cose sono cambiate, anche se nel panorama musicale nostrano i Necroart sono stati una delle poche costanti.

Come la stella polare, che negli anni ha indicato la rotta a moltissime nuove band. Loro però di eredi (musicali) ancora non vogliono sentirne parlare perché di benzina nel serbatoio sentono di averne più che abbastanza per fare strada senza passare testimoni. Tante line up si sono succedute negli anni. Oggi, in linea con il “codice metal” più estremo, celano i loro nomi dietro a dei moniker ed è così che insieme a Max-Wound ci sono D.Phlegethon e F.Mourn alle chitarre, D.Cancer al basso, P.Hammer alla batteria e A.Caos alle tastiere. Freschi di un contratto con l’agenzia di booking Leynir che porterà loro nuovi concerti, si apprestano a spegnere le candeline con un party (ma forse sarebbe meglio dire sabbath) tra amici.

Max, o Wound…20 anni di carriera per una band oltrepadana che fa musica originale sono un vero e proprio record. Una longevità ancora più sorprendente se si considera che, a scapito dei meriti artistici, non avete raggiunto “fama” sufficiente per fare della vostra musica un lavoro a tempo pieno. Vi sentite i decani del rock duro oltrepadano?

«Nel nostro territorio tenere in vita una band per vent’anni vuol dire guadagnarsi il rispetto, ma anche essere soggetti a malignità e critiche non nuove per il nostro paese. Nel nostro piccolo abbiamo comunque fatto sempre quello che ci sentivamo di fare senza mai piegarci ai valori che il music business passava al momento, questo è per noi un motivo in più per girare a testa alta».

Qual è il vostro segreto? Basta la passione o serve altro?

«Ormai a noi interessa solo suonare ciò che ci piace e ci appassiona. Farne un lavoro sarebbe stato possibile qualche anno fa, ma forse abbiano perso qualche treno che è passato. Oggi ci va bene cosi».

Il 21 settembre avete celebrato il compleanno al Dagda Club di Retorbido insieme ad altri gruppi amici. Per festeggiare avete scelto lo slogan “20 years of Death” (20 anni di morte, letteralmente). Sappiamo che “death” allude al death metal, un genere che di tradizionale, per le nostre colline, ha nulla. Eppure diverse band lo abbracciano o l’hanno abbracciato. Cosa spinge secondo lei molti dalle nostre parti ad avvicinarsi ad uno stile musicale tanto estremo?

«La nostra zona è sempre stata un’ottima madre per generi estremi o comunque non convenzionali. Io credo che in noi musicisti dell’Oltrepò vi sia un piccolo seme di follia che ci tiene in fermento nonostante valga sempre il detto nemo profeta in patria. Nutro una grande stima per una decina di gruppi della zona che hanno dato qualcosa in più al nostro territorio che non qualche scialba cover da cantina».

Quando avete iniziato era il 1999. Come è cambiata la scena musicale da allora?

«Purtroppo la scena è cambiata radicalmente. Tutti noi del mestiere abbiamo assistito ad un affievolirsi dell’interesse nella musica live. Quando abbiamo iniziato, invece, era sufficiente sapere che in un locale suonava un gruppo per fare macchinate e partire per andarlo a sentire. È mancato il ricambio generazionale».

Parliamo di “Caino”, il vostro ultimo lavoro uscito l’anno scorso. Perché la scelta di questo titolo e quali temi affrontate nel disco?

«Caino è il primo assassino biblico, il primo fratricida e quindi una persona sbagliata secondo la Bibbia. Ho voluto invece provare ad analizzare il punto di vista inverso, dando voce a quello dell’uomo Caino, con i difetti che lui come ognuno doveva avere e con le debolezze e le invidie che tutti dentro di noi abbiamo».

20 anni di carriera sono abbastanza anche per tracciare un bilancio. Ci dica almeno un motivo d’orgoglio e uno di rimpianto maturati nel tempo.

«Beh, solo dire 20 anni, 4 dischi e centinaia di concerti è per noi motivo di orgoglio.  Abbiamo condiviso il palco con alcuni dei più grandi artisti internazionali e nazionali del genere portando sempre a casa complimenti e nuove amicizie. Un motivo di rimpianto come dicevo sono quei treni passati che forse ci avrebbero permesso di fare un salto in avanti, ma va bene anche cosi».

Per il futuro cosa bolle in pentola?

«Stiamo già lavorando al nuovo materiale con Caos il nuovo tastierista. Faremo qualcosa di un po’ insolito per noi, un po’ sperimentale… ma non voglio anticipare nulla però perché sarà veramente un disco tetro e oscuro. Inoltre avendo firmato con Leynir booking partiremo per delle date promozionali a supporto di Caino».

Si sente di indicare una band (se credi che ci sia) che ha raccolto più di altre la vostra eredità?

«Non mi sbilancio, dico solo che non siamo ancora pronti a lasciare il nostro posto a qualcun altro!».

 di Christian Draghi

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