Domenica, 15 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - “EREMITI” DEL ROCK OLTREPADANO: NUOVO DISCO PER GLI SHARAZAD

Nel 1966 i Beatles si esibirono per l’ultima volta in un concerto dal vivo al Candlestick Park di San Francisco. Dopodiché divennero “animali da studio”, e realizzarono opere d’arte immortali come Revolver e Sgt. Pepper. Album “da studio”, praticamente irriproducibili dal vivo con le tecnologie dell’epoca (e anche oggi si farebbe fatica). Questo approccio alla musica e alla composizione ha cambiato radicalmente il loro songwriting e il modo di impostare il lavoro di studio.

La band non agiva più pensando semplicemente di mettere su nastro qualcosa che poi avrebbe suonato dal vivo, si preoccupava di creare un’opera d’arte che avrebbe richiesto ritocchi, sovraincisioni, ripensamenti e una ricerca delle sonorità potenzialmente molto lunga. In sostanza, un grosso labor limae. Questo approccio ha fatto proseliti negli anni e dalle nostre parti c’è un gruppo di ragazzi che per realizzare l’ultimo disco sembra aver abbracciato questa filosofia.

Loro sono gli Sharazad, formatesi nel 2015 e con due Ep più un disco all’attivo. Stefano Ferrarese, Alessandro Moroni, Diego De Franco, Federico Uluturk e Simone Albertocchi non li si vede spesso suonare dal vivo: pur mantenendo una formazione abbastanza tradizionale con basso, batteria, chitarre, tastiera e voce rimescolano le carte e i generi musicali in modo del tutto personale e anticonvenzionale. Scambiandosi gli strumenti spesso e volentieri, shakerano gli stili come il barman un cocktail.  Rock, postrock, psichedelia, cantautorato, pop e chi più ne ha più ne metta si fondono. “Neanide”, il loro ultimo disco, risale al 2017. Da allora più che ai live si sono dedicati al lavoro in studio. Hanno iniziato una raccolta fondi online secondo il metodo del crowdfunding e sono riusciti a realizzare il nuovo album che vedrà la luce entro fine anno. Il titolo resta “top secret”:«Riserviamo l’annuncio in anteprima per i fan che hanno contribuito alla raccolta fondi» spiega il chitarrista Stefano Ferrarese. Premi e sorprese per ricompensare i “raiser” sono prassi consolidata nelle campagne di crowdfunding e sono spesso una delle chiavi per arrivare al successo.

Stefano, voi che cosa avete promesso ai vostri potenziali finanziatori per ottenere aiuto?

«I premi che abbiamo proposto per la campagna e che a breve i nostri raiser riceveranno sono il nuovo album con annesse magliette, poster, shopping bag, vecchio disco, audiocassette personalizzate, edizioni supermegalimitate e un po’ di materiale da collezionare per i più fissati, insomma!  Come per ogni lavoro precedente, abbiamo dedicato una particolare cura all’aspetto visivo del progetto, di cui questa volta ci siamo occupati noi interamente».

Musicalmente che prodotto sarà? Disco nuovo mondo nuovo?

«Direi proprio di sì. Per questo lavoro abbiamo agito in maniera diametralmente opposta rispetto a quella che abbiamo adoperato fino a Neanide del 2017, lasciando quindi la strada del disco dall’impeto live ed imboccando quella del disco suonato in studio».

Cosa ha implicato questo?

«Che ci sia voluto più tempo. Abbiamo registrato una parte per volta, con arrangiamenti più ricercati e un’ibridazione tra vecchia scuola e modernità, cercando nuovi suoni. Sicuramente è il lavoro più maturo che abbiamo prodotto fino ad ora.

Dove lo avete registrato?

«Abbiamo collaborato con persone nuove, Andrea Marsiglia e Christian Tambornini del Rocket Sonic Studio, a Codevilla, che ci hanno amati ed odiati, ascoltati, capiti, e strapazzati per bene. È stato un disco difficile da realizzare per vari motivi, ma ce lo siamo goduto tutto comunque».

C’è una data ufficiale per la pubblicazione?

«Quella non si chiede mai, è come l’età per una signora! Scherzi a parte, stiamo dandoci da fare perché tutto esca entro dicembre. Ci occuperemo di tutto noi attraverso i nostri canali social, scriveteci se volete una copia».

Quali temi trattate nel disco?

«Tutto il vissuto di due anni di gestazione del lavoro. Abbiamo provato ad esprimere quel che abbiamo provato in qualche momento particolare di questi due anni passati tra musica, pessimi manti stradali, affanni vari, la società pimpumpam, i film, i vizi, relazionarsi, quello di cui si parla sempre nelle canzoni di chi si è trovato a passare in un’epoca incerta insomma».

Com’è lo stato di salute della scena musicale oltrepadana?

«Solito discorso, ci sono molte idee, anche fresche, comincio a vedere anche che i ragazzini più giovani di noi che continuano ad appassionarsi alla musica, e che le più o meno vecchie leve non mollano. Poi si sa, i periodi bui spingono le persone a trovarsi degli spiragli espressivi, il problema è la penuria di live club.

Infondo però una suonata ce la si fa anche vicino alla stufa, sono infatti aumentate le situazioni di convivialità, locali , locande, pub, forse si sta tornando un po’alle origini».

C’è qualche stufa o aia dove avete già pianificato di suonare?

«Al momento no, siamo un po’ dediti all’eremitaggio e ancora concentrati sul limare il lavoro in uscita».

  di Christian Draghi

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